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DOSSIER HATEFIELD: Sezione NKZ-68 [1 di 5]

DOSSIER HATEFIELD: Sezione NKZ-68 [1 di 5]

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DOSSIER HATEFIELD: Sezione NKZ-68 [1 di 5]

Lunghezza:
136 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
Nov 4, 2019
ISBN:
9788831644082
Formato:
Libro

Descrizione

Potrebbe essere solo una leggenda. All'apice della Guerra Fredda la fazione ultranazionalista Zanla impiegò una nuova arma con l'intenzione di fiaccare la resistenza dell'esercito rodesiano. Il governo di Salsbury formò un'unità di specialisti per risalire all'origine delle efferatezze, troppo sanguinose perfino per i confini della Rodesia degli anni '70. Questo commando fu affidato al meno deciso e coinvolto giovane uomo, su cui lo stato rodesiano potesse contare.
Editore:
Pubblicato:
Nov 4, 2019
ISBN:
9788831644082
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

DOSSIER HATEFIELD - Matteo Marchisio

Barba

Prologo

Il sergente Fitzsimmons si schiacciò il basco cercando di scorgere qualcosa oltre il fumo. Il vento portava ancora il suono sincopato dell’Alouette G–car che li aveva sbarcati poco prima, già di ritorno alla base. Qualche suricata squittiva allertando i propri simili.

Alzò un dito facendolo girare in circolo.

Van de Riet uscì allo scoperto, avanzando piano tra gli arbusti. Kriel, nonostante la stazza da giocatore di rugby, si portò alle sue spalle silenzioso come un felino, coprendo la retroguardia. Swart uscì da un cespuglio, leggermente graffiato sugli avambracci sporchi di pittura nera.

Erano a ridosso dell’altopiano, affacciati sulla conca dove si trovava il villaggio di Chipunga. Dalla loro posizione non vedevano che i rami più alti dei pochi alberi nella depressione. L’incendio comparso misteriosamente in una zona bonificata il mese prima aveva messo in allarme il comando delle operazioni di Kariba.

Da procedura la zona era stata congelata e un team di colleghi inviato, una settimana prima, a investigare. Ogni contatto era andato perso dopo il loro ingresso nella conca.

I rilevamenti aerei non erano riusciti a scoprire l’origine della combustione, né a spiegare come facesse a rimanere circoscritta alla sola depressione di Chipunga.

Fitzsimmons controllò la mappa per l’ennesima volta. Prima della partenza aveva analizzato ogni passaggio e pista, provando a chiedersi che fine avessero fatto i colleghi in una zona così brulla e priva di pericoli.

L’esercito rodesiano aveva spinto i guerriglieri dello Zanla verso il Mozambico con l’operazione Repulse solo un mese prima, con l’intenzione di restituire l’intera regione in cui era anche presente la depressione di Chipunga, alle famiglie di agricoltori fuggite in fretta e furia l’anno precedente.

Fitzsimmons incrociò lo sguardo con Van de Riet. Non si potevano fermare lì ancora per molto, troppo scoperti e lontani dall’obiettivo: il villaggio al centro della valle con cui condivideva lo stesso nome.

La comunicazione a gesti era parte del loro DNA. Non potevano fare altro che scendere verso il fumo, conclusero con pochi movimenti delle mani. Nonostante la sospensione di molecole combuste coprisse la valle, sapevano che il terreno era brullo, per lo più coperto di arbusti.

Qualche sottile raggio di sole filtrava tra le nuvole basse e lunghe che sovrastavano la savana in penombra.

Riaprirono la formazione, iniziando a scendere nella conca.

I primi tentacoli grigiastri lambirono le camicie fradice e le gambe scoperte.

Fitzsimmons riconobbe subito che quel fumo aveva qualcosa di strano. In fondo alla gola, dopo il sapore di bruciato, un leggero aroma di garofano si spargeva per la trachea, ritornando nel naso ogni volta che espirava.

Qualcuno sta provocando l’incendio usando gel di frantan, la versione africana del napalm, meditò.

