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Critica massonica N. 1

Critica massonica N. 1

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Critica massonica N. 1

Lunghezza:
446 pagine
5 ore
Editore:
Pubblicato:
7 mar 2019
ISBN:
9788831600200
Formato:
Libro

Descrizione

Rivista internazionale di storia e cultura massonica - International Journal of Masonic History and Culture - Revue Internationale de l'histoire et de la culture maçonnique - Revista international de la historia y la cultura masónica - Revista international da história e da cultura maçônicas -Internationale Zeitschrift für freimaurerische Geschichte und Kultur SOMMARIO: - PIERRE-YVES BEAUREPAIRE : Quand l’Ordre maçonnique fait sa cour à la Couronne.

- Les Constitutions dites d’Anderson entre invention de la tradition et réécriture de l’histoire

- YVES HIVERT-MESSECA: Succès de l’Art Royal et Limites de la Fraternité Universelle

- YASHA BERESINER: Royal Arch Freemasonry in England

_ PERE SÁNCHEZ- FERRÉ: Las Constituciones de Anderson en España

- ANNE ECKERLE, HANS KOLLER: Die Loge zur Einigkeit und der Eklektische Bund zwischen 1900 und 1935 Umgang mit der NS-Zeit

- FRANCESCO ANGIONI: La Massoneria, una Tradizione inventata

- ANDREW PRESCOTT - SUSAN MITCHELL SOMMERS: En busca del Apple Tree: una revisión de los primeros años

de la masonería inglesa

- FELIPE CÔRTE REAL DE CAMARGO: “Protect the integrity”: the regularity discourse in the international masonic relations between Brazil and England (1880-2000)

===

RECENSIONI

(Recensione a cura di Francesco Angioni)CURIOSITÀ MASSONICHE

YASHA BERESINER: Masonic playing cards

ROGER DACHEZ: Franc-Jardinier à Londres !

Con annotazioni di Francesco Angioni

APPENDICE

YVES HIVERT-MESSECA: Quelques modestes jalons sur l’ « invention » de la franc-maçonnerie spéculative en Angleterre

LAST MINUTE

La « Régularité Maçonnique » selon Alain Bernheim

(interview of Géplu)

NEWS -

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Editore:
Pubblicato:
7 mar 2019
ISBN:
9788831600200
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Critica massonica N. 1 - Francesco Angioni

EDITORIALE

Critica Massonica si inserisce nella moderna rete del cosmopolitismo massonico, così come nel XVIII secolo uno stesso reticolo comunicazionale intercontinentale collegava i Massoni di tanti paesi e di tante esperienze diverse. Questa rete era un inconsapevole progetto d’incontestabile universalismo che non era nelle menti dei fondatori. I fondatori della Massoneria speculativa non immaginavano di costituire un intreccio relazionale e comunicativo di tale portata.

Il pensiero collettivo massonico, senza necessariamente voler trovare una sintesi accomunante, è un presupposto possibilista. Dai primi decenni del XVIII secolo questo pensiero si costituì come ricerca del riconoscimento collettivo di ideali e speranze in un utopico immaginabile di un futuro di felicità per l’umanità, però sempre intriso di possibilità. Questa era l’aspettativa dei singoli Massoni anche se le strutture istituzionali massoniche tendevano alla separazione, al distinguersi e al primeggiare sulle altre, al punto che la storia della Massoneria può essere intesa come una storia di conflitti, con buona pace di Marx. È necessario allora distinguere tra le aspettative dei Massoni, quelle della Massoneria istituzionalizzata e quelle della Massoneria come movimento di pensiero.

