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Introduzione al BIM: Protocolli di modellazione e gestione informativa
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E-book735 pagine6 ore

Introduzione al BIM: Protocolli di modellazione e gestione informativa

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Info su questo ebook

Questo volume ha l’obiettivo di chiarire a studenti e professionisti come l’approccio BIM rivoluzioni non solo la concezione stessa del progetto, fornendo sempre più importanza alle informazioni correlate al bene edilizio, ma evidenzi inoltre un cambiamento metodologico, che sta modificando la gestione del processo, come sottolineato anche dalla normativa internazionale ISO 19650-1:2018. Per effettuare tale cambiamento, le stazioni appaltanti, in particolare quelle pubbliche, devono impostare una corretta gestione dell’intervento, tenendo a mente l’importanza dei dati nelle fasi di vita del bene edilizio. Attraverso questa evoluzione, anche le piccole committenze possono impostare metodologicamente un corretto processo BIM oriented. La digitalizzazione del settore AECO comporta la necessità di cambiare il paradigma che ancora in questi anni è stato prepotentemente proposto, ovvero passare dalla presunta centralità del progetto alla centralità della domanda.
LinguaItaliano
Data di uscita24 giu 2019
ISBN9788834145258
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    Anteprima del libro

    Introduzione al BIM - Giuseppe Martino Di Giuda

    MODELLAZIONE INFORMATIVA

    1

    Paolo Ettore Giana, Elena Seghezzi

    In questo capitolo viene fornita una panoramica sulla modellazione informativa, tramite la definizione del processo BIM e del flusso documentale che lo caratterizza. Una parte del capitolo è dedicata alla definizione dei ruoli e delle responsabilità in un processo BIM, e un’altra è dedicata al contesto normativo e contrattuale.

    Il settore delle costruzioni AECO in tutte le sue declinazioni (architettura, ingegneria, paesaggio, impianti, urbanistica, etc.) ha subito cambiamenti enormi negli ultimi trent’anni. Questi cambiamenti sono stati legati all’evoluzione tecnologica, nel passaggio dal disegno su carta all’uso di strumenti sia informatici, che processuali e procedurali.

    Anche le esigenze si sono modificate negli anni; basti pensare alla presenza crescente di edifici intelligenti e domotizzati a garantire sempre migliori livelli di comfort ed efficienti prestazioni energetiche. Nel campo della costruzione, è sempre più diffuso l’uso di elementi prefabbricati su misura, nel tentativo di raccordare così il mondo delle costruzioni con quello della manifattura tramite il Design for Manufacture and Assembly.

    L’approccio BIM può essere considerato il culmine di tutti questi cambiamenti: li racchiude, li implementa e li facilita, ed è un aspetto chiave dell’industria 4.0, ovvero della digitalizzazione complessiva del settore edilizio.

    Il BIM infatti non è né uno strumento, né un software, ma un processo, un’attività umana, definita dalla PAS 1192-2:2013 come il processo di progettazione, costruzione e gestione di un edificio o di un’infrastruttura basata sull’uso di informazioni computazionali orientate agli oggetti. Un modello BIM è infatti composto dalle informazioni geometriche degli elementi costruttivi (dimensioni e materiali) e da tutti i documenti e le informazioni che servono per progettare, costruire, e gestire l’edificio.

    Come specificato dal National Building Specification, all’interno dell’annuale report sul BIM: il BIM non è una sola cosa. È una graduale progressione verso maggiore collaborazione e maggiore condivisione di informazioni di progetto sempre più standardizzate¹

    Una definizione più completa e immediata è quella fornita dal BimDictionary²: il BIM è un insieme di tecnologie, processi e politiche che consentono a più soggetti di progettare, costruire e gestire in modo collaborativo un edificio o un’infrastruttura, all’interno di uno spazio virtuale.

    Le novità del BIM, esplicitate in tutte le definizioni presentate, sono due: l’introduzione di informazioni, cioè dimensioni non spaziali al progetto, e la condivisione del progetto tra i vari attori, che interagiscono sulla stessa piattaforma. Precursore dell’applicazione dell’approccio BIM al mondo delle costruzioni è stato il Regno Unito, che lo utilizza sin dalle origini. Un piano del Governo varato nel 2011 ha facilitato la diffusione e l’uso dell’approccio BIM, che è divenuto obbligatorio per tutti gli appalti pubblici del governo centrale nel 2016. Per questa ragione, si guarda spesso in UK quando si parla di BIM.

