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Il grido della Natura
Il grido della Natura
Il grido della Natura
E-book247 pagine1 ora

Il grido della Natura

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Info su questo ebook

“Ci cibiamo di carcasse senza rimorso perché gli spasmi mortali della creatura scannata sono lontani dai nostri occhi, perché i suoi lamenti non feriscono le nostre orecchie, perché le sue urla agonizzanti non affondano nella nostra anima: ma se fossimo costretti ad assassinare con le nostre mani gli animali che mangiamo, chi tra noi getterebbe via, con disgusto, il coltello e, piuttosto che macchiarsi le mani assassinando un agnellino, acconsentirebbe a rinunciare per sempre al pasto preferito?”

Il grido della Natura è uscito nel 1791; solo due anni dopo l’autore, lo scozzese John Oswald, morirà combattendo in Francia per difendere gli ideali rivoluzionari. La sua riflessione, influenzata da Rousseau ma anche dalla conoscenza diretta della cultura indiana, anticipa i temi più vivi dell’attuale antispecismo. La rivendicazione dei diritti umani (degli sfruttati, delle donne, dei neri) e la richiesta di un nuovo rispetto verso la vita non umana sono momenti di un unico movimento di  liberazione che è anche una riscoperta della nostra natura più autentica.
Il testo di Oswald è accompagnato da un ampio saggio introduttivo di Antonio Vigilante.

John Oswald (1730-1793) si convertì al vegetarianesimo dopo essere stato in India come soldato britannico. Tornato in Inghilterra, si è impegnato in una serrata critica sociale e politica che lo ha portato ad unirsi al club dei Giacobini e a partecipare alla Rivoluzione comandando un battaglione di volontari.

Antonio Vigilante vive a Siena. Si occupa di pedagogia e di filosofia morale ed interculturale. Condirettore scientifico della rivista “Educazione Aperta”, ha pubblicato tra l’altro: Il Dio di Gandhi (2009), La pedagogia di Gandhi (2010), L’educazione è pace (2014), Dell’attraversamento. Tolstoj, Schweitzer, Tagore (2018).
LinguaItaliano
Data di uscita18 ago 2018
ISBN9788828376675
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    Il grido della Natura - John Oswald

    John Oswald

    Il grido della Natura

    Appello alla pietà e alla giustizia in favore degli animali perseguitati

    Traduzione, saggio introduttivo e note

    di Antonio Vigilante

    Parte in Causa

    Associazione Radicale Antispecista

    Traduzione di Antonio Vigilante.

    In copertina: elaborazione grafica del disegno di James Gillray pubblicato in antiporta del libro di Oswald.

    L'ebook è stato realizzato utilizzando il seguente software open source: Open Office, Sigil, Writer2ePub di Luca Calcinai.

    © 2017

    Parte in Causa. Associazione Radicale Antispecista,

    via di Torre Argentina 76, Roma.

    Tutti i diritti riservati.

    Presentazione

    Con questo importante lavoro di traduzione e di accurata indagine filologica Antonio Vigilante ha aggiunto un fondamentale tassello alla letteratura antispecista italiana, permettendo di meglio comprendere, attraverso una figura storica come John Oswald, il lento ma inarrestabile percorso verso il superamento dei confini di specie e la liberazione totale, di umani e non umani.

    Parte in Causa,

    Associazione radicale antispecista

    Introduzione

    John Oswald e la rivoluzione del non umano

    Antonio Vigilante

    1.

