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La casa di Dio si edifica cantando. Il canto della celebrazione eucaristica

La casa di Dio si edifica cantando. Il canto della celebrazione eucaristica

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La casa di Dio si edifica cantando. Il canto della celebrazione eucaristica

Lunghezza:
111 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
5 mar 2019
ISBN:
9788831607933
Formato:
Libro

Descrizione

Il canto nuovo è proprio degli uomini generati a vita nuova nel battesimo. L'Eucaristia, culmine della vita cristiana, è il tempo più propizio per la lode. Nella celebrazione eucaristica si canta la stessa celebrazione, perché essa è Eucaristia fatta canto.

Questo sussidio vuole essere un contributo per chi ama ben celebrare, per chi svolge il ministero del canto liturgico, per chi desidera mettersi a servizio della liturgia per imparare da essa l'arte del servizio musicale.

Attraverso le indicazioni della Chiesa sul canto liturgico, vengono ripercorsi i momenti rituali di cui è costituita la Messa, favorendo la loro comprensione teologica e suggerendo le modalità esecutive in canto per ogni momento liturgico.

È un sussidio destinato a chi si lascia edificare dal canto liturgico e a chi, per mezzo del canto liturgico, edifica la Chiesa, la splendida casa di Dio.
Editore:
Pubblicato:
5 mar 2019
ISBN:
9788831607933
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

La casa di Dio si edifica cantando. Il canto della celebrazione eucaristica - Salvatore Savaglia

27,1

In prima battuta

Questo testo nasce dalla richiesta, provenuta da più parti, di poter avere del materiale che possa essere di sussidio per gli animatori liturgici nel loro ministero. Esso è rivolto a chi ritiene che in fatto di musica liturgica ci sia sempre qualcosa da imparare; a chi, di ogni età, mette la propria competenza, con fede, a servizio della liturgia.

L’espressione servizio liturgico musicale designa brillantemente il ministero che viene svolto.

È un servizio liturgico perché la liturgia non è opera nostra, ma

l’esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo. In essa, la santificazione dell’uomo è significata per mezzo di segni sensibili e realizzata in modo proprio a ciascuno di essi; in essa il culto pubblico integrale è esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado¹.

Nella liturgia si entra sempre in punta di piedi: con familiarità, certo, ma sempre con discrezione. Non siamo noi i padroni di ciò che celebriamo: rimaniamo i servitori. E quanto più questo viene da noi compreso, tanto più il nostro sarà un servizio che darà luce all’unico protagonista di ogni azione liturgica che è Cristo, il quale ci associa a sé nella sua opera redentrice.

Rimangano lontano, pertanto, ogni forma di protagonismo e di narcisismo. Non ci si può servire della liturgia per dimostrare presunte capacità: per questa lodevole ragione, sono stati pensati i teatri e gli altri contesti artistico-culturali. Nella liturgia, insieme al pane e al vino, si offrono a Dio i carismi che lui stesso ci ha dato — lo studio, la professionalità, la preparazione — perché lui li renda eucaristia: vita offerta al Padre e ai fratelli.

È un servizio musicale, perché utilizza il linguaggio della musica, le sue regole e le sue logiche capaci di creare bellezza e armonia. Non è sufficiente una dose di buona volontà per essere nelle condizioni di svolgere il servizio liturgico musicale: è necessario essere preparati, conoscere l’arte musicale, lasciarsi guidare dalle norme che regolano i suoi equilibri armonici. È anche vero che non è sufficiente essere dei buoni musicisti perché la propria esecuzione musicale diventi un servizio liturgico: fede e competenza rimangono un’unità inscindibile.

Si è voluto pensare a questo contributo per offrire la possibilità di scoprire, o riscoprire, ciò che la Chiesa — mediante i documenti conciliari e le indicazioni dei pontefici — chiede alla musica liturgica. Sembrerà strano, ma la letteratura sull’argomento non è così scarna come si crede. Formarsi comporta anzitutto conoscere, fare lo sforzo di non fermarsi alla prassi usitata o al sentito dire, non agire per intuizione o lasciandosi guidare solamente dal gusto personale. Formarsi è proprio di chi ha l’umiltà di riconoscersi in cammino e la tenacia di chi ha chiara la propria meta.

Il titolo di questo testo si ispira a un’espressione agostiniana: la casa di Dio si edifica cantando². La Chiesa, presenza di Dio nel mondo e continuazione dell’opera di Cristo, si forma con la liturgia. E questa trova la sua più bella espressione nel canto e nella musica. Se è vero che «l’Eucaristia edifica la Chiesa»³, è bello ricordare che tale edificazione avviene nel giubilo sonoro di un cuore che canta. Ci auguriamo che questo sussidio possa divenire uno strumento utile alla riflessione e alla valorizzazione di delle indicazioni della Chiesa, riconoscendo nella musica liturgica un ottimo elemento — se pur non l’unico — per l’edificazione della casa del Signore.

¹ Sacrosanctum concilium, 7.

² S. AGOSTINO, Discorso 27,1

³ S. GIOVANNI PAOLO II, Ecclesia de Eucharistia, 26.

La musica nella liturgia

Alla ricerca di una definizione

Per comprendere cosa possiamo definire con il termine musica liturgica e cosa non lo è, sarà opportuno richiamare qualche domanda che ha fortemente animato il dibattito in merito, almeno nell’ultimo cinquantennio.

Cos’è, dunque, la musica liturgica? Basta un’aura sacrale perché un canto sia liturgico? Basta il testo di ispirazione religiosa? È sufficiente utilizzare un pezzo in un rito per dare a quella musica la categoria di sacra? Sono interrogativi che ci pongono davanti a questioni per noi di fondamentale importanza: se vogliamo proporre e apprezzare la musica liturgica siamo anche chiamati a comprendere come poterla definire. Moltissimo si è discusso in tal senso, con il risultato positivo di non dare nulla per scontato ma interrogarsi su ciò che la Chiesa e la tradizione cristiana ritengono sia la musica liturgica. Rimane fondamentale la definizione che dà l’istruzione Musicam Sacram: «musica sacra è quella che, composta per la celebrazione del culto divino, è dotata di santità e bontà di forme»⁴.

Ciò che definisce e determina la musica sacra è la finalità; e tale finalità è la celebrazione del culto divino. È da chiarire il fatto che il concetto di finalità riguarda l’intenzionalità compositiva e non la prassi esecutiva. Questo vuol dire che non è sufficiente eseguire un brano nella liturgia perché questo sia di per sé liturgico; è necessario che chi compone lo faccia partendo dalla liturgia e avendo come finalità la celebrazione liturgica.

Questo è un principio basilare per capire che non tutta la musica sacra è destinata alla liturgia, semplicemente perché non è nata per questo scopo. Come non tutta la musica eseguita nelle celebrazioni non può ritenersi liturgica anche se, a detta dei più, favorisce un clima di elevazione spirituale. Si pensi, a mo’ di esempio, alla

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