    L’ultimo rapporto NBS (National Building Specification) sul tema mostra come l’adozione del BIM sia salita dal 10% al 74% in sette anni; quasi tutti gli studi dichiarano di programmare un passaggio al BIM entro cinque anni (ed entro un anno nel 91% dei casi). L’82% degli intervistati dichiara che il BIM è il futuro della gestione informativa del progetto; tuttavia, il 77% dichiara che i clienti spesso non capiscono appieno i benefici del BIM. Attualmente la principale barriera all’adozione del BIM sembra essere relativa alla mancanza di expertise e formazione negli operatori.

    I benefici legati all’applicazione della metodologia BIM sono, come evidenziato da McGraw Hill attraverso un sondaggio effettuato tra gli operatori del settore³, i seguenti:

    Tabella 1.1

    Benefici dell’approccio BIM.

    Si vede come questa metodologia può avere effetti positivi su vari aspetti della progettazione e della costruzione, dovuti al cambio di processo relativo, che verrà dettagliato e chiarito nelle pagine successive.

    1.1 S IGNIFICATO DELLA MODELLAZIONE INFORMATIVA

    L’acronimo BIM ha tre differenti significati che ne mettono in evidenza i principi base, nello specifico⁴:

    Building Information Modeling : indica il cambiamento metodologico ove il processo che porta alla fase di vita e gestione del cespite permette la creazione di relazioni causa-effetto tra i cambiamenti apportati e le conseguenze. Tramite un approccio sistemico alla gestione del Bene si è in grado di effettuare analisi tecniche, analisi delle interferenze, code-checking, stima dei costi, produzione di as-built, budgeting, e altri.

    Building Information Model : indica una rappresentazione digitale delle caratteristiche fisiche e funzionali di un edificio. Come tale, essa serve come risorsa di conoscenze condivise delle informazioni di una costruzione, e costituisce una base affidabile per le decisioni da prendere durante il ciclo di vita, dalla nascita in poi.

    Building Information Management : indica l’organizzazione e il controllo del processo aziendale, utilizzando le informazioni sull’intero ciclo di vita di un bene. I vantaggi includono: comunicazione centralizzata e visiva, esplorazione iniziale di alternative, sostenibilità, efficienza nella progettazione, integrazione di discipline, controllo del cantiere, documentazione as-built, ecc., sviluppando efficacemente il processo del ciclo di vita di un bene e il modello dal concepimento alla demolizione.

    Nel primo caso si mette in evidenza la descrizione del processo, o meglio dei processi collaborativi per realizzare, gestire, ricavare e comunicare informazioni tra i soggetti.

    Nel secondo caso è in evidenza l’utilizzo di oggetti digitali corrispondenti a tutti gli elementi tecnici con associate relazioni, attributi e proprietà. Il modello è l’edificio virtuale, che può essere esplorato e gestito digitalmente, e in cui i problemi e le interferenze possono essere risolte digitalmente prima della realizzazione fisica.

    Nel terzo caso, si evidenzia l’uso del BIM come tecnologia per la gestione del ciclo di vita dell’edificio, per agevolare flussi di lavoro e procedure.

    Una volta chiarito che il BIM è un processo, è particolarmente importante comprendere le modalità di realizzazione e svolgimento di questo processo. In questa sezione verranno chiariti i ruoli degli attori nel processo, le loro responsabilità e i documenti da produrre in un processo BIM.

    1.2 C AMBIAMENTO METODOLOGICO E USI DEL BIM

    L’applicazione di un approccio collaborativo, che è alla base del processo BIM, consente un’interazione costante tra gli attori del processo. Nel processo tradizionale, i momenti di revisione si svolgono generalmente tramite riunioni in cui ciascuno presenta i propri documenti. Ad esempio, una revisione tra architetto e strutturista comporta una prima fase di scambio in cui l’architetto spiega allo strutturista il progetto; lo strutturista a quel punto acquisisce tutti i documenti relativi (piante, prospetti e sezioni), e inizia ad elaborare la propria proposta strutturale. Uno dei problemi di questo approccio è legato alla sua staticità: nel caso l’architetto faccia qualche modifica al progetto, è necessario che riaggiorni tutte le tavole e le rimandi allo strutturista. Inoltre tale prassi, per propria natura non risulta temporalmente ottimizzata, poiché le singole discipline, specialmente nelle prime fasi, faticano ad esser sviluppate contemporaneamente.