Davanti a loro, in fondo al pendio, c’era solo una sospensione di particelle esauste densa come ovatta. Le esalazioni degli incendi che uscivano della conca li avvolgevano sempre di più, facendo stringere la formazione per non perdere il contatto visivo.

Kriel si buttò a terra di colpo, avendo colto qualcosa alle loro spalle.

In alto, vicino a dove si erano fermati poco prima, si intravvedevano forme umane, acquattate, come avevano fatto loro, tra i cespugli più bassi.

Van de Riet fu sul terreno in un secondo, aprendo il bipiede del Fal.

Anche Fitzsimmons e Swart si stesero, mentre Kriel controllava che dal tamburo dell’RPD il nastro di proiettili uscisse senza problemi.

Qualcuno in lontananza li studiava, senza prendersi troppo la briga di non farsi notare.

Ormai era chiaro che erano caduti in un’imboscata, anche se era qualcosa di mai affrontato.

Fitzimmons  mise mano al binocolo e, quando puntò l’unico uomo in piedi tra il gruppetto steso al limitare della conca, non vide né tratti africani né la pelle nera.

La sua attenzione fu richiamata da un volto piccolo, sormontato da capelli platino schiacciati. La pelle chiara era arrossata sotto gli occhi per il calore estremo. Indossava una tuta molto ampia, identica a quelle antiradiazioni dell’URSS.

I soldati intorno al misterioso individuo portavano maschere antigas chiaramente del blocco sovietico. Forse si trattava di uno degli agenti KGB di cui si accennava in ogni rapporto delle incursioni oltre il confine a est, insieme a nuove armi fornite dai sovietici ai compagni del fronte di liberazione dello Zimbabwe, lo Zanla. Dai rapporti segreti sembrava che i rossi stessero fornendo supporto ai ribelli, affinché riuscissero a recuperare il terreno perso dopo le loro operazioni rodesiane di contro-insurrezione.

Altri uomini con tute NBC comparvero al limite della valle, come cacciatori certi della riuscita della battuta che studiano l’evolversi delle reazioni della preda ormai spacciata.

Fitzsimmons notò che due russi scattavano fotografie e riprendevano i movimenti della sua pattuglia con piccoli microfilm.

Il muso di un blindato BTR con il motore al minimo e coperta di frasche si affacciò poco dopo, a supporto e trasporto del piccolo manipolo sovietico.

Il sangue dei quattro Selous gelò.

Aspettano solo il momento di rilasciare i cani, pensò Fitzsimmons, conscio della situazione.

Per quanto lo riguardava, la foschia alle sue spalle era meglio che essere sotto tiro in campo aperto.

Con pochi gesti ordinò che si retrocedesse. I quattro rincularono scendendo ancora fino alla fine del pendio, dove il terreno era pianeggiante, sparendo nel fumo.

L'atmosfera ombrosa di quella giornata peggiorò, nella cappa di fumo.

L’ultimo fu Kriel, che teneva l’RPD accorciato artigianalmente con la tranquillità di un bambino con un rametto.

Nessun suono intorno a loro, come se la coltre schermasse le vibrazioni sonore del mondo intorno.

Le suole delle Converse nere calpestavano ramoscelli sparsi e terra dura. Per le schiene irritate dal morso dei gibernaggi di cotone ritorto verde oliva il sudore scorreva a fiumi.

Non trovarono nulla per alcuni minuti, pur camminando in linea retta. Sembrava che l’erba fosse stata tagliata e il terreno battuto come un campo da tennis.

I russi comparsi alle loro calcagna erano ancora in attesa? Perché indossare tute per guerra chimica?

Fitzsimmons apriva la strada, preda dei dubbi più feroci.

Era nei Selous Scout dalla loro formazione e per questo aveva sviluppato una sensibilità animale che lo avvertiva costantemente del pericolo in agguato. Ora quella sensazione lo martellava come un fabbro indemoniato.

Un contatto con reparti speciali russi, in un punto bonificato. E quel fumo.

