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Sintesi

Lucia Salomè è chiamata a indagare sulla morte di Daniel Usque, un vecchio ebreo, commerciante di preziosi in pensione. L’anziano viene trovato con la gola tagliata nell’ingresso del suo appartamento. Apre l’inchiesta la testimonianza dell’unico amico della vittima, Gabriele Sulpizio politico in pensione, che ha salvato l’ebreo dalla deportazione. Lucia Salomè arranca fin dalle prime battute, la vittima sembra coperta da un alone d’omertà. Un biglietto minatorio trovato nella cassetta della posta tende fin dall’inizio i filamenti nervosi di Salomè. La pista si intreccia con un movimento ultranazionalista: Aurora Italica, finanziato da Romualdo Bosio, un banchiere locale. È subito evidente l’empatia di Salomè per la vittima, ma subisce un brutto colpo. Daniel Usque è implicato nella gestione di una finanziaria collusa con la banca di Bosio. Finalmente uno squarcio di luce sembra tagliare la coltre nera della storia. Il braccio destro di Bosio sembra essere il candidato perfetto per le patrie galere. Non manca niente, indizi, movente, ecc. Dopo una rattenuta euforia, tutto precipita al punto di partenza. Salomè sguinzaglia Raffaella Nardò, viceispettore specializzata in crimini informatici. Nardò ha un solo indizio, fornito inconsapevolmente a Salomè dalla donna che ha trovato la vittima. È solo una data 1983, ma è sufficiente a dare nuovo slancio all’indagine. Daniel Usque si rivela un assassino. Ha ucciso, in quella data, il delatore, Romolo Interlenghi, ovvero l’uomo che nel 1943 aveva denunciato la sua famiglia ai nazisti. Un thriller mozzafiato che vi incollerà sin dalla prima pagina.

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