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Ho letto la storia della vita di Gesù narrata da Matteo

Ho letto la storia della vita di Gesù narrata da Matteo

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Ho letto la storia della vita di Gesù narrata da Matteo

Lunghezza:
235 pagine
3 ore
Editore:
Pubblicato:
Jun 11, 2019
ISBN:
9788831621366
Formato:
Libro

Descrizione

Dalla Premessa

“Nelle mattutine forme di riflessione che mi accompagnano giorno per giorno, da anni, mi sono incontrato con i testi dei Vangeli, tutti e quattro, ma non avevo mai pensato di documentare le mie considerazioni con la forma scritta e in modo completo su tutto il contenuto di un solo Vangelo. In precedenza, molto tempo fa, ho fatto qualcosa di analogo sempre col Vangelo di Matteo, ma mi ero limitato a registrare qualche osservazione su diversi punti del testo. Questa volta, invece, ho voluto trascrivere tutte le riflessioni che ho fatto in modo sistematico su tutti i capitoli del Vangelo di Matteo”.

Il metodo scelto è quello della riflessione interattiva che consente al soggetto di confrontarsi col testo e di accettare che ci siano due protagonisti, l’oggetto e il soggetto, il testo e il lettore, l’azione testuale e l’azione critica. Quello che ho scritto è pertanto frutto di un sistema di operazioni, mentali e non, che formano il grado di auto-appropriazione del soggetto, nonché il suo contesto e il suo limite.
Editore:
Pubblicato:
Jun 11, 2019
ISBN:
9788831621366
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Libro

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Anteprima del libro

Ho letto la storia della vita di Gesù narrata da Matteo - Lucio Guasti

bellissima

Premessa

Solo alcune informazioni per quegli amici che potrebbero avere l’occasione di incontrare queste mie riflessioni sul Vangelo di Matteo. Vorrei subito tranquillizzarli: non si trovano tra le mani un testo con una qualsiasi pretesa di carattere teologico o che possa avere l’intenzione di raggiungere il livello di un saggio culturale di qualsiasi natura. È un oggetto molto più semplice. Si tratta di una riflessione che mi ha accompagnato per un periodo di alcuni mesi e che, a differenza di altri momenti di lettura dei vangeli, ho voluto scrivere per poi, nei giorni a venire, ricordare o rileggere ciò che avevo pensato in quel determinato momento.

Nelle mattutine forme di riflessione che mi accompagnano giorno per giorno, da anni, mi sono incontrato con i testi dei Vangeli, tutti e quattro, con qualche incursione anche sui testi apocrifi, ma non avevo mai pensato di documentare le mie considerazioni con la forma scritta e in modo completo su tutto il contenuto di un solo Vangelo. In precedenza, il che vuol dire circa venti anni fa, ho fatto qualcosa di analogo sempre col Vangelo di Matteo, ma mi ero limitato a registrare qualche notazione, che mi veniva spontanea, su diversi punti del testo.

Questa volta, invece, ho voluto trascrivere tutte le riflessioni che ho fatto in modo sistematico. Ho pensato anche che potesse essere utile confrontare le precedenti osservazioni, là dove ci sono, con le attuali per vedere che cosa avevo pensato allora dello stesso testo e che cosa oggi. Perciò chi legge troverà sia il testo nuovo, sia quello precedente anche se non per tutti i brani.

Comunque il mio approccio al testo è soltanto uno dei possibili, la letteratura ne presenta diversi; ho scelto questa modalità perché mi è apparsa coerente col mio modo di leggere un documento, anche se così importante come un Vangelo.

Una volta, neppure troppo tempo fa, al mattino presto, ci si alzava per intraprendere una meditazione su qualche testo sacro o che parlava del sacro, al fine di rendere la propria giornata, e poi la vita stessa, più vicina alla fonte della comprensione di ciò che quel sacro rappresentava: in questo caso la storia e le parole di Gesù. Ho mantenuto vivo questo orientamento formativo, ma l’ho trasformato nel tempo in relazione al mio vissuto e al crescere dell’età. Mi è sembrato pertanto utile integrare la precedente forma di riflessione, che era per me del tutto mentale e non comunicabile, con una forma che potesse essere ancora personale ma anche comunicabile. E questo è possibile soltanto con uno scritto.

Aggiungo che, sul piano metodologico, le note trascritte dalla riflessione precedente sono evidenziate da un asterisco, mentre con un quadrato ho indicato quelle aggiunte al commento del testo con qualche riferimento anche ai temi del linguaggio e dell’interpretazione, i quali si riferiscono alle traduzioni seguendo una modalità comparativa. Sicché ci sono tre parti: il commento odierno, le note, il commento passato; non sono però sempre insieme in tutte le unità di riflessione. Credo che sia superfluo dire quanto sia importante la presa in carico delle traduzioni dei testi o almeno l’attenzione a questi aspetti che complicano un po’ la lettura, ma che non possono essere totalmente ignorati perché si registrano differenze, non sempre marginali.

