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Manuale di scenotecnica barocca: Le macchine dell'infinito

Manuale di scenotecnica barocca: Le macchine dell'infinito

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Manuale di scenotecnica barocca: Le macchine dell'infinito

Lunghezza:
265 pagine
2 ore
Pubblicato:
10 lug 2018
ISBN:
9788864792156
Formato:
Libro

Descrizione

Il volume è frutto di una accurata ricerca nell'ambito delle possibilità illusionistiche della scenotecnica barocca.
Gli scenografi del '600 erano geni al servizio del mondo dell'illusione, che essi rendono mondo del possibile attingendo al teatro e allo spettacolo. Il libro, perciò, si propone come manuale di scenotecnica barocca perché mostra in esclusiva gli studi prospettici e i meccanismi di ogni elemento scenico di uno spettacolo del '600 rendendo visibile ciò che normalmente è invisibile agli occhi densi di meraviglia degli spettatori.
Molte informazioni sono attinte all'allestimento scenico realizzato dallo scenografo belga Michel Dumont, con la sua maquette riproducente un tipico teatro barocco in scala 1:10.
Il carattere scientifico del manuale e i lineamenti storico-evolutivi tracciati lo rendono un valido supporto alla didattica della scenotecnica teatrale, dunque, si rivolge agli studiosi di scenografia, alle scuole di scenografia dei maggiori teatri italiani, agli studenti delle Accademie di Belle Arti o delle Facoltà di Architettura e a qualsiasi lettore che abbia piacere di vedere cosa si cela dietro le quinte di uno spettacolo teatrale del XVI secolo.
Pubblicato:
10 lug 2018
ISBN:
9788864792156
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Manuale di scenotecnica barocca - Manuela Carluccio

Capitolo 1

Scenotecnica barocca.

Fenomeno italiano

1.1 Storia di un’epoca: il Barocco nella cultura europea

La storia dell’Europa moderna è racchiusa tra due eventi storici di primaria importanza: la scoperta dell’America nel 1492 e la morte di Luigi XIV avvenuta nel 1715 ². Rosario Villari ritiene valido fra tutti il significato che Maravall dà del Barocco definendolo epoca ³. È, infatti, un’epoca storica contrassegnata dalla interrelazione dei diversi settori della cultura. La pittura barocca, l’architettura barocca, la musica barocca, l’economia barocca, l’arte della guerra barocca, il teatro barocco si influenzano e sono condizionate dagli stessi fattori storico-sociali ⁴. La tendenza a delimitare con le date un periodo storico è discutibile, ma Maravall definisce il periodo di sviluppo più intenso dell’epoca barocca quello compreso tra il 1600 e il 1650, pur essendoci lievi correzioni sull’anticipo dell’inizio per taluni paesi europei come l’Italia ⁵.

Il XVII secolo mostra un’attenzione politica e concettuale verso lo spazio. Prima del 1492 la vita europea ruotava intorno al Bacino mediterraneo, parte del globo terracqueo era ignorato; dalla navigazione di Colombo in poi il mondo ha rivelato una verità fino ad allora celata: l’immensità spaziale del pianeta terrestre. Matura nell’uomo del tempo la consapevolezza o l’illusione che egli possa dominare il mondo⁶. Fin dal ‘500 tale stato d’animo si riverbera nel tessuto socio-politico, si assiste, infatti, alla nascita dell’impero coloniale spagnolo, che ha dimensioni mondiali e che sposta progressivamente l’asse geopolitico europeo verso l’Atlantico; nel vecchio continente è l’Italia ad essere teatro di feroci giochi di rivalità e alleanze all’ombra delle egemonie di tre stati nazionali nascenti: Francia, Austria e Spagna⁷. Durante il XVI secolo in Europa si diffondono idee cristiane non conformi a quelle espresse dalla Chiesa cattolica, che sfociano nello scisma e aprono la strada a diverse confessioni: luterana, calvinista e anglicana in Europa settentrionale; cattolica romana in Europa meridionale e in particolare il movimento protestante che, pur affermandosi in vasta parte del vecchio continente, vede come importante adepto il re Enrico VIII Tudor d’Inghilterra. Egli, decidendo la conversione per motivi politici ed economici, di fatto indebolisce la presa politico-sociale e istituzionale della Chiesa, e la risposta non si lascia attendere⁸.

