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Trame di famiglia
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E-book151 pagine1 ora

Trame di famiglia

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Info su questo ebook

In un ospedale psichiatrico c’è una tessitrice ricoverata, Marisol Suarez. Ha le mani fragili, la vista la abbandona e la sua speranza diminuisce, ma ha la mente affilata come una lama. Ha su di sé le cicatrici di un oscuro segreto che decide di portare nella tomba perché la persona che avrebbe dovuto crederle più di tutti… non l’ha mai fatto.

Sono passati anni ormai, ma Isabel Ongpin non riesce a lasciarsi alle spalle i giorni più bui della sua vita. Sembra che il passato la perseguiti con ogni livido e cicatrice, ognuna delle dolorose parole della persona che si è rifiutata di credere fosse un mostro. Ogni giorno in cui decide di mantenere il segreto l’unica cosa a cui riesce a pensare è: la colpa è mia.

In una villa sulla cima della collina vive Lotus Ongpin, diciottenne e figlia unica. Per tutta la vita Hacienda Hermosa è l’unico posto che abbia conosciuto perché i suoi genitori hanno deciso di proteggerla dal mondo esterno. Il suo unico ardente desiderio è essere amata, ma le sue idee e i suoi sentimenti non contano a patto che abbia cibo, vestiti e un tetto sulla testa. Quando Lotus si arrischia all’esterno dei confini della villa, scopre il mondo che la sua famiglia le ha tenuto nascosto. Un mondo pieno di insegnamenti, passione e dolore. Eppure… non ha idea di quali verità dovrà ancora scoprire.

Come un abito, le vite di queste donne sono intessute insieme dall’amore e da una tragica bellezza.

LinguaItaliano
EditoreBadPress
Data di uscita19 lug 2019
ISBN9781071501160
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    Anteprima del libro

    Trame di famiglia - Geraldine Solon

    Prima Parte

    Marisol

    C:\Users\Geraldine\AppData\Local\Microsoft\Windows\INetCache\IE\V7YKXJCH\bridal-dress-309013_960_720[1].pngC:\Users\Geraldine\AppData\Local\Microsoft\Windows\INetCache\IE\V7YKXJCH\bridal-dress-309013_960_720[1].png

    Prologo

    Riesco a malapena a vedere le piastrelle in linoleum crepate su cui camminavo una volta, eppure so che esistono. Le voci che ho in testa continuano a urlarmi contro, ma so che a questo mondo non c’è più niente per me. Le vecchie infermiere non mi salutano con un sorriso come fanno, invece, quelle nuove. È perché, negli ultimi diciotto anni che ho passato qui, non è venuto nessuno a trovarmi. Questa è stata la mia casa, il mio rifugio, l’unico posto in cui nessuno osa farmi visita. Ma attendevo l’arrivo di questo momento. È ora. Oggi è il gran giorno.

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    4 giugno 2000

    Eccolo, raggiante come non mai, con la pelle e gli occhi chiari, torreggia su di me vestito di tutto punto con l’abito perfettamente stirato, le scarpe lucidissime e un ampio sorriso a completare il tutto. Non riesco a staccargli gli occhi di dosso. So perfettamente come mi fa sentire. Famelica. Una parola riassume tutto. Eppure lui non fa caso a me. Sono solo la figlia della domestica, una delle tante alle dipendenze della sua famiglia nella loro tenuta. Sono l’unica adolescente ad aiutare la propria madre nella pulizia delle stanze della gigantesca villa, Hacienda Hermosa, situata nella regione della Visayas Occidentale delle Filippine. Per la maggior parte del tempo sono sola, non ho nessuno con cui parlare e l’unica cosa che mi tiene in vita sono i profondi desideri che provo per lui. Se solo questa villa potesse parlare, rivelerebbe tutti i miei segreti. Ricardo Iglesias, il mio principe, il mio amore, lui è tutto per me. Se solo mi desse una possibilità. Ti prego, guarda almeno una volta la vera me. Non sono una semplice ragazza e spero che tu riesca a vedermi per quella che sono davvero.

    Oggi è il gran giorno. Ci stiamo preparando per il ritorno a casa della sorella di Ricardo, Isabel. Torna dalla Spagna dove sta studiando lingue straniere per rinfrescare il suo spagnolo e il suo francese. Doña Maria Esperanza pretende che riordiniamo ogni minimo angolo della villa e che controlliamo che non ci siano ragnatele. Ci ha detto di usare cuscini in piuma d’oca anche sui divani perché Isabella è allergica alla polvere. Tutti in casa si muovono in punta di piedi e si accertano che non ci sia nulla fuori posto.

    Sono entusiasta di rivedere Isabel. Da piccole non siamo mai riuscite a giocare insieme. Mi nascondevo sempre dietro mia madre quando la vedevo ma, adesso, più di ogni altra cosa, voglio esserle vicina. Dalle sue foto più recenti che ho visto si capisce che è una persona gentile. Ora è persino più bella, ha dei ricci biondo dorato, gli occhi azzurri e la pelle bianca come il latte che le conferisce un’aria regale. Mi ricorda una principessa di una terra lontana. È molto diversa da me che ho i capelli scuri e la pelle abbronzata dalle ore passate a lavorare all’aperto sotto al sole. Sono figlia unica, per questo vorrei sapere com’è avere una sorella e spero che Isabel possa esserlo. Abbiamo la stessa età, ma viviamo in mondi separati. Ciò nonostante, il mio scopo è conquistarla e farla diventare la persona a me più vicina.

    Avvicino il cuscino al naso e mi perdo in fantasticherie su come sarebbe tuffarmi su quel letto matrimoniale di fianco a Ricardo e sentire le sue labbra morbide premute contro le mie mentre mi spoglia lentamente. Sarebbe davvero bellissimo.

