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Destinazione Tina Pica

Destinazione Tina Pica

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Destinazione Tina Pica

Lunghezza:
41 pagine
32 minuti
Pubblicato:
Jun 1, 2019
ISBN:
9788832924619
Formato:
Libro

Descrizione

Tina Pica (1888-1968), figlia d’arte, suo padre Giuseppe è il famoso don Anselmo Tartaglia, debutta a sette anni nella Compagnia di Federico Stella al teatro San Ferdinando di Napoli in un dramma di Eduardo Menichini. Nata attrice drammatica, passa per tutti i generi: sceneggiata, varietà, rivista, prosa, cinema. Capocomica e commediografa, negli anni d’oro della rivista lavora con Vincenzo Scarpetta, Agostino Salvietti, Enzo Turco e partecipa ad alcuni spettacoli di Michele Galdieri. Ha le sue grandi affermazioni con Eduardo, Titina e Peppino De Filippo in Filumena Marturano, Napoli milionaria, Palummella zompa e vola, e in gran parte del repertorio eduardiano. Esordisce nel cinema nel periodo del muto e, con l’avvento del sonoro, tra i primi film interpreta Il cappello a tre punte nel 1934 con Eduardo e Peppino e Fermo con le mani nel 1937 con Totò. Raggiunge la notorietà e il successo a tarda età conquistando il pubblico cinematografico come irresistibile caratterista dei film della commedia all’italiana degli anni Cinquanta. Disegna con tratti indimenticabili la famosa Caramella nella serie Pane, amore e… con Vittorio De Sica, Gina Lollobrigida e Sophia Loren. In particolare, Pane, amore e gelosia le vale il Nastro d’argento nel 1955 per la migliore attrice non protagonista.
Questo libro la ricorda attraverso le testimonianze di parenti, amici, compagni di lavoro, giornalisti e critici.
Pubblicato:
Jun 1, 2019
ISBN:
9788832924619
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Destinazione Tina Pica - Gioconda Marinelli

Bibliografia

Prefazione

Quando, al cinema, una presenza diventa prototipo? Probabilmente non oggi, quando l’illusione che l’immagine sia perfettamente leggibile e la cultura dell’immagine perfettamente diffusa è diventata in gran parte veritiera. Quando, vogliamo intendere, i media avvicinano sempre di più, ma gli individui comunicano sempre meno. Nella sua lunga vita artistica – che coincide in realtà con la quasi totalità della vita vera – l’attrice napoletana Tina Pica si è saputa, invece, conquistare una nicchia ben in vista nel pantheon dell’ex arte chiave del Novecento.

Il fatto è che la storia di Tina Pica s’intreccia con le radici stesse della commedia italiana – prima ancora che all’italiana – incarnandosi in una delle maschere fisse di un cinema all’apogeo, ancora in grado di valorizzare il genere con la duttilità del suo fascino fragile e intenso. In questo senso Tina Pica è stata sempre Tina Pica, pur regalando credibilità assoluta e forza caricaturale agli innumerevoli personaggi interpretati nella finzione.

Con quella voce di carta vetrata, la grinta scolpita nella smorfia, l’atteggiamento rude che può mettere in ridicolo il ruolo più sacrale della retorica partenopea, quello della mater mediterranea. Con la bruttezza senza età della zia un po’ beghina, la cui femminilità indistinta si risolve in una sorta di travestitismo da caporale in bigodini e scialle di lana. Con il passo marziale invano dissimulato dalle gonne troppo lunghe e le vestaglie troppo spesse… La qualità, per così dire, di pronta identificazione del carattere dei suoi inconfondibili personaggi, in uno con l’aggressività popolaresca, serve a sbaragliare, nel rispetto dei tempi comici, la componente dell’emancipazione femminile annacquata da un pittoresco deteriore, proponendo, così, anticipatamente i più moderni modelli di una napoletanità aggressiva e/o trasgressiva. Il duro apprendistato di colei che veniva identificata agli esordi come la figlia di Tartaglia, come documenta questo libro informato e appassionato, è sfociato in una carriera teatrale di livello nazionale ma, nel contempo, non ha penalizzato quella cinematografica in cui, anzi, la formazione di bottega, col suo portato d’assoluta esigenza comunicativa, ed efficienza comica, ha funzionato come antidoto ai processi di serializzazione indotti dal travolgente successo al box office del cosiddetto ed erroneamente vituperato neorealismo rosa. In Il segno di Venere o La nonna Sabella, La Pica sul Pacifico o Pane, amore e…, insomma la sua recitazione sentenziosa e la sua mimica grottesca rappresentano la vitalità, l’anarchismo, il prepotente feeling col pubblico che discendono ovviamente dalla tradizione scarpettiana e defilippiana, dall’avanspettacolo e dal Cafè-Chantant e garantiscono a film di diverse ambizioni e prerogative una fragrante peculiarità spettacolare.

Dopo molte stagioni di ripulsa e spregio, il cinema italiano degli anni Cinquanta è stato ampiamente rivalutato. Negli studi, nelle rassegne e nei revival più intelligenti non è mai emersa, va da sé, un’assoluzione

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