Nel meccanismo inter-culturale e inter-nazionale del cosmopolitismo i soggetti agenti più che le istituzioni massoniche erano i singoli Massoni che con la corrispondenza, i libri e viaggi (Grand Tours culturali o commerciali) esploravano l’Europa massonica, elaborando più o meno consapevolmente un pensiero teso all’unitarietà e alla ricerca di una Tradizione. Si può allora dire che questi singoli Massoni si caratterizzavano non come individui ma come soggetti storici, soggetti superanti le individualità e creanti, non tanto inconsapevolmente, una nuova realtà storica che continuasse un antico passato. La Massoneria seicentesca e settecentesca occupò uno spazio comunicazionale più vasto di quello che gli scienziati già da tempo stavano colonizzando con libri riviste opuscoli corrispondenza privata e pubblica, con colloqui personali e incontri in sedi istituzionali e private in accademie, salotti e luoghi di ritrovo. Scienziati e Massoni già dal XVIII secolo diedero concretezza al principio di Mcluhan che il «il medium è il messaggio». La mente massonica razionale o irrazionale che fosse si estendeva nello spazio come un corpo in espansione e l’unico limite era dato dal tempo, il tempo dell’edizione del libro in un altro paese, il tempo della lettera di giungere al destinatario, ma un tempo la cui percezione allora era ristretta: una lettera che dall’Italia all’Inghilterra arrivava in venti giorni, suscitava stupore. Era però una comunicazione frammentata e asistemica. La stampa tipografica per prima ha consentito la distribuzione più capillare a un vasto pubblico potenziando le capacità d’espressione umana; il medium, libro stampato in molte copie e con tempi rapidissimi rispetto alla copiatura amanuense, divenne messaggio in sé perché in sé trasmetteva il sapere che si fissava senza il pericolo inferenziale della trasmissione orale. La comunità massonica internazionale fece del medium il suo messaggio; i mezzi utilizzati per comunicare non solo la vivificava ma anche la rendeva reale e coesa. Si potrebbe dire che se un tempo si pensava che la polvere delle pergamene delle biblioteche tenesse in piedi la civiltà, ora nel XVIII secolo, il secolo lungo della Massoneria, lo erano la corrispondenza e la polvere sulle diligenze.

Saltiamo trecento anni e vediamo che oggi con vorace velocità gli strumenti di comunicazione sono sconcertanti anche rispetto a cinquanta anni fa. Si scrive a un amico da Milano a Pechino e in due o tre secondi lui riceve il messaggio. Ma ogni passo avanti ha le sue problematiche. Qualcuno con geniale pensiero ha intuito le potenzialità del bisogno di comunicare in una realtà che tende all’isolamento geografico e psicologico e sono sorti i social network, uno strumento di comunicazione di estensione planetaria. Ma così come in una piazza può parlare Socrate, nella stessa piazza anche ci spettegolano le vecchiette. Con la sua verve dissacrante Umberto Eco disse nel giugno del 2015: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità».

Non si deve pensare che il web sia solo luogo di ritrovo indiscriminato per gli imbecilli. Chi sa come cercare trova siti d’altissima specializzazione, siti spesso riservati a chi possiede titoli accademici, un po’ come le esoteriche (riservate) accademie antiche oppure può trovare siti e blog di elevata cultura dove si raccolgono studi e scritti di rilevante importanza su particolari tematiche.

Nell’ambito della pubblicistica massonica on line molte sono le riviste e i blog massonici di prestigio. È uno spazio ampio nel quale Critica Massonica si vuole inserire con un moderno respiro cosmopolitico pubblicando articoli in varie lingue: italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese.

