Trova il tuo prossimo libro preferito

Abbonati oggi e leggi gratis per 30 giorni
La danza dei randagi

La danza dei randagi

Leggi anteprima

La danza dei randagi

Lunghezza:
77 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
Mar 5, 2019
ISBN:
9788831607957
Formato:
Libro

Descrizione

La vita è una madre randagia che mentre balla la sua eterna danza con il consorte "Tempo che passa" ci cresce, più o meno attentamente, da randagi. La voce narrante del romanzo prende spunto da questo assunto per presentarci una serie di personaggi che, in buona parte, si ritroveranno assieme a gestire un tragicomico accadimento finale che avrà luogo su piazzale della Danza, lo scenario metropolitano nel quale sin dalle prime pagine si ha modo di seguire un'intensa, drammatica, comica, realistica, coreografia di tanti e diversi danzatori della vita: "La danza dei randagi".
Editore:
Pubblicato:
Mar 5, 2019
ISBN:
9788831607957
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Correlato a La danza dei randagi

Libri correlati
Articoli correlati

Anteprima del libro

La danza dei randagi - Gilda Di Nardo

Bergamin)

I. Vita randagia

"Il dolore serve,

proprio come serve la felicità".

(Brunori Sas)

Abbiamo tutti vite randagie o a qualcuno è concesso un destino diverso? A mio modo di vedere le cose, tutti erriamo cercando di sopravvivere e di cogliere qualche buona occasione. Ognuno di noi fa i conti con il senso dell'abbandono, con la paura di perdere ma anche con quella di vincere; ci sentiamo affiliati ad amici, parenti, gruppi di lavoro, oppure attraversiamo costantemente la sensazione di essere fuori dal branco e non abbiamo scampo: in un modo o nell'altro, finiamo col sentirci soli, soli come cani randagi, senza radici e appartenenza, che al massimo s'intrattengono più o meno distrattamente con altri randagi. Talvolta quando ci imbattiamo in qualcuno solo, perso, ci spaventiamo, ce ne dispiacciamo o lo giudichiamo, la sua condizione randagia impatta violentemente su di noi provocando una sorta di shock e una valanga di pensieri. Per alcuni queste riflessioni, illuminanti ma disturbanti, sono questioni dalle quali ci si lascia attraversare solo per qualche secondo o che si evita del tutto di valutare; per altri esse divengono invece un costante assillo, il file rouge della propria storia, perché la vita li ha presi troppo a pugni (ed effettivamente diviene difficile sentirsi in un'altra condizione che non sia quella di randagi) o perché hanno ingenuamente creduto di poter vivere di sola gioia e vigore ma poi, senza rendersene conto, giorno dopo giorno, si sono incamminati verso il dolore e la fragilità più devastante. Nella maggior parte dei casi questi individui hanno idolatrato la bellezza (pensando di poter tagliare fuori dalla propria vita le bruttezze che sono riservate a ciascuno di noi, prima o poi, in un modo o nell'altro); pur convinti di poter giocare all'infinito su quello che hanno ritenuto il divertente scivolo di un acquapark, si sono invece ritrovati nel tubo di un'immensa rete fognaria destinata a sfociare in un liquame di ansie e paure. Piazzale della Danza è uno di quei posti in cui, se sei particolarmente sensibile, puoi vedere chiaramente queste trame randagie, puoi percepire nettamente che la vita è una grande madre randagia che mentre balla la sua eterna danza con il consorte Tempo che passa ci cresce più o meno attentamente da randagi: alcuni vengono su giocosi e curiosi, altri pacati e sottomessi, taluni sbandati, certi non riescono a sopravvivere perché troppo fragili o malaticci ed altri ancora girano ringhiando ed attaccando tutto ciò che trovano sul loro cammino, destinati, forse, a morir di rabbia. Il piazzale antistante alla stazione è insomma uno di quei posti, dove si può osservare per bene il volto