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Lunghezza:
277 pagine
3 ore
Pubblicato:
Oct 1, 2019
ISBN:
9788894469608
Formato:
Libro

Descrizione

Il sogno dell’Artiglio è quello di vivere una vita normale con la donna che ama. Ma è destinato a non invecchiare e a tentare di salvare la sua donna rapita dal Mago della Pioggia. Ogni passo un’avventura, ogni cavalcata una lotta, quasi il mondo intero tenti di non fargli raggiungere il suo scopo. Eppure più ardua si fa la strada, può tremenda la lotta, più il Guerriero centuplica i suoi sforzi per liberare la sua amata. Ma non ha contro solo uomini, mostri, maghi e dei. Ha contro anche il destino.

Il volume contiene anche i seguenti saggi:
- Il ritorno dell'Artiglio di Francesco La Manno.
- Ove regna il fato avverso di Cristiano Saccoccia.
Pubblicato:
Oct 1, 2019
ISBN:
9788894469608
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

L'Artiglio. L'oro del dio Hunn - Donato Altomare

Saccoccia

VALUSIA 4

DONATO ALTOMARE

L’ARTIGLIO

L’ORO DEL DIO HUNN

Con i saggi di

Francesco La Manno e Cristiano Saccoccia

Copyright

ISBN: 978-88-944696-0-8

Valusia n.4

Curatore: Francesco La Manno

Illustrazione: Andrea Piparo

Progetto grafico e impaginazione: Mala Spina

Prima edizione ottobre 2019

Copyright (Edizione) ©2019 Italian Sword&Sorcery Books

Tutti i diritti sono riservati a norma di legge e delle convenzioni internazionali. Nessuna parte di questo ebook può essere riprodotta e diffusa con sistemi elettronici, meccanici o di altro tipo senza l’autorizzazione scritta dell’autore.

Questo libro è un’opera di fantasia. La sua pubblicazione non lede i diritti di terzi. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o scomparse, è assolutamente casuale.

Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery

Via Lanza, 40

15033 – Casale Monferrato (AL)

C.F. 91033550061

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Email: francescolamanno@hotmail.it

IL RITORNO DELL’ARTIGLIO

FRANCESCO LA MANNO

1.Italian Sword&Sorcery raggiunge il mainstream

Se dopo un lungo anno di lavoro generalmente si attendono i mesi estivi per godere di un meritato riposo, per Italian Sword&Sorcery la calura ha portato invece una serie di iniziative che hanno contribuito a rendere ancora più incandescente questo periodo.

Andiamo con ordine.

Il 6 luglio siamo entrati a far parte – in qualità di ente sostenitore – di Cultura Identità, associazione fondata da Edoardo Sylos Labini il cui obiettivo è quello di valorizzare il patrimonio culturale e artistico italiano attraverso manifestazioni, convegni, riviste e social network, nonché di aggregare tutti coloro che intendono portare avanti questi ideali.

Il 3 agosto Il Giornale¹ ha ospitato un mio articolo nel quale ho illustrato succintamente la nostra visione della narrativa dell’Immaginario (importata in Italia da Gianfranco de Turris e da Sebastiano Fusco²), che vuole differenziarsi dalla letteratura di mera evasione, o di genere, come amava definirla Benedetto Croce. Nella fattispecie, è stato evidenziato che essa – come ci insegna Mircea Eliade – ha nobili natali perché discende dal mito, che nel tempo si è degradato in epopea, saga, romanzo cavalleresco, leggenda, folklore e fiaba fino a raggiungere la forma moderna³.

Il 6 settembre 2019 sulla rivista Cultura Identità, diretta da Alessandro Sansoni, all’interno del numero dedicato all’Impresa di Fiume, Giorgia Tabbita⁴ ha scritto un bell’articolo su Italian Sword&Sorcery, mettendo in luce la meritoria opera di divulgazione dell’heroic fantasy che da anni svolgiamo nel Belpaese attraverso le innumerevoli attività che poniamo in essere.