    Al contrario, un approccio BIM vede una condivisione istantanea delle informazioni tra i differenti soggetti. Ad esempio, l’architetto lavora al modello architettonico e lo strutturista visualizza in tempo reale le informazioni e le modifiche. Allo stesso tempo, anche l’architetto è costantemente aggiornato riguardo le modifiche proposte dallo strutturista. Le modifiche sono integrate in maniera dinamica, migliorando il controllo sull’evoluzione del progetto e riducendo le incomprensioni. La metodologia BIM si avvale di strumenti tecnologici che rilevano le potenziali problematiche, ad esempio geometriche, per ridurre le interferenze tra discipline.

    Chiaramente, esistono ancora momenti formali di scambio informativo al termine di ogni fase definita dalla committenza, ovvero i data-drop, che fissano momenti di scambio di informazioni concordati tra gli stakeholder per rispondere adeguatamente ai quesiti che determinano l’evoluzione del progetto. L’approccio BIM permette di aumentare la coerenza tra le discipline facendo derivare dalla medesima fonte informativa le analisi energetiche, strutturali, illuminotecniche, meccaniche, che possono in molti casi essere svolte direttamente sul modello, importato in software dedicati, come accennato nei seguenti capitoli. In un processo tradizionale, la condivisione delle informazioni tra le differenti discipline e i modelli specialistici doveva essere svolta manualmente, ad esempio inserendo informazioni all’interno di programmi dedicati (come con Cened), oppure tramite la realizzazione di un modello apposito dell’edificio (come tramite software di simulazione energetica, quali EnergyPlus, o Trnsys). Al contrario, utilizzando il modello BIM come fonte informativa sempre aggiornata e sfruttando l’interoperabilità tramite formati aperti si riesce a mantenere un collegamento tra i modelli e software specialistici, in funzione degli scopi per i quali il modello BIM è stato pensato e realizzato. Questo esempio relativo alle simulazioni e le certificazioni energetiche, può essere esteso ad altre discipline specialistiche.

    L’utilizzo di un modello BIM è utile anche per la validazione normativa, come prescritto dal D. Lgs 50/2016 all’articolo 23, comma h). In un processo tradizionale, questa verifica viene effettuata manualmente su tutti gli elaborati di progetto; al contrario, in un processo BIM le operazioni possono essere svolte sul modello digitale, avendo la certezza che tutti gli elementi siano esaminati puntualmente, evitando verifiche a campione. Questo fattore riduce non solo il tempo di verifica, ma anche il rischio di errori dovuti all’intervento umano.

    Figura 1.1

    Usi del BIM durante il ciclo di vita dell’edificio.

    È chiaro come un approccio BIM possa portare a diverse applicazioni (definite BIM Uses), che spaziano dalla progettazione sino alla gestione e dismissione. Nel campo della progettazione, l’approccio BIM consente il monitoraggio delle condizioni esistenti, la stima dei costi di progetto, la pianificazione delle fasi di lavoro (e di progetto). Abbinato con Laser Scanning, consente una rappresentazione precisa del contesto già integrabile nel modello, riducendo tempi e costi legati al rilievo dell’intorno.

    L’uso di metodologia BIM consente di ridurre le interferenze, grazie a operazioni di clash detection effettuate sia tra i modelli delle diverse discipline, sia tra le lavorazioni richieste.

    La modellazione informativa può esser applicata anche alla fase di progettazione operativa, ovvero la progettazione del cantiere. È possibile integrare la pianificazione delle risorse umane, delle attrezzature e delle risorse materiali con la modellazione BIM, permettendo una migliore stima dei costi del progetto e una migliore programmazione dei lavori. È possibile monitorare le lavorazioni e l’approvvigionamento dei materiali, prevedendo e monitorando l’uso delle risorse.

