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Note di cuore
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E-book279 pagine3 ore

Note di cuore

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Info su questo ebook

È l’estate del 2007 e per Alessia e Gianluca è arrivato il momento di salutarsi. Le vacanze sono finite e i due bambini devono ritornare alle loro vite di sempre: lui alla sua Milano e Alessia nel suo piccolo paesino siciliano. Entrambi, però, ignorano che quella è l’ultima estate trascorsa insieme. Dieci anni dopo, Alessia gestisce il negozio di candele profumate “Amore di Candela” e conduce una vita semplice, anche se ostacolata dall’insuccesso del suo negozio. Ormai le candele profumate e l’aromaterapia sono ovunque e hanno perso la loro attrattiva. Le tasse sono molte e “Amore di Candela” rischia di chiudere. L’unica speranza è il Festival Canoro, la cui vincita comporterebbe la risoluzione di tutti i debiti. Gianluca è un laureando in medicina e tirocinante in pediatria. Costretto dalla madre e per “fuggire” da alcuni problemi familiari, Gianluca ritorna a Santo Stefano di Camastra dopo dieci anni. L’incontro con Alessia è inevitabile, i due si ritroveranno ad affrontare non solo l’enorme distacco, ma anche qualcosa di più. Forse l’affetto che li lega non è più semplice amicizia. Tra passeggiate a cavallo, balli principeschi e giochi campestri, Gianluca e Alessia scopriranno che, a volte, volersi bene non basta. Parallelamente alla loro storia, si “svolge” quella di Leonida e Marco, due innamorati stefanesi di un’altra epoca. Alessia e Gianluca ne seguiranno non solo le tracce, ma scopriranno di essere molto vicini ai due. Come possono una candela e un ciondolo decidere a chi appartenere di nuovo? È proprio grazie a Marco e a Leonida che i nostri giovani protagonisti, riusciranno a farcela e a non arrendersi. Perché, in fondo, la vita è piena di sorprese.
LinguaItaliano
EditorePubMe
Data di uscita7 ago 2019
ISBN9788833662091
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    Note di cuore - Maria Dotto

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    Note di cuore

    di

    Maria Dotto

    Pubblicato da Pubme© – Collana rosa Un cuore per capello

    Prima edizione 2019

    Copertina di proprietà dell’autrice

    Sito web: http://uncuorepercapello.pubme.me/

    Pagina facebook: https://www.facebook.com/Un-cuore-per-capello-218110230877…/

    Email: uncuorepercapello@gmail.com

    Questa è un'opera di fantasia. Ogni riferimento a fatti, luoghi o persone è puramente casuale.

    È vietata la riproduzione completa o parziale dell’opera ai termini e alle condizioni alle quali è stato acquistato o da quanto esplicitamente previsto dalla legge applicabile (Legge 633/1941)

    Sinossi: È l’estate del 2007 e per Alessia e Gianluca è arrivato il momento di salutarsi. Le vacanze sono finite e i due bambini devono ritornare alle loro vite di sempre: lui alla sua Milano e Alessia nel suo piccolo paesino siciliano. Entrambi, però, ignorano che quella è l’ultima estate trascorsa insieme.

    Dieci anni dopo, Alessia gestisce il negozio di candele profumate Amore di Candela e conduce una vita semplice, anche se ostacolata dall’insuccesso del suo negozio. Ormai le candele profumate e l’aromaterapia sono ovunque e hanno perso la loro attrattiva. Le tasse sono molte e Amore di Candela rischia di chiudere.

    L’unica speranza è il Festival Canoro, la cui vincita comporterebbe la risoluzione di tutti i debiti.

    Gianluca è un laureando in medicina e tirocinante in pediatria. Costretto dalla madre e per fuggire da alcuni problemi familiari, Gianluca ritorna a Santo Stefano di Camastra dopo dieci anni.

