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Anna Frank Story

Anna Frank Story

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Anna Frank Story

Lunghezza:
310 pagine
3 ore
Editore:
Pubblicato:
Aug 6, 2018
ISBN:
9788827842508
Formato:
Libro

Descrizione

Anna era un’adolescente ebrea che, durante la Seconda Guerra Mondiale, per sfuggire all’arresto dei nazi-fascisti tedeschi fu costretta a nascondersi insieme alla sua famiglia.

Si segregarono nell’attico di una vecchia casa ad Amsterdam.

Trascorsi poco più di due anni furono scoperti e deportati nei campi di concentramento e di sterminio, dove lei perse la vita dopo un’inumana sofferenza. Questo libro rivela le efferatezze subite durante l’internamento forzato e patite da Anna Frank e da milioni di altre vittime innocenti di tutte le età.

Inoltre, è una testimonianza non solo dell’avvenuta terribile e sanguinosa Shoah, ma anche delle sanguinose malefatte realizzate da tutti quei crudeli regimi e potenze belligeranti, leader dittatoriali nazi-fascisti e malefici politici-religiosi che si allearono per attuare le loro atroci e micidiali malefatte nell’intento di realizzare un utopico e chimerico governo autoritario.

Nel compilare quest’opera sono stati usati documenti originali, fotografie e testimonianze oculari tratti da archivi storici che hanno portato alla luce importanti rapporti e registri delle operazioni belliche nazi-fasciste, conservate in Germania dal “Servizio di Sicurezza tedesco” dove sono raccolti caterve di atti e autentiche documentazioni del dopo la guerra, nonché fascicoli giuridici e storiografi della “United States National Archives”, della “Anna Frank House” e dell'”Istituto olandese per la documentazione di guerra”.
Editore:
Pubblicato:
Aug 6, 2018
ISBN:
9788827842508
Formato:
Libro

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Anna Frank Story - Sergio Felleti

brutalmente.

I NEMICI DI ANNA FRANK

CHE TOLSERO LA VITA A LEI E A MILIONI DI INNOCENTI

Dopo aver menzionato le parti più importanti della storia di Anna Frank, affinché le nuove generazioni abbiano un ampia realtà informativa su tutto ciò che accaduto dietro le quinte durante la Seconda Guerra Mondiale, questo libro include importanti e fondamentali articoli che trattano in particolare quelle super potenze politiche-religiose-belligeranti che si allearono con l’intento di dominare il mondo intero usando micidiali metodi dittatoriali da fuorilegge.

Pochissime persone sono a conoscenza che tra queste supreme e dittatoriali autorità mondiali vi era inclusa, in modo assai negativa, la potente influenza della Chiesa Cattolica Vaticana militarizzata. D’altra parte, chi ne è ben informato cerca invano di nasconderne la realtà, altri ancora tentano, attraverso raffinate menzogne, di negarlo, di giustificarne gli eventi che hanno coinvolto la Chiesa Cattolica o addirittura di presentare il Vaticano come un eroico salvavita.

In verità, il Vaticano ha le mani piene di sangue di colpevolezza per essersi alleato e sostenuto in prima persona i nazi-fascisti durante la II Guerra Mondiale, collaborando con gli eserciti armati nell’uccisione di oltre sei milioni di innocenti, tra questi vi è inclusa la 15enne Anna Frank.

Questa verità e rapporto bellico lo si può costatare, tra l’altro, esaminando semplicemente alcuni dei seguenti contenuti scritti negli accordi che fecero i due papi: Pio XI e Pio XII con l’allora regime fascista del dittatore: Benito Mussolini (Patti lateranensi – l’11/02/1929) e con il regime nazista del dispotico: Adolf Hitler (Concordato – il 20/07/1933).

I Patti lateranensi (Alleanza: Vaticano-Fascismo)

In breve, alcuni degli articoli dei Patti lateranensi firmati per nome e volere di papa Pio XI da Pietro Gasparri (cardinale e arcivescovo diplomatico e cardinal segretario di Stato Vaticano) e dall'allora Capo (Duce) del governo italiano, il fascista: Benito Mussolini:

Art. 3: "Gli studenti di teologia, quelli degli ultimi due anni di propedeutica alla teologia avviati al sacerdozio ed i novizi degli istituti religiosi possono, a loro richiesta, rinviare, di anno in anno, fino al ventesimosesto anno di età l’adempimento degli obblighi del servizio militare.

