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Antigone illustrata

Antigone illustrata

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Antigone illustrata

Lunghezza:
195 pagine
2 ore
Pubblicato:
Apr 30, 2019
ISBN:
9788830603974
Formato:
Libro

Descrizione

Molto si sa della figura di Antigone, ma ben poco si conosce dell’immagine costruita nel tempo dagli artisti che si sono confrontati con il personaggio. Esempio di pietà filiale verso un Edipo vecchio e cieco, Antigone è anche un’eroina che, coraggiosa, si interpone tra due fratelli in lotta per evitarne lo scontro e successivamente combatte solitaria pur di dare sepoltura a Polinice, entrando in conflitto con le dure leggi dello Stato, rappresentate da Creonte. La letteratura e l’arte hanno fornito, nei secoli, un vivido ritratto di donna eccezionale, tragica e nello stesso tempo moderna; il suo valore archetipico sopravvive nell’età attuale in quanto portatore di significati profondi, ancestrali, che sono diventati parte dell’umanità e, perciò, mitici.

Valentina Motta (Messina, 1978) vive a Verona dove insegna storia dell’arte negli Istituti di istruzione secondaria superiore. Laureata in Storia dell’Arte Moderna presso l’Università di Roma “La Sapienza” e in Filologia greca all’Università degli Studi di Verona, ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in “Strumenti e metodi per la storia dell’arte” all’Università “La Sapienza” di Roma. Autrice di numerosi saggi pubblicati su riviste e collane italiane e straniere, svolge attività di ricerca nell’ambito storico-artistico privilegiando lo studio filologico delle fonti.
Pubblicato:
Apr 30, 2019
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9788830603974
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Libro

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I SAGGI SAGGISTICA

Valentina Motta

Antigone illustrata

© 2019 Gruppo Albatros Il Filo S.r.l., Roma

www.gruppoalbatros.com - info@gruppoalbatros.com

ISBN 88-567-9911-8

I edizione aprile 2019

Finito di stampare nel mese di aprile 2019

presso Rotomail Italia S.p.A. - Vignate (MI)

Distribuzione per le librerie Messaggerie Libri Spa

Antigone illustrata

Introduzione

Il presente lavoro, oltre a offrire un repertorio di immagini, volte a testimoniare la larga diffusione del mito di Antigone, intende proporsi come una riflessione criticoletteraria sulla fortuna che la tragedia classica incontra soprattutto nel XIX secolo, con particolare riferimento all’opera di Sofocle (497-406 a.C.) e agli altri autori, che – dall’antichità a oggi – hanno trattato e sviluppato temi inerenti al ciclo tebano e, nello specifico, si sono soffermati sulla figura di Antigone.

Partendo da alcune precise aree geografiche europee, nelle quali hanno avuto origine e si sono diffuse le iconografie essenziali collegate all’eroina tragica sofoclea, si sono considerati i temi fondamentali del mito citato, talvolta veri e propri topoi letterari destinati a uno sviluppo diacronico, che si protrarrà anche fino all’età contemporanea. In particolare, Francia, Inghilterra e Italia costituiscono terreni fecondi per la proliferazione di dipinti che fungeranno da modelli per artisti provenienti da tutta Europa, mentre le tragedie di Sofocle – spesso liberamente interpretate – forniscono spunti e pretesti per la trasmissione di determinati messaggi estetici o didattici.

Così, ad esempio, il Neoclassicismo francese ricorre all’adozione di temi tragici, desunti dall’Edipo re (430-420 a.C.), dall’Edipo a Colono (401 a.C.) e dall’Antigone (442 a.C.) con l’intento evidente di propagare, in modo immediato e chiaro, specifiche teorie artistiche tramite linguaggi e immagini di facile decodificazione e, talvolta, di dichiarato significato didattico-educativo. Nato in Francia e in Italia, infatti, il neoclassicismo mirava a un recupero, spesso di carattere imitativo, della cultura antica, classica in particolare, mediante una «nobile semplicità e tranquillità delle forme», che si esprimeva tramite purezza di linee e di disegno; ¹ pertanto, il mito e la tragedia fornivano modelli e spunti iconografici che ben si accordavano all’ideale di perfetta bellezza che i neoclassici volevano far rivivere.