Ho utilizzato come testo di riferimento la BLC: Bibbia in Lingua Corrente (ELLEDICI/ALLEANZA BIBLICA UNIVERSALE, Torino/Roma 2000; di questa è uscita una nuova edizione) perché è una traduzione interconfessionale e l’ho confrontata con la BdG: Bibbia di Gerusalemme (EDB, Bologna 2004 ); qualche volta ho anche utilizzato un testo sinottico (SCHMID, J., Sinossi dei primi tre vangeli con i passi paralleli di Giovanni, Morcelliana, Brescia 1970).

Devo inoltre ammettere che sono stato molto stimolato dalla lettura dei due volumi su Gesù di Nazareth di Benedetto XVI (Gesù di Nazareth, Rizzoli, Milano 2007; Gesù di Nazareth. Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2011) dove, nella premessa, il Papa emerito scrive: Non ho sicuro bisogno di dire espressamente che questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del volto del Signore. Perciò ognuno è libero di contraddirmi. Chiedo solo alle lettrici e ai lettori quell’anticipo di simpatia senza il quale non c’è nessuna comprensione.

Ritengo che questa stupefacente dichiarazione metodologica di Benedetto XVI avrà una rilevante influenza sul futuro della ricerca teologica e della conseguente interpretazione della figura di Gesù. Lascio ai teologi e agli esperti questi compiti. Da parte mia, intendo soltanto associarmi all’espressione mia ricerca personale. Sì, le mie riflessioni appartengono a questo campo: la mia ricerca personale, niente di più.

Infine, devo dire che ho scelto il testo di Matteo semplicemente perché è il primo nell’elenco storico dei quattro vangeli, anche se oggi si contende tale primato con quello di Marco; ho seguito la disposizione della tradizione. Volevo, in qualche modo, mettermi nei panni di coloro che, per la prima volta, sentivano o leggevano gli atti di Gesù in una forma ordinata e tentare di comprendere il come avrebbero potuto reagire.

Mi rendo conto che le mie riflessioni sono parziali, perché ho commentato soltanto una narrazione della buona novella rispetto alla quattro canoniche. Per avvicinarsi alla figura di Gesù, al fine di comprenderla meglio, occorre affrontare tutti e quattro i racconti, con una visione comparativa, poi altro ancora.

Infine voglio evidenziare la mia intenzione: il testo è dedicato a mia moglie. Ho la consapevolezza che il mio lavoro sia  poca cosa rispetto a quello che lei merita, ma non sono in grado di andare oltre. Vorrei soltanto che la mia riflessione fosse accolta quale ricordo del nostro rapporto di vita e come segno di attenzione al tema dei valori cristiani che abbiamo condiviso insieme.

Mt 1, 1-25 Gli antenati di Gesù e la sua nascita. La cronologia che porta alla nascita di Gesù non coincide, se non in minima parte nei due autori, Matteo e Luca. Su questa genealogia si sono però costruiti i tempi della creazione, del castigo di Dio mediante il diluvio, e tutto quanto ne è storicamente seguito. Il racconto genealogico degli antenati di Gesù sembra che serva a dimostrare, da un lato, che proviene da una stirpe regale, quella di Davide e, dall’altro, che è di origine divina perché generato in Maria dallo Spirito Santo.

La ripartizione della genealogia in tre parti numericamente identiche mostra ancora che la sua azione è ricca di significati storici. Ci sono 14 generazioni da Abramo all’esilio di Babilonia, poi altre quattordici fino alla nascita di Gesù. Sono così richiamati i grandi momenti della storia ebraica: il fondatore, Abramo, il dramma della schiavitù a Babilonia, infine la nascita dell’Uomo-Dio. Un altro fatto rilevante e proprio della manifestazione divina è la presenza dell’angelo che dice in sogno a Giuseppe la verità e trasmette la richiesta di Dio di non ripudiare Maria.

Mi pare che l’intreccio storico fra l’uomo e Dio qui sia totalmente presente: Dio entra nella storia, genera egli stesso un figlio, Maria è il contenitore amorevole e consenziente, un angelo parla in sogno. Così anche il sogno entra a far parte dell’azione umano divina, è luogo reale di incontri fra Dio e l’uomo. Da questa idea di storia è ben lontana una visione strettamente antropologica. Il racconto di Matteo presta molta attenzione al fatto della generazione divina, per opera dello Spirito Santo, e non per generazione umana: essi non vivevano ancora insieme - oggi questo fatto non significherebbe nulla - e senza che avessero avuto fino allora rapporti matrimoniali.