    L’approccio BIM può, inoltre, integrare efficacemente il processo costruttivo con quello di fabbricazione (o prefabbricazione) dei componenti: le informazioni di progetto contenute in un modello BIM possono essere esportate in formato standard per essere utilizzate nel disegno dei componenti. In questo senso, si configura la possibilità di un processo interamente digitale, chiamato Design for Manufacturing and Assembly (DFMA). Il modello digitale specifico del componente può inoltre essere reintegrato, con i dettagli di fabbricazione sviluppati dal produttore, nel modello BIM, per poter procedere ad ulteriori operazioni (ad esempio la clash detection).

    Anche durante la vita utile dell’edificio, l’approccio BIM fornisce dei vantaggi: considerando ad esempio la manutenzione, l’uso di un modello BIM consente di gestire le procedure operative di manutenzione programmata, grazie alle informazioni contenute negli elementi costruttivi.

    Vista questa versatilità nell’applicazione dell’approccio, è di fondamentale importanza procedere sempre con l’obiettivo ben chiaro: prima di iniziare qualsiasi attività di modellazione, è necessario investire in una programmazione precisa che risponda con efficacia agli obiettivi preposti. Ciascuno di questi usi infatti richiede flussi di lavoro differenti, che devono essere definiti in anticipo e condivisi tra gli attori.

    1.3 L IVELLI DEL BIM

    Lo scambio di informazioni, geometriche o non, è uno dei punti cardine di ogni processo BIM, risultato dell’approccio collaborativo di cui sopra.

    Il passaggio alla collaborazione completa necessita di una graduale transizione, identificata dai livelli di maturità del BIM, a seconda dell’intensità di scambio delle informazioni tra gli attori del processo.

    La ISO 19650, riferimento normativo principale in tema BIM, schematizza i livelli di maturità nella figura 1.2.

    Analizzando quanto riportato nella precedente figura, si nota infatti la rappresentazione dei differenti livelli di lettura della normativa:

    Standard layer, ovvero livello normativo;

    Technology layer, ovvero livello tecnologico;

    Information layer, ovvero livello informativo;

    Business layer, ovvero livello relativo all’impresa.

    Con il consolidarsi della modellazione informativa, si nota un passaggio tra quanto inizialmente evidenziato nelle fasi di maturità del BIM e quanto esposto nella normativa internazionale.

    A seguito di una prima fase di evoluzione della modellazione informativa, sia-mo ora ad un livello in cui la metodologia è abbastanza evoluta e la visione comune è condivisa. In tal senso, l’emanazione di prassi comuni non rallenta né limita l’evoluzione, ma richiede l’impiego di linee guida proprietarie per personalizzare tali prassi agli usi e necessità delle differenti committenze.

    Figura 1.2

    Fasi di maturità del BIM [ISO 19650-1:2018].

    Per garantire uno scambio informativo costante tra le parti, l’attuale normativa richiede l’impiego di una piattaforma denominata Common Data Environment (CDE), che verrà presentata in dettaglio nei prossimi paragrafi. Tale piattaforma costituisce un luogo ove i diversi soggetti coinvolti nel processo possono condividere modelli informativi, documenti, database e tutto ciò che fa da input e output dei modelli creati. Strutturare le informazioni permette di ottenere il valore aggiunto nel dato, perchè ne consente la gestione organizzata. Per questo motivo, l’utilizzo dei metadati correlati alla documentazione condivisa permette una gestione sempre più sistematica delle informazioni contenute nella piattaforma. Un approccio di questo tipo garantisce una gestione delle informazioni sempre più strutturata.

    Oltre agli strati e alle fasi illustrate nella ISO 19650-1,2:2018, si è arrivati a definire ulteriori sviluppi di applicazione della metodologia BIM, che essendo ancora frutto di ricerca non sono contemplati nella presente normativa:

    Il cosiddetto " Lean BIM ", che prevede l’uso della sensoristica per la manutenzione, e per l’update costante sia delle fasi di costruzione che di gestione dell’edificio. Oltre a questo, il livello 4 include la produzione offsite e la modularizzazione dei componenti.