In questo panorama risulta fondamentale anche il ruolo svolto dalle Accademie e, in particolare da quella di Francia, nel suo rapporto privilegiato con Roma; quest’ultima era ormai diventata una tappa obbligata del Grand Tour e una meta indispensabile del percorso di formazione artistica già dal Settecento, tanto che Jacques Louis David (1748-1825), modello per un’intera generazione di pittori neoclassici, vi giunse nel 1775. Il suo obiettivo era quello di frequentare proprio l’Accademia di Francia, prestigiosa istituzione fondata nel 1666 dal ministro del Re Sole, Jean-Baptiste Colbert (1619-1683), e di entrare in diretto contatto con l’antico. Le accademie, quindi, subentrano alle soppresse scuole religiose per diventare progressivamente istituti pubblici di carattere laico, dedicati all’apprendimento del bello; questo diventa anche l’intento principale di un processo educativo, che deve essere espresso tramite programmi didattici volti a riportare in vita gli esempi più significativi della storia passata, con un chiaro intento edificante e formativo. Ed ecco che, in questo contesto, alcuni temi letterari diventano degli exempla di carattere pedagogico da diffondersi negli spazi dell’istruzione e della cultura e la figura di Antigone, non solo eroina tragica, diventa anche esemplificativa di una condotta fondata sul ricorso ai valori della pietà filiale e del rispetto dei vincoli di sangue. Inoltre, occorre tenere conto del fatto che, all’interno delle accademie, discipline come anatomia, prospettiva, storia e mitologia erano considerate fondamentali «per coltivare l’occhio e la mano dell’artista», il quale avrebbe poi sviluppato un apprendimento personale in un atelier privato ² .

In tale quadro si comprende bene l’importanza del Prix di Roma, che offriva l’opportunità ai giovani artisti stranieri di farsi conoscere e apprezzare in uno scenario di notevole rilevanza internazionale. Il premio, infatti, rappresentava un’occasione per imporsi all’opinione pubblica e, nel contempo, forniva una borsa di studio per visitare il grande museo costituito dalla città. In vista della partecipazione a tale concorso, inoltre, sorsero in Francia numerose scuole, costituite dal governo, volte a formare i futuri artisti; ciò sicuramente favorì la circolazione di alcuni soggetti pittorici che, come si dimostrerà, conobbero grande fortuna nel corso del secolo. Non stupisce, quindi, che molti dei pittori francesi che hanno contribuito a definire la fortuna iconografica di Antigone nell’Ottocento abbiano partecipato al concorso in questione con soggetti desunti dalla classicità e, in particolare, dalle tragedie di Sofocle. Numerose le cause che spingono non solo tali pittori, ma anche artisti di diversa formazione, a concentrare la loro attenzione sul personaggio. Infatti, ai loro occhi la figura di Antigone simboleggia – oltre che il mito – anche l’ostinazione, il coraggio, la forza di chi porta a compimento quello che sente come un suo dovere, senza intimidazioni o intercessioni. Antigone, antesignana della ottocentesca femme fatale, diventa anche immagine di femminile risolutezza e determinazione di fronte alle ostilità del mondo esterno: sola e forte della sua dignità – donna moderna ed emancipata – può portare a termine il suo progetto di sepoltura al di là di qualsiasi ostacolo o tentativo di repressione. Non più fanciulla, ad esempio, l’Antigone dell’Estetismo inglese è ormai un’eroina che ha acquisito una propria consapevolezza tragica e che, decisa e sicura, si accinge a compiere il suo progetto di dare sepoltura al fratello Polinice.

Pertanto, dopo aver esaminato il tema della pietas filiale, nel secondo capitolo si sono prese in considerazione le opere di quegli artisti, per lo più inglesi, che hanno saputo trasformare e rinnovare il personaggio sofocleo in una versione femminista, eroica e sensuale. È in questo contesto che l’autobiografismo emerge con sempre maggior forza fino a connotare in senso personale e soggettivo le rappresentazioni degli artisti dell’Estetismo. Progressivamente, infatti, la verità storica lascia il posto all’esperienza individuale, influenzando le modalità stesse di raffigurazione e l’Inghilterra si aggiunge alla Francia quale laboratorio di teorie estetiche influenzate, ancora una volta, dal mito della classicità; quest’ultimo rivive sia grazie all’ormai tradizionale esperienza del Grand Tour, ma anche in virtù di alcune iniziative che favoriscono un revival nell’isola britannica alimentato dall’esempio dei grandi maestri italiani. Nello specifico, l’apertura della National Gallery di Londra nel 1824 stimola la conoscenza dei sommi artisti del Rinascimento quali Raffaello, Tiziano, Sebastiano del Piombo, Botticelli, contribuendo a rafforzare il ruolo culturale internazionale della penisola italiana ³ .

