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Michael Jackson - Dietro le quinte
Michael Jackson - Dietro le quinte
Michael Jackson - Dietro le quinte
E-book278 pagine3 ore

Michael Jackson - Dietro le quinte

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Info su questo ebook

Nessuno può negare che per decenni l'intera stampa mondiale ha spesso martoriato Michael Jackson e con poche eccezioni.

La sua vita privata era al centro di tutto e non solo la sua musica.

Su richiesta e pagamento o per motivi problematicamente politici, molte verità scoperte da giornalisti e scrittori investigativi sono state talvolta nascoste dai giganti dell'avido mondo commerciale.

L'Autore di questo libro se n'è altamente infischiato di tutti questi ostacoli, impedimenti, tabù, timori e corruzioni.

Citando chi ha recato danno a Michael non ha guardato in faccia a nessuno, a nessuno sono stati fatti sconti e dopo oltre un anno di minuziose indagini, in questo libro sono state assemblate mille novità in più riguardo alla vita privata e pubblica del divo Jackson.

Ricordandoci di Michael come uomo e non solo come una star, in quanto tale è oggi ancor più doveroso rivalutare la sua persona e trasparentemente far conoscere al mondo intero la sua vera ed unica identità.
LinguaItaliano
Data di uscita10 mag 2016
ISBN9788892607910
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    Michael Jackson - Dietro le quinte - Sergio Felleti

    Felleti

    CAPITOLO 12

    UN PROCESSO SENZA FINE

    SANTA MARIA (California) 14 giugno 2005 - Dopo anni finalmente si chiude il processo, Michael Jackson è assolto da ogni accusa. Il cantante arriva in ritardo e assiste in aula alla lettura del verdetto. La giuria: NON COLPEVOLE PER TUTTI I CAPI D'IMPUTAZIONE. Dopo lunghi anni di controversie e di dibattiti, durante l'ultimo processo vi furono sette giorni di camera di consiglio, i dodici giurati incaricati di stabilire la sorte di Michael Jackson hanno deciso: l'ex ragazzo prodigio del pop, accusato di avere molestato un minorenne nel suo ranch di Santa Barbara, NON è colpevole. La giuria lo ha assolto da tutti e dieci i capi di imputazione per i quali era stato chiamato alla sbarra.

    La notizia della piena assoluzione è stata accolta con un grido di liberazione dai suoi fans riuniti da ore all'esterno del tribunale. In molti non sono riusciti a trattenere le lacrime e sotto il sole cocente della California. La sentenza è stata letta nel primissimo pomeriggio sulla costa occidentale degli Stati Uniti, alle ore 23:15 italiane. Dentro e fuori dell'aula del Tribunale qualcuno si è sentito male ed è stato accompagnato in ospedale con l'ambulanza. All'uscita dall'aula Michael Jackson non ha proferito parola con i suoi ammiratori, tenuti a debita distanza da un nutrito cordone di poliziotti.

    Scortato dai suoi bodyguard e protetto dai raggi del sole da un ombrello nero si è limitato ad un sorriso appena abbozzato e ad un cenno di saluto con la mano, tenuta appoggiata sul cuore, prima di sparire dietro i vetri fumé del suo fuoristrada-limousine e ripartire in direzione del suo ranch scortato da una quindicina di agenti in motocicletta.

    La sentenza - Il cantante ha assistito in aula alla lettura del verdetto. Saputo che la giuria aveva preso una decisione, « Michael» ha lasciato la sua proprietà a Neverland, per recarsi nel tribunale di Santa Maria. Le principali televisioni All News hanno trasmesso in diretta tutto il «viaggio» del cantante, con elicotteri che ha seguito passo a passo la carovana delle auto con a bordo Michael Jackson e i suoi familiari.

    In tribunale il cantante è arrivato leggermente in ritardo: la sentenza è così stata letta quaranta minuti più tardi rispetto alle previsioni iniziali. Oltre ad essere assolto dalle accuse più gravi, quelle relative alle molestie sessuali, Jackson è stato riconosciuto non colpevole di tutte le altre imputazioni minori, come i tentativi di fare bere sostanze alcoliche ad un minorenne o un complotto (insieme ad altri) per sequestrare il minorenne.