PRESENTAZIONE DEL N. 1 - 2018 DI CRITICA MASSONICA

Pierre-Yves Beaurepaire ha scritto per Critica Massonica un sostanzioso articolo sullo sviluppo della Tradizione in Massoneria. Con questo inedito l’Autore illustra ai lettori che ogni discorso sulla Tradizione della Massoneria non può prescindere dalla ricerca sulle sue origini. Le varie correnti culturali, letterarie, antiquarie, scientifiche, religiose e ideologiche agitavano il mondo culturale europeo facendo sì che dal XVII secolo in poi i due concetti di Tradizione e di Origine s’intrecciarono con risultati eterogenei riguardo al movimento di pensiero massonico che si stava sviluppando con un’accelerazione esponenziale dall’Inghilterra a tutta l’Europa. Il pensiero massonico e le tesi sull’origine della Massoneria dunque erano disparate rendendo difficile ancora oggi districarsi tra esse. Tuttavia tutte queste tesi le si potrebbero ricondurre a un’unica logica che caratterizzava un modo di pensare lo sviluppo storico tipico del Settecento e che si basava su tre presupposti: la logica dello sviluppo lineare degli eventi storici esposta con una rigida cronologia dei fatti per cui ognuno è causa di quello successivo; l’impostazione cristiano-riformatrice che legge la storia prendendo la Bibbia come il Libro della Storia umana; la modalità di pensiero greco-latina per cui un’idea era giusta e vera perché detta da antichi ed eminenti autori. Scopo dei primi Massoni era dunque quello di « établir une histoire positive de l’ordre » e di operare storicisticamente « entre deux traditions, celle des annales et celle des chroniques ». Questi presupposti si traducevano, e per certi versi ancora vengono usati da certi pseudo-storici massoni, nella creazione di un sistema di pseudo-mitologemi per cui quelle che sono immagini di fantasia assumono la veste di figure mitiche, nell’accezione di Kàroly Kerényi. In definitiva la nascita della Massoneria si mostra come impetuoso tentativo di creare un « capital symbolique prestigieux, à s'inscrire dans une tradition d'excellence », una tradizione inventata. Questo farraginoso insieme ideologico è ulteriormente complicato dall’esigenza dei fondatori della Premier Grand Lodge di barcamenarsi tra le problematiche politiche e le conflittualità dinastiche inglesi a cavallo del XVII e XVIII secolo, nell’ansiosa ricerca di un riconoscimento statale di questa nuova associazione.

Segue un articolo che a prima vista sembrerebbe l’ennesimo excursus di storia massonica. Ma non è così. L’articolo di Yves Hivert-Messeca demitizza (dissacra?) molti luoghi comuni che girano all’interno del mondo massonico. I temi retoricamente sbandierati della tolleranza, dell’uguaglianza, della fratellanza, della libertà, della morale universale davanti all’occhio critico e irriverente dello storico non reggono la prova. La Massoneria in quanto avveniristica utopia possibile è costituita però da uomini con le loro virtù e vizi. Hivert-Messeca mostra questi vizi in sintesi rapida e tagliente. Le virtù sono ideali che con la realtà si scontrano e, come nella commedia di Pirandello Il piacere dell’onestà, la virtù deve scende sempre a patti con il quotidiano. Anche Lessing aveva denunciato 200 anni fa il rapporto incestuoso tra mondo civile e mondo massonico. I vizi massonici sono quindi per Hivert-Messeca i preconcetti, i pregiudizi, le esclusioni che separano il massone da chi è Altro, un altro rifiutato dagli stereotipi culturali e sociali e religiosi (la lista non è breve), vanificando i concetti prìncipi dell’universalità e anche l’idea che esista nel mondo massonico un pensiero tradizionale immutabile così come espresso nelle Constitutions di James Anderson. Ad integrazione abbiamo aggiunto un suo articolo che è una sorta di precisazione linguistica di molte parole e concetti massonici fissando anche alcuni punti essenziali della storia della Massoneria, con delucidazioni di riferimenti agli antichi doveri delle corporazioni medievali e in apposito paragrafo l’inconsistenza storica della vecchia tesi della continuità tra corporazioni medievali e le logge massoniche. Molte delle sue sintetiche precisazioni storiche sfatano tante leggende della fanta-storia della Massoneria come viene imbandita in tante logge, in particolare sul senso storico della Constitutions of Free Masons.

Un documento questo delle Constitutions che ebbe travagliate vicissitudini nella realtà istituzionale massonica che Sánchez Ferré espone per la realtà massonica di lingua spagnola, dimostrando quanto le regole (Old Charges) massoniche dettate dai fondatori della Massoneria siano state liberamente interpretate nei paesi ispanici per motivi esogeni ed endogeni creando nuove modalità di tradizione, avvalorando la tesi che invece che di Tradizione massonica si dovrebbe parlare delle tante Tradizioni nella Massoneria.