I chierici ordinati in sacris ed i religiosi, che hanno emesso i voti, sono esenti dal servizio militare, salvo il caso di mobilitazione generale. In tale caso, i sacerdoti passano nelle forze armate dello Stato, ma è loro conservato l’abito ecclesiastico, affinché esercitino fra le truppe il sacro ministero sotto la giurisdizione ecclesiastica dell’Ordinario militare ai sensi dell’art. 14. Gli altri chierici o religiosi sono di preferenza destinati ai servizi sanitari.

Tuttavia, anche se sia disposta la mobilitazione generale, sono dispensati dal presentarsi alla chiamata i sacerdoti con cura di anime. Si considerano tali gli Ordinari, i parroci, i vice parroci o coadiutori, i vicari ed i sacerdoti stabilmente preposti a rettorie di chiese aperte al culto".

Art. 12: Nelle domeniche e nelle feste di precetto, nelle chiese in cui officia un Capitolo, il celebrante la Messa Conventuale canterà, secondo le norme della sacra liturgia, una preghiera per la prosperità del Re d’Italia e dello Stato italiano.

Art. 13: "Il Governo italiano comunica alla Santa Sede la tabella organica del personale ecclesiastico di ruolo adibito al servizio dell’assistenza spirituale presso le forze militari dello Stato appena essa sia stata approvata nei modi di legge.

La designazione degli ecclesiastici, cui è commessa l’alta direzione del servizio di assistenza spirituale (Ordinario militare, vicario ed ispettori), è fatta confidenzialmente dalla Santa Sede al Governo italiano. Qualora il Governo italiano abbia ragioni da opporre alla fatta designazione, ne darà comunicazione alla Santa Sede, la quale procederà ad altra designazione.

L’Ordinario militare sarà rivestito della dignità arcivescovile.

La nomina dei cappellani militari è fatta dalla competente autorità dello Stato italiano su designazione dell’Ordinario militare".

Art. 20: "I Vescovi, prima di prendere possesso della loro diocesi, prestano nelle mani del Capo dello Stato un giuramento di fedeltà secondo la formula seguente:

«Davanti a Dio e sui Santi Vangeli, io giuro e prometto, siccome si conviene ad un Vescovo, fedeltà allo Stato italiano. Io giuro e prometto di rispettare e di far rispettare dal mio clero il Re ed il Governo stabilito secondo le leggi costituzionali dello Stato. Io giuro e prometto inoltre che non parteciperò ad alcun accordo né assisterò ad alcun consiglio che possa recar danno allo Stato italiano ed all’ordine pubblico e che non permetterò al mio clero simili partecipazioni. Preoccupandomi del bene e dell’interesse dello Stato italiano, cercherò di evitare ogni danno che possa minacciarlo".

Vedi anche: Art. 8. Art. 14. Art. 15. Art. 19. Art. 22. 1*)

Concordato (Alleanza: Vaticano-Nazismo)

In breve, alcuni degli articoli del Concordato (Reichskonkordat) fra la Santa Sede Vaticana ed il Reich Germanico, firmati per nome e volere di papa Pio XI dal cardinale Eugenio Pacelli (futuro papa Pio XII) e dal Cancelliere del Reich, il nazista: Franz von Papen per nome del presidente tedesco Paul von Hindenburg e per volere di Adolf Hitler:

"Sua Santità il Sommo Pontefice Pio XI e il Presidente del Reich Germanico, concordi nel desiderio di consolidare e sviluppare le relazioni amichevoli esistenti fra la Santa Sede e il Reich Germanico, volendo regolare i rapporti fra la Chiesa Cattolica e lo Stato per tutto il territorio del Reich Germanico in modo stabile e soddisfacente per entrambe le parti, hanno risoluto di concludere una solenne Convenzione, che completi i Concordati conclusi con alcuni Stati particolari (Laender) della Germania ed assicuri per gli altri un criterio uniforme nel trattamento delle relative questioni.

A tale effetto, Sua Santità il Sommo Pontefice Pio XI ha nominato Suo Plenipotenziario Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Eugenio Pacelli, Suo Segretario di Stato, e il Presidente del Reich Germanico ha nominato Suo Plenipotenziario il Vice-Cancelliere del Reich Germanico, Signor Franz Von Papen".

Art. 16: "I Vescovi, prima di prendere possesso delle loro Diocesi, presteranno nelle mani del Luogotenente del Reich (Reichsstatthalter) nel competente Stato oppure del Presidente del Reich un giuramento di fedeltà secondo la formula seguente:

«Davanti a Dio e sui Santi Vangeli, giuro e prometto, come si conviene ad un Vescovo, fedeltà al Reich Germanico e allo Stato..... Giuro e prometto di rispettare e di far rispettare dal mio clero il Governo stabilito secondo le leggi costituzionali dello Stato. Preoccupandomi, com'è mio dovere, del bene e dell'interesse dello Stato Germanico, cercherò, nell'esercizio del sacro ministero affidatomi, di impedire ogni danno che possa minacciarlo»".