Se pensiamo che solo qualche anno fa era impensabile ottenere tanto spazio nel mainstream, non possiamo che essere orgogliosi per l’attenzione che siamo riusciti a suscitare nei media. Troppo spesso nel piccolo mondo della speculative fiction le antipatie personali hanno precluso ottime opportunità di crescita, pertanto mettiamo infine da parte le gelosie e collaboriamo per diffondere il fantastico italiano.

Detto ciò, non riteniamo affatto di poterci sedere sugli allori, e vogliamo invece adoperarci per migliorare ulteriormente la nostra pubblicistica. Proprio per questo vi proponiamo un nuovo volume di Italian Sword&Sorcery Books, facente parte della collana Valusia. Si tratta de L’Artiglio. L’oro del Dio Hunn, terzo romanzo avente come protagonista l’omonimo guerriero, che segue rispettivamente L’Artiglio⁵ e Il gran sole radioso⁶, opere nate dalla prodigiosa penna di Donato Altomare, presidente della World SF Italia, vincitore del Premio Vegetti, di otto Premi Italia, di due Premi Urania (nel 2001 con il romanzo Mater Maxima⁷, e nel 2008 con il romanzo Il dono di Svet⁸), autore tradotto in svariati paesi del globo e che è stato inserito tra i più importanti scrittori italiani dell’immaginario all’interno della Guida ai narratori del fantastico, edita da Odoya⁹.

2. La maledizione del Mago della Pioggia

Il protagonista della vicenda è L’Artiglio, che si trova costretto a combattere per secoli perché la sua amata è stata imprigionata dal Mago della Pioggia. Per liberare la donna dal suo asservimento, il perfido stregone esige un riscatto pari a tanto oro quanto valgono, insieme, il Dio Hunn e l’anima di mille schiave. Al riguardo, sappiamo che la stregoneria appartiene a una cultura che risale all’età della pietra. Anticamente vi era un dialogo continuo tra uomini e dèi, e gli incantatori erano gli intermediari per accedere al mondo del soprannaturale,¹⁰ individui che potevano provocare una malattia con uno sguardo, causare deformazioni, mutilazioni o uccidere con il contatto, trasformarsi in animali e perfino scatenare bufere¹¹. Nel Medioevo la popolazione europea credeva che gli stregoni potessero realizzare questi incantesimi grazie al Libro del Comando¹².

La tragica situazione spinge L’Artiglio a rivolgersi direttamente al Dio dell’Amore che, udite le sue suppliche, per realizzare l’oscena richiesta dell’incantatore gli permette di acquisire l’immortalità (ma non l’invulnerabilità), di sviluppare una zampa di tigre al posto del braccio sinistro e di avere la possibilità di trasmutarsi, ottenendo così una forza disumana: «Lentamente cominciò a trasformarsi. La pelle si striò di giallo e di nero, come quella di una vera tigre. E accadde quello che molto raramente accadeva. Il muso si allungò mentre fauci dai formidabili denti si aprivano. La forza si decuplicò. E anche l’agilit๳Secondo alcuni studiosi, l’ibridazione dei mostri in cui vi sono parti del corpo umane e animali rappresenta l’ossessione di un’evoluzione incompleta che ogni bambino sperimenta nel corso della sua vita attraverso la c.d. disgregazione psicologica, quando viene rimproverato dai genitori¹⁴.

Tornando alla vicenda, l’eroe dai lunghi capelli neri e dagli occhi di ghiaccio, abbigliato con una pelle d’orso, affronta con determinazione le missioni più perigliose, senza mostrare alcun cenno di paura nell’affrontare creature terrificanti il cui aspetto farebbe impallidire anche il guerriero più audace: «Non aveva mai visto un essere vivente come quello che, minaccioso, si stava muovendo verso di lui. Era enorme. Nonostante l’Artiglio fosse molto più alto della gente comune, dovette sollevare il capo per guardarlo in viso. Aveva un becco da polpo al posto della bocca e due arti chelati che gli sbucavano dalle spalle al posto delle braccia. Le gambe erano zampe molto simili a quelle di un orso, solo avevano artigli molto più lunghi¹⁵I Greci hanno tentato di effettuare una tassonomia dei mostri, definendoli a volte dei, altre volte demoni. Il significato di quest’ultimo termine è ancora oggi oggetto di discussione tra gli studiosi. Con il lemma daimon si intende colui che divide, o che fa a pezzi, o anche colui che illumina¹⁶. Analizzando il significato della parola mostro apprendiamo che: "Monstrum, connesso al verbo monere, ammonire, richiamare alla memoria, è l’apparizione di qualcosa di straordinario, di eccezionale, che rinvia a un ammonimento divino, a un segnale soprannaturale. Monstrum, scriveva il grammatico Festo nel II secolo d.C., è ciò che travalica l’ordine naturale delle cose (naturae modum), come un serpente con i piedi, un uccello con quattro ali, un uomo con due teste¹⁷."

