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E la notte splenderà come il giorno. Temi teologici del Preconio pasquale

E la notte splenderà come il giorno. Temi teologici del Preconio pasquale

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E la notte splenderà come il giorno. Temi teologici del Preconio pasquale

Lunghezza:
54 pagine
35 minuti
Editore:
Pubblicato:
17 apr 2019
ISBN:
9788831616126
Formato:
Libro

Descrizione

Il canto del Preconio pasquale, che impreziosisce la madre di tutte le veglie, custodisce immagini simboliche ricche di valore teologico. L'Agnello, il mare, la colonna di fuoco, la felice colpa, la stella del mattino sono solo alcune di quelle che vengono trattate, favorendo la conoscenza di questo testo liturgico con cui la Chiesa annunzia al mondo la venuta di una notte chiara come il giorno.
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Pubblicato:
17 apr 2019
ISBN:
9788831616126
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Anteprima del libro

E la notte splenderà come il giorno. Temi teologici del Preconio pasquale - Salvatore Savaglia

633/1941.

Il testo

La conoscenza dei testi liturgici è sempre motivo di grande arricchimento teologico e spirituale. Tale ricchezza deriva dal fatto che essi scaturiscono dalla grande, inesauribile sorgente della Parola di Dio, guidano alla sua comprensione e ne costituiscono una sua esegesi autorevole e originale. I testi della liturgia sono parola di Dio pregata e celebrata dalla Chiesa e, nella loro proclamazione, la Chiesa incontra il volto di Dio che si è rivelato all’uomo.

La proclamazione del Preconio pasquale impreziosisce ogni anno la grande celebrazione vigiliare del sabato santo. Il suo testo, che compendia mirabilmente la storia della salvezza, è certamente uno dei più solenni e celebri della liturgia. Il Messale Romano lo denomina Annunzio e Preconio pasquale, dal latino praeconium (lode, annunzio, proclama); ma spesso lo si designa anche con il suo incipit, Exultet o — secondo la lezione del Messale — Exsultet. Negli antichi libri liturgici è chiamato Laus apium, lode delle api, per l’evidente legame con la materia di cui è costituita la preziosa lampada pasquale; ma anche Benedictio cerei o Laus cerei, perché questa composizione eucologica era costitutiva del rito di benedizione del cero pasquale.

Il testo del Preconio che noi conosciamo è, ad eccezione di alcune recenti omissioni, quello che nella tradizione liturgica si è imposto già in epoca medievale e, definitivamente, col Messale del 1570. Infatti,

le laus cerei, di cui parla lungamente la tradizione, erano numerose, frutto dell’estro anche simbolico di vari poeti esistenti nelle varie zone della cristianità, ed i liturgisti ne hanno raccolto parecchie. Uno, chiamato Textus receptus, è di gran lunga il più diffuso nei messali medievali e fu recepito nel messale di S. Pio V, con l’esclusione di un brano che tesse la lode delle api¹.

Dalla peculiarità del momento rituale, caratterizzato dalla confezione e benedizione del cero, la liturgia desume il tema della lode, acclamando al Signore a motivo della salvezza da lui realizzata nella storia. Il Preconio «appartiene a quella magnifica collana di formule che nel V sec. hanno mirabilmente arricchito il patrimonio della liturgia romana»². Si sa poco circa la sua paternità, anche se in passato l’attribuzione agostiniana andava per la maggiore. Esso è strettamente legato al luogo liturgico dell’ambone che, proprio per questa ragione, è il monumento della risurrezione per eccellenza. Dall’ambone, infatti, in età medievale venivano srotolate le pergamene che riportavano, nel senso di lettura, la notazione musicale per il diacono e presentavano all’assemblea liturgica, nel verso opposto a quello della notazione, le splendide illustrazioni che raffiguravano iconicamente ciò che veniva cantato.

Un testo così nobile e ricco di riferimenti biblici è stato messo in risalto da molteplici melodie, anche di nuova composizione. Fra tutte, per lo straordinario lirismo, eccelle quella gregoriana, semplice e solenne al contempo, la quale di tanto in tanto si effonde in melismi che rivelano lo stupore adorante davanti all’evento inaudito della risurrezione del Figlio di Dio. Pare che, di questa melodia, W.A. Mozart abbia affermato: «Rinuncerei a tutta la mia musica,

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