Art. 27: "All'esercito del Reich Germanico sarà concessa una cura d'anime esente per gli ufficiali, funzionari e militari cattolici ad esso appartenenti e rispettive famiglie.

La direzione dell'assistenza spirituale dell'esercito spetta al Vescovo militare. La sua nomina ecclesiastica sarà fatta dalla Santa Sede, dopo che Essa si sarà messa in comunicazione col Governo del Reich per la designazione, d'accordo con lui, di una persona idonea.

La nomina ecclesiastica dei parroci militari e degli altri ecclesiastici militari è fatta dal Vescovo militare, dopo aver udito la competente Autorità del Reich. Il Vescovo militare può nominare solo quegli ecclesiastici, che abbiano ottenuto dal loro Vescovo diocesano il permesso di entrare nella cura d'anime dell'esercito ed il relativo certificato d'idoneità.

Gli ecclesiastici aventi cura di anime presso l'esercito, hanno competenze parrocchiali sulle truppe e rispettive famiglie, loro affidate.

Le norme precise per l'organizzazione dell'assistenza spirituale cattolica presso l'esercito saranno emanate con Breve Apostolico. Il regolamento della situazione dei cappellani militari in quanto funzionari dello Stato sarà fatto dal Governo del Reich".

Art. 30: Nelle domeniche e nelle feste di precetto, nelle chiese cattedrali, come pure in quelle parrocchiali, filiali e conventuali del Reich Germanico si reciterà alla fine del servizio religioso principale, in conformità con le prescrizioni della Sacra Liturgia, una preghiera per la prosperità del Reich e del popolo germanico. 2*)

Il lupo perde il pelo ma non il vizio

Che la chiesa cattolica e quindi il Vaticano è sempre stato, in ogni periodo storico, passato e presente, a favore delle Leggi Razziali e il più pericoloso centro della reazione mondiale, minacciando in ogni tempo, e tutt’oggi ancora, ogni libertà di coscienza firmando in generale Concordati e Sovranità di ogni genere con le dittature di qualsiasi paese cattolico e non, lo si può leggere e verificare in centinaia autorevoli libri di storia, come rivela ad esempio l’articolo: Storia dei rapporti tra Chiesa e Stati. 3*)

20 luglio 1933 La chiesa Cattolica Vaticana firma il Concordato con la Germania nazista di Adolf Hitler

Foto sopra: Il 20 Luglio 1933, con il benestare di papa Pio XI, il Segretario di Stato vaticano: Eugenio Pacelli (il futuro papa Pio XII), firmò un concordato di alleanza (Reichskonkordat: Regno Concordato a favore di Adolf Hitler).

La firma a nome del regime nazista fu posta da Friedrich Franz (Fritz) von Papen (vicecancelliere e braccio destro di Hitler.

Nella foto sopra, accanto a von Papen sedeva il vescovo Ludwig Kaas, che dopo essere stato ripudiato dal partito politico-religioso che aveva tradito si era trasferito a Roma, per lavorare a stretto contatto con il cardinale Eugenio Pacelli su tutte le più importanti questioni di diplomazia internazionale.

Dieci anni dopo Pacelli, che nel frattempo era diventato Papa con il nome di Pio XII, avrebbe affidato al vescovo Ludwig Kaas le trattative segrete che avrebbero portato alla nuova alleanza con gli americani,

rompendo quella con Hitler e Mussolini.

Sulla destra di Pacelli vi è il cardinale Giuseppe Pizzardo. Alla sinistra di Pacelli compare il cardinale Alfredo Ottaviani.

Alla sinistra di Ottaviani c'è un giovane diplomatico di nome Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini, che 40 anni dopo diventerà

papa con il nome di Paolo VI.

LA SALITA AL POTERE DEL NAZISMO

In Germania, i primi anni del dopoguerra furono assai tormentati: tra la fine del 1923 e l’inizio del 1924 i governi di Weimar avviarono un nuovo corso economico (tra cui il piano: Dawes), per risollevare il paese dalla crisi che colpì soprattutto le fasce medio-basse delle popolazione. Il ridimensionamento delle frange estremistiche, a destra e sinistra, si accompagnò al miglioramento dell’economia mondiale e alla ripresa tedesca tra 1924 e 1929 (tanto che il partito nazista, nel 1928, toccò il minimo storico dei consensi).