    Marisol. mia madre si intromette nei miei pensieri. Devi venire in cucina.

    Mi accorgo che mi guarda di traverso. Sospiro. Sì, mamma.

    Mio padre è morto quando avevo quattro anni e da allora sono sempre stata l’ombra di mia madre. Spesso sento gli altri domestici spettegolare su quanto siano dispiaciuti per mia madre e, ogni volta che entro nella stanza, mi lanciano occhiate inespressive. Perché gli fa pena mia madre? Viviamo in una bella villa in cima a una collina, abbiamo la migliore vista sull’oceano che ci sia e, di notte, non dobbiamo preoccuparci del calore perché dalle finestre entra una brezza fresca. È vero, Hacienda Hermosa non è nostra, ma per me ogni giorno è una benedizione, soprattutto perché posso vedere Ricardo.

    Isabel ha deciso di studiare all’estero, Ricardo, invece, è rimasto a occuparsi dell’azienda tessile di famiglia. La fabbrica è proprio sotto la tenuta. Lì creano dei bellissimi barong fatti a mano di fattura ricercata e abiti fatti in fibra di Piña, estratta dalle foglie dell’ananas. Mia madre mi ha detto che non mi è consentito entrare nella fabbrica. Quello che non sa è che ci vado ogni notte, quando dormono tutti. È l’unico luogo che mi consente di esplorare, sognare e lavorare con le mani. Adoro fare creazioni manuali. Anch’io potrei essere una tessitrice e lo dimostrerò a lei, a Ricardo, a tutti. Sta’ a guardare, mamma, oggi ti dimostrerò di cosa sono capace.

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    Isabel è proprio come l’avevo immaginata. Eccola scendere dalla Rolls Royce nera, ha lo sguardo luminoso. Solleva il mento e saluta con la mano tutti quelli che sono venuti a darle il benvenuto. È veramente una principessa aggraziata. I nostri sguardi si incrociano e mi sorride, si è accorta di me. Non riesco più a contenermi e corro verso di lei con una regalo che ho incartato personalmente. Mi tremano le mani quando la raggiungo.

    "Questo è per lei, Señorita." Sento tutti gli sguardi, compreso quello di Doña Maria, puntati su di me. Sono sicura che mia madre me ne sta dicendo di tutti i colori tra sé e sé, ma non mi importa. Questo è il mio momento.

    Isabel strappa la carta regalo e tira fuori una camicetta finemente intessuta in fibra di Piña. Sono tutti senza parole e lei spalanca gli occhi. È bellissima, grazie.

    Ho un tuffo al cuore. L’ho fatta apposta per te. Ho svelato il mio segreto. Nell’ultimo mese ho lavorato a questo. Dovevo preparare qualcosa di speciale per Isabel per poterla conquistare come sorella. L’unica che avrò mai. Se c’è una cosa che abbiamo in comune, è che entrambe abbiamo perso nostro padre quando eravamo molto piccole. Spero che il nostro legame sia più forte che mai. Abbiamo bisogno l’una dell’altra.

    Mi arriva uno schiaffo. Marisol, come hai potuto. mia madre alza la voce.

    Mi si riempiono gli occhi di lacrime, sapevo che sarebbe successo.

    Doña Maria viene a dividerci e studia la camicetta, poi mi guarda. Marisol, l’hai fatta tu?

    Abbasso la testa, sperando che non mi esili dalla faccia della terra, ma lei invece mi solleva il mento. Puoi iniziare a lavorare alla fabbrica da domani.

    Mi illumino e in un attimo scoppio in lacrime, ma stavolta sono lacrime di gioia. Mia madre sta per dire qualcosa, ma Doña Maria la guarda di traverso. È la tessitrice più brava che abbia mai visto. Com’è possibile che non lo sapessi?

    Mi scappa una risata. Non ricordo di aver mai riso così prima d’ora. Anche Isabel fa una risatina e mi stringe le mani. Bisogna festeggiare. dice. Sono tornata a casa e ora tu sei una nostra nuova tessitrice.

    E in quel momento capisco di averla conquistata come sorella.

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    Il mio primo giorno di lavoro sono tutta stordita, vedo più di cento tessitori al lavoro nelle loro rispettive postazioni. Doña Maria, per farmi imparare, mi affida alla capo reparto, Leticia Mendez, che lavora per la loro famiglia da quarant’anni ed è ancora molto in gamba. Leticia indossa degli occhiali spessi e sembra molto severa. Ho timore a sedermi di fianco a lei, ma so che lavorare con la tessitrice migliore mi spingerà a tirare fuori il meglio delle mie capacità.

    Leticia mette in fila le foglie dell’ananas che sono state tagliate finemente quella mattina.

    Appoggia una mano sulla mia. Devi stare molto attenta quando separi la fibra dalla foglia.

    Mi mostra quanto è complesso il modo in cui gratta le lunghe fibre lucide una per una con un guscio di cocco. È un procedimento delicato, ripetitivo ma ritmico, una vera fonte di conforto per me.

    Leticia non si limita a mostrarmi come lavorare con le mani, mi spiega anche che occorrono diciotto mesi prima che gli ananas siano abbastanza maturi da poterne usare le foglie. Come nella vita, tutto il resto è un viaggio, una collezione di momenti. Questo è il mio momento, qui, adesso, nel luogo in cui ho scoperto cosa mi rende davvero felice.

    Dopo un paio d’ore ho le mani indolenzite e mi tremano. Mi alzo e mi sgranchisco un po’, sperando di poter fare una pausa.

    Leticia mi guarda. "Nessuno ti ha detto che potevi fare una pausa."

    Mi guardo

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