Il mostro è pertanto un prodigio, l’apparizione di una creatura fantastica che può palesarsi come maschio o femmina e può non solo causare nocumento agli uomini, ma anche creare problemi perfino agli dei – come nel caso di Pitone, che ha combattuto contro Apollo per contendergli il santuario di Delfi¹⁸. Tali creature hanno un ruolo preciso nella cultura classica, in quanto incarnano gli incubi e le paure che appartengono a ogni uomo¹⁹.

L’Artiglio ha un’unica ossessione, quella di liberare la sua donna, e per realizzare questo obiettivo non esita a dimostrarsi cinico e sprezzante delle richieste altrui anche se, invero, agisce sempre secondo un suo codice morale, come ogni antieroe tradizionale di sword and sorcery²⁰. La prigionia della sua amata è motivo di angoscia e tale condizione mentale lo affligge in ogni avventura: «Sarebbe stato meraviglioso tornare a vivere una vita normale con la donna che amava, avere una famiglia, vivere di caccia e zappa. Già, il suo più intimo e grande desiderio era quello di tornare a essere un uomo come tutti gli altri, che viveva la sua vita banale come milioni di altri, che invecchiava e moriva serenamente circondato dall’affetto dei suoi figli.

«Figli… affetto… serenamente.

«Quanto aliene erano quelle parole per lui!²¹»

Si tratta pertanto di un eroe-amante aderente alla definizione che ci ha consegnato Joseph Campbell, che segue lo schema classico di avventura diviso in tre differenti fasi: separazione dal mondo, iniziazione in qualche centro di potere e ritorno sulla Terra²².

1 Cfr. Francesco La Manno, Il «fantastico» che ammalia le coscienze, ne Il Giornale del 3 agosto 2019, p. 18

2 Cfr. Gianfranco de Turris, Sebastiano Fusco, Note sul simbolismo della spada, in Le meraviglie dell’impossibile, a cura di Luca Gallesi, Mimesi, Sesto San Giovanni, 2016.

3 Questa teoria dell’immaginario è stata importata in Italia da Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco. Si veda Mircea Eliade, Miti, sogni e misteri, Rusconi, Milano, 1990, p. 17.

4 Cfr. Giorgia Tabbita, I guerrieri armati di Italian Sword&Sorcery, in Cultura Identità, settembre, p. 14.

5 Cfr. Donato Altomare, L’Artiglio, Edizioni Della Vigna, Arese, 2010.

6 Cfr. Donato Altomare, Il gran sole radioso, Edizioni Della Vigna, Arese, 2013.

7 Cfr. Donato Altomare, Mater Maxima, Mondadori, Milano, 2001.

8 Cfr. Donato Altomare, Mater Maxima, Mondadori, Milano, 2008.

9 Cfr. Gian Filippo Pizzo, Donato Altomare, in Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo, Andrea Vaccaro, Guida ai narratori italiani del fantastico. Scrittori di fantascienza, fantasy e horror made in Italy, da p. 19 a p. 22.

10 Cfr. Vanna de Angelis, Le streghe, Piemme, Casale Monferrato, 1995, p. 44.

11 Cfr. Giuseppe Faggin, Le streghe, Neri Pozzi Editore, Milano, 1995, p. 56.

12 Cfr. Adalberto Cersosimo, Temi, correnti, scenari, in AAVV, Guida alla letteratura esoterica, a cura di Claudio Asciutti, Odoya, Bologna, 2016, p. 489.