Tuttavia, il crollo di Wall Street e la conseguente spirale di disoccupazione fecero precipitare la situazione: i senza lavoro passarono da 1.320.000 operai del settembre 1929 a 6 milioni nel 1933, e anche la nuova moneta (il Rentenmark) riprese l’inflazione.

Nel triennio 1930-1933, i partiti moderati e centristi persero consensi a favore di comunisti e nazionalsocialisti (Hitler passò dal 18.3% nel 1930, ad oltre il 36.7% nelle presidenziali del 1932, fino al 44% nel marzo 1933), mentre esplosero le violenze di piazza e delle SA, il braccio armato del nazismo (nel 1931, aprì il primo campo di internamento a Dachau in Germania).

Il generale politico tedesco e Presidente del Reich: Paul Ludwig Hans Anton von Beneckendorff und von Hindenburg, in un ultimo tentativo di istituzionalizzare e vincolare il movimento nazionalsocialista, offrì la cancelleria ad Adolf Hitler (gennaio 1933); ma l’incendio del Reichstag (responsabilità di Hitler e del ministro del Terzo Reich: Paul Joseph Goebbels, ma di cui sono subito incolpati i comunisti) fu l’occasione per instaurare al dittatura del Reich.

L’Olocausto e i campi di concentramento

La persecuzione e l'annientamento degli ebrei d’Europa deve essere collocata entro il più ampio quadro della strategia nazista della Seconda Guerra Mondiale. Le forze dell’Asse combatterono due guerre differenti in Europa: l’una - più tradizionale - nell’Europa occidentale e in particolare in Francia, l’altra - che tradì una più forte base razziale - come per il caso dell’ANSCHLUSS e dell’annessione dei Sudeti (un sistema montuoso al confine tra la Germania, la Polonia e la Repubblica Ceca).

La questione ebraica fu una parte integrante del progetto di espansione nazista in Europa ma mostrò anche l’elemento razziale che fu alla base dell'ideologia nazista.

Joseph Goebbels, uno tra i maggiori gerarchi nazisti, indicò ad Hitler una strategia di propaganda basata sull’eliminazione degli ebrei tedeschi che avevano sollevato la loro voce per criticare la politica autoritaria del Terzo Reich.

Il suo suggerimento trovò piena applicazione nella Notte dei cristalli (9-10 novembre 1938, quando furono incendiate le sinagoghe di Berlino, vennero uccisi 91 ebrei e furono infrante le vetrine dei negozi di proprietà ebraica) e nella legislazione antisemita che voleva l’esclusione degli ebrei dalle cariche pubbliche e vietava i matrimoni misti.

La questione ebraica vide la creazione di reparti speciali all’interno delle SS che si occuparono della deportazione degli ebrei nei ghetti presenti in Polonia.

Le S.S. (Schutzstaffel - SS Combattenti), erano un'organizzazione paramilitare d'élite del Partito Nazionalsocialista.

Tra il giugno del 1941 e il gennaio 1942 cominciarono i massacri su vasta scala nei territori europei occupati dai nazisti. Il fallimento della guerra lampo in Unione Sovietica coincise con un cambio di strategia che corrispose contemporaneamente con la sperimentazione dell’uso di gas per eliminare oppositori del regime ed ebrei; iniziarono così i primi spostamenti di massa verso i campi di concentramento come nel caso di quello di Chelmo in Polonia.

Nel corso della Conferenza di Wannsee avvenuta a Berlino il 20 gennaio 1942, venne progettata e organizzata la Soluzione Finale che prevedeva la pianificazione del genocidio ebraico. Anche l’Italia fascista di Mussolini si accodò a tali disposizioni.

La "Soluzione Finale" subì un'accelerazione con i lavori di ampliamento del campo di sterminio di Auschwitz-Birchenau fortemente voluti dal comandante della polizia nazista: Heinrich Luitpold Himmler.

L'Olocausto, cioè: l’uccisione di massa o genocidio di intere popolazioni, in particolare degli ebrei nei campi di sterminio nazisti costò il massacro del 60% degli ebrei d’Europa determinando la morte di circa 6 milioni di esseri umani. 4*)

IL TERRIBILE SEGRETO E

L’IMPERDONABILE SILENZIO DEL VATICANO

All’allora pontefice Pio XII (Eugenio Maria Giuseppe Pacelli) è stato seriamente rimproverato di non aver rivelato al mondo il terribile segreto del genocidio ebraico da parte nazista; di non aver mai alzato severamente la voce contro il mito della razza pura, che ha portato vergognosamente a consumare la più gigantesca opera criminale del XX secolo, il simbolo eloquente dell'inciviltà che, secondo i calcoli fatti al processo di Norimberga, contò il massacro criminale di 5.700.000 tra ebrei (ma anche zingari, omosessuali, malati di mente, e così via).