Il messaggio è chiaro, nasce per Israele un uomo straordinario, un capo, un Dio è con noi, un Gesù che salverà il popolo da tutti i suoi peccati, di conseguenza non poteva essere tale se fosse nato come frutto di un normale rapporto sessuale e generativo. Ma c’è anche un aspetto particolare in questa relazione tra Giuseppe e Maria, la loro comunicazione. Dal momento in cui lo Spirito Santo mette in atto la generazione a quando Giuseppe se ne accorge, ormai prossimo al matrimonio: stava per sposarla, passa un certo tempo, forse qualche mese, e questo senza che ci sia nessuna comunicazione di questo eccezionale avvenimento da parte di Maria a Giuseppe. Occorre aspettare l’intervento dell’angelo che risolve il problema dicendo a Giuseppe che cosa realmente era successo; Giuseppe accetta e prende Maria in casa sua. Si passa da una situazione in cui si ha il timore di un grave scandalo, ad una situazione in cui improvvisamente Maria entra a vivere in casa di Giuseppe senza che la società circostante, i parenti e l’ambiente, dicano qualcosa. Maria entra in casa di Giuseppe senza matrimonio formale e celebrativo come usava ieri e oggi, con tutte le ritualità previste dalle leggi sociali israelitiche. 

• In Lc 1, 26-36 c’è anche l’episodio di Elisabetta che, per intervento di Dio, genera un figlio - sarà Giovanni che battezza Gesù -. Due estremi: la generazione da parte di una vecchia - oggi diremmo anziana - e la generazione da parte di una giovane, giovanissima, adolescente - oggi diremmo forse ragazzina -. Inoltre, la nascita verginale di Gesù da Maria interrompe una linea generativa che viene sottolineata dagli autori (Matteo e Luca). La generazione diretta può essere sostituita da un’altra modalità di vita, dove Dio interviene direttamente.

Mt 2, 1-12 La prima cosa che noto è che i Magi del nostro catechismo giovanile - non propriamente maghi ma quasi - poi indicati come probabili sacerdoti provenienti da una regione della Persia, Caldei probabilmente, sono diventati i sapienti. Non è un cambiamento da poco che però viene fatto senza giustificazione e con molta disinvoltura; senza dire cioè perché si è passati a questa formula o parola e che cosa sottintende. Li chiamerò pertanto i sapienti. Questi arrivano dall’oriente a Gerusalemme e chiedono dove si trova il nuovo nato, il Re dei Giudei. Una stella li ha guidati e continua a guidarli fino alla casa - una volta era una grotta o una stalla; la BdG dice, genericamente, luogo - e là si fermò.

I Magi hanno nella stella una guida sicura, nonostante questo chiedono notizie dell’avvenimento a qualcuno a Gerusalemme come se tutti ne fossero a conoscenza. Erode viene informato di questo, invita ad un colloquio i Magi e chiede loro di dargli tutte le informazioni necessarie affinché lui stesso possa andare ad onorare il nuovo Re.  I Magi lo promettono ma non lo faranno perché, in sogno, Dio stesso li avvertì di non ritornare da Erode e quindi si diressero al loro paese. Prima di ripartire entrarono nella casa, videro il bambino con Maria e offrirono come dono, in atteggiamento di adorazione, oro, incenso e mirra. Il significato simbolico di questa offerta sarà celebrata in seguito dalla letteratura cristiana in modo profetico.

Ancora oggi ci sono luoghi di culto nella tradizione cattolica dedicati a questi sapienti. Resta il fatto che i Magi non salutano Maria, non le dicono una sola parola e Maria non dice nulla nemmeno in questo caso. Si ha l’impressione di un racconto astratto, fuori dalle consuetudini ordinarie della vita: si entra in una casa e si saluta. Qui tutto si svolge con spirito di adorazione, con doni simbolici, senza dialogo, con le parole di Dio che in sogno dice ai Magi di non ritornare a Gerusalemme da Erode.

• Erano sapienti? Di che cosa, quale posizione aveva il termine sapiente nella letteratura del tempo? Filosofi? In genere il sapiente era considerato il filosofo. Così sarebbero filosofi che si sono organizzati per rendere omaggio al figlio di Dio. Forse filosofi e scienziati nello stesso tempo. I sapienti omaggiano il nuovo capo o Messia - altra differenza non chiara nel contesto -. Infine la stella - oggi diciamo cometa, la quale appare in Oriente - dove? - e poi in medio-oriente, ma soprattutto si muoveva fino a fermarsi sopra la casa dove è nato Gesù, a Betlemme. I sapienti si inginocchiano e adorano il nato, poi offrono regali -  doni, così la BdG -; più tardi in sogno Dio appare direttamente a loro per dire di non presentarsi ad Erode. Mi pare che tutte le teorie del non intervento di Dio qui siano compromesse; Dio si impegna in prima persona anche mediante il sogno - il sogno è il luogo di molte rivelazioni, comprensioni e decisioni - entra nelle azioni e le guida. Il racconto appare piuttosto immaginifico.