    Le posizioni in campo - Il verdetto della giuria popolare chiude una pesante vicenda giudiziaria durata tre mesi. Il cui momento culminante sono state le arringhe finali di accusa e difesa. In quell'occasione, rivolgendosi ai giurati, il vice-procuratore distrettuale Ron Zonen ha chiesto la condanna dipingendo Michael Jackson come un «pedofilo seriale» e un alcolista. Da parte sua, l'avvocato difensore Tom Mesereau ha accusato senza mezzi termini la madre del ragazzo di essere una«imbrogliona che cerca solo soldi».

    Testimoni - In tre mesi di udienze, i giurati hanno ascoltato 141 testimoni: 91 per l'accusa e 50 per la difesa. Il primo testimone dell'accusa è stato Martin Bashir, il regista autore del documentario che egli stesso aveva falsato: «Living With Michael Jackson» dove il cantante avrebbe ammesso di dividere il suo letto con minorenni. Il 9 marzo è la volta del minorenne (che adesso ha 15 anni) che accusa il cantante di averlo molestato due anni fa. È uno dei momenti chiave del processo. Il 10 marzo la vicenda si tinge di bizzarro: Jackson si presenta in tribunale in pigiama.

    La mattina si è recato in ospedale anziché in aula ma il giudice, non credendo ad una sua malattia, gli ha intimato di recarsi al processo. Il cantante obbedisce senza neanche vestirsi. Un altro momento chiave del processo: dal 13 al 19 aprile è la madre dell'accusatore a dare la sua testimonianza con scambi di fuoco tra lei e l'avvocato Mesereau. A partire dal 4 maggio è la difesa a presentare i suoi testimoni. L'ex-attore prodigio Macaulay Culkin, protagonista del film «Mamma, ho perso l'aereo» e ospite frequente da bambino del Neverland Ranch, testimonia in aula l'11 maggio di non essere mai stato molestato dal cantante.

    Nella seconda fase del processo, i testimoni della difesa hanno dipinto la figura della madre del minorenne che accusa Jackson come una donna avida che sfruttò il tumore di suo figlio per accumulare denaro e popolarità. La tesi della difesa è che sarebbe stata lei ad aver montato le accuse contro il cantante nella speranza di un risarcimento miliardario. Tra i testimoni in aula, vi era il comico Jay Leno, l’attore Chris Tucker e forse la nipote di Marlon Brando (l’attore stimava molto Jackson). Michael Jackson stesso in persona non ha mai testimoniato.

    Evento mediatico - Ma il processo è stato soprattutto un evento mediatico eccezionale. Nonostante le riprese TV fossero proibite in aula, per precisa direttiva del giudice Melville, per tutta la durata del processo centinaia di giornalisti si sono accampati davanti al tribunale di Santa Maria riprendendo le scene di quotidiano delirio dei fans del re del Pop, convinti fino alla fine dell'innocenza del loro idolo.

    Su una TV americana ogni sera andava in onda un reality che, servendosi di attori-sosia, ricostruiva la giornata giudiziaria raccontando nei dettagli tutto quello che accadeva, interrogatori e contro-interrogatori compresi. L'attore che ha interpretato Michael Jackson è diventato popolarissimo.

    Michael Jackson assolto dalle accuse Il verdetto s'è fatto attendere per giorni, ma probabilmente i fans avranno pensato che ne è valsa la pena: Michael Jackson è stato giudicato infatti non colpevole nel processo che lo vedeva accusato di molestie ad un ragazzino di tredici anni (oltre che di sequestro di persona). I fans erano assiepati fuori dal tribunale di Santa Maria, in California, pronti ad ascoltare la sentenza che veniva trasmessa anche con gli altoparlanti: la gioia, alla lettura, è stata molto forte, tanto che si è subito festeggiato con champagne e urla. Pochi minuti prima Michael Jackson era entrato in tribunale molto teso, sapendo bene che per lui era già pronta, in caso di condanna, una cella nel penitenziario di Corcoran, in California, quello dove stanno scontando la pena due 'delinquenti vip' come Charles Manson, che nel 1969 fece massacrare in un delirio satanico Sharon Tate, moglie di Roman Polanski, e Juan Corona, un serial killer con 25 omicidi all'attivo.