randagio della vita e dove, se sai ascoltare, anche i tombini parlano: alzandone uno puoi vedere la merce riposta lì dagli ambulanti abusivi, alzandone un altro meno in vista puoi trovare la droga che gli spacciatori hanno riposto dopo che il loro turno è finito e accostando l'orecchio ad un altro poco distante puoi sentire il vocio dei ragazzi che hanno trovato rifugio nel tunnel fognario ormai inutilizzato. In superficie invece, dalle nove alle dodici del mattino (quando il puzzo di urina è mascherato dall'odore di caffè e cappuccino), all'angolo vicino l'edicola si posiziona un fisarmonicista che puntualmente si esibisce nelle solite melodie, storpiandole quanto basta, mentre verso le sei di sera (quando è nuovamente possibile percepire il puzzo di urina ma le persone sono così proiettate verso l'aperitivo o il rientro a casa da non lasciarsi infastidire), allo stesso angolo, una ragazza conclude sempre la sua esibizione cantando Fragile di Sting, facendo commuovere i passanti. Piazzale della Danza non è solo tombini e artisti di strada, è un insieme caotico ma a suo modo poetico e colorato di voci, odori, rumori; se ci si sofferma a guardare la grande scalinata che conduce alle tre entrate della stazione della metro sembra quasi di trovarsi davanti ad un enorme palcoscenico dal quale sbucano di continuo numerosi personaggi di ogni genere. A dire il vero, alcuni appaiono come semplici e rassegnati figuranti e di solito sono quelli senza alcuna speranza, quelli che non entrano neppure in metro, si mettono da un lato, chi spaccia, chi si prostituisce ma fanno tutto silenziosamente. Questi individui si muovono con discrezione sia per non far notare l'illecito sia perché intimamente convinti che, in fin dei conti, la vita non ha destinato loro che un unico copione: restare al margine. E così loro, più o meno sconvolti e talvolta disperatamente sognanti, restano lì a recitare il ruolo di bravi emarginati. Chi frequenta sempre la stazione sa bene che quello è l'angolo dei reietti (l'angolo di sinistra per chi entra, di destra per chi esce) e proprio per questo motivo alcuni scelgono sempre la porta centrale della stazione per entrare e uscire; costoro sono i vincenti, gli automi, quelli che si ritengono troppo superiori anche e solo per rischiare di sfiorare quei poveracci, quelli che pensano che se vivi al margine te la sei cercata, quelli che in realtà non sono neppure infastiditi dalla presenza di altri individui, semplicemente sanno che chiunque dovesse urtarli o rivolgergli la parola interromperebbe il loro passo svelto, il loro cammino prestabilito ed automatico. La porta di sinistra (entrando, di destra uscendo), di solito, viene invece usata da coloro che sono in cerca dei doni tossici o in natura dei tristi figuranti di cui sopra oppure da coloro che, piuttosto, hanno ben compreso che un essere umano, che stia al centro o al margine, resta un essere umano; queste persone sanno che passando da questa porta incontrano solo dei loro simili e che al margine, prima o poi, ognuno di noi ci si può ritrovare. La porta di destra (entrando, di sinistra uscendo) è invece usata dai fobici (che vogliono assolutamente evitare il contatto con persone che a loro rimandano solo pericolo e paura) e da altri individui abituati a stare al margine ma in modo totalmente diverso dai tristi emarginati cui si è accennato. Sì, questa porta sembra per taluni un'ottima via di fuga: defilata e più vicina all'entrata della stazione dei treni, risulta utile per gli individui abituati a cercare sempre qualche

Hai raggiunto la fine di questa anteprima. Registrati per continuare a leggere!
Pagina 1 di 1

Recensioni

Cosa pensano gli utenti di La danza dei randagi

0
0 valutazioni / 0 Recensioni
Cosa ne pensi?
Valutazione: 0 su 5 stelle

Recensioni dei lettori