    L’" AI BIM ", che prevede l’integrazione dei big data, dell’IoT e dell’intelligenza artificiale a supporto dei processi decisionali, insieme all’automazione sia della produzione dei componenti che della costruzione ⁵.

    1.4 F LUSSO DI LAVORO BIM

    Per capire effettivamente in cosa consiste un flusso di lavoro con approccio BIM, e in cosa differisce da un flusso cosiddetto tradizionale, in questo paragrafo si illustra un flusso di lavoro BIM-based per un processo pubblico, basandosi sulla ISO 19650. In questo paragrafo sono citati anche i documenti relativi, descritti approfonditamente nel 1.7.

    Figura 1.3

    Processo BIM secondo la ISO 19650.

    La metodologia BIM presuppone ancor prima di avviare un iter progettuale di esplicitare le richieste informative collegate con l’obiettivo finale, cioè le informazioni da ottenere per poter raggiungere tale obiettivo.

    Il committente ricopre un ruolo fondamentale, in quanto è il soggetto incaricato di definire gli obiettivi del progetto e i requisiti da soddisfare. Per questo motivo, la redazione di obiettivi a livello strategico (che corrispondono ai requisiti espressi negli OIR) influenza sia le decisioni manutentive (i cui requisiti sono espressi negli AIR) che tutte le decisioni di progetto (i cui requisiti sono espressi negli EIR) relative a un bene. L’espressione di necessità a diversi livelli permette, come si vedrà in seguito, di uniformare l’approccio che un’organizzazione ha nei confronti delle strategie di Asset Management.

    In questo approccio, le richieste informative sono strutturate per l’intero ciclo di vita del bene, e divengono capitolato d’oneri durante i differenti processi di selezione dell’aggiudicatario. Durante la fase di gara, i soggetti partecipanti presentano dei BEP pre-contratto, esponendo le strategie di gestione del processo e le modalità di risposta alle richieste informative poste a base di gara, alla stazione appaltante. I BEP verranno valutati sulla base di criteri precedentemente esposti. A seguito del processo di selezione, l’aggiudicatario selezionato restituirà alla stazione appaltante un BEP post-contratto, che ripropone i contenuti del BEP pre-contratto revisionati. Tale documento facilita la gestione della consegna del progetto. Il BEP post-contratto espone in dettaglio l’evoluzione delle strategie di gestione dell’appalto nel tempo indicando, tra le altre cose, chi sono i membri del team e le differenti figure coinvolte.

    Figura 1.4

    Strategie di scambio informativo secondo la ISO 19650.

    Una volta che la stazione appaltante ha selezionato tramite gara i diversi Capofila (Lead Appointed Party), l’iter del progetto ha inizio. Come accennato in precedenza, tale processo deve avvenire all’interno di una piattaforma di condivisione delle informazioni (CDE). La metodologia BIM prevede che la stazione appaltante sia il primo soggetto a produrre informazioni. La stazione appaltante è infatti deputata a definire gli obiettivi e i requisiti informativi all’avvio del progetto. I requisiti informativi determinano i tipi, i tempi e le modalità delle informazioni che devono essere prodotte, necessarie alla stazione appaltante per il supporto delle decisioni impostate in ogni milestone. Si nota, quindi, un cambiamento rilevante per cui le fasi progettuali non sono più solamente concepite come livelli di definizione da raggiungere, ma come momenti chiave nei quali determinate decisioni devono esser prese. Tali momenti sono definiti come milestone di progetto. È necessario chiarire sin dalle fasi iniziali l’obiettivo dell’applicazione del BIM in un intervento edilizio e, conseguentemente, definire una strategia di applicazione per ottenere tale scopo. Si ribadisce che la definizione del BIM use richiesto per il progetto in analisi rappresenta il punto di partenza per la definizione delle fasi e dei documenti da produrre successivamente. La definizione dell’uso che si intende fare si basa sul concetto di iniziare con la fine in mente⁶: un cambio di paradigma profondo legato al passaggio al BIM.