La ricerca talora spasmodica delle origini e di una tradizione massonica non solo porta a discutibili ricerche, come quella di Lessing sui cavalieri arturiani o quella di De Ramsay sui cavalieri crociati ospedalieri, non dimenticando le ambizioni antiquarie di un’origine druidica come voleva John Montagu o quelle bibliche di James Anderson. Queste ultime nel clima culturale e religioso protestante condussero a creare la leggenda di Hiram architetto del Tempio salomonico e i rituali fondati sulla cultura biblica come L’Arco Reale. Su questo rituale-rito molto si dice ma non altrettanto si approfondisce. Yasha Beresinerricostruisce la storia dell’Arco Reale illustrando le problematiche che tale rituale con i suoi gradi creò innanzitutto dentro la Massoneria inglese, problematiche che rallentarono la diplomazia degli Antients e dei Moderns ambedue proiettati a una unificazione pacifica. Beresiner, proponendoci il suo scritto, ci scrisse sottoponendoci una domanda: «Royal Arch in England from a Craft Perspective'?? Would you consider the Royal Arch as a 'Masonic Tradition'?» Forse abbiamo capito male, ma la domanda ci è sembrata di tipico english humor o di velata ironia.

Invece non c’è humor o ironia nell’importante articolo di Anne Eckerle e Hans Koller, due alti esponenti della Massoneria tedesca. Uno studio preciso, storicamente ineccepibile e che, con l’onestà intellettuale dei veri Massoni, rompe molte mistificazioni sulla storia della Massoneria e sui suoi rapporti con il mondo della politica. Nella Massoneria la Tradizione non si fonda sulle fantasie ma sulla realtà anche se cruda e sanguinaria; ne sono testimoni le migliaia di Massoni tedeschi scomparsi nei lager nazisti. Sono questioni e situazioni che a molti non piace portare alla memoria. Uno studio che a leggerlo dà un senso di smarrimento e di angoscia. Ma lasciamo in testa all’articolo al nostro redattore Fr. Christopher Sicurella la sintesi in inglese dello scritto.

Francesco Angioni riprendendo la tesi di Hobsbawm (ma ammessa anche da altri Autori) punta l’accento sulla cosiddetta Tradizione massonica inventata dalla protomassoneria del Seicento e codificata nelle Constitutions of Freemasons del 1723 e del 1738 ripercorrendo criticamente gli archetipi massonici (?) della fratellanza, della libertà, dell’uguaglianza e anche della morale, così come nelle prime Constitutions inglesi furono dichiarati e che oggi hanno assunto talora significati devianti dalla Tradizione.

In una traduzione spagnola presentiamo l’articolo di Andrew Prescott e Susan Mitchell Sommers, che ha suscitato grande sconcerto nel mondo massonico da quando fu presentato al Trecentenary Conference on the History of Freemasonry al Queen's College, Cambridge, 9-11 september 2016 e pubblicato in Reflections on 300 Years of Freemasonry dalla QCL, Ed. J. S. Wade nel 2017. I due Autori con tale documentatissimo articolo contestano la data di nascita della Premier Grand Lodge nel 1717 spostandola a quattro anni dopo. Questa non è la prima rivoluzione nella storiografia tradizionale massonica, altri esempi sono noti come la nascita della Massoneria in Scozia invece che in Inghilterra, la formazione delle Prince Hall, la continuità storica tra corporazioni medievali e le logge massoniche, l’origine templare della Massoneria o per l’Italia l’attivismo rivoluzionario massonico nel Risorgimento e altri ancora. Ciò che è interessante è che queste analisi storiche basate su documentazioni accurate sono prodotte da storici accademici laici, non massoni. In particolare la Francia offre studi di rivisitazione di alcuni presupposti finora intoccabili della storia massonica, al contrario del mondo britannico che non sembra offrire analisi rigorose affrontando delle questioni critiche con spirito d’avventura. Non pochi pensano che gli storici Massoni che operano nelle Gran Logge, eccetto rari casi come ad esempio Roger Dachez, siano vincolati da una sorta di autocensura nell’affrontare alcune tematiche che violano delle credenze non discutibili che si perpetuano da trecento anni e che rischierebbero di sconvolgere gli assetti culturali tradizionali delle Gran Logge internazionali, specialmente quelle legate alla cultura massonica britannica.

