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Istituzioni di storia antica: Dalla preistoria all'espansione araba

Istituzioni di storia antica: Dalla preistoria all'espansione araba

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Istituzioni di storia antica: Dalla preistoria all'espansione araba

Lunghezza:
735 pagine
7 ore
Pubblicato:
Jul 16, 2018
ISBN:
9788838247255
Formato:
Libro

Descrizione

La revisione dei percorsi didattici dell’Università degli ultimi anni ha reso necessaria una parallela rivisitazione degli strumenti didattici. Questo manuale, in particolare, è stato pensato per le nuove esigenze dell’insegnamento di storia antica previsto dall’ordinamento della nuova laurea in scienze della formazione primaria e quindi tratta del periodo che va dell’età preistorica fino alla conquista araba del nord Africa del VII-VIII secolo, quando si conclude l’esperienza del mondo antico, caratterizzata dallo sviluppo comune delle civiltà mediterranee, e se ne apre un’altra, quella del Medio Evo, destinata a vedere, fino ai giorni nostri, il Mediterraneo trasformato in una barriera che divide gli stati, le società, le culture e le religioni delle sponde opposte, quella dell’Europa cristiana a nord e quella del mondo arabo e islamico a sud.
Pubblicato:
Jul 16, 2018
ISBN:
9788838247255
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Libro

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Top citazioni

  • Con gli inizi del II millennio, i Sumeri dovettero soccombere alla potenza assira, che si andava affermando nella Mesopotamia settentrionale.

  • Queste popolazioni conoscevano il ferro, di cui le loro terre abbondavano, e ne diffusero l’uso.

  • Il senso della scrittura va dall’alto al basso o da destra a sinistra.

  • Neolitico (età nuova della pietra) la fase dall’8000 al 3000 circa.

Anteprima del libro

Istituzioni di storia antica - Cinzia Bearzot

Cinzia Bearzot - Alberto Barzanò

Istituzioni di storia antica

Dalla preistoria all'espansione araba

Tutti i volumi pubblicati nelle collane dell’editrice Studium Cultura ed Universale sono sottoposti a doppio referaggio cieco. La documentazione resta agli atti. Per consulenze specifiche, ci si avvale anche di professori esterni al Comitato scientifico, consultabile all’indirizzo web http://www.edizionistudium.it/content/comitato-scientifico-0.

