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La difesa di Socrate
La difesa di Socrate
La difesa di Socrate
E-book88 pagine1 ora

La difesa di Socrate

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Info su questo ebook

La formidabile arringa pronunciata da Socrate a difesa di se stesso, senza la quale né la filosofia né il mondo sarebbero quelli che oggi conosciamo.
Il libro racconta la giornata in cui si svolge il processo a Socrate, vista dagli occhi di quello che sarà il suo più grande allievo: Platone. Sconcerto, paure e incertezze si intrecciano alla difesa che Socrate pronuncia di fronte ai giudici dell’Aeropago.
Un giorno in cui si decidono le sorti di un uomo, ma anche quelle di una città e di quella che oggi conosciamo con il nome di filosofia. Alcune parti sono state romanzate e il testo è stato ammorbidito dalle formalità di una traduzione letterale, ma i contenuti filosofici dell’Apologia sono rimasti invariati. Nulla di concettuale è stato tolto o aggiunto al discorso di Socrate, rispetto alla versione originale scritta da Platone.
LinguaItaliano
Data di uscita1 apr 2019
ISBN9788833282473
La difesa di Socrate
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    Anteprima del libro

    La difesa di Socrate - Francesca Petroni

    Platone.

    1

    Atene, 399 a.C.

    «Condannato a morte.»

    Mille voci lo ripetono senza sosta. Intorno a me si affollano bocche umide di ignoranza e occhi iniettati di sangue, odio e invidia.

    No, non io.

    Non sono stato io.

    Lo urlo nella mente, cercando di liberarmi dalle mani che mi strattonano le vesti.

    Mi viene da vomitare e mi piego in avanti, mentre un’ondata acida mi soffoca.

    È quello il momento in cui mi sveglio, la faccia bagnata di sudore, la lingua incollata al palato e il cuore che mi sta sfondando il petto. Mi metto a sedere e copro la faccia con le mani; mi vergogno a mostrare la mia paura, ma ancora di più mi vergogno a mostrare il mio sollievo.

    Perché non sono io che devo difendermi, oggi. Non sono io a rischiare la vita per quello in cui credo.

    Come siamo arrivati a questo? Fin dove giungeremo?

    Non voglio pensarci, non adesso. Adesso devo andare.

    Mi asciugo gli occhi e mi alzo. Vesto il mio corpo, allenato da anni di ginnastica, con una raffinata tunica chiara e un paio di sandali di pelle.

    Non vedo niente, non ascolto nessuno, mentre esco di casa e mi lascio inghiottire dalle vie di Atene. La mia mente sembra insensibile a quello che accade intorno a me, negli occhi ho solo la rupe dell’Areopago.

    È lì che sono diretto, è lì che, oggi, si deciderà il destino di un uomo e di questa città.

    2

    «Guarda, guarda chi arriva.»

    Spalleggiandosi l’un l’altro, dei giovani scoppiano a ridere.

    Quello che ha parlato, Licofrone, è una vecchia conoscenza. Arrogante e abbastanza ricco da sprecare la vita in studi vari, per quanto mi riguarda è l’apoteosi del nulla.

    «Non ho tempo da perdere con te», replico, senza fermarmi.

    «Ma certo, da solo non ti azzardi a parlare, eh? Mi chiedo che cosa farai quando quel fallito del tuo maestro…» Si passa l’indice di taglio sulla gola e questo è più che sufficiente a farmi perdere il controllo.

    Tutte le mie paure, i miei sensi di colpa e d’impotenza mi assalgono.

    Faccio un passo verso di lui e lo afferro per la tunica, sollevandolo da terra.

    I suoi compari li conosco di vista: un paio di aspiranti poeti, uno scultore a tempo perso e un facoltoso aristocratico nullafacente.

    «Usi le mani perché non sei in grado di fare altro, Spallelarghe», mugugna quello che tengo in pugno, paonazzo in faccia.

    Faccio appello a quel poco di autocontrollo che mi resta e lo lascio andare. Ho dedicato a questo idiota fin troppo tempo.

    «Credi che essere un aristocratico ti renda migliore degli altri?» rantola Licofrone, fra un colpo di tosse e l’altro. «Non sei nessuno, Aristocle. Dopo che il tuo caro Socrate avrà fatto la fine che merita, nessuno si ricorderà il tuo nome.»

    «È questo il tuo problema e di tutti quelli della tua cerchia. Credete che la fama e gli onori siano il vostro scopo e vi vendete come puttane al mercato», ribatto disgustato.

    Stavolta è Licofrone a perdere la pazienza.

    «Ma come ti permetti? Io ti…»

    «Allora? Che succede qui?»

    Critone si mette in mezzo, probabilmente salvando la vita al mezz’uomo che ho davanti.

    «Dillo a Spallelarghe, lui sa già come andrà a finire oggi!» urla Licofrone puntandomi un dito contro.

    Faccio per avanzare, ma Critone mi preme le mani sul petto, spingendomi all’indietro.

    «Cosa penserebbe Socrate di te, adesso?»

    Bastano quelle parole a gelarmi. Solo uno stupido si comporterebbe come me.

    «Hai ragione, mi dispiace.»

    Gli occhi scuri di Critone, ancora più evidenti da quando barba e capelli si sono riempiti di fili bianchi, si fanno meno severi.

    «Andiamo, a ventisette anni non sei più fatto per queste cose», dice con il mal riuscito intento di alleggerire l’atmosfera.

    Aggrotto la fronte e annuisco.

    «Scaldateci i posti, chi se la perde una festa del genere!» sghignazza uno dei giovani.

    Non so chi sia, visto che non mi volto a guardarlo. Non ascolto nemmeno Critone che, per tutto il tragitto, continua a parlarmi. Mi fermo solo in prossimità del grande teatro, in cui inizia già ad affluire gente di ogni ceto sociale.

    «Che ti succede?» mi domanda Critone, le cui rughe, segni dell’età avanzata, sembrano essersi approfondite per la preoccupazione.

    Ho la mente vuota, non riesco a fare un passo di più, né a dire niente. Mi passo una mano sulla fronte, che scopro essere umida di sudore.

    «Io non vengo», affermo, quando riesco a mettere insieme qualche parola.

    «Non dire idiozie.» L’uomo mi afferra per un braccio, dandomi quel poco di sicurezza che mi basta per impedirmi di voltargli le spalle e andarmene.

    «Non ce la faccio, Critone.»

    «Che stai dicendo? Sei impazzito?»

    Questa è la voce di Apollodoro. Per l’occasione ha accorciato la barba scura e indossato una tunica nuova.

    «Non sono io quello pazzo», replico, senza riuscire a controllare le mie parole, «ma tutta questa gente, i giudici, gli accusatori. Atene è una città di pazzi, condannata dalla sua stessa gente.»

    «Shh, ti stanno guardando tutti», sussurra Critone. «Non aiuterai Socrate, così. Tutto quello che possiamo fare

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