Felipe Côrte Real De Camargo,giovane e promettente ricercatore brasiliano, affronta il tema della regolarità massonica mediante le relazioni internazionali tra i corpi massonici. Analizzando i rapporti intercorsi tra Gran Loggia d’Inghilterra e Gran Oriente del Brasile illustra quanto i diversi criteri del concetto di regolarità si vadano costruendo, applicando e modificando nel corso della storia e dei contesti nazionali. In pratica sembra che la Tradizione passando da bocca a orecchio almeno in Massoneria le parole, le frasi e i concetti cambino significato come sempre avviene e come è ben dimostrato dalle ricerche, studi e sperimentazioni scientifiche odierne sulla trasmissione comunicazionale umana.

All’ultimo minuto abbiamo aggiunto due importanti articoli: il primo l’intervista a Alain Bernheim sulla regolarità massonica con lucide e coraggiose idee sull’argomento, e il complesso articolo tradotto in spagnolo di Andrew Prescott and Susan Mitchell Sommers sui primi anni della massoneria inglese che contesta molti tradizionali presupposti.

Editor

Francesco Angioni

EDITORIAL (engl. vers. of Christopher Sicurella)

Critica Massonica is part of today’s network of Masonic cosmopolitanism, just like an intercontinental communicational network connected Masons of many countries and many backgrounds in the 18th century. The latter was an unconscious project of incontrovertible universalism that was not in the minds of the founders. These founders could think of everything in terms of universal morality, but not to constitute a relational relationship of this magnitude.

Masonic collective thinking, without necessarily wanting to find a common synthesis, is a possibilistic prerequisite. From the first decades of the eighteenth century, this thought was a search for the collective recognition of ideals and hopes in a future of happiness for humanity, in an imaginable utopia but always intruded with possibilities. This was the expectation of the individual Masons, even if the Masonic institutional structures tended to separate, distinguish and overlook the other, so that the history of Freemasonry can be understood as a conflict of history with Marx's good peace. It is then necessary to distinguish between the expectations of the Masons, those of institutionalized Freemasonry and those of Freemasonry as a movement of thought. In the intercultural and international mechanism of cosmopolitanism, the subjects acting more than the Masonic institutions were the individual Masons who, through correspondence, books and travels (cultural or commercial Grand Tours), explored Masonic Europe by elaborating more or less consciously a thought towards unity and to seeking a tradition. It can then be said that these individual Masons were characterized not as individuals, but as historical subjects, subjecting the individuality and creating, not so unknowingly, a new historical reality that continued an ancient past. 16th and Freemasonry occupied a wider space of communication than scientists had been colonizing by private and public correspondence journals with private magazines and meetings at institutional and private venues in academies, lounges and meeting venues.

Scientists and Masons from the 18th century gave concurrence at McLuhan's principle that the medium is the message. The rational or irrational Masonic mind that was extending into space as an expanding body and the only limit was given by time: the time it took to get a book published in another country, the time it took for a letter to reach the recipient but a time that’s perception was then narrowed: A letter that came from Italy to England in twenty days, aroused amazement. But it was fragmented and asistemic communication. The printing press first allowed broader distribution to a broader audience by enhancing human expression skills. The medium, a book printed in many copies in a short time, compared to manual copying, became a message in itself because it conveyed the knowledge in a reliable way without the pernicious dangers of oral transmission. The international Masonic community made its message the medium; the means used to communicate not only enlivened it but also made it real and cohesive. It could be said that if one thought that the dusty library parchment upheld civilization, now in the 18th century, the long century of Freemasonry, it was the correspondence and the dust on the diligences that carried it.