Copyright © 2018 by Edizioni Studium - Roma

www.edizionistudium.it

ISBN: 9788838247255

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http://write.streetlib.com

Indice dei contenuti

Introduzione

I. Fonti e metodo

1. Tucidide e il metodo storico

2. Le fonti su preistoria e protostoria

3. Le fonti sulle civiltà del Vicino Oriente antico

4. Le fonti per la storia greca

4.1. L'arcaismo

4.2. L'età classica

4.3. L'età ellenistica

5. Le fonti per la storia romana

5.1. L’età arcaica e quella repubblicana

5.2. L'età imperiale

5.3. L’impero da Costantino alla caduta dell’impero d’Occidente

5.4. Il tardo antico

II. La preistoria

1. Preistoria e protostoria

2. La rivoluzione neolitica

3. L'età dei metalli

III. L'Egitto e le civiltà del Vicino Oriente antico

1. Gli Egizi

1.1. Note storiche

1.2. Elementi di civiltà

2. Le civiltà mesopotamiche

2.1. I Sumeri

2.2. Gli Assiri e i Babilonesi

3. La Siria

3.1. Ebla

3.2. Ugarit e Amurru

3.3. I Fenici

4. La Palestina

4.1. Note storiche

4.2. L’originalità della cultura ebraica

5. L'Anatolia

5.1. Gli Ittiti

5.2. I Frigi

5.3. I Lidi

6. La regione iranica

6.1. Gli Elamiti

6.2. I Medi

6.3. I Persiani

7. India e Cina

IV. Le civiltà cretese e micenea e l'età oscura

1. La preistoria in Grecia

2. La civiltà cretese

3. La civiltà micenea

4. L'età oscura

5. L’alto arcaismo e la Grecia omerica

6. La nascita della polis

V. La Grecia arcaica

1. I governi delle aristocrazie

2. Verso società più egalitarie

2.1. La riforma oplitica

2.2. I legislatori

2.3. I tiranni

3. La colonizzazione

4. Atene e Sparta: due modelli a confronto

4.1. Atene

4.2. Sparta

5. Altri popoli e città della Grecia

6. Le relazioni internazionali

VI. La Grecia del V secolo: la lotta per l'egemonia

1. Le guerre persiane

1.1. La rivolta ionica (499-494)

1.2. La prima guerra persiana (490)

1.3. La seconda guerra persiana (481-478)

2. Tra bipolarismo ed egemonia unica

2.1. La Lega delio-attica

2.2. I cinquant’anni

3. Pericle e la democrazia ateniese

4. La guerra del Peloponneso

4.1. La fase archidamica

4.2. Il periodo intermedio

4.3. La guerra deceleica

VII. La Grecia del IV secolo: crisi della polis e nuove realtà politiche

1. L'egemonia di Sparta

1.1. I Trenta Tiranni ad Atene

1.2. La guerra di Corinto

2. La pace comune

3. L'egemonia di Tebe

4. Filippo II di Macedonia

5. Dionisio I di Siracusa e l’Occidente greco

VIII. Alessandro Magno e la Grecia ellenistica

1. Alessandro Magno

2. I successori di Alessandro e la formazione delle monarchie territoriali

3. La civiltà ellenistica

4. La Grecia e Roma

IX. L'Italia prima di Roma*

1. Il nome Italia

2. I primi insediamenti umani nella penisola

3. Il substrato di popolamento iniziale della penisola: la prima ondata migratoria indoeuropea

4. La seconda ondata migratoria indoeuropea

5. Gli Etruschi

6. La colonizzazione greca

7. I Cartaginesi

X. La prima Roma*

1. Mito e leggenda della fondazione di Roma

2. I fondamenti storici del racconto leggendario

3. Origine e valutazione critica della cronologia tradizionale della fondazione di Roma

3.1. La datazione tradizionale della fondazione di Roma

3.2. Le datazioni alternative

3.3. Le conferme astronomiche alla tradizione antica

4. L'età regia

4.1. La tradizione sui re di Roma

4.2. I re latini e sabini

4.3. I re etruschi

5. Il passaggio dalla monarchia alla repubblica

6. Il nuovo assetto politico-istituzionale e religioso della repubblica

6.1. Il senato e i comizi

6.2. I consoli

6.3. Il rex sacrorum

6.4. I pretori

6.5. I questori

6.6. Gli edili

6.7. I censori

6.8. I collegi sacerdotali

6.9. Il dittatore

7. La sottomissione del Lazio e le lotte fra patrizi e plebei