    Opera militante di quello che un contemporaneo definisce in modo sprezzante giacobino hindu (gentoo giacobin) {1}, The Cry of Nature di John Oswald è una dimostrazione di come la lotta per la liberazione umana possa condurre a una sensibilità nuova verso gli esseri non umani. Se in India l’ahimsa, il non nuocere ad alcuna forma di vita, comprese quelle più lontane dall’essere umano, è parte centrale dell’etica buddhista e jainista, ed occupa una parte centrale nello stesso hinduismo, in Occidente il prevalere del cristianesimo ha spento i non pochi spunti di etica oltrespecista presenti nel pensiero greco, imponendo una visione del mondo – e della società – rigorosamente gararchica: in alto la Trinità, potere supremo dell’universo e fonte e giustificazione del potere terreno; poi gli angeli, quindi gli esseri umani (con la donna in condizione di subordinazione) e infine gli animali. Ma se l’uomo, nonostante il peccato e la caduta, partecipa ancora della natura divina, c’è una separazione netta tra mondo umano e mondo animale. Quella dell’animale è la sfera del non divino, quando non dell’anti-divino, non a caso spesso associata al Diavolo. Una sfera di vita priva di qualsiasi valore verso la quale si sospingono gli stessi esseri umani sui quali il maschio egemone cristiano esercita la sua violenza: la donna, l’ebreo, il nero, il bambino. Da un lato l’animalità è rigorosamente separata dall’umanità, dall’altro resta un abisso nel quale è sempre possibile precipitare l’umano che si intende dissacrare e quindi massacrare. È la consapevolezza della pericolosità di questa botola nella quale l’umano subalterno scompare non meno dell’animale a porre l’urgenza di una liberazione comune: delle donne, degli schiavi, degli animali. Ma occorrerà qualche secolo prima che una tale consapevolezza si affacci nella cultura europea. Occorreranno quattro secoli – dal Quattrocento al Settecento – di colpi all’edificio teologico-politico. Occorreranno Montaigne e Voltaire, La Boétie e Rousseau, Spinoza e Lord Monboddo. Nelle pagine del libretto di Oswald queste linee di indagine e di lotta proprie della modernità – la critica della religione, la riscoperta del mondo classico, lo sguardo già antropologico, attento a cogliere quanto di vero è nelle culture che si suppongono primitive – trovano una sintesi agguerrita ed efficace, erudita quanto basta per avere un suo posto nel dibattito intellettuale e convincente quanto basta per non essere un semplice esercizio intellettuale.

    Nato {2} ad Edimburgo probabilmente nel 1760, figlio di un orafo, Oswald comincia seguendo le orme del padre. Ma l’occupazione non può soddisfare il suo spirito d’avventura: prima dei diciotto anni, intorno al 1777, lo troviamo già arruolato nell’esercito britannico con il grado di luogotenente. Nel 1780 si imbarca per le Indie Orientali, con un viaggio che tocca il Madagascar, dove ha modo di esercitare le sue capacità di osservazione, già piuttosto sviluppate, buttando giù un resoconto etnografico che pubblicherà nel British Mercury nel 1787. Per il ventenne Oswald si tratta del primo contatto con un mondo umano e culturale radicalmente altro, considerato con l’attenzione ed il rispetto di un naturale seguace di Rousseau e del barone di Lahontan. Una conversione che diviene completa in India, dove Oswald diventa vegetariano e studia con attenzione le usanze, le convinzioni, la religione del luogo, acquisendo una apertura interculturale sostenuta anche da una singolare conoscenza delle lingue: non solo le lingue classiche e quelle moderne europee ma, sembra, anche l’arabo. Non è da escludere che l’osservazione delle condizioni degli indiani sottomessi al giogo coloniale sia stata decisiva per la formazione del suo radicalismo politico {3}.

    Il suo ritorno in Inghilterra dall’India a piedi {4} (intorno al 1783), durante il quale Oswald si sarebbe fermato per qualche tempo presso i curdi in Turchia, ha tutto il sapore della leggenda, ma ben si accorda con il personaggio e le sue ascendenze rousseauiane. In Inghilterra Oswald comincia la sua carriera di polemista politico, dalla penna vivace e pungente, collaborando anonimamente (con lo pseudonimo di Ignotus) a The Political Herald, and Review, su cui scrive anche, con lo pseudonimo di Micius, il filosofo libertario William Godwin. L’attività giornalistica prosegue, dopo la fine del Political Herald, sul British Mercury e il quotidiano londinese Gazeeter, per il quale si occupa della cronaca parlamentare. Il suo spirito corrosivo si esprime in questo periodo in scritti satirici come Ranae Comicae Evangelizantes, or The Comic Frogs Turned Methodist, un pamphlet del 1786 in cui Oswald ridicolizza l’entusiasmo religioso metodista riconducendolo al culto pagano di Priapo, e dunque all’eccitazione sessuale. Con la pretesa di attaccare la bigotteria ed in fanatismo, ogni cosa sacra e terribile, perfino il giorno del giudizio, viene esposta al ridicolo, commenta scandalizzata The Monthly Review {5}. Satirico è anche il pahmplet dell’anno successivo, Humours of John Bull, che colpisce l’accordo tra Inghilterra e Francia (l’Eden Agreement) che stabiliva una tregua nella guerra commerciale tra i due paesi. Lo scritto sarà ristampato nel 1789 insieme alle poesie di Oswald (con lo pseudonimo di Sylvester Otway), compresi quattro sonetti in memoria di una donna amata, Louise, scritti molto dopo la sua morte, when the soul becomes, as it were, a spectator of her sufferings {6}.

