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Il diavolo è un giocattolaio

Il diavolo è un giocattolaio

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Il diavolo è un giocattolaio

Lunghezza:
79 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
20 dic 2018
ISBN:
9788827864043
Formato:
Libro

Descrizione

E respiro il profumo del mio sangue, così tanto leggiadramente, perversamente agonizzando...

La mareggiante, bizantina Venezia si erge foscamente mattiniera e fiocamente dardeggiante mentre un uomo, immerso nella tetraggine d’una solitudine mortifera, riflette pacatamente sul suo crepuscolare destino oramai lacerato e imbrunito. Così inaridito e obnubilato da una schiumosa, nera cascata di torbidi pensieri ondosi, vien avvicinato da un misterioso personaggio che, con sottile persuasione diabolica, lo induce a infrangere e sfidare la sua dannata, virginale purezza innata, frantumandolo nella perdizione più perversa o soltanto miracolosamente destandolo dal torpore più scuro, incoraggiandolo subdolamente a rinnegare, di peccaminosità ardimentosa, il suo pavido, menzognero animo tanto affranto e smarritosi nell’infinita oscurità delle sue livide notti malinconiche. L’uomo, invigorito da un demoniaco, spasmodico desiderio sfrenato di piacere lussurioso, or intrepido s’addentrerà nelle voragini di una città maledetta, spalancando le porte infernali della sua deflagrata, virtuosa concupiscenza più pericolosa. E amerà con estatica, indomabile passione un’innominabile donna, sorseggiando l’avidità della sua luciferina bramosia, risorgendo forse nella rinascenza maliarda di ogni suo intimo, sensuale sogno segretamente, beffardamente celato. Una storia di mortale, infiammante seduzione irrefrenabile e divorante. Una storia ai confini della più magnifica, orrida bellezza del proprio insanguinato, bruciante, lucente cuore piangente.

Stefano Falotico è nato il 13 Settembre del 1979. Autore di narrativa e saggistica, ha pubblicato molti libri con Youcanprint Edizioni, fra cui John Carpenter - Prince of Darkness.
Editore:
Pubblicato:
20 dic 2018
ISBN:
9788827864043
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Il diavolo è un giocattolaio - Stefano Falotico

Indice

I

II

III

IV

V

VI

VII

VIII

IX

X

XI

XII

XIII

Il diavolo è un giocattolaio

di

Stefano Falotico

Copyright © 2018 Stefano Falotico

Immagine di copertina di Yasmeen Coccettini e Giulia Cocchi

Foto by Yasmeen Coccettini

Model by Giulia Cocchi

ISBN: 9788827864043

Youcanprint Self-Publishing

Qui narrerò i fatti cupamente macabri dei quali fui protagonista anni fa, nel mesmerico turgore dilaniante di notti infinitamente insonni, in cui smarrii il senno perché con ostinazione e caparbio coraggio indomito la mia anima fu pervasa dallo strazio più glaciale e malvagiamente esiziale, poiché esplorai zone perturbanti della più maligna e subdolamente folle bestialità umana, n’annusai orridamente i mordaci fremiti sanguigni macchiati di abominevole, mostruoso raccapriccio, e mi spinsi laddove nessun uomo dovrebbe mai recarsi, ovvero nell’antro più nero della perversità più terrorizzante. Perché io, investigatore privato senza mai fissa dimora del mio battagliero cuore, tanto caddi sciagurato nei perfidi meandri cupidi del depravato abominio umano che il fulgore adamantino dei miei occhi puri, destatisi in tanto gelido orrore, si squarciò sbranato dalla potenza agghiacciante del pervertimento disumano profondo e indelebilmente afflittivo che vissi in quegli anni interminabilmente spaventevoli e tremendi.

E ancor quando mi sveglio, scotennato d’invitta paura lacrimante, al mattino tremo dell’aberrante, impietosa mia strangolante discesa negli inferi lancinanti del più crepitante, vivo, inumano terrore a cui assistetti atterrito e del quale intrepidamente m’accingo a narrarvi, seppur a tal oblio coraggioso resistetti, vinsi e sopravvissi e sebbene nell’animo mio, per sempre brutalmente infettatone e ferito, rimarrò eternamente addolorato e crudamente, crudelmente martoriato.