    L’incontro con Alessia è inevitabile, i due si ritroveranno ad affrontare non solo l’enorme distacco, ma anche qualcosa di più. Forse l’affetto che li lega non è più semplice amicizia.

    Tra passeggiate a cavallo, balli principeschi e giochi campestri, Gianluca e Alessia scopriranno che, a volte, volersi bene non basta.

    Parallelamente alla loro storia, si svolge quella di Leonida e Marco, due innamorati stefanesi di un’altra epoca. Alessia e Gianluca ne seguiranno non solo le tracce, ma scopriranno di essere molto vicini ai due.

    Come possono una candela e un ciondolo decidere a chi appartenere di nuovo? È proprio grazie a Marco e a Leonida che i nostri giovani protagonisti, riusciranno a farcela e a non arrendersi.

    Perché, in fondo, la vita è piena di sorprese.

    Alla mia cara amica Alessia: conoscerti è stata la cosa più bella della mia vita. Ricorda che niente e nessuno potrà mai separare due cuori. Spero che anche tu, come la protagonista, possa trovare la felicità che meriti. Ti voglio bene.

    Prologo

    Santo Stefano di Camastra, Messina

    20 agosto, 2007

    Il profumo del mare mi inebriava le narici, mentre me ne stavo seduta su una delle dune. Dondolavo i piedi, come ero solita fare quando ero in attesa di qualcosa. Avanti e indietro. Un ritmo lento e dolce. Il rumore delle onde rispecchiava i rumorosi pensieri che avevo in testa e il luccichio del sole faceva brillare il mare come se fosse un manto stellato.

    Su una delle sdraio, zia Lisa era intenta a sonnecchiare, ma sapevo che anche lei era in attesa. Non mi perdeva mai d’occhio e anche allora potevo avvertire il suo sguardo su di me, una paffuta bambina di dieci anni. Tirai un respiro profondo, per calmarmi.

    «Alessia!», sentii gridare.

    Mi affrettai a scendere dalla duna, mentre mia zia alzava la testa con aria incuriosita.

    Gianluca si avvicinò, il sorriso un po’ sbilenco.

    «Ho fatto più presto che potevo», mi disse, cercando di scrollarsi la sabbia dai piedi.

    Nonostante fossimo due avventurieri, odiava proprio la sabbia. Credo che odiasse l’estate in generale. Forse era normale per uno che abitava in una grande metropoli, senza mare e senza granellini che cercavano di infilarsi ovunque.

    Gianluca era più alto di me di qualche centimetro, aveva tredici anni ed era il mio migliore amico.

    Gli sorrisi, mostrando l’apparecchio ai denti.

    «Non era molto che aspettavo», risposi.

    Lui annuì. «È giunto il momento. I miei sono in partenza».

    «Milano è così lontana», mormorai.

    Era il mio migliore amico, ma ci vedevamo soltanto durante l’estate. Tutti gli anni, per circa tre mesi. Avevamo costruito fortini che erano stati abbattuti da pirati fantasma, realizzato spedizioni e scalato alberi. Prima o poi sarebbe finito tutto, eppure ogni volta, speravo che quel giorno non arrivasse mai.

    Gianluca rise. «Solo 1246 chilometri. Potresti sempre venire a trovarmi con zia Lisa».

    Le lanciò un’occhiata e la salutò con la mano. Lei ricambiò e lui arrossì come un peperone. Dovetti soffocare una risata per non ferirlo. Gianluca era cotto di mia zia. Lo erano tutti i ragazzi, a dir la verità.

    «Lo sai che a lei non piace viaggiare, vero?».

    «Peccato».

    Rimanemmo a fissarci in silenzio, le promesse fatte sembravano aleggiare tra di noi. Dopo un po’, lui pescò un sacchetto dalla tasca e me lo porse.

    «È per te».

    «Cos’è?», chiesi, entusiasta.

    «Un regalo. Qualcosa che ti faccia pensare a me», rispose sorridente. I suoi occhi scuri, sembravano brillare più del mare.