    Ecco il perché Michael Jackson e stato dichiarato innocente!

    La vita del cantante è stata di certo costellata di brutti eventi che ne hanno minato la sua serenità. Il rapporto con il padre, descritto come un uomo autoritario e sadico, l’ha privato della sua infanzia, relegandolo a forza in un ruolo da eterno Peter Pan in un corpo da adulto. Da qui la volontà di dormire con i bambini che egli considerava suoi simili più di ogni altro adulto. Il termine dormire è qui utilizzato nel suo senso più immediato, senza alcuna accezione di natura sessuale. Lo stesso Michael ha più volte dichiarato che non c’è nulla di meglio che dormire con un’altra persona senza che debba accadere qualcosa che sia seppur in lontananza legato al sesso.

    Un altro punto da considerare è il richiamo del personaggio Michael Jackson. In sede processuale è stato appurato che molti genitori affidavano a Michael i loro bambini, qualche volta malati, sfruttando l’amore profondo che il cantante nutriva verso l’infanzia. Alcuni di questi genitori l’hanno poi accusato di molestie verso quegli stessi figli che loro stessi gli avevano affidato. Un’accusa che, se fosse stata dimostrata, avrebbe fruttato loro diversi milioni di dollari. In più bisogna considerare la ben nota ipocondria di Michael. Alla luce di ciò, com’è possibile che il cantante abbia potuto approfittare di bambini non in piena salute se la sua più grossa paura era di ammalarsi a sua volta?

    Da considerare inoltre, forse il punto focale di tutta la vicenda, il risarcimento chiesto a Michael da parte dell’accusa. Durante il processo, i genitori dei bambini che hanno accusato il cantante di molestie sessuali hanno richiesto un risarcimento milionario. Ora, ammesso che la violenza sia stata consumata, perché i genitori hanno preteso soldi al fine di patteggiare? Se un bambino viene molestato, la più grande preoccupazione dei suoi genitori dovrebbe essere quella di assicurare il colpevole alla giustizia affinché un simile comportamento non possa ripetersi in futuro. Se invece è la stessa parte lesa a richiedere del denaro, offrendo quindi al presunto colpevole la possibilità di sfuggire alla legge, sorge spontaneo il dubbio che l’intera vicenda possa essere una montatura perché contraria a ogni principio di amore familiare. I soldi, anche se in grosse quantità, non possono lenire il dolore dei bambini violentati e di certo non li aiutano a superare il trauma. Questo, un genitore che ama il proprio bambino, deve metterlo in conto.

    Infine, altro punto principale, la ritrattazione di Jordie Chandler che dopo la morte di Michael Jackson ha dichiarato di non essere mai stato molestato dal cantante. Per tutti questi motivi Michael è stato dichiarato innocente da una giuria popolare al termine di un processo lungo e doloroso. Questi sono solo alcuni dei tanti tangibili e insindacabili motivi del perché Michael Jackson e stato dichiarato assolutamente e senza ombra di dubbio: innocente!

    DOPO IL PROCESSO - NEW YORK

    ♦ Michael Jackson, dopo il processo «fuga» in Europa. Secondo indiscrezioni il cantante avrebbe venduto il ranch e lascerebbe gli Stati Uniti. Secondo Roger Friedman, giornalista del network Fox, è probabile che Michael deciderà di lasciare gli Stati Uniti per un bel pezzo, diretto in Europa o in Africa. A confermare l'indiscrezione, la notizia che Michael avrebbe venduto il suo ranch-parco giochi Neverland per circa 35 milioni di dollari. Notizia smentita e poi riconfermata, che avvalora l’ipotesi di una fuga dai riflettori per l’ex re del Pop.