    Il grafico tratto dalla ISO 19650-1:2018 evidenzia il processo di condivisione delle informazioni, perseguito durante tutto il processo, e in particolare durante lo sviluppo del PIM – Project Information Model. Il PIM viene sviluppato durante tutto il ciclo di progettazione: dalle fasi inziali, quando ancora il modello BIM è espressione dell’intento progettuale, sino alle fasi di rappresentazione virtuale della costruzione. In questo senso, all’inizio il PIM è costituito da elementi generici (masse), che divengono sempre più complessi e dettagliati. Ciascuno dei documenti presentati verrà dettagliato nei paragrafi seguenti.

    Una volta conclusa la fase di progettazione ed costruzione, e quando il bene edile, è consegnato alla committenza, ha inizio la fase di gestione. In tal senso, si ha un cambiamento di obiettivi e requisiti informativi. In parallelo, si ha un passaggio tra i modelli informativi legati alla progettazione e realizzazione del bene (PIM) e i modelli legati alla gestione dell’Asset Information Model (AIM); questi elementi verranno approfonditi nel corso del successivo paragrafo.

    In particolare, il paragrafo 1.7 riporta nel dettaglio il flusso informativo e documentale.

    1.5 CDE - C OMMON D ATA E NVIRONMENT

    Come esposto sin qui, il processo BIM ha il suo fondamento nella collaborazione tra i soggetti che ne fanno parte. La gestione di questo aspetto ha necessariamente bisogno di un ambiente di lavoro strutturato, in cui tutti abbiano accesso, con vari gradi di permessi. Tutte le informazioni relative al progetto (modelli, disegni, documenti, database, etc.) devono essere depositate e accessibili all’interno di questo spazio virtuale: il CDE, Common Data Environment.

    Con CDE si intende l’unica fonte di informazioni di qualunque progetto, usata per raccogliere, gestire e condividere tutti documenti rilevanti per il progetto. L’uso di questo ambiente consente l’interazione di team multidisciplinari e la collaborazione tra gli attori del processo, aiutando ad evitare la ripetizione di informazioni e gli errori.

    Il CDE deve essere strutturato gerarchicamente, deve essere possibile attribuire uno stato e i metadati agli elementi contenuti in esso e devono essere tracciate le modifica registrando l’autore e la data e, infine, controllando gli accessi ai contenuti. Al fine di evitare interferenze e favorire il corretto processo di condivisione delle informazioni, ogni informazione contenuta nel CDE può presentarsi in uno tra i seguenti tre stati:

    1. Lavori in corso (Work in Progress): lo stato durante il quale le informazioni sono in sviluppo da parte di un determinato team di attività e il contenitore informativo risulta incompleto. Durante questo stato, il contenitore informativo ⁷ necessita di essere visibile ed accessibile solamente al gruppo di lavoro responsabile per la modellazione delle informazioni previste.

    2. Condiviso: il contenitore informativo è stato revisionato da parte del team di attività e inserito nel modello informativo affinché l’intero team di produzione informativa possa valutarne l’interazione con i contenitori informativi di cui è responsabile ciascun gruppo di lavoro e coordinare eventuali modifiche.

    3. Pubblicato: il contenitore informativo è stato revisionato dall’aggiudicatario capofila, che ne ha verificato l’adempimento degli EIR, e approvato dalla stazione appaltante. Le informazioni possono essere utilizzate dagli altri team di attività nell’ambito delle i compiti di cui sono responsabili.

    4. Archiviato: contiene le informazioni del progetto raccolte nelle milestone.

    L’immagine riportata esplica il flusso di lavoro che avviene all’interno del CDE.

    Si noti come tale flusso è in linea con quello esposto nei paragrafi precedenti: il Work in Progress è accessibile ai soli membri dei team di lavoro (e di produzione); una volta approvati i dati vengono condivisi con il committente. Se autorizzati, passano alla zona di Pubblicazione, e se verificati possono essere archiviati. La condivisione dei documenti è organizzata tramite Information Exchanges che corrispondono ai data drop definiti in precedenza. L’archiviazione pone fine alla possibilità di utilizzare le informazioni riportate nel contenitore da parte dei team di attività, mentre restano elaborabili da parte della stazione appaltante per revisionare il processo al fine di identificare criticità in prospettiva di progetti futuri.

    Figura 1.5

    Common Data Environment secondo la ISO 19650.

    Figura 1.6

    Esempio di CDE: si notano le categorie WIP, Shared, Published, e Archived.