Three hundred years later we see that today with voracious speed the communication tools are disconcerting compared to even only fifty years ago. One writes to a friend from Milan to Beijing and two or three seconds later he receives the message. But every step forward creates its own problems. Someone with ingenious thought has perceived the potentialities of the need to communicate in a reality that tends to geographic and psychological isolation and social networks, a global communication tool, have emerged. But as on a public forum you can talk to Socrates, in the same forum we are scared of old men.

With his humiliating verve, Umberto Eco said in June of 2015: Social media gives the right to speak to legions of imbeciles who first spoke only at the bar after a glass of wine without harming the community. They were immediately silenced, while they now have the same right to speak of a Nobel Prize. It's the invasion of the imbeciles. TV had promoted the host of the village with respect to which the viewer felt superior. The Internet drama is that it has promoted the imbecile of village to look like the bearer of truth.

One should however not think of the web to be an indiscriminate meeting place for imbeciles only. Those who know how to search find highly specialized sites, sites often reserved for those who have academic titles, a bit like the esoteric (reserved) ancient academies or can find sites of high culture where they gather relevant studies and writings importance on particular themes. Within the vast online masonic publications, many prestigious Masonic magazines and blogs are found. It is a vast space in which Critica Massonica is to be inserted with a modern cosmopolitan breath by publishing articles in various languages: Italian, English, French, German, Spanish and Portuguese

PROSPECTUS OF N. 1 - 2018 OF CRITICA MASSONICA

Pierre-Yves Beaurepaire wrote a substantial article for Critica Massonica about the development of the ‘Tradition’ in Freemasonry. With this unprecedented publication, the author illustrates that any discussion about the Tradition of Freemasonry can’t ignore the research on its very origins.Various cultural, literary, antiquarian, scientific, religious and ideological currents stirred the European cultural world, making sure that from the seventeenth century onwards the two concepts of Tradition and Origin intertwined with heterogeneous results concerning to the movement of Masonic thought that was spreading with an exponential acceleration from England to the whole of Europe. Masonic thought and the theses of the origin of Freemasonry were therefore disparate making it difficult today to untangle them. However, all these theses could be traced back to a single logic that characterized a typical historical development of the eighteenth century and which was based on three assumptions: the logic of the linear development of historical events exhibited with a rigid chronology of facts for which each one is the cause of the subsequent one; the reformist Christian approach that reads history by taking the Bible as the Book of Human History; the Greek-Latin way of thinking for which an idea was right and true because it was claimed by ancient and eminent authors. The aim of the early Masons was therefore that of « établir une histoire positive de l’ordre » and to operate historically « entre deux traditions, cell des annales et cella des chroniques.» These assumptions were translated, and in some ways still used by certain pseudo-historical Masons, in the creation of a system of pseudo-mythologems for which those imageries take on the role of mythical figures, in the understanding of Kàroly Kerényi. Ultimately the birth of Freemasonry shows itself as an impetuous attempt to create a « capital symbolique prestigieux, à s'inscrire dans une tradition d'excellence », an invented tradition. This cumbersome ideological whole is further complicated by the need of the founders of the Premier Grand Lodge to seesaw between the political problems and the British dynastic conflicts at the turn of the seventeenth and eighteenth centuries, in anxious research of a state-wide recognition of this new association.