13 Donato Altomare, L’Artiglio. L’oro del Dio Hunn, Italian Sword&Sorcery Books, Casale Monferrato, 2019, edizione digitale.

14 Cfr. Marta Berzieri, La paura in Giappone, Yokai e altri mostri giapponesi, Caravaggio Editore, 2008, edizione digitale.

15 Donato Altomare, L’Artiglio. L’oro del Dio Hunn, Italian Sword&Sorcery Books, Casale Monferrato, 2019, edizione digitale.

16 Cfr. Giorgio Ieranò, Demoni, mostri e prodigi. L’irrazionale e il fantastico nel mondo antico, Sonzogno, Venezia, 2017, edizione digitale.

17 Ibidem.

18 Ibidem.

19 Ibidem.

20 Cfr. Sebastiano Fusco, Howard, un «eroe» letterario, in Robert E. Howard, Tutti i cicli fantastici. Il Ciclo di Conan. Tomo I e II, a cura di Sebastiano Fusco, Newton Compton, Roma, 1995.

21 Donato Altomare, L’Artiglio. L’oro del Dio Hunn, Italian Sword&Sorcery Books, Casale Monferrato, 2019, edizione digitale.

22 Cfr. Joseph Campbell, L’ eroe dai mille volti, Lindau, Torino, 2016, p. 304.

AUTORE

Francesco La Manno (Casale Monferrato, 17 Aprile 1981) ha conseguito la laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro di Alessandria. Svolge la professione di agente di commercio. Saggista e cultore di narrativa dell’immaginario, il suo campo di studi verte sull’analisi comparata delle opere di heroic fantasy mediante l’ausilio della mitologia, del folclore, della storia delle religioni e della simbologia. Nel 2014 crea Hyperborea rivista di divulgazione specializzata nello sword and sorcery. Nel 2016 diventa socio ordinario della World SF Italia e cura la pubblicazione de Gli Universi di Ailus – Heroic Fantasy Vol.1, antologia di racconti e saggi di spada e stregoneria (Ailus editrice). Nel 2017, ha curato la pubblicazione di Eroica, antologia di racconti e apparati critici di fantasia eroica (Watson edizioni). Nel 2017 ha costituito l’Associazione Culturale Italian Sword & Sorcery e ha fondato la casa editrice Italian Sword&Sorcery Books. Nel 2018, ha curato la pubblicazione di Pirro il distruttore, Mediterranea, Le Cronache del Sole Mortale e Byzantium (tutti editi da Italian Sword&Sorcery Books), volumi di sword and sorcery in cui sono presenti alcuni suoi apparati critici. Nello stesso anno esce la sua prima monografia sulla fantasia eroica dal titolo Italian Sword&Sorcery. La via italiana all’heroic fantasy (Italian Sword&Sorcery Books) e i suoi saggi vengono utilizzati come fonti nella tesi di laurea magistrale di Cristiano Saccoccia dal titolo Il crocevia dei mondi: orientalismo e esotismo nella letteratura fantastica. Una ricerca dell’Oriente e della sua ricezione distorsiva nella letteratura fantastica, discussa con il prof. Marco Lauri presso l’Università di Macerata. Nel 2019 viene convocato alla Camera dei Deputati dal Vicepresidente della medesima, on. Fabio Rampelli, per tenere una conferenza dal titolo Fantastico Mediterraneo – La via italiana all’immaginario. Inoltre, nello stesso anno, il suo saggio recante il titolo Impero: l’immaginario nell’antica Roma viene inserito nella rassegna stampa della Treccani del 13 gennaio e il suo saggio Zodd. La nuova alba del fantahorror italiano, viene pubblicato all’interno di Zodd. Alba di sangue, romanzo dark fantasy scritto da Gabriele Campagnano e pubblicato da Necrosword (marchio di Zhistorica). Nello stesso anno aderisce a CulturaIdentità, associazione il cui obiettivo è quello di valorizzare il patrimonio culturale e artistico italiano, e frequenta con profitto la Scuola di Formazione GEM a Roma, dedicata al giornalismo, alla comunicazione, all’editoria e ai nuovi media in cui tengono le lezioni docenti quali Carlo Freccero, Marco Gervasoni, Alessandro Giuli, Luca Giannelli, Mario Sechi, Alessandro Banfi, Massimo Fini, Alessandro Sansoni, Stenio Solinas e Alberto Negri. Sempre nel 2019 cura la pubblicazione di Iperborea. Oscuri canti di Nicola Lombardi e L’Era del Serpente di Andrea Gualchierotti. Scrive per Il Giornale, Geopolitica.ru, Il Giornale OFF, L’Intellettuale Dissidente, Ereticamente, Nuovo Corriere Nazionale e Dimensione Cosmica. Ha pubblicato con Solfanelli, Watson edizioni, Zhistorica, Delos Digital, Letterelettriche, Italian Sword&Sorcery Books e Ailus editrice. E’ consulente della Commissione Contratti della World SF. E’ stato relatore alla Camera dei Deputati, all’Università Popolare di Torino, alla Italcon, a Vaporosamente, all’Alecomics e al Casale Comics&Games.