    Aprii il sacchetto e vi trovai un braccialetto realizzato con delle conchiglie.

    «È bellissimo, Gian».

    «Ogni volta che lo indosserai, saprai che sarò al tuo fianco».

    «Grazie».

    Indossai subito il bracciale. Anche io gli avevo fatto un regalo. Una collana con una piccola candela. La fiamma dell’amicizia.

    «Adesso sarà meglio che vada», disse, dandomi una pacca sulla spalla.

    «Ci vedremo l’anno prossimo, vero?», chiesi con voce tremula.

    «Sì! Stesso posto, stessa ora», mi guardò per un attimo. «Ti voglio bene, Miss Apparecchio ».

    Risi. «Anche io te ne voglio, Gian».

    Lo abbracciai, prima di lasciarlo andare. Lo vidi allontanarsi dalla spiaggia e una piccola lacrima mi solcò la guancia. Guardai il braccialetto, le conchiglie rosa intrecciate tra loro.

    Cos’era un anno?

    Ma ero ignara che quella sarebbe stata l’ultima volta che lo avrei rivisto.

    Capitolo 1

    Alessia

    Santo Stefano di Camastra, Messina.

    10 Giugno 2017

    Il viso di un bambino e due occhi color nocciola, mi apparvero in sogno, come ormai facevano da un bel po’ di tempo. Non riuscivo a capire a chi appartenessero, il resto del sogno era sempre sfocato, come una luce bianca. Eppure quegli occhi erano così familiari!

    Ogni notte mi ritrovavo a correre, cercando di afferrare quella luce, tentando di fermare quella persona così inarrivabile. Ma era sempre troppo tardi, arrivavo sempre troppo tardi.

    Un trillo vivace, mi fece destare dal mio sogno e stropicciai gli occhi, prima di capire che la sveglia stava cercando di svegliarmi.

    «Buongiorno», dissi a nessuno in particolare, mettendo a tacere il fastidioso aggeggio.

    Rimasi qualche minuto a contemplare il soffitto, prima di alzarmi. Aveva bisogno di una mano di intonaco, come le pareti del resto, ma non potevo permettermelo. Ora come ora, non potevo permettermi niente.

    Sarebbe stato un altro giorno lungo e faticoso, un altro giorno in cui avrei dovuto lottare per il mio lavoro e la mia vita.

    Erano soltanto le sette e trenta del mattino, ma potevo già vedere il sole alto nel cielo, dietro la finestra della mia camera. Lo presi per un buon auspicio!

    Mi guardai allo specchio, non trovando nulla di diverso. Ruotai su me stessa, sperando di trovare qualche centimetro in più. Niente! Vent’anni e avevo la stessa altezza di quando ne avevo dieci. Beh, forse non proprio la stessa, ma non faceva differenza per me.

    Strizzai gli occhi per cercare di cancellare le ore di sonno e legai i capelli neri in una coda alta. Accesi la radio, mentre mi preparavo un caffè. La giornata non poteva iniziare senza una buona dose di musica giornaliera. Era una regola alla quale non avrei mai rinunciato. Meglio ancora se era qualche canzone di Ed Sheeran. Era il mio cantante preferito e avrei fatto carte false pur di assistere ad un suo concerto!

    Tuttavia, quella mattina, alla radio passavano solo notizie di cronaca nera. " Iniziamo bene!" , pensai.

    Uno sgambettare di zampette mi fece voltare di scatto. Mello, il mio coniglietto nano, corse verso di me. Si fermò a pochi passi di distanza e mi guardò fisso, come a dire: Sei pronta, umana?

    Mi chinai e lo presi in braccio. «Buongiorno, combinaguai. Sei pronto per un’altra giornata di lavoro?».