    ♦ Nel frattempo il gossip va avanti: Michael Jackson: impotente o castrato? Il tabloid inglese Sunday Mirror rivela che a Michael fu prescritto un farmaco per la castrazione chimica a causa delle sue pulsioni pedofile. Il dottor Alimorad Farshchian avrebbe prescritto il Depo Provera per inibire l’attività sessuale del cantante.

    ♦ Si suicida il 65enne Evan Chandler, il padre che ordinò a suo figlio Jordan, allora 13enne, di accusare ingiustamente Michael Jackson di molestie e di pedofilia. Il padre si è suicidato, si, certamente la vergogna in pubblico era troppo forte e la sua coscienza gli mordeva da morire. Prima o poi tocca la morte toccherà a tutti gli impenitenti e a tutti coloro che vogliono imitare il diabolico tradimento di Giuda Iscariota. Sparando un colpo d'arma da fuoco contro se stesso, l’odontotecnico Evan Chandler si è tolto la vita sparandosi un proiettile in testa nel suo lussuoso appartamento nel New Jersey che aveva acquistato con i 20 milioni di dollari che Michael Jackson gli aveva regalato per riscattare il suo falso ricatto. Un colpo di pistola e l’uomo, sessantacinquenne è morto. Era il padre biologico e criminale di Jordan Chandler, uno dei tanti bambini che negli anni ‘90 accusò falsamente Michael Jackson di molestie sessuali.

    Le sue accuse come tutte quelle fatte dagli altri bambini, erano naturalmente infondate e non veritiere. A breve distanza dalla morte di Michael Jackson, Jordan Chandler ha ritrattato le accuse di molestie rivolte sedici anni prima ai danni della popstar. Jordan affermò: Ho mentito perché costretto da mio padre. E adesso, proprio quello stesso padre che l’aveva spinto a mentire per condurre Jackson in tribunale con l'obiettivo di ottenerne un congruo risarcimento per un gravissimo reato in realtà mai commesso, si è tolto la vita. La polizia ha riferito: Aveva un solo foro al lato del cranio. Non abbiamo trovato messaggi ma dei medicinali molto potenti. Molti si chiedono se c’è un legame tra la morte di Michael Jackson e il suicidio del suo aguzzino. Non dimentichiamo che tempo fa Evan Chandler era arrivato ad attentare alla vita del figlio per accaparrarsi il denaro frutto del risarcimento estorto al cantante. L’unica certezza è che dietro a questa saga che si è purtroppo conclusa con la morte del compianto re del pop, ci sono retroscena misteriosi e ignobili.

    DAVID ZARD: ACCUSE DI PEDOFILIA, FALSE E COSTRUITE

    Ha paragonato Michael Jackson a Mozart, ricordando che ha venduto legalmente 800 milioni di dischi. Per David Zard, il produttore che ha curato la prima mondiale del primo tour da solista del grande re del pop, le accuse di pedofilia non hanno senso di esistere. Con lui abbiamo ripercorso dei momenti professionalmente intimi del noto cantante, che Zard ha avuto la fortuna di conoscere bene. Ecco l'intervista da egli concessa:

    ▪ Come vi siete incontrati la prima volta?

    «Alla vigilia del primo concerto di Roma, nel 1988. Mi fece chiamare, concluse le prove, per sapere se era vero che allo stadio Flaminio non si poteva usare il laser perché ubicato in piena città, o per via degli aerei. Qualcuno, trattandolo come un bambino, gli disse che non c’erano i permessi. In realtà io li avevo già ottenuti, era tutto a posto. Allora lui fece chiamare il suo direttore di produzione e disse: ‘You do what you want, but I want my laser’. Trattava il laser come se fosse un giocattolo. Mi resi conto che sembrava un bambino di dieci anni, in realtà ne aveva trenta».

    ▪ Quando l’ha visto per l’ultima volta?

    «Al concerto di Milano, allo stadio di San Siro, nel 1997. Io non mi ero potuto occupare del suo tour, agli inizi degli anni Novanta avevo deciso di non seguire più i cantanti stranieri, ero occupato quasi a tempo pieno con Claudio Baglioni, non potevo fare mille cose tutte insieme. Michael mi mandò a chiamare, mi volle incontrare, e mi disse che lo stadio di Milano non era ‘tutto esaurito’ perché non avevo organizzato io il concerto. Si sarà anche vista la differenza della promozione dell’evento, ma in realtà era già scoppiato lo scandalo pedofilia ed era in atto un profondo distacco del pubblico».