Mt 2, 13-23 In questa sezione sembra che il vero protagonista sia il sogno. La fuga verso l’Egitto è richiesta e comandata da un angelo, poi quando muore Erode è ancora l’angelo che dice a Giuseppe di ritornare, ma lui vuole evitare Archelao, figlio di Erode, e quindi la Giudea; allora si dirige, informato da un sogno, verso un villaggio che si chiama Nazareth. Quindi Nazareth non è la città della famiglia di Gesù, ma è un luogo completamente nuovo. Per prendere questa direzione ci è voluto un sogno, ma qui non si dice chi gli ha parlato. Matteo questa volta se la sbriga rapidamente, ma evidenzia che tutte le informazioni avvengono tramite sogni, quindi è Dio direttamente che parla o un angelo che si presenta, normalmente sono gli angeli i messaggeri di Dio.

Mentre si ha tutto questo movimento della famiglia di Giuseppe e Maria, Erode si preoccupa di eliminare il bambino profetizzato e così fa uccidere tutti i bambini di Betlemme e dintorni nati entro i due anni. Si può notare come in questi episodi ci sia un intervento diretto e continuo di Dio, tramite gli angeli e il sogno il quale sembra così diventare un soggetto protagonista che può muovere le cose anche senza il messaggero angelo. Si vede così il grande ruolo che ha il sogno nella letteratura ebraico-cristiana. Solo un ebreo come Freud poteva elevare questo contenuto a nuova scienza.

Mt 3, 1-16 Giovanni annuncia il regno di Dio vicino, accetta che la confessione dei peccati sia pubblica, rimprovera: razza di vipere, i farisei e i sadducei richiamando la necessità che la conversione consista nei fatti e annuncia che, dopo di lui, verrà chi battezzerà nello Spirito Santo. Gesù ha un’espressione strana di fronte alla richiesta di Giovanni, quella di essere battezzato da lui: Lascia fare, per ora. Perché è bene che noi facciamo la volontà di Dio fino in fondo. Quindi era nella volontà di Dio che Gesù fosse battezzato, ma quel per ora che cosa significa?

• Il battesimo di Gesù è reale? Gesù si è lasciato battezzare pur sapendo di non averne bisogno? È stata una necessaria ritualità sociale di carattere simbolico?

Chi legge il testo e non conosce tutta la storia del cristianesimo che cosa dovrebbe pensare di questo inizio? Forse qualcosa del genere: il personaggio che nasce ed entra nella storia deve essere qualcuno che è quasi Dio e quasi uomo: lo Spirito Santo, che è Dio, interviene direttamente nella generazione con una ragazza vergine, il marito/non marito è a contatto in sogno con angeli; Giovanni Battista gli dice che lui è il Messia atteso, Dio/Spirito Santo appare sotto forma di colomba. Una situazione completamente eccezionale.

L’uomo comune si trova subito di fronte ad un individuo al di là delle consuetudini e della normalità di vita, quindi come considerarlo? E come dovrebbe considerare tutto ciò chi legge se, fin dall’inizio, questo messia è frutto di un intervento diretto di Dio? Tutto ciò che quest’uomo compie non può che essere divino, perciò egli sarà perfetto e tutte le cose che compie saranno viste come perfette. La premessa condiziona tutta la lettura seguente, ogni gesto o parola o azione sarà eccezionale, divina, fuori del comune.

Mt 4, 1-11 Gesù discute col diavolo sulle citazioni bibliche, sull’esatta interpretazione applicata alla situazione, si presenta come un ottimo conoscitore della Bibbia. Il diavolo prova a convincere Gesù, ma naturalmente perde il confronto. Prima però si hanno due movimenti: il primo è costituito dallo Spirito di Dio che fece andare Gesù nel deserto e poi l’operazione del diavolo che porta Gesù a Gerusalemme sul punto più alto del tempio. Lo portò come? Gesù si lascia portare dal diavolo? Che cosa significa? Prima Gesù accetta il colloquio e poi alla fine allontana il diavolo.

A quel punto, considerando che aveva fame dopo quaranta giorni, vennero gli angeli a servirlo. In realtà questo episodio è molto strano: Gesù discute col diavolo come se fossero due esseri alla pari, dove alla fine uno perde e l’altro vince o si afferma. Questo

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