Alla definizione del personaggio di Antigone, inoltre, concorre il confronto dualistico con Ismene, vero e proprio leitmotiv della tradizione iconografica ottocentesca. Quando, infatti, la sorella è scelta come soggetto pittorico, essa affianca sempre Antigone e si colloca, rispetto a quest’ultima, in una posizione di (sub)alterità e diversità. L’analisi delle opere incentrate sul tema del confronto/scontro tra le sorelle mostra come predomini una concezione antagonistica, per cui – anche a livello iconografico – vengono ideati due ritratti fisici antitetici, corrispondenti ad altrettante differenze interiori e morali delle due protagoniste.

Il motivo del conflitto, già evidenziato nelle Lezioni sulla filosofia della religione da Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831), che vedeva nell’Antigone sofoclea l’esemplificazione dello scontro tra l’amore per la famiglia e la legge degli dei inferi, da una parte, e il diritto dello Stato, dall’altro, fornisce una molteplicità di spunti in virtù delle tematiche ad esso collegate. Così, il duello tra Eteocle e Polinice, già alla base di molte rivisitazioni tragiche, o il contrasto tra Antigone e Creonte diventano oggetto di una rappresentazione pittorica che si serve, ancora una volta, del linguaggio neoclassico alla David per diffondere contenuti tragici mediante forme contenute, nelle quali non sembra esserci posto per l’espressione del dramma. Se, tuttavia, talvolta vengono apportate modificazioni in termini di presentazione dei personaggi o di resa dei contenuti, in funzione della trasmissione di specifici intenti ideologici ed estetici, la componente letteraria viene generalmente considerata essenziale e imprescindibile sia ai fini della veridicità nella resa dei contenuti sia per la variatio della proposta iconografica; a tal fine, il confronto con i passi specifici, citati di volta in volta dagli artisti, ha permesso di istituire uno stretto collegamento con le probabili o dichiarate fonti dei dipinti: l’Edipo re, l’Edipo a Colono e l’Antigone di Sofocle, Le Fenicie di Euripide (485-407 a.C.), le Phoenissae di Seneca (4-65 a.C.) la Tebaide di Publio Papinio Stazio (45-96 d.C.), l’Antigone di Vittorio Alfieri (1749-1803), la Thebaïd di Jean Racine (1639-1699), l’Antigone ou La pieté di Robert Garnier (1545-1590) sono i principali testi esaminati al fine di reperirvi i princìpi ispiratori delle immagini di volta in volta considerate. Inoltre, essi sono stati spesso affiancati a riflessioni di natura filosofica sette-ottocentesche in grado di corroborare le teorie sostenute o di precisare il significato di alcuni contenuti. La caratterizzazione in senso eroico di Antigone, ad esempio, si spiega e si approfondisce in riferimento alla lezione espressa da Sǿren Kierkegaard (1813-1855) ne Il riflesso del tragico antico nel tragico moderno (1843), testo fondamentale per comprendere l’evoluzione subita dal personaggio e la sua trasformazione in una nuova e attuale figura tragica.

Se da un lato, inoltre, risulta importante definire le fonti a cui gli artisti attingono per le loro interpretazioni del mito, dall’altro, occorre anche individuare e precisare i modelli stilistici e compositivi adottati, che spesso sono forniti da illustri personalità del panorama del tempo, Jacques Louis David in primis. Rare, infatti, le testimonianze iconografiche antiche, che si limitano a qualche frammento di pittura vascolare greca o ad alcuni esempi di urne di età etrusca, nelle quali Antigone o interviene per impedire il duello tra i fratelli oppure piange sui caduti ⁴ ; tralasciando, tuttavia, l’esame di tali prodotti a vantaggio delle realizzazioni sette-ottocentesche, si rileva come gli artisti francesi, inglesi e italiani intendano affrontare e indagare ogni aspetto della tradizione precedente, a cui si riallacciano nel tentativo di proporre una grande varietà di visioni e di tematiche. Ciò accade nonostante essi prediligano, di volta in volta, precisi motivi e specifiche iconografie, come dimostrato dalle ricerche condotte. Proprio il confronto stilistico con alcuni dipinti coevi, opera di noti esponenti pittorici del tempo o del secolo precedente, ha consentito di istituire collegamenti e raffronti finalizzati a una maggiore definizione del gusto artistico allora dilagante. Inoltre, tale rapporto mira a dimostrare come, all’interno della stessa opera, entrino in gioco simultaneamente più spunti, letterari e pittorici, dalla cui interazione deriva un prodotto di notevole spessore culturale, destinato a esercitare un vivo fascino anche nelle epoche successive.

Nel quarto capitolo viene poi trattato il motivo – centrale ai fini dello sviluppo drammatico nella tragedia di Sofocle – della mancata sepoltura del corpo di Polinice. Fondamentale anche in molte opere letterarie

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