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God Save the Queen
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E-book152 pagine1 ora

God Save the Queen

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Info su questo ebook

Il ritrovamento di un telefono cellulare trasformerà le serene e rilassanti vacanze londinesi di Alessandra in una pericolosa avventura.

Il susseguirsi di colpi di scena e un ritmo incalzante della narrazione, terranno il lettore col fiato sospeso ben oltre l'ultima parola stampata.
LinguaItaliano
Data di uscita14 mag 2019
ISBN9788831619929
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    Anteprima del libro

    God Save the Queen - Massimiliano Valiforti

    religioso.

    La sveglia suona, allungo il braccio e le do il primo colpetto per gustarmi ancora i nove minuti prima del secondo trillo che sancisce il momento di uscire dal letto per cominciare un’altra giornata asettica.

    Le chiamo così queste giornate, tutte uguali, piatte, noiose e che soprattutto, non portano a nulla.

    Ormai sono tre mesi che la mia situazione sentimentale su Facebook è passata da fidanzata ufficialmente a single e da quel giorno sto vivendo o meglio mi sto lasciando vivere alla giornata.

    Mi alzo, vado a lavoro, torno a casa, ceno, guardo la TV e ritorno a letto.

    Ecco, questa è la giornata asettica tipo.

    Secondo squillo di sveglia… meglio alzarsi se no devo correre e appena sveglia non mi va di sopportare lo stress da ritardo.

    Entro in bagno e senza nemmeno guardarmi allo specchio, butto il pigiama sulla cesta della biancheria sporca ed entro in doccia.

    L’acqua è calda al punto giusto… che bella invenzione l’acqua calda.

    Starei sotto questa pioggia artificiale per una vita intera. Mi piace tantissimo sentire questo tepore liquido che mi scivola dalla testa ai piedi accarezzando tutto il corpo. Mi da una sensazione di pace e di coccole, che mi mancano da molto tempo.

    Già, le coccole non so nemmeno più cosa sono. Nell’ultimo anno di vita trascorsa con Omar non abbiamo fatto altro che litigare e farci ripicche. Le coccole erano solo un ricordo dei precedenti tre anni.

    Poi un giorno alzandosi dal letto la fatidica frase:

    «Oggi sto a casa, non vado a lavoro.»

    E io «Perché, non stai bene?»

    «No no, sto benissimo. Devo fare i bagagli, me ne vado».

    Queste sono state le ultime parole che ci siamo detti.

    Quel giorno mi sono alzata, mi sono fatta la doccia, mi sono preparata per il lavoro e senza far colazione me ne sono andata.

    Non ci siamo più ne visti ne sentiti. Nessuna spiegazione, niente di niente. Probabilmente perché non ce n’è bisogno, entrambi sappiamo il perché e lo sapevamo già da un anno.

    Non ci amavamo più, semplice, ma la casa è la mia, quindi chi se ne doveva andare era lui e io non avevo il coraggio di mandarlo via, forse un po’ per paura di restare sola e un po’ per la speranza di tornare ai bei vecchi tempi.

    Ecco, finita la doccia. Il tempo comincia a stringere e devo darmi una mossa, non posso far tardi il mio ultimo giorno di lavoro.

    Corro in cucina e accendo la macchinetta del caffè e mentre si scalda mi do un colpo di phon e una passata di trucco, giusto per essere una strafica oggi in ufficio. Non che ci sia qualcuno per cui farmi bella, anzi, ma almeno mi rendo guardabile, meglio essere pronte, metti di tamponare qualcuno con l’auto e di scoprire che è la mia anima gemella.

    Oggi è la giornata dell’Arpeggio¹, ho bisogno di una carica!

    All’ordine del giorno abbiamo la scadenza del mio contratto a tempo determinato di un anno e forse la mia assunzione a tempo indeterminato. Un Arpeggio è proprio necessario… anzi, me ne bevo due, ricaricando la macchinetta con un’altra cialda viola. Almeno di positivo c’è che sarà una giornata meno asettica delle altre.

    Certo che è assurdo il fatto di presentarsi in ufficio senza sapere se da domani sarò assunta o disoccupata. Viva l’Italia e viva il suo precariato!

    Perfetto, caffè finito, una bella sigaretta sul balcone e poi a lavoro!

    Caspita è già quasi Natale, il primo da single dopo tanti anni. Ammetto che un po’ di tristezza mi sale nel cuore al pensiero di non aver nessuno con cui passarlo e nessuno a cui fare regali.

    Cioè, precisiamo una cosa, non sono sola al mondo, intendo che non c’è nessun fidanzato, nessuna persona importante sotto l’aspetto amoroso. I genitori e gli amici li ho anch’io. Avrei bisogno di un bel viaggio, staccare un po’ la spina e dedicarmi totalmente a me stessa.

    Spengo la sigaretta nel posacenere sul tavolino del balcone ed entro in casa.

    Un’ultima occhiata allo specchio… ok, camicia bianca e longuette nera… perfetto, sono strafica abbastanza. Metto le scarpe, ovviamente tacco dodici che sfina il polpaccio e via a lavoro.

    Eccomi qui nel parcheggio della mia azienda… mia in senso figurato del termine. Se fosse mia veramente non abiterei nel bilocale ereditato da mia nonna, ma avrei una villazza vista lago. Sorrido chiudendo la macchina e dirigendomi verso l’ingresso.

    «Ciao Ale»

    «Ciao Paolo. Anche tu all’ultimo minuto!»

    «Già, come sempre» tenendomi aperta la porta da galantuomo

    «Grazie»

    «Figurati» sorridendomi «Ultimo giorno oggi?»