    In tutta risposta, Mello mi annusò il viso, facendomi il solletico con i suoi lunghi baffi. Di solito, le persone avevano in casa un gatto o un cane. Erano convinti che fossero gli animali domestici per eccellenza. Non sapevano cosa si perdevano a non avere un coniglietto. Erano animali esotici, necessitavano di molte cure ed erano super affettuosi. Tutti, tranne il mio Mello. Era una piccola palla di pelo bianca e grigia ed era più dispettoso di un ragazzino. Molte volte era convinto che fosse lui l’essere umano ed io il suo cucciolo.

    D’altronde, non saprei cosa farmene della mia vita, senza di lui. Il suono del telefono mi fece sobbalzare. Adagiai Mello nella sua cesta, ma ne uscì subito dopo per rintanarsi sotto il mio letto.

    Afferrai il cellulare, il signor Bonelli stava chiamando per la terza volta. Scossi la testa e spensi il telefono.

    «Non ora, avvocato dei miei stivali!».

    Tanto sapevo che sarebbe passato in negozio. Era un uomo molto esigente.

    «Mello, vieni!», gridai.

    Mi guardai intorno. Lo spartito della nuova canzone, giaceva ancora sul divano. Lo infilai nella borsa, magari dopo il lavoro sarei passata all’Auditorium per provare.

    Mello arrivò di gran carriera e lo presi in braccio; chiusi la porta alle spalle e mi avviai verso il garage.

    La bicicletta rossa era stata un regalo di zia Lisa. Voleva che prendessi la patente, ma avevo troppa paura per imparare a guidare. Per cui la bicicletta era stata un buon compromesso.

    Misi Mello nel cestino d’avanti e infilai i manici della borsa nel manubrio. Quando uscii, l’aria era tiepida e un forte odore di fragole mi arrivò a zaffate.

    Mi accorsi che, nel giardino accanto al mio, il mio vicino di casa stava raccogliendo cestini di fragole mature.

    «Salve, signor Caruso. Come va la raccolta?», chiesi, in sella al mio super mezzo.

    «Ciao Alessia. Fortunatamente bene, avremmo fragole a iosa», rise.

    «Ne sono contenta. Me ne può conservare un cestino?».

    «Scommetto che ti serviranno per creare i tuoi oli essenziali», disse mentre si avvicinava.

    Feci spallucce. «Lo sa che l’aroma di fragola migliora l’umore e offro solo il meglio ai miei clienti».

    «Lo so, lo so», fece l’uomo, ormai rassegnato al mio lavoro strambo. «Ciao Mello», aggiunse.

    Il coniglietto gli voltò le spalle, dandogli la schiena.

    «Non faccia caso a lui. È sempre irritabile quando deve uscire presto la mattina».

    Il signor Caruso rise. «E come dargli torto?».

    Vivevo su una delle colline più belle di Santo Stefano e mi piaceva scendere in paese. Mi sentivo un po’ come Heidi, quando scendeva al villaggio, dalla baita. Un dolce venticello scompigliava il pelo di Mello e lui godeva appieno di quella sensazione. Gli piacevano molto il vento e il sole. Risi, facendogli una carezza.

    Negozi di fiori e profumi aleggiavano per le strette stradine acciottolate. Adoravo il mio paese, soprattutto durante l’estate, quando gli alberi si coloravano di verde, i bambini giocavano in piazza scalzi e tutti sembravano più allegri. Santo Stefano di Camastra era conosciuto per la lavorazione della ceramica. C’erano tantissimi negozietti artigianali, dove creavano oggettini dal forte aroma di rosa. Spaziavano dai piatti ornamentali, ai ferri di cavallo portafortuna, a completi servizi da tè. Tutti realizzati e dipinti a mano.

    Il mio lavoro non era da meno, anche io ero un’artigiana, una tradizione che avevo cercato di portare avanti.

    Girato l’angolo, accanto alla piazza, il mio negozio mi osservava luccicante. " Amore di Candela" , si chiamava. La passione per le candele, era diventato un lavoro.