Si sarebbe aspettato un incendio, ma con lo scorrere dei minuti apparve chiaro come la coltre fosse artificiosa, solo una grande messa in scena.

Ci sarebbero volute migliaia di granate fumogene per una sospensione simile di micro-particelle. Ovviamente al comando di Kariba nessuno poteva saperlo solo con le esplorazioni aeree.

In basso notò un bossolo.

Fermò la squadra, inginocchiandosi e raccogliendolo. Calibro 7.62x51.

Fitzsimmons ne notò altri sparsi nei dintorni, poi un caricatore di H&K G3. Nessun uomo dello Zanla teneva la molla interna così pulita, e poi aveva piovuto dopo la battaglia del mese prima e non c’erano tracce di ruggine o graffi, in quel caricatore.

Erano di Clemence e la sua squadra, gli amici e colleghi dello stick, una pattuglia di quattro elementi inviati sette giorni prima a investigare proprio la misteriosa nuvola di fumo nella depressione di Chipunga.

Colse qualche fruscio nelle immediate vicinanze. Animali, a giudicare dal rantolo, sagome scure appena intuibili oltre la nebbia.

Kriel si voltò di scatto, lasciando andare una mezza esclamazione di terrore.

I loro cervelli erano così abituati al silenzio costante in ogni situazione, che Fitzsimmons comprese a fondo quanto il suo sesto senso avesse ragione sul pericolo imminente.

Sembrò che una figura nera, totalmente nuda e armata di lancia, fosse uscita per un attimo dalla nebbia, grugnendo bestialmente verso di loro.

Uno scalpiccio ruppe il silenzio. Si trattava di passi convulsi, come risvegliati dall’esclamazione del compagno.

Senza vedere nulla di preciso ma solo forme indistinte, si sentirono come circondati da un branco assetato di sangue.

Si alzarono muovendosi chini, camminando veloci, con i calci dei fucili appoggiati alle spalle, pronti al fuoco.

Fitzsimmons sentiva crescere una sensazione di disagio, riconoscendo la minaccia di un nemico ancora nascosto.

I bordi di incannicciata del villaggio di Chipunga emersero dalla nebbia, illuminati da qualche fiaccola elettrica nei punti più alti, come se la necessità di marcare la sua posizione in quell’atmosfera caliginosa fosse stata valutata in precedenza.

Quello che rimaneva della parte superiore di un uomo era appeso all’unica entrata del villaggio.

Tutti capirono che si trattava di uno degli amici scomparsi, dalle giberne ancora indosso al corpo nudo, mentre cercavano di fermare l’ondata crescente di orrore che urlava di tenere il dito sul grilletto.

Fitzsimmons notò che le membra del morto erano relativamente fresche e la pelle non era sporca di sangue, terra o coperta da insetti, solo livida e contusa. Fu l’unico a rallentare il passo, notando sul cadavere dell’ex commilitone morsi e carni smembrate dalla furia animale, più che mozzate da una lama.

Fitzsimmons notò altri bossoli sul terreno ma, almeno a colpo d’occhio, nessun segno di altre armi da fuoco oltre ai G3 e aiFal in dotazione ai colleghi spariti, dei quali il corpo appeso era traccia inequivocabile della loro fine.

Nessun bossolo di Ak riconducibile ai terroristi dello Zanla nei paraggi, o brandelli umani o un qualunque indizio che spiegasse cosa poteva essere accaduto. Solo chiazze scure di sangue rappreso sulla terra.

Superarono alcune nuvole di rovi, con punte lunghe come chiodi da crocifissione allineate come filo spinato a protezione delle abitazioni all’interno del perimetro di incannicciata.

Qualche falò nel villaggio scoppiettava vicino a carri sgangherati di blocchetti gialli di un materiale mai visto che si consumavano lentamente, sollevando il fumo leggerissimo che in poco aveva riempito la depressione di Chipunga.

Taniche di frantan usato come combustibile erano abbandonate senza difesa nei paraggi. Sui fusti c’era il simbolo della RAF, la forza aerea della Rodesia,

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