1. Venezia placida come organza e seta profumata d’odore lieve di morte

Eccomi qui, come ogni mattina a sfogliare il giornale su questa panchina desolata che affaccia sul Canal Grande.

Sfiorato da quest’albeggiante aurora sinuosa, scremato nelle onde da un leggero vento che fresco fischietta alle mie orecchie, congelato son sempre rattrappito dalle mie spericolate ansie, morbidamente cullato dalla nostalgia scrosciante d’imperituri giorni monotoni e nauseanti. A tracimar noia con sguardo miserevole e a chieder compassione, elemosinante a testa china un po’ di umanità, persino mia perduta, agli occhi spenti di gente più triste di me. Che vagabonda passeggia per prender aria o già si avvia al lavoro, sostando a questa solitaria fermata del traghetto che li condurrà a uffici ben piantati coi piedi per terra. Come le loro esistenze piatte e mortificate nell’aridità glaciale di ore impassibilmente uguali, che s’iterano già rabbuiate dalla nascita nel lascivo lasciar che la vita loro pigra e amaramente deglutita scorra svenevolmente intorbidita, flaccidamente ai padroni asservita in puro, osceno sfoggio prostituente dei lor cuori miserrimi. Tronfi e pedanti, asfissiati persino da banali brame e da carnali ambasce. Sì, strozzati in ogni loro strangolato respiro, aspettano forse soltanto una vana speranza mendace e ancor più lerciamente ruffiana dei loro isteriliti cuori.

Mentre i miei occhi si disperdono ad ammirare la vastità del mare che, da questi increspati canali ondosi, si stende nel crepuscolo cheto di tal mattino mortifero. I raggi solari scivolano sulla superficie marina, solleticando il vento col loro primo, morbido manto caldo di questa giornata che sarà certamente afosa.

Ecco che, mentre sono distratto dai miei pensieri ronzanti nell’atmosfera, su questa panchina umida, ancor lastricata dalla pioggia battente della scorsa notte ammaliante col suo temporale romanticamente seducente, accanto a me si siede un uomo.

Indossa un cappello e, in giacca e cravatta, posa la sua ventiquattrore a terra, accavallando le gambe.

- Buongiorno, posso sedermi?

- Invero, si è già seduto. Certo, la panchina non è di mia proprietà, non vedo perché non potrebbe sedersi.

- Sa, la vedo ogni giorno. Passa ore e ore seduto qui, in riva al canale.

- Scusi, lei chi è? Mi spia, per caso?

- Mi presento, il mio nome è Phileas Piper, commesso viaggiatore. Da qualche mese, sa, sto sostando qui a Venezia. Non si era mai accorto di me? Sa, non le credo. Mi sembra una persona sveglia, impossibile che non mi abbia mai notato. E, come ogni mattina, sto andando al lavoro. Ma oggi il mio turno inizia un po’ più tardi del solito, quindi se non le dispiace, vorrei intrattenermi a fare quattro chiacchiere con lei. Non vedo quasi mai nessuno, assorbito come sono da questo maledetto lavoro che mi sta mangiando vivo.

- No, a dire il vero è la prima volta che la vedo.

- Davvero? E dire che passo davanti a lei, che sta sempre piantato su questa panchina, ogni santa mattina. Ma forse era preso dai suoi pensieri e le persone che le passano davanti neanche le vede. Per lei siamo tutti invisibili, ci siamo, camminiamo, c’imbarchiamo, osserviamo il mare trasognanti come la rovente ammirazione maschile degli uomini verso le impudiche gambe tornite e affusolate di donne bellissime che cadenzano il loro erotismo su caviglie nude sorrette da leggiadri tacchi a spillo, ci squagliamo nei silenzi notturni, avvolti dalla nostra condizione umana, ma in fondo siamo tutti soli in questo mondo abbandonato da dio. E più soli siamo e meno siamo avveduti poiché dalle nostre intemperie esistenziali veniamo distratti. O forse, proprio quando siamo soli, affiniamo di più la curiosità e lo

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