Nel 1527 le truppe spagnole, guidate dal re Carlo V d’Asburgo, entrano in Roma e assediano papa Clemente VII, che si nasconde in Castel Sant’Angelo. Roma viene terribilmente saccheggiata⁹.

Il 2 e il 3 aprile 1559, nel Castello vescovile alla periferia di Cambrai, la Spagna, la Francia e l’Inghilterra firmano il trattato di Cateau-Cambrésis, che sancisce la fine del conflitto tra la Spagna e la Francia¹⁰. Nel trattato di pace viene affidata, sotto l’effige del più splendido trofeo della vittoria, l’Italia alla Spagna che diventa la maggiore potenza europea del momento¹¹. Cateau-Cambrésis segna la fine di un’era e l’inizio di un’altra¹². Prima del 1559 i destini europei erano ‘guidati’ da Carlo V in qualità di sovrano del Sacro Romano Impero, oltre che re di Spagna. Dopo il 1659 si assiste a una politica estera di nazioni autonome tra loro perché l’autorità di Carlo V viene divisa tra il figlio Filippo II e il fratello Ferdinando I. La Spagna, i domini spagnoli in Italia, la Franca contea, i Paesi Bassi e le colonie del nuovo mondo sono ereditate da Filippo II; la Boemia, i territori austriaci, tedeschi e orientali sono di Ferdinando I¹³. Fino al 1610 tutte le potenze europee spostano la loro attenzione dalla politica estera al consolidamento e affermazione dell’autorità del governo interno perché l’economia di ogni stato entra in crisi per il flusso improvviso di merce preziosa dall’America¹⁴. Il nuovo continente e l’Asia attraggono il mercato commerciale europeo, spostando l’asse d’interesse dal Mediterraneo all’Atlantico e ai mari del Nord a vantaggio della Spagna e dell’Inghilterra¹⁵. I sovrani europei decidono insieme di bloccare l’insorgere di nuove guerre perché le campagne militari pesano troppo sulle finanze nazionali. Ciascuna nazione tenta di attuare dei piani d’intervento contro il malcontento nazionale ma non in tutti i casi gli esiti sono quelli sperati¹⁶. Anche la disputa tra cattolici e protestanti trova varie soluzioni in Europa¹⁷. Un caso su tutti sono i Paesi Bassi, la regione più florida del regno spagnolo. La nazione è divisa spiritualmente e politicamente in due parti: il Sud del paese (l’attuale Belgio) è cattolico, mentre il Nord (l’attuale Olanda) è calvinista. In risposta alla politica fiscale durissima e alla persecuzione dell’Inquisizione si ha un’aperta ribellione degli olandesi, guidati dal principe Guglielmo d’Orange che proclama nel 1581 la Repubblica delle province unite. Il principe concretizza la propria indipendenza dal potente re Filippo II chiedendo e ottenendo l’aiuto in campo dai francesi e dagli inglesi. Il conflitto termina con l’indipendenza olandese dalla Spagna¹⁸. A causa dell’alleanza con i Paesi Bassi, e soprattutto per evitare che la marina inglese acquisti il monopolio dei traffici attraverso l’Atlantico, la Spagna muove guerra contro l’Inghilterra. Inaspettatamente nel 1588 la Invincibile Armada viene battuta dalle navi