DONATO ALTOMARE

L’ARTIGLIO

L’ORO DEL DIO HUNN

IL POPOLO VIOLA

I

Il freddo, quello vero, non era ancora giunto. L’Artiglio guardò verso occidente dove il sole sarebbe andato a morire e pensò che non gli andava proprio di trascorrere un’altra gelida notte dormendo sulla nuda terra. Anche perché la solitudine stimolata dall’insonnia lo spingeva a pensare. E se pensava, la sua mente andava alla donna che amava.

Lì, a occidente, aveva lasciato il suo passato, peso inutile e insostenibile della sua esistenza.

Doveva andare a est.

A cercare un intero popolo scomparso.

Lo doveva fare. Per la sua amata.

- Che tu sia maledetto, che il respiro sia fuoco nella tua gola, che il cibo ti sia veleno, che il tuo sonno angoscia e che la morte ti sia agognata speranza.

Sapeva che il vento avrebbe portato la sua maledizione al Mago della Pioggia che aveva rapito la donna che amava più di se stesso.

Ripensò al suo dramma e sollevò gli occhi al cielo.

Strisce di leggere nuvole insanguinate gli dissero che lei aveva ancora ballato per quel vile.

Così intonò, col cuore pesante e le lacrime agli occhi, il canto del loro destino:

Balla mia piccola dea,

danza nel crepuscolo del cielo

e non lasciarti abbattere dalla disperazione

perché io combatto per riscattare la tua vita.

Balla, non importa se il Mago si diletta alla tua vista,

non importa se le splendide fattezze del tuo corpo

son preda dei suoi avidi occhi.

Un giorno ci sarà vendetta e tutta la terra si tingerà

del suo sangue nero d’avvoltoio.

Cercherò di non piangere

benché io porti nel cuore la più cupa disperazione

e con più ferocia la mia lama fenderà l’aria

nel ricordo di quella leggenda

che insieme scrivemmo.

Si narra che un Mago crudele un dì piovoso rubò una splendida fanciulla che aveva rifiutato di danzare soltanto per lui. E la portò nel suo castello tra le nuvole grigie di pioggia.

Ora ballerai per me ogni volta che lo vorrò.

Ma lei puntò i suoi fieri e bellissimi occhi sul volto rugoso del Mago della Pioggia e non mosse un solo passo.

E la terra tremò sotto cataclismi immani. E la pioggia distrusse case e raccolti, il fulmine uccise. Così la povera gente levò al cielo le braccia e supplicò: Danza… danza fragile farfalla, danza.

E lei danzò, con le lacrime agli occhi, danzò tutto il giorno finché verso sera i piedi delicati cominciarono a sanguinare.

Tingendo di rosso le nubi.

Da allora la gente sa che, ogni volta che le nubi s’arrossano, lei ha ballato e il Mago soddisfatto concederà al sole di splendere ancora.

Ma la leggenda non finisce qui.

C’era un uomo che amava quella fanciulla e da lei era riamato.

Su umiliò piangendo e supplicando inutilmente. Poi, stremato, chiese giustizia al Dio dell’Amore.