Yves Hivert-Messeca's article at first glance would seem the umpteenth excursus into Masonic history - but it is not. Yves Hivert-Messeca's article demystifies (desacralizes?) many clichés that revolve within the Masonic world. The martially striking themes of tolerance, equality, brotherhood, freedom, universal morality do not withstand the critical eye of the historian. Freemasonry as a futuristic utopia is made of men with their virtues and vices. Hivert-Messeca shows these vices in his sharp synthesis. Virtues are the ideal colliding with reality and, as in the Pirandello comedy The Pleasure of Honesty, virtue must always come to terms with the everyday life. Even Lessing had denounced 200 years ago the incestuous relationship between the civil world and the Masonic world. The Masonic vices are therefore for Hivert-Messeca the preconceptions, the prejudices, the exclusions that separate the mason from the other, the other being rejected by cultural, social and religious stereotypes (the list is not short), vanquishing the conceptions of primacy of universality and also the idea that there is an unchanging traditional thought in the Masonic world as expressed in James Anderson's Constitutions.

For integration we have added an article that is a sort of linguistic clarification of many words and Masonic concepts by also affirming some essential points in the history of Freemasonry, with delineations of references to the ancient duties of medieval corporations and in a special paragraph the historical inconsistency of the old thesis of continuity between medieval corporations and Masonic lodges. Many of its synthetic historical details spare many legends of the fantastic history of Freemasonry as it is embedded in many lodges, especially regarding the historical meaning of the Constitutions of Freemasonry. This is a document of the Constitutions that had troubled the vicissitudes in the Masonic institutional reality that Sánchez Ferré exposes to the Masonic language of Spanish language, demonstrating how the Masonic Old Charges dictated by the founders of Freemasonry have been freely interpreted in Hispanic countries for reasons exogenous and endogenous, creating new modes of tradition, emphasizing the thesis that instead of Masonic tradition one should speak of the many traditions in Freemasonry. The sometimes spasmodic search of origins and a Masonic tradition not only leads to questionable research, such as Lessing's on Arthurian Knights or De Ramsay's Order of Knights of the Hospital of Saint John of Jerusalem, not forgetting the antiquarian ambitions of a druidic origin as John Montagu wanted those of James Anderson's bible. The latter in the Protestant cultural and religious climate led to the creation of the legend of Hiram being the architect of the Temple of Salomon and rituals based on biblical culture such as the Royal Arch. A lot has been said about their ritual but seldomly in a sound manner. Yasha Beresiner reconstructs the story of the Royal Arch illustrating the issues that this ritual with its grades first created in English Masonry, problems that slowed the diplomacy of Antients and Moderns both projected into a peaceful unification. Beresiner, proposing his writing, wrote to us asking us a question: Royal Arch in England from a Craft Perspective Would you consider the Royal Arch as a 'Masonic Tradition'? Maybe we misfigured it, but the question seemes like typical English humor or veiled irony.

Instead, there is no humor or irony in the important article by (Sr.) Anne Eckerle and Hans Koller, two senior members of German Freemasonry. A precise, historically unobtrusive study that, with the intellectual honesty of true Masons, breaks many mystifications about the history of Freemasonry and its relations with the world of politics. In Freemasonry, tradition is not based on fantasies but on reality, even though raw and bloody; witnessed also by German Masons. These are issues and situations that many people do not like to bring to memory. A study that gives a sense of anguish. Our editor Fr. Christopher Sicurella wrote an English summary of the script.

Francesco Angioni, resuming Hobsbawm's thesis (but also accredited by other authors) points to the so-called Masonic tradition invented by the 17th century Proto-Masorny and codified in the Constitutions of Freemasons of 1723 and 1738, critically rethinking the Masonic (?) archetypes of brotherhood, freedom, equality and morality as well as in the first English Constitutions were declared and that today they have sometimes taken deviant meanings from tradition.