inglesi nelle acque della Manica senza che un solo soldato spagnolo tocchi il suolo inglese¹⁹. Gli inglesi, però, non sono riusciti a distruggere più di una dozzina di navi dell’armata nemica dimostrando l’incapacità dei ministri e dei capi militari europei di gestire gli eventi. Seppure le guerre vengano evitate, col tempo le tensioni esterne e interne si acuiscono sfociando nella Guerra dei trent’anni²⁰. Dal 1618 al 1648 la Francia, la Boemia, la Svezia, le Province unite e la Danimarca combattono contro la Spagna e l’Impero. Il conflitto si conclude con la pace di Westfalia²¹. Al tavolo della pace si sancisce anche il principio della libertà di culto, di nazionalità e autodecisione dei popoli e, soprattutto, l’equilibrio tra tutte le potenze europee. Viene, inoltre, riconosciuta l’indipendenza dell’Olanda e il primato sui mari dell’Inghilterra, danneggiando l’egemonia spagnola²². Nella metà del secolo la supremazia politica e militare in Europa cede lo scettro dalla Spagna alla Francia. L’azione dei sovrani d’oltralpe, Enrico IV e Luigi XIII, e soprattutto quella dei ministri-cardinali Richelieu e Mazzarino, evidenzia un graduale e accresciuto potere monarchico che culmina nel lungo regno di Luigi XIV. In politica interna Luigi XIV delegittima qualsiasi ingerenza da parte degli aristocratici pur offrendo loro maggiori servizi, sia nell’esercito che nella marina, nell’amministrazione e negli uffici cortigiani²³. Luigi XIV fa costruire una maestosa reggia a Versailles dove risiedono egli stesso e la sua corte²⁴. Il re Sole preferisce circondarsi di ufficiali di estrazione borghese, da generazioni al servizio della corona, più che dai clienti dei nobili ritenuti poco affidabili per il doppio legame che li lega ai propri ‘padroni’. In politica estera Luigi XIV intende estendere le sue mire espansionistiche in Europa, soprattutto nei confronti della Spagna, legittimandole con la difesa della fede cattolica. Egli intende dominare il nordest, in direzione dei Paesi Bassi spagnoli e delle Province unite rivendicando il diritto di successione al trono asburgico della moglie Maria Teresa, infanta di Spagna e figlia di primo letto di Filippo XIV. Il conflitto termina nel 1668 con la pace di Acquisgrana con cui la Francia rinuncia alle sue pretese sui Paesi Bassi e sulla Franca Contea in cambio dell’acquisizione di alcuni territori delle Fiandre²⁵. Nonostante il bottino ottenuto, Luigi XIV non rinuncia all’Italia e occupa con l’inganno, sostenuto in segreto dai partigiani del Duca di Nevers, il Casale di Monferrato²⁶. Allarmati dalle mire espansionistiche di Luigi XIV, l’Inghilterra, la Spagna, i Paesi Bassi, la Svezia, l’Impero e il Ducato di Savoia organizzano un’alleanza anti-francese: la Lega di Augusta. La guerra si conclude con la sconfitta delle truppe del re Sole e l’inizio della crisi francese. Si salvaguardia così l’equilibrata politica sancita dalla pace di Westfalia²⁷.