Mago, comandò questi devi stabilire un riscatto.

E con un sorriso crudele il malvagio chiese: "Tanto oro quanto vale il Dio Hunn e l’anima di mille schiave.

Io voglio per la tua donna."

La disperazione dell’uomo aumentò: Non ho oro né schiave.

Tu non invecchierai mai, anche se potrai morire in battaglia, fu il dono del Dio dell’Amore, e ti concedo la forza e l’astuzia di una tigre.

Ma nel concedere il suo dono commise un piccolo errore.

Da allora tutti chiamarono quell’uomo L’Artiglio.

Il cavallo nitrì alla vista di una lince lontana. L’Artiglio gliene fu grato in quanto quell’avvertimento l’aveva strappato dai suoi dolorosi pensieri. Continuò a seguire il sentiero appena visibile sulla terra rocciosa. Da qualche parte avrebbe portato. Il suo eterno vagabondare lo conduceva laddove c’era bisogno di lui. E per offrire il suo braccio chiedeva sempre in cambio oro e schiave. Ma in quelle terre desolate non c’era nessuno tanto stupido da combattere e rischiare la vita per un pugno di sassi senza valore. Doveva andare ben oltre. Eppure, nonostante la sua forza non umana, aveva bisogno di riposo.

Non dovette camminare molto. Cominciò a vedere le prime casupole dai cui rozzi camini veniva su un fumo poco convinto. Sperò che ci fosse una taverna per rifocillarsi e riposare su un vero letto. Ne aveva proprio bisogno. Dopo la battaglia del Gran Sole Radioso doveva ancora riprendersi.

Entrò nel villaggio e non fu sorpreso nel non vedere nessuno per strada. La notte si stava avvicinando e la gente si dava da fare per prepararsi alla cena e al sonno ristoratore. Il Guerriero ebbe una brutta sensazione, come se in quel borgo aleggiasse la paura. Ma non erano problemi suoi. Vide un vecchio che stava rientrando frettolosamente in casa e gli chiese: - C’è una locanda in questo paese? - Il vecchio gli lanciò un’occhiata spaventata e accelerò il passo senza rispondergli.

Si stava rassegnando all’ennesima dormita all’addiaccio quando sentì un lamento provenire da dietro un grosso albero che spiccava possente, nel mezzo dell’unica piazza.

Benché la prudenza gli suggerisse di non impicciarsi dei problemi degli altri, la sua innata curiosità lo indusse a tirare le briglie del suo cavallo e andare a vedere chi stesse soffrendo in quel modo.

Girò intorno al grosso tronco e allibì. Un ragazzo. Era attaccato con una robusta fune all’albero e stava piangendo. Aveva sul corpo i segni di frustate e le mani coperte di sangue.

- Ma cosa… - L’Artiglio scese da cavallo e si avvicinò: - Quale gente infame tratta in questo modo uno dei suoi figli.

- Acqua… per pietà.

L’Artiglio perse la borraccia di pelle di capra dalla sella, tirò via il tappo e l’avvicinò alla bocca del disgraziato che cominciò a bere affannosamente. Fu allora che una voce stentorea alle sue spalle lo costrinse a girarsi.

- Allontanati da lui.

La punta di una lancia lo minacciava vicinissima.

L’Artiglio guardò l’arma e l’uomo che gliela stava puntando contro con indifferenza. Dal modo in cui la teneva era chiaro che non fosse avvezzo alla battaglia. Inoltre era troppo vicino. L’avrebbe disarmato con irrisoria facilità. Ma lui non aveva nessuna intenzione di combattere. Non gli fece caso e tornò a dare da bere al povero ragazzo.

- Ho detto allontanati da lui.

Udì un tramestio. E vide altri quattro uomini armati di lancia. L’avevano circondato e gli tenevano le lame puntute molto vicine con fare minaccioso.

- Cos’ha fatto questo ragazzo per meritare un simile supplizio?

Quello che sembrava il capo del manipolo mormorò a denti stretti: - E’ un assassino e la nostre legge vuole che muoia di fame e di sete dopo essere stato frustato.

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