    A Londra Oswald partecipa assiduamente ai dibattiti politici che si tengono nelle caffetterie e nei club, organizzati da società come City Debates, Westminster Forum e Coachmakers’ Hall. Qui fa la conoscenza di Jacques Pierre Brissot e Nicolas de Bonneville. Brissot, il leader girondino che morirà ghigliottinato durante il Terrore, era giunto a Londra con il progetto ambizioso, e presto fallito, di un Lycée per favorire l’incontro e lo scambio tra intellettuali europei; finirà imprigionato per debiti. Bonneville era un massone vicino a D’Alembert, creatore del Cercle Social, una organizzazione che intendeva essere una élite intellettuale d’avanguardia che avrebbe preparato il popolo europeo ad una serie di rivoluzioni apocalittiche {7}, di cui Oswald diventa il corrispondente da Londra. Il suo radicalismo politico incontra quello di Thomas Paine, che pubblica la sua opera più importante e fortunata, The Rights of Man, nel 1791, l’anno stesso in cui Oswald si trasferisce a Parigi ed entra a far parte del club dei Giacobini; ed è lo stesso anno di The Cry of Nature. La difesa dei diritti umani e la rivendicazione dei diritti degli animali fanno parte di un medesimo movimento di emancipazione e di liberazione dal vecchio sistema politico-sociale di dominio. Da un lato Oswald rivendica il diritto alla vita degli animali, dall’altro ne Le gouvernement du peuple, ou Plan de constitution de la republique universelle attacca il principio di rappresentanza e tratteggia, tra i primi, un piano di democrazia diretta.

    Il pamphlet di Oswald esce nel 1793, lo stesso anno di Enquiry Concerning Political Justice di William Godwin, il primo testo della tradizione anarchica riconosciuto come tale {8}, anch’esso influenzato da Thomas Paine. Il governo migliore, ragiona Oswald, sarà quello che meglio potrà accordarsi con la natura umana. E al fondo della natura umana c’è la volontà. Essere uomo e governarsi secondo la propria volontà sono tutt’uno; ed è in questo autogoverno che sono racchiusi tutti i diritti dell’uomo. Alla volontà del singolo corrisponde la volontà del popolo. Il governo migliore è dunque quello che segue la volontà popolare. Ma come accertare la volontà popolare? Occorre che una nazione si riunisca, discuta, decida, ma non per scegliere i suoi rappresentanti. Nessuno può rappresentare la volontà di un altro. Nessuno può compiere per procura gli atti che riguardano gli aspetti più elementari, fisiologici della nostra vita. Come è possibile pensare che un altro possa svolgere al nostro posto le funzioni più elevate e spirituali, come quelle che riguardano la politica? Il sistema rappresentativo, scrive Oswald con la sua ironia pungente, ricorda i medici di una popolazione dell’India, che prescrivono la danza per tutte le malattie: se il malato non può danzare, essi danzano per lui; pretendono che l’effetto sia lo stesso {9}. La rappresentanza è una lanterna magica {10} con la quale si impedisce che il potere giunga realmente al popolo, una vera e propria frode ai suoi danni. L’obiezione comune contro questa tesi è che non è possibile che un popolo si riunisca di continuo, sia per difficoltà organizzative, sia perché ciò toglierebbe tempo alle altre attività. Su quest’ultimo punto Oswald è tagliente: si tratta di una obiezione fatta da persone che ritengono invece opportuno che i cittadini passino le loro giornate a praticare cerimonie degne dei secoli barbarici e troppo ridicole per essere scimmiottate perfino dai cani dei saltimbanchi {11}. E aggiunge: quale altro scopo si propone o deve proporsi un governo, se non di unire gli uomini con i legami della fraternità? {12}. Le libere assemblee, luoghi in cui si esercita la

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