Nel 1515 Bandello scrive: «Si ripete continuamente che gli spagnoli e i portoghesi hanno scoperto il nuovo mondo mentre proprio noi italiani abbiamo aperto per primi la via»²⁸. Infatti, le imprese geografiche hanno visto i navigatori italiani come protagonisti, basti pensare a Cristoforo Colombo, Vespucci, Caboto e altri. Ma la ‘facciata all’Occidente’, da secoli Mediterranea, non diviene subito atlantica. L’Italia non ha subìto immediatamente la crisi dei commerci, ma ha saputo sostenere il nuovo capitalismo, insediandosi in alcuni punti chiave del commercio marittimo mondiale. I due metalli preziosi, quello giallo e quello bianco, l’oro e lo zucchero, s’importano attraverso le colonie di Lisbona, dell’Andalusia, di Siviglia, di Lione e dalle sponde cristiane e musulmane del Marocco. Questa situazione economica è favorita dall’atteggiamento che l’Italia assume nel contesto europeo del ‘500. Mentre l’Europa combatte per i motivi già noti, l’Italia lavora. Venezia, ad esempio, approfittando delle difficoltà industriali dei Paesi Bassi, aumenta la produzione manifatturiera dei panni di lana. Ad Algeri sono presenti manodopera italiana e marmi italiani importati, di cui si conservano tracce ancora oggi. Si può datare il periodo di maggiore ricchezza dell’Italia dal 1550 al 1650, dall’ultimo scorcio del Cinquecento al primo Seicento, dal Rinascimento al primo Barocco²⁹. Eppure nella prima metà del ‘600 si assiste a un calo demografico provocato non tanto dalle imprese belliche quanto dalle epidemie di peste e di carestia che da nord a sud colpiscono la penisola. Nel nord diminuiscono le fabbriche, basti pensare a Milano che, alla fine del ‘500 conta da 60 a 70 aziende attive nell’industria della lana rispetto alle 5 nel 1682³⁰. Alla luce degli eventi descritti l’Europa è un continente in crisi. I ripetuti conflitti tra gli stati, le crisi religiose, la confusione generata dal periodo di espansione geografica danno luogo a una rilassatezza morale o ad atteggiamenti di intolleranza. Si manifestano, in Europa, spinte di cambiamento viste come minaccia all’ordine tradizionale dalla monarchia. Sorgono tensioni tra nobili e plebei, vecchi cristiani e nuovi convertiti, fra giovani e anziani, fra governo centrale e popolazioni di città periferiche. In Spagna, ad esempio, in città come Valencia, si verificano tumulti e sconvolgimenti, a Bruxelles si mette a morte un magistrato, a Napoli il popolo si ribella alla nobiltà, a Bari vengono decapitati coloro che si accaparrano il pane. Seguono le rivolte separatiste a Napoli, Catalogna, Fiandre e Portogallo e le cospirazioni di Aragona e Andalusia. L’assolutismo è ritenuto l’arma più efficace per bloccare questi movimenti di sviluppo. La monarchia diventa la chiave di volta di un regime assolutista costituito da interessi nobiliari restaurati che si fondano sulla supremazia della terra. I nobili del tempo sono i nobili di sangue, gli ecclesiastici, gli alti burocrati, i ricchi che dispongono di numerosi servi. La loro economia si basa sulla proprietà agraria che cresce con l’aumentare della crisi. I nobili francesi, spagnoli o italiani, preferiscono occuparsi più della moda che investire sulla manifattura e i commerci³¹. Dichiara Hauser: «All’assolutismo politico a partire dal 1661 corrisponde anche un assolutismo intellettuale. Non c’è campo della vita pubblica immune dall’ingerenza dello stato: diritto, amministrazione, economia, religione, letteratura, arte, tutto soggiace alla sua regola»³². Per questi motivi alcuni storici paragonano il Barocco al Medioevo, l’aristocrazia agraria alla tradizione feudale. La monarchia assoluta decide di affrontare la crisi sociale con due mezzi: l’uso della forza e la penetrazione delle coscienze, il controllo psicologico. Riguardo quest’ultimo punto, la monarchia barocca si circonda di poeti, drammaturghi, pittori e scenografi nei modi che si possono appurare in seguito³³.

Sul piano filosofico e teologico si apre un importante dibattito stimolato dalle nuove scoperte scientifiche³⁴. Le teorie di Copernico, Keplero, e le scoperte di Galileo configurano la teoria geocentrica, fondata sulla centralità del sole nell’universo, e la terra con gli altri pianeti che ruotano circolarmente intorno. Teorie che sovvertono la teoria eliocentrica del sistema aristotelico-tolemaico, fondata sulla centralità e sulla immobilità della terra nell’universo³⁵.

Nasce un profondo scompenso spirituale generato dalle due riforme, protestante e cattolica³⁶. Ufficializzare le proprie idee diventa rischioso perché si teme che possano condurre a un campo di concentramento o alle prigioni dell’Inquisizione³⁷. È troppo vivo il ricordo della violenta morte perpetuata a Giordano Bruno (17 febbraio 1600).

Torquato Accetto in Della dissimulazione onesta scrive: «[…] Il viver cauto ben s’accompagna con la purità dell’animo. […]»³⁸.

Dai fatti storici appena narrati si evince che l’Italia non ha molta

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