    1.6 R UOLI E RESPONSABILITÀ NEL PROCESSO

    Come si è visto in precedenza, il passaggio da processo tradizionale a processo BIM richiede un cambio di paradigma e una riorganizzazione anche delle figure professionali: è quindi necessaria l’identificazione di nuovi ruoli con competenze in ambito BIM.

    L’approccio collaborativo alla base del processo BIM è il concetto fondante per cui ciascun professionista lavora su un modello condiviso con gli altri progettisti/professionisti. Tale cambiamento relazionale, rispetto invece ad un processo tradizionale ove ciascun professionista agisce individualmente, comporta un aumento delle interazioni dovuto alla maggior complessità del processo. La ISO 19650-2:2018, ed in particolare la figura 1.7, evidenzia questo cambiamento individuando come i differenti soggetti facenti parte di team di progetto (1) si relazionino tra loro.

    Figura 1.7

    Organigramma relazionale tra le parti aggiudicatarie di un processo AECO [ISO 19650-2:2018].

    In questo schema si vede come la stazione appaltante (A) abbia scambi informativi (frecce continue) con i soli Capofila (B), tuttavia esista un latente coordinamento tra questi ultimi (frecce tratteggiate). I diversi soggetti possono essere organizzati in modi diversi, realizzando essi stessi il servizio o affidandone parte a soggetti esterni (C). Tali soggetti possono compiere singoli compiti (3) oppure lavorare coordinatamente con il Capofila per la realizzazione del progetto (2).

    Si nota quindi come risulti sempre più necessario strutturare gli scambi informativi tra i differenti soggetti coinvolti, ma soprattutto definire anche i rispettivi compiti.

    Per questa ragione, diviene necessario porre chiarezza nelle responsabilità, oneri e competenze necessarie.

    Tramite la definizione dei ruoli si definisce chi è incaricato delle verifiche dei modelli, chi si occupa della modellazione, chi supporta l’utilizzo del Common Data Environment e chi si occupa di coordinare i singoli ruoli.

    È importante sottolineare che non è necessario che ciascuno dei ruoli qui presentati sia svolto da persone diverse. Di seguito si riporta una tabella con un esempio di organigramma dei ruoli in ambito BIM. Questa suddivisione permette di stabilire in processi strutturati quali siano le attività che ogni soggetto deve svolgere.

    Tabella 1.2

    Ruoli in ambito BIM.

    Il BIM Manager si occupa di verificare la coerenza di metodi e tecnologie, ed approva e coordina la verifica dei modelli informativi; si tratta quindi di un ruolo trasversale alle singole discipline, ma limitato al singolo progetto.

    Il BIM Coordinator coordina un team disciplinare di cui ne è responsabile, oltre ad occuparsi della validazione delle famiglie sviluppate dal proprio team di progettazione.

    Il BIM Modeler è colui che si occupa operativamente di modellare il progetto, sulla base del design elaborato dal BIM Designer.

    Esistono anche figure trasversali quali il BIM Director e il BIM Developer che lavorano su differenti progetti in supporto delle necessità dei diversi team.

    Figura 1.8

    Esempio di un organigramma dei ruoli in ambito BIM.

    1.7 F LUSSO INFORMATIVO E DOCUMENTALE

    In questo paragrafo, vengono presentati i documenti che fanno parte del flusso documentale di un processo BIM citati nei paragrafi precedenti; per ciascuno di questi documenti è inserita una tabella che ne riassume autore, obiettivi, contenuti, e ove possibile è riportato un esempio.

    La gestione delle informazioni, ossia la loro integrazione, distribuzione e coordinamento, ricopre una funzione chiave nei moderni processi produttivi. La letteratura dimostra che è possibile migliorare, complessivamente, il risultato finale del progetto attraverso lo sviluppo delle capacità di gestione delle informazioni interne ed esterne all’organizzazione. Infatti, il miglioramento della gestione delle informazioni si rispecchia nel miglioramento della gestione dei processi interni ed esterni in termini di maggiore efficacia, efficienza, qualità e flessibilità.

    La British Standards Institution (BSI) riconosce alla metodologia BIM la capacità di ridurre i tempi e i costi per il progetto e la realizzazione dell’opera e i costi di gestione durante l’intero ciclo di vita di un asset, attraverso un approccio sistemico e standardizzato della gestione delle informazioni.