7.1. I primi anni della repubblica: la dominazione chiusina

7.2. Il foedus Cassianum e la riconquista dell’egemonia sui Latini

7.3. L’origine del conflitto fra patrizi e plebei

7.4. La conquista dei diritti civili

7.5. La conquista dei diritti politici attivi: l’ordinamento centuriato

7.6. La conquista dei diritti politici passivi e la fine delle lotte fra patrizi e plebei

XI. La conquista dell'Italia

1. La guerra contro Veio

2. La catastrofe gallica

3. Il trentennio postgallico

4. La guerra romano-latino-campana

5. Il conflitto coi Sanniti

5.1. La prima guerra sannitica

5.2. La seconda e la terza guerra sannitica

5.3. La cosiddetta terza guerra sannitica

6. La guerra contro Pirro

6.1. Il contesto

6.2. La campagna in Italia contro Roma

6.3. La campagna in Sicilia contro Cartagine

6.4. La fine della guerra e il dopo Pirro

7. Le colonie

XII. Il conflitto con Cartagine e l'espansione nell'Italia settentrionale e nel Mediterraneo

1. I prodromi del conflitto

2. La prima guerra punica

3. Il dopoguerra

4. L’espansione verso l’Italia settentrionale e l’intervento in Illiria

5. La questione spagnola e lo scoppio della seconda guerra punica

6. La spedizione di Annibale in Italia

7. Le operazioni militari fuori dall'Italia

8. La riscossa romana

9. La campagna d'Africa

10. L'espansione nel Mediterraneo orientale

11. L'espansione in occidente

12. La terza guerra punica

XIII. L'espansione nel Mediterraneo*

1. Le conquiste fuori dalla penisola italiana

2. La trasformazione dell’economica, sociale e culturale

3. Le prime rivolte servili

3.1. Una schiavitù con caratteri nuovi

3.2. Le rivolte servili in Sicilia

3.3. Le rivolte servili in Grecia e Asia

4. Il tribunato di Tiberio Gracco

5. Gli Italici e l'agro pubblico

6. Il tribunato di Gaio Gracco

6.1. Il primo tribunato (123)

6.2. Il secondo tribunato (122)

6.3. La rielezione mancata e la morte (121)

7. La reazione antigraccana

8. La guerra contro Giugurta

9. La riforma militare di Mario e la conclusione della guerra contro Giugurta

10. La campagna contro i Cimbri e i Teutoni

11. La guerra sociale

12. La prima guerra mitridatica

13. Silla conquista il potere

14. Silla, dittatore per riformare le leggi e la costituzione dello stato

15. Sertorio

16. La rivolta di Spartaco

XIV. La crisi della repubblica*

1. Pompeo

2. La seconda guerra mitridatica

3. Le prime avvisaglia della crisi della repubblica: la congiura di Catilina

4. Il primo triumvirato

5. La conquista della Gallia

5.1. Il primo proconsolato di Cesare

5.2. Il secondo proconsolato di Cesare

6. La guerra civile tra Cesare e Pompeo

6.1. Le morti di Giulia e di Crasso e la rottura fra Cesare e Pompeo

6.2. Cesare marcia su Roma

6.3. La fuga in Oriente, la battaglia di Farsalo e la morte di Pompeo

7. La dittatura di Cesare e la sua morte

7.1. L’eliminazione dei sostenitori di Pompeo

7.2. Le riforme

7.3. L'assassinio di Cesare

XV. Augusto e la sua dinastia*

1. Il dopo Cesare

1.1. Il tentativo di pacificazione nazionale e la fuga dei cesaricidi

1.2. Ottaviano a Roma

1.3. Dalla guerra di Modena al secondo triumvirato

1.4. Le proscrizioni, la sconfitta dei cesaricidi e l’eliminazione di Sesto Pompeo

1.5. L'eliminazione di Antonio

2. Il principato di Augusto

3. La dinastia Giulio-Claudia

4. Tiberio

5. Caligola

6. Claudio

7. Nerone

XVI. Il Cristianesimo da Gesù alla fine delle persecuzioni*

1. La discussione sulla figura storica di Gesù

1.1. L'origine del problema

1.2. La teoria dei generi letterari o del metodo storico-formale

1.3. Il valore storico dei Vangeli e delle altre fonti su Gesù

2. La Palestina ai tempi di Gesù

