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Breve decalogo della moda

Breve decalogo della moda

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Breve decalogo della moda

Lunghezza:
45 pagine
33 minuti
Editore:
Pubblicato:
17 ago 2019
ISBN:
9788834172070
Formato:
Libro

Descrizione

Tutto quella che c'è da sapere sull'affascinante business della moda. 

1. Quando la moda assume una missione sociale
2. Fashion start-up
3. Tecnologia e personalizzazione i nuovi trend del settore moda
4. Made in Italy, what is?
5. Green Fashion… una vera “nuova moda”?!
6. Blockchain e moda
7. Fashion Revolution, quando la moda cambia
8. Moda e colore
9. Moda e società
10. I capi che fanno e che hanno fatto la moda 

Francesca Rizzi, laureata in Bocconi a Milano è consulente e fashion blogger. Si occupa di Fashion&Design, Creativity, DM_promo&shout, Consulting&Promo e Made in Italy.

Blog: https://coolclosets.wordpress.com/
Editore:
Pubblicato:
17 ago 2019
ISBN:
9788834172070
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Breve decalogo della moda - Francesca Rizzi

moda

Quando la moda assume una missione sociale

Moda e ambiente.

Un connubio oggi fondamentale di cui si parla e si discute e sulla base del quale si stanno andare a sviluppare e delineare le nuove tendenze del fashion system dettando - anche - importanti trend nell’ambito della ricerca e nello sviluppo di prodotti eco sostenibili caratterizzati da un basso impatto ambientale.

Se fino a pochi anni fa il mondo della moda e quello dell’ambiente potevano essere identificati come due ambiti totalmente distanti in questo momento figurano in stretta e continua sia relazione che contaminazione.

Attualmente non è, quindi, più possibile prescindere dal riconoscimento di questo forte connubio e mutua interazione.

A definire questo nuovo legame è, in particolare, un’esigenza e una consapevolezza sociale che poggia sia nel processo produttivo operativo manifatturiero oltre che sulle nuove abitudini di consumo, che si sono andate a delineare e ad affermare in seguito alla globalizzazione e alla digitalizzazione.

L’affermazione dell’interconnettività e il riconoscimento di un mercato non più locale, ma globale hanno determinato lo sviluppo e l’affermazione di una modalità di uso e di consumo dei prodotti che figura sempre di più connessa al concetto di usa e getta. Suddetta ideologia risulta, a sua volta, strettamente riconducibile ed imputabile all’affermazione della c.d. fast fashion, che appare capace ed abile nel produrre e nel veicolare sul mercato fino a 52 micro-stagioni in un anno, ovvero una capsule collection per ogni settimana.

Andando ad analizzare i dati emerge chiaramente come oggi il settore del fashion abbia un impatto rilevante nella generazione dell’inquinamento a livello globale poiché si afferma come la seconda industria - a livello mondiale - per tasso di inquinamento ambientale, dopo quello Oil&Gas.

In particolare, secondo i dati ufficialmente rilasciati dalle Nazioni Unite, tale business figura il responsabile del 20% dello spreco globale di acqua, del 10% delle emissioni di anidride carbonica oltre che della produzione di più gas serra a sua volta riconducibile agli spostamenti navali e aerei del mondo. Da non dimenticare, inoltre, che la produzione delle materie prime genera delle conseguenze: alle sole coltivazioni di cotone sono imputabili ben 24% dell’utilizzo di insetticidi oltre l’11% dell’uso di pesticidi a livello internazionale.

La forte consapevolezza della crescente urgenza del problema climatico e ambientale, ha portato il fashion system a ripensare a sé stesso e – in particolare – ad alcuni aspetti dei processi produttivi. A tal fine l’industria tessile ha così delineato una lista di 17 obiettivi – relativi sia alla produzione degli abiti che allo smaltimento dei rifiuti ad essi connessi - da raggiungere entro il 2030 con l’obiettivo di salvaguardare e di salvare il pianeta.

Numerosi risultano, quindi, gli imprenditori che stanno investendo in tale ambito ai fini di studiare, delineare e implementare nuovi modelli di business che saranno, verosimilmente, alla base dei successi imprenditoriali della

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