    Era tutta la mia vita, ma purtroppo lo stavo perdendo. Me lo stavano portando via, e tutto ciò che potevo fare era resistere. Resistere per due mesi, che mi sembravano un’eternità.

    Capitolo 2

    Gianluca

    Fermai l’auto nei pressi di una piazzetta circondata da panchine e una piccola fontana. Mi sporsi per vedere meglio, ma non c’erano indicazioni stradali. Controllai il navigatore satellitare, ma era morto all’incrocio precedente e il cellulare era scarico.

    " Perfetto, Gianluca. Ti sei perso!" , pensai. Ero in viaggio da quasi sedici ore, ormai. Ero partito da Milano, diretto a Villa San Giovanni in Calabria, dove mi ero imbarcato per Messina. Da lì, avevo percorso altre due ore in macchina. Ero stanco, stufo e depresso.

    Alla radio Ed Sheeran cantava Perfect.

    Perfetto cosa, Ed?

    Erano dieci anni che non tornavo a Santo Stefano e se fosse stato per me, non ci sarei mai tornato. Era l’ultimo anno prima della laurea e di certo non volevo trascorrerlo in un paesino semi-sconosciuto il cui massimo divertimento era leggere il giornale fuori la porta di casa.

    Ma mia madre non era dello stesso avviso.

    «Hai bisogno di risposo», mi diceva sempre. Come se fosse facile riposare. Ero un laureando in medicina e chirurgia, non sapevo cosa significasse il riposo.

    Da qualche mese avevo anche iniziato il tirocinio in Pediatria, la facoltà di specializzazione che avevo scelto. Alcuni dei bambini con cui ero entrato in contatto, dicevano che sarei diventato un ottimo dottore. Sorrisi, pensando ai loro visetti pallidi e pieni di speranza. Alla fine, avevo acconsentito a partire, per cercare di avere un’altra visione della vita, trovare altri stimoli da cui attingere.

    Guardai l’omino che avevo appeso allo specchietto retrovisore, un regalo dei bambini. Era fatto di lana, con un camice bianco e la scritta: Buona fortuna Doc.

    Lo strinsi tra le dita, mi serviva tutta la fortuna del mondo, in quel momento. Presi gli occhiali da sole dal vano portaoggetti e scesi dall’auto. Mi guardai intorno, ma non c’era nessuno in giro. Il sole picchiava e c’era un caldo asfissiante. Controllai che l’indirizzo dell’albergo fosse giusto, prima di notare un negozietto all’angolo.

    Si chiamava " Amore di Candela " e la scritta gialla faceva a pugni sull’insegna rossa. Era piccolo, non più grande degli altri negozi che avevo appena passato, ma sembrava diverso e più accogliente.

    Sul lato sinistro della porta a vetri c’era un biglietto rosa, ritagliato a forma di nuvoletta. Recitava la scritta " Le candele profumate realizzate in questo negozio, sono fatte artigianalmente, diffidate dalle imitazioni" .

    Candele profumate? Artigianali? Non avevo idea.

    Su un altro biglietto c’era scritto " Niente può curarti meglio di un odore accogliente: W L’aromaterapia. Provare per credere!"

    Tuttavia, ciò che mi colpì, fu il volantino affisso sul lato desto della porta.

    " Vi prego di aiutare il nostro negozio. Santo Stefano ha bisogno anche delle sue candele. Sostenete la causa: per ogni candela acquistata, il 15% andrà a favore di Amore di Candela".

    Quel messaggio o forse il caldo opprimente, mi costrinse ad entrare. Una campanella trillò, quando spinsi la porta e una lieve frescura mi fece respirare a pieni polmoni.

    Apparentemente il locale era vuoto, una boccia- simile a quelle in cui si tengono i pesci rossi- era posata sul bancone pulito e ordinato. Immaginai che servisse per la raccolta fondi.

