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Liquori fatti in casa: Semplicissime ricette per liquori classici o originali

Liquori fatti in casa: Semplicissime ricette per liquori classici o originali

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Liquori fatti in casa: Semplicissime ricette per liquori classici o originali

Lunghezza:
109 pagine
49 minuti
Editore:
Pubblicato:
25 gen 2019
ISBN:
9788832501865
Formato:
Libro

Descrizione

Sapevi che il primo amaro digestivo salvò il Giubileo e la colica di Papa Bonifacio VIII?
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Editore:
Pubblicato:
25 gen 2019
ISBN:
9788832501865
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Liquori fatti in casa - MONDO GUIDE

(Totò)

LO SAPEVI CHE...?

Nel 700 d.C. circa, un movimento arabo che si denominava Al – Kimiya cominciò a studiare e perfezionare la tecnica della distillazione delle piante e dei fiori. Il nome di questo movimento, di derivazione greca (chymos = essenza) stava inventando la 'liquoristica', cioè l'arte di ricavare liquori dalla natura. Il processo della distillazione, per questi antichi alchimisti arabi, era una metafora della purificazione dell'animo. Il distillato in fondo può anche essere concepito come l'essenza purificata di una cosa.

La storia del liquore

Gli antichi alchimisti arabi

Stabilire con certezza quando è nato il primo liquore è impresa assai ardua.

Tuttavia possiamo rifarci ai documenti storici rinvenuti che puntano tutti verso il mondo arabo intorno all'anno 1100, e precisamente 1099.

In quell'anno infatti ci fu la presa di Gerusalemme, che tra le tante conseguenze portò gli alambicchi nel vecchio continente.

Così, si poté cominciare a distillare piante e fiori per uso alimentare (fino a quel momento si potevano creare solo cosmetici), cosa che in passato era proibita dalla religione musulmana.

Il cosmografo arabo Abu Abd Muhammad scrisse un trattato intorno al 1250, in cui spiegava che la prima essenza ad uso cosmetico che venne creata, prima della 'legalizzazione' era la semplice acqua di rose.

Nel corso dei secoli vennero scritti numerosi trattati sull'antica arte della distillazione, come quello di Zaharawi, che narrava di varianti aromatizzate dell'acqua di rose, che veniva profumata con la cannella, con i chiodi di garofano ed anche con la canfora.

Infine arrivò un altro alchimista, nella persona di Al- Kindy. Sembra che proprio lui sia stato il primo a distillare l'alcool puro, creando un'essenza al limone, una al mirto, una all'aloe e una alla mela.

Bonifacio VIII e il suo elisir

Dobbiamo arrivare al 1300 per trovare le tracce di quello che oggi chiameremmo 'amaro'.

Causa della creazione di questo amaro fu nientemeno che papa Bonifacio VIII, colpito allora da un terribile attacco di colite. Il Giubileo doveva però essere celebrato, e il papa non poteva mancare, anche perché era il primo che si celebrava.

Certo, non c'era da stupirsi che il papa fosse stato colto da una colica, dato che si narra che i suoi pasti prevedevano almeno 6 portate, accompagnate da abbondante vino ed altre abitudini non proprio 'sante'.

Addirittura si ipotizza che il Giubileo sia stato organizzato per rimediare alle spese folli di questo pontefice. Non stupirebbe se fosse vero, anche perché da un lato c'era la situazione economica della sua famiglia, ridotta al lumicino dai suoi stravizi, dall'altra c'era l'idea di far pagare i pellegrini per avere salva l'anima.

Quindi, il papa era in disgrazia e inventò un Giubileo in cui chi voleva salva l'anima doveva pagare.

Tutto sembrava tornare perfettamente, se non fosse stato proprio per quella colica!

A salvare papa e pellegrini furono Arnaldo da Villanova e Raimondo Lullo, che guarda caso avevano appena inventato un elisir miracoloso, o almeno così dicevano loro.

L'elisir fu dato al papa, e il Giubileo fu salvo. Furono salvi anche i due alchimisti, che se non avessero salvato nientemeno che il pontefice, sarebbero stati tacciati di stregoneria.

Ma cosa c'era dentro questo elisir miracoloso?

Sembra che ci fosse l'oro, in scaglie, perché secondo le conoscenze dell'epoca si riteneva che questo metallo prezioso avesse proprietà purificanti.

Da qui l'abitudine, nei secoli successivi, di usare lo zafferano al posto dell'oro per dare agli elisir la stessa colorazione.

Oro o zafferano però, i costi di queste sostanze erano proibitivi per il popolo. Ecco perché questi prodotti erano riservati solo a quelli che potevano permetterseli, e cioè nobili, sacerdoti e alchimisti.

Ciò spiega anche perché per molti secoli la produzione di questi prodotti fu appannaggio delle abbazie in cui i monaci distillavano.

Michele Savonarola e gli infusi miracolosi

La medicina e la scienza non si fecero scappare l'occasione di cimentarsi con la distillazione, o meglio con l'infusione.

Risale ad esempio al 1100 la fondazione della Scuola di Salerno, che insieme alle altre Scuole ed Università si caratterizzarono per essere le custodi degli antichi saperi di questa scienza.

Questi infusi però avevano una caratteristica: erano molti amari, nella convinzione che la medicina non dovesse essere anche buona.

Ci pensò Michele Savonarola, nonno del più famoso Girolamo, che svolgeva il lavoro di medico e fisico, e sembra che fosse

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