    «Esatto. Sono un po’ in apprensione per il mio futuro, fortunatamente non ho debiti e ho qualche soldino da parte che mi dà la possibilità di cercare qualcos’altro se non mi dovessero confermare»

    «Non ti hanno ancora fatto sapere niente?»

    Scuoto la testa mentre striscio il badge

    «Probabilmente lo danno per scontato, come farebbero senza una super commerciale estero come te!»

    «Grazie del complimento ma penso che andrebbero avanti comunque. Siamo tutti utili…»

    «…e nessuno indispensabile.»

    «Bravo, hai studiato ieri»

    «Grazie. Caffè alle nove e mezza?»

    «Come al solito. Oggi però paghi tu, non voglio ricaricare la chiavetta e lasciare preziosi euro inutilizzati»

    «Ok, a dopo» ridendo mentre scuote la testa «Sei sempre la solita»

    Paolo è il mio collega preferito, con lui ho legato subito dal primo giorno di lavoro. Lui è agli acquisti e non avendoci molto a che fare in ufficio, siamo riusciti a creare un bellissimo rapporto di amicizia al di fuori dell’ambiente lavorativo.

    Da quando mi sono lasciata con Omar mi è stato molto vicino, anche sua moglie Chiara è una ragazza d’oro. Diciamo che nelle mie serate più cupe un piatto di pasta in compagnia non me l’hanno mai negato. Sono proprio una bellissima coppia, li invidio giusto un po’.

    «Ciao Laura» entrando nel nostro ufficio.

    Lei mi saluta con la mano, è già al telefono… solita stacanovista, sarà qui dalle sette e non finirà di lavorare prima delle sette di stasera.

    Non che la mia vita sia piena di impegni, ma dedicarsi così tanto al lavoro forse è un po’ troppo e lei inoltre si lamenta che non ha un fidanzato e che ormai cominciano ad avvicinarsi gli anta e sarà sempre più difficile trovare marito.

    Comincia ad uscire un po’ la sera e prova a essere un po’ meno acida che qualcuno te lo trovi.

    Questa è la descrizione della mia collega Laura. Una donna di trentotto anni, secca come un chiodo, nervosa quanto basta con i capelli lisci, rossi pel di carota, lunghi fino alle spalle, sempre molto indisponente e di poche parole. Ieri era in preda ad una crisi mistica, era terrorizzata da una mia possibile non riconferma che le comporterebbe un aumento spropositato di lavoro. Se non dovessero confermarmi starà qui in ufficio anche di notte, almeno nell’orario di chiusura non litigherebbe con nessuno… conoscendola riuscirebbe anche a litigare con se stessa. Paolo mi chiede quotidianamente come faccio a sopportarla… semplice, sono troppo buona!

    Tolgo il cappotto e mi siedo alla mia postazione. C’è una lettera a mano a me indirizzata appoggiata sulla tastiera. La apro e comincio a leggere

    Gentilissima Sig.ra Alessandra Valentini, con la presente siamo a proporLe il seguente contratto relativo all’assunzione a tempo indeterminato presso la nostra società… bla bla bla… bla bla bla… a partire dal giorno 10 Gennaio 2011…

    Aveva ragione Paolo, non possono fare a meno di me. Quindi da domani sono disoccupata fino al dieci di gennaio… perfetto, ci stanno proprio tre settimane di vacanza!

    «Ciao Alessandra, allora confermata?» mi chiede la rossa

    Già il fatto che mi chiama con tutto il mio nome per esteso mi innervosisce, mi ricorda mia mamma quando dovevo essere punita «Tranquilla, il dieci gennaio rientro alla base a tempo indeterminato»

    «Meno male, ero un po’ in tensione» alzando la cornetta e digitando un numero di telefono.

    È proprio così, si preoccupa solo di se stessa. Non so poteva dirmi un Sono contenta per te o Congratulazioni ce l’hai fatta e invece è contenta perché non è più in tensione lei… che donna inutile.

    Comincio a lavorare che è meglio.

    Nove e mezza, coffee break! Scendo le scale e mi dirigo alla macchinetta.

    Paolo è già lì con la chiavetta inserita che si mescola il caffè

    «Eccomi!» digitando il numero dodici sulla tastiera del distributore «Confermata! Dal dieci gennaio sarò una tua collega a tutti gli effetti!»

    «Ottimo, son proprio contento. Stasera allora si va a festeggiare»

    «Ovviamente sì! Anche se a dirti il vero non sono proprio entusiasta a mille. Pensavo di essere molto più felice ed invece sono tranquilla… mah?! Comunque, andiamo a bere qualcosa dopo il lavoro o facciamo dopo cena?»

    «Dopo cena, così viene anche Chiara. Che ne dici?»

    «Aggiudicato! Ci troviamo al Circle Cafè per le nove e mezza, ce la fate?»

    «Non mancheremo»

    Buttiamo i bicchierini nel cestino

    «A più tardi in mensa allora. Ciao ciao»

    «Ciao Ale, salutami Laura» in senso ironico

    «Sarà fatto» e ridiamo entrambi di gusto.

    La giornata lavorativa è trascorsa serenamente. Nel pomeriggio ci siamo mangiati il panettone e bevuti un paio di bicchieri di spumante per farci gli auguri dato che da domani comincerà il turnover per le ferie natalizie.

    Ora sono a casa davanti al pc alla ricerca di una vacanza. Costa tutto un’esagerazione, sarà che siamo nel periodo di Natale, ma quello che trovo in internet sono dei furti legalizzati. Se si vuole andare al caldo bisogna fare il giro del mondo, se vuoi andare in montagna c’è tutto pieno e costa

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