In a Spanish translation we present the article by Andrew Prescottand Susan Mitchell Sommers, which caused great discomfort in the masonic world since it was presented at the Tercentenary Conference about the History of Freemasonry at Queen's College, Cambridge, 9-11 September 2016 and published in ‘Reflections on 300 Years of Freemasonry’ by QCL, Ed. JS Wade in 2017. The two authors of this well documented article contest the date of birth of the Premier Grand Lodge in 1717, moving it to four years later. This is not the first revolution in traditional Masonic historiography, other examples are known as the birth of Freemasonry in Scotland instead of England, the formation of the Prince Hall, the historical continuity between medieval guilds and the masonic lodges, the Templar origin of Freemasonry or, for Italy, the revolutionary Masonic activism in the Risorgimento and others. What is interesting is that these historical analyzes based on accurate documentation are produced by profane academic historians, not Masons. In particular, France offers studies of review of some previously untouchable presuppositions of Masonic history, unlike the British world that does not seem to offer rigorous analysis by addressing critical issues with a spirit of adventure. Not a few think that the historians among the Masons operating in the Grand Lodges, except for rare cases such as Roger Dachez and some thers, are bound by a kind of self-censorship in addressing some issues that violate the non-questionable beliefs that have been perpetuating for three hundred years and that would risk to upset the traditional cultural structures of the international Grand Lodges, especially those related to the British culture.

The young and promising Brazilian researcher Felipe Côrte Real De Camargo addresses the topic of Masonic regularity through international relations between Masonic bodies. Analyzing the relationship between the United Grand Lodge of England and the Grand Orient of Brazil illustrates how different criteria of the concept of regularity are being built, applied and modified in the course of history and national contexts. In practice it seems that as tradition is passing from mouth to ear at least in Freemasonry the words, phrases and concepts change which is well demonstrated by today's scientific research and experimentation on human communicational transmission.

In the last minute we added a 2014 interview of the famous historian Alain Bernheim about the concept of Masonic regularity. An interview in which Bernheim, who does not belong to any lodge or Grand Lodge, expresses lucid and courageous ideas on the subject.

Editor

Francesco Angioni

_______

La Redazione ha scelto di pubblicare in lingua originale i lavori degli Autori ritenendo che ogni traduzione avrebbe rischiato di snaturare il loro pensiero.

Ringraziamo gli Autori per la loro diponibilità a collaborare a questa rivista di studi massonici.

The editors have chosen to publish each author's work in their original language, believing that any translation would risk to distort their thoughts.

We thank the authors for their dedication to collaborate in this magazine of Masonic studies.

Eventuali commenti agli articoli pubblicati possono essere inviati nelle lingue redazionali alla email della redazione che si riserva di pubblicarli in una eventuale apposita rubrica.

Comments on published articles can be sent to the editorial email reserved for the particular language. We reserve the right to publish them in an appropriate category.

ARTICOLI

Pierre-Yves Beaurepaire

¹

Quand l’Ordre maçonnique fait sa cour à la Couronne. - Les Constitutions dites d’Anderson entre invention de la tradition et réécriture de l’histoire

Dès la fondation de la première Grande Loge de Londres, le 24 juin 1717, les francs-maçons s'interrogent sur la genèse de l'Ordre maçonnique et de l'Art Royal. L'enjeu politique est évident. Prouver que l'Art Royal s'est perpétué depuis les temps immémoriaux, et que les Accepted and Free-Masons, ou francs-maçons spéculatifs, sont les héritiers directs des Freemasons -littéralement Freestone masons (maçons de pierre libre, déjà taillée)-, sans solution de continuité entre Maçonnerie spéculative et Maçonnerie opérative, c'est légitimer l'autorité de la Grande Loge de Londres sur les francs-maçons.

La mission que le Grand Maître duc de Montagu confie au pasteur James Anderson est donc essentielle. Dans la deuxième édition (1738) des Constitutions , Anderson rappelle que « les francs-maçons [...] n'avaient point de Livre de Constitutions qui fut imprimé jusqu'à ce que sa Grâce le présent duc de Montagu alors Grand Maître, m'ordonnât de lire les vieux manuscrits et de compiler ces Constitutions ainsi qu'une chronologie exacte ». Il s'agit de se plonger dans les Old Charges , ou « Anciens Devoirs » des maçons opératifs, afin d'en tirer la matière d'une histoire officielle de la Maçonnerie immémoriale: « Faire de ces nouvelles constitutions, adoptées en 1723, un récit exact et juste

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