    Un’efficace gestione delle informazioni all’interno dei processi della committenza favorisce la loro ottimizzazione e quella delle prestazioni operative durante la fase di utilizzo dell’asset, aumentando anche trasparenza e collaborazione.

    La trasparenza e la collaborazione durante lo svolgimento delle attività permettono alle organizzazioni e agli operatori coinvolti di valutare i rischi derivanti dalle proprie attività e dalle attività dei collaboratori, in modo da adottare le misure preventive per ridurre il livello di rischio nella produzione informativa. Per tutte queste ragioni, la corretta gestione e strutturazione delle informazioni attraverso i vari documenti è fondamentale per la riuscita del progetto.

    Figura 1.9

    Flusso informativo e documentale di un processo BIM.

    1.7.1 Definizione dei requisiti

    Come riportato precedentemente, il committente (o la stazione appaltante nel caso di un processo pubblico) ricopre un ruolo fondamentale in quanto è il soggetto incaricato di definire gli obiettivi del progetto e i requisiti da soddisfare. L’importanza di tale funzione è riconosciuta dallo standard anche nell’ambito della metodologia BIM.

    Per adottare la gestione informativa quale strumento per l’efficientamento dei progetti, la stazione appaltante deve di individuare le esigenze organizzative proprie e dell’amministrazione, definite nei requisiti informativi dell’organizzazione (OIR). In tale documento, la stazione appaltante analizza i propri processi interni, determinando di quali informazioni richiede per adottare decisioni e programmare future attività.

    La definizione degli OIR è necessaria per la definizione dei requisiti informativi del progetto (PIR) e dell’asset (AIR). Per l’individuazione dei PIR e degli AIR, la stazione appaltante deve possedere varie competenze: conoscenze tecniche in materia di progettazione per ogni disciplina, conoscenza degli aspetti operativi per la realizzazione dell’opera, gestionali, economici e degli aspetti ambientali e sociali che permettano di considerare le modalità di utilizzo dell’asset e delle esigenze dell’amministrazione e degli utenti. Se la stazione non dispone di tali competenze può avvalersi della consulenza di tecnici esperti.

    Oltre le competenze necessarie per la definizione dei requisiti informativi, la stazione appaltante deve possedere le competenze necessarie per la gestione informativa dei processi, sia negli aspetti tecnici che in termini legali.

    Queste competenze sono necessarie affinché i soggetti interessati possano affrontare correttamente il processo, e individuare eventuali criticità durante il suo svolgimento per intraprendere azioni preventive.

    Nella Serie ISO 19650 il modello informativo costituisce il principale strumento attraverso il quale far interagire le differenti parti. Pertanto, la stazione appaltante dovrebbe svilupparlo nei contratti di affidamento come fonte principale di informazioni. Questo principio dovrebbe essere applicato proporzionatamente alla natura e alla complessità del progetto in quanto, in determinate situazioni e per aspetti specifici, possono essere maggiormente efficaci ed efficienti rispetto ai tradizionali metodi di condivisione delle informazioni.

    Figura 1.10

    Processo di gestione delle informazioni in fase di produzione dell’opera [ISO19650-2:2018].

    I requisiti informativi definiti dalla stazione appaltante sono rivolti agli Appointed Party, ovvero ai soggetti aggiudicatari di contratti di servizi o lavori che dovranno produrre le informazioni richieste. Gli obiettivi dei requisiti informativi possono riguardare la gestione dei rischi connessi al progetto, la revisione tecnica ed economica, il rispetto delle prescrizioni normative al fine di favorire l’efficacia e l’efficienza del processo di gestione strategica delle informazioni nel supporto decisionale per la produzione e la gestione dell’asset durante il ciclo di vita. Nella Serie ISO 19650 vengono riconosciute quattro tipologie di requisiti informativi:

    1. Requisiti informativi dell’organizzazione (o OIR da Organizational Information Requirements );

    2. Requisiti informativi di asset (o AIR da Asset Information Requirements );

    3. Requisiti informativi del progetto (o PIR da Project Information Requirements );

    4. Requisiti per lo scambio delle informazioni (o

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