La questione dei silenzi della Chiesa sulle atrocità subite dagli ebrei è tra le più spinose e imbarazzanti per la Chiesa di Roma.

La persecuzione degli ebrei da parte nazista iniziò nel 1933 con le Leggi Razziali di Norimberga. Inizialmente si trattava di semplici espulsioni, in seguito il regime nazista passò allo sterminio pianificato di massa.

Alla conferenza di Wannsee (un quartiere di Berlino), convocata dal generale nazista Reinhard Heydrich il 20 gennaio 1942, si discusse della Soluzione Finale della questione ebraica, appunto come è definita dallo stesso Heydrich nella lettera d'invito. Gli obiettivi della riunione furono di coordinare la Ripulitura degli ebrei" non solo dalla Germania, ma da tutta l'Europa, evidenziando che l'eliminazione aveva priorità sull'utilizzo della forza lavoro schiavistica.

Chi può intervenire ma tace: acconsente e quindi è d’accordo

Papa Pio XII era sicuramente a conoscenza sia delle vessazioni contro gli ebrei, sia dei piani nazisti sulla Soluzione Finale a danno degli ebrei. Una delle prime comunicazioni che arrivarono in Vaticano è datata 23 novembre 1940 (13 mesi prima della conferenza) dal monsignor Mario Besson, vescovo di Losanna, Friburgo e Ginevra, tramite il nunzio pontificio in Svizzera, l'arcivescovo Filippo Bernardini.

Bernardini, inviò una lettera a papa Pio XII esprimendo profonda preoccupazione per le gravi condizioni di migliaia di prigionieri, tra cui ebrei, deportati in campi di concentramento nella Francia sud-occidentale. In questo resoconto sollecitò un appello pubblico da parte del papa contro le persecuzioni e una difesa più attiva, da parte cattolica, dei diritti di tutte le vittime.

Anche monsignor Konrad von Preysing, vescovo di Berlino, scrisse a Pio XII, il 17 gennaio 1941, annotando che «Sua Santità è certamente informata sulla situazione degli ebrei in Germania e nei Paesi limitrofi. Vorrei dire che sia da parte cattolica che da parte protestante mi è stato chiesto se la Santa Sede non possa fare qualcosa a questo riguardo, diffondendo un appello in favore di questi sfortunati».

Il cardinale scrisse più volte al papa. Il 6 marzo 1943, ad esempio, von Preysing chiese a Pio XII di cercare di salvare gli ebrei berlinesi che erano prossimi alla deportazione; la quale, come affermò lui stesso, li avrebbe portati a morte certa:

«La nuova ondata di deportazioni degli ebrei, iniziata appena prima dell'1 marzo, colpisce aspramente e particolarmente noi, qui a Berlino. Diverse migliaia di persone sono coinvolte. Sua Santità ha fatto allusione al loro probabile destino nel suo messaggio radiofonico di Natale. Tra i deportati vi sono pure molti cattolici. Non è possibile a Sua Santità intervenire nuovamente per i molti sfortunati innocenti? Per molti è l'ultima speranza ed è il desiderio profondo di tutte le persone per bene».

Il nunzio in Romania, l'arcivescovo Andrea Cassalo, oltre ad informare il Vaticano sulle Leggi anti-ebraiche approvate nel Paese, fece appello direttamente al maresciallo Ion Antonescu affinché limitasse le deportazioni pianificate per l'estate del 1942. Addirittura, nella primavera del 1943, si recò nella Transistria, visitando uno dei principali campi di sterminio degli ebrei del periodo. Monsignor Cassalo fu ricevuto da papa Pio XII nell'autunno del 1942.

Nel Vaticano tutti sapevano ma nessuno fece nulla

Il cardinale primate di Cracovia, Adam Sapieha, senza dubbio sapeva ciò che stava avvenendo ad Auschwitz, luogo che era all'interno della sua arcidiocesi, e sicuramente informò la Santa Sede. Già in una lettera del febbraio 1942 diretta a papa Pio XII, descrisse vividamente gli orrori dell'occupazione nazista, compresi la presenza di sanguinosi campi di sterminio.

Il 18 marzo 1942, Gerhart

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