    In qualunque parte guardassi, vi erano candele di ogni tipo, forma e odore diverso. Su alcuni scaffali erano riposte delle boccette, di cui non sapevo il contenuto. Alcuni pouf erano posizionati in posizioni strategiche, forse per consentire ai clienti di rilassarsi o di fare una sosta durante giornate calde come quella.

    La radio era accesa e " Just Called To Say I Love you" di Stevie Wonder, risuonava in sottofondo.

    Curiosai in giro, trovando carini alcuni oggetti come un barbagianni di paglia e un vaso dai disegni orientali.

    «...I love you», cantai.

    «Cosa?».

    La voce mi giunse estranea e mi voltai, facendo quasi cadere il vaso.

    Una ragazza era apparsa dietro al bancone, i capelli legati e gli occhi marroni che mi fissavano incuriositi. Mi sembrava familiare, come se l’avessi già vista da qualche parte, in una vita passata.

    Avevo conosciuto una bambina, durante le mie vacanze trascorse lì con la famiglia, ma ne ricordavo appena il nome. Non avevo alcun ricordo del suo aspetto ed ero sicuro che non fosse lei.

    Mi tolsi gli occhiali da sole e vidi comparire un’espressione strana sul suo viso. Vecchi ricordi? Oppure, semplicemente, era interessata. Santo Stefano era un paese piccolo, si conoscevano tutti. Ero soltanto un forestiero qualunque.

    «Ehm... la canzone», dissi.

    La ragazza sorrise. «Posso aiutarla?».

    Stavo per chiederle se conosceva l’albergo in cui avrei alloggiato, quando la campanella sopra la porta trillò di nuovo e un ragazzo in tuta fece il suo ingresso, trasportando un grosso scatolone.

    «Ciao, bellezza. Ecco il tuo ordine», disse, posando la scatola sul bancone.

    «Finalmente! Cosa farei senza di te, Simone?», rispose lei, rivelando il contenuto del pacco: altre boccette!

    «Praticamente vivresti meglio», scherzò il cosiddetto Simone. «Ci sono alcune fragranze nuove: Bacche di Inverno e Zucchero Filato», aggiunse poi.

    Feci un passo indietro, non volevo disturbare. Tuttavia, non riuscivo ad andarmene.

    La ragazza portò la scatola sul retro e quando ne uscì, mi accorsi che aveva gli occhi lucidi.

    «Ancora nessuna novità per il negozio?», chiese il nuovo arrivato.

    «Nessuna. Come vedi, raccogliamo fondi, ma è difficile», indicò la boccia, in cui erano visibili alcune banconote.

    Simone aprì il portafoglio e lasciò cadere una banconota da venti nella boccia.

    «Fai sempre troppo per me», gli disse la ragazza.

    Lui fece spallucce. «Te lo meriti e anche il nostro paese ha bisogno di te».

    Mi rivolse un cenno di saluto con il capo, prima di uscire, proprio mentre una ragazzina entrava, caracollando all’interno.

    «Scusami, è un’emergenza», mi disse, alludendo al fatto di essermi passata avanti.

    Guardai l’orologio, tra meno di un’ora avrei dovuto fare il check-in, eppure non avevo fretta.

    «Cosa c’è, Sara?».

    «Oh, signorina, è successo un guaio! Sto per scrivere il mio terzo libro, ma non ho nessuna idea, zero totale. La casa editrice mi sta col fiato sul collo, hai qualcosa che può aiutarmi, vero?».

    «Ho giusto ciò che fa per te, l’ho creata ieri sera».

    Prese un vasetto contenente una candela bianca dal ripiano.

    «Si chiama Canny Sweet ed è al profumo di mela e cannella. Le proprietà della cannella suscitano ispirazione e creatività. La accendi per qualche minuto, e lasci che l’odore si espanda per la camera, prima di metterti a scrivere. Vedrai che ne gioverai».

    «Wow, grazie!», esultò la ragazza.

    Nel frattempo,

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