    ▪ A proposito, lei cosa ne pensa delle accuse di pedofilia?

    «Tutte false e costruite, lo hanno anche confessato gli stessi accusatori. Lui era un bambino, perché gli fu strappata l’infanzia per il troppo lavoro. Il massimo che può aver combinato è quello che fanno anche i bambini: aver misurato la lunghezza del pisellino, l’uno con l’altro. Se lo avrà fatto sarà stato in modo innocente, segno di grande ingenuità fanciullesca».

    ▪ E gli oltre 100 inediti di cui tanto si parla?

    «Indubbiamente sono canzoni che lui non si sentiva ancora di aver cantato bene, dei provini, rimasti in attesa. Michael era molto esigente con se stesso e su tutto. Probabilmente non si sarà sentito di averli cantati al massimo della sua bravura e capacità, oppure non ci saranno stati gli arrangiamenti che lui voleva. Presto metteranno sul mercato queste canzoni, per batter cassa. In molti guadagneranno, a partire dalla Sony che al momento ha problemi».

    ▪ La Sony è in crisi?

    «Tutte le case discografiche sono in crisi, per via della distribuzione delle canzoni. La Sony ha venduto oltre 20 milioni di dischi dopo la sua morte, in tutto il mondo. Michael Jackson probabilmente è l’unico artista per il quale la gente vuole l’oggetto, non si accontenta di scaricare le sue canzoni da internet, ma desidera collezionare album, cd e dvd originali».

    ▪ Cosa pensa delle accuse sul fatto che il padre lo avrebbe reso sterile, picchiandolo?

    «Il terzo figlio, quello più piccolo, ha la faccina proprio come Michael Jackson, lo dicono in tanti. Piuttosto posso pensare che il padre gli possa avere fatto fare un’operazione o qualche intervento tipo voce bianca, per fargli restare quella tonalità. Quanto al duro lavoro di Michael, le posso raccontare un fatto. Negli anni Settanta stavo per portare in Europa e in Italia i Jackson Five. Sul loro contratto c’era scritto che potevano esibirsi fino a tre concerti al giorno in tre posti differenti. Mi sembrò una follia, per il troppo lavoro, esagerato. Chiamai la loro agente, di una nota agenzia di artisti neri, che mi rispose, ‘non ti dimenticare che fino a 50 anni fa eravamo schiavi’. Questo era il metro di lettura della loro attività frenetica».

    ▪ Lei ha seguito anche la permanenza a Roma di Michael Jackson. Dove lo avete portato?

    «Nell’88 lo portati in giro al centro con la mia collaboratrice italo-britannica. Riuscimmo a convincere la sicurezza che camuffandolo non avrebbe corso rischi. Il suo staff temeva l’esuberanza degli italiani».

    ▪ Riuscì a girare senza essere riconosciuto?

    «Sì. Gli uomini della sicurezza erano a distanza, mentre lui girava come un normale cittadino. Gli facemmo indossare un baschetto, al posto del suo classico cappello, sotto il quale furono raccolti i capelli. E indossò un paio di occhiali. Aveva una giacca normale, era vestito molto sobrio. Amava Roma e la sua storia millenaria, se avesse potuto ci sarebbe anche rimasto ad abitare».

    Fonte: Libero-news.it - di Maria Paola Gianni

    CAPITOLO 13

    IMPORTANTI INTERVISTE FATTE A MICHAEL E AD ALTRI

    Qui di seguito sono riportate alcune delle principali interviste fatte a Michael Jackson, da altri e da egli sostenute. In esse sono ripercorse la carriera e la vita di Michael, con particolare attenzione ad alcune vicende mal interpretate dai media nel corso degli anni.

    Michael Jackson: Le rivelazioni dell'intervista segreta

    La pubblicazione di nuovo materiale esclusivo su Michael Jackson porta alla luce

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