3. I Romani di fronte a Gesù e ai suoi seguaci: la nascita del nomen Christianum

4. La diffusione del messaggio evangelico

5. Il senatoconsulto del 35, base giuridica delle persecuzioni

6. Nerone, il primo persecutore

7. La persecuzione di Domiziano

8. Il rescritto di Traiano e le sue successive interpretazioni

9. Marco Aurelio, i suoi nuovi decreti contro i Cristiani e la tolleranza di Commodo

10. Dalla tolleranza dei Severi al primo imperatore cristiano: Filippo l’Arabo

11. La persecuzione di Decio

12. Valeriano e Gallieno: dalla persecuzione al primo riconoscimento formale della Chiesa

12.1. Gli editti di persecuzione

12.2. La radicale novità dell’impostazione della persecuzione di Valeriano

12.3. Il fallimento della persecuzione e l’editto di Gallieno

13. L’ultima grande persecuzione e la fine delle persecuzioni

XVII. Dai Flavi agli Antonini: il culmine dell'estensione territoriale e l'inizio della crisi dell'impero*

1. L'anno dei quattro imperatori

2. I Flavi

2.1. Vespasiano

2.2. Tito

2.3. Domiziano

3. L’avvento di una nuova dinastia imperiale: gli Antonini

4. Adriano, imperatore filosofo

5. Antonino Pio e Marco Aurelio: dall’apogeo dell’impero all’inizio della crisi

6. Commodo e la fine della dinastia

XVIII. La crisi del III secolo*

1. L'avvento della monarchia militare

2. La politica e le riforme di Settimio Severo

3. Caracalla, Macrino ed Elagabalo

4. Alessandro Severo

5. La grande anarchia militare

5.1. Da Massimino il Trace a Gordiano III

5.2. Filippo l'Arabo

5.3. Decio e Treboniano Gallo

5.4. Valeriano

6. La conclusione della grande anarchia militare

6.1. Gallieno

6.2. Da Aureolo a Claudio II Gotico

6.3. Aureliano

6.4. Da Claudio Tacito a Diocleziano

XIX. La riforma e la divisione dell'impero da Diocleziano a Costantino*

1. Il sistema tetrarchico

2. L'imperatore

3. La riforma dello stato e dell'economia

3.1. La nuova organizzazione amministrativa dell’impero

3.2. Le amministrazioni locali e il nuovo sistema fiscale

3.3. L’aumento dell’inflazione e l’editto dei prezzi

4. La riforma della società

5. La difesa dell'impero

6. L'abdicazione e la fine della tetrarchia

6.1. Galerio e Costanzo Augusti

6.2. La morte di Costanzo Cloro e le sue conseguenze

6.3. Il congresso di Carnuntum

6.4. Le ultime lotte per il potere: Costantino e Licinio si spartiscono l’impero

XX. L'impero cristiano da Costantino a Teodosio*

1. L’avvento di Costantino: una nuova capitale e un nuovo Dio

1.1. Il trasferimento della capitale

1.2. La legalizzazione del Cristianesimo

1.3. L'avvio delle relazioni fra stato e Chiesa

1.4. Il problema della vera fede

2. Un nuovo modello di stato

3. La dinastia di Costantino

4. Da Gioviano a Teodosio I

5. La dinastia di Teodosio e la dissoluzione dell’unità dell’impero

5.1. Teodosio

5.2. Onorio e Arcadio

5.3. Teodosio II e Valentiniano III: la fine dei Teodosidi

XXI. La seconda ondata delle invasioni barbariche e la caduta dell'impero d'Occidente*

1. La seconda ondata delle invasioni barbariche

1.1. Gli Unni

1.2. Il matrimonio di Galla Placidia con Ataulfo: Romani e barbari dallo scontro armato all’incontro pacifico

1.3. Il ruolo storico di Attila

2. Gli ultimi imperatori d'Occidente

2.1. Petronio Massimo (455) e Avito (455-457)

2.2. Maggioriano (457-461)

2.3. Libio Severo (461-465) e Antemio (465-472)

2.4. Olibrio (472), Glicerio (473-474) e Giulio Nepote (474-475)

2.5. Romolo Augustolo (476)

3. Le cause della caduta dell’impero d’Occidente

4. Odoacre e Teodorico

4.1. Odoacre al potere

4.2. La fine di Odoacre

4.3. Teodorico: la politica interna

4.4. Teodorico: la politica estera

4.5. Gli ultimi anni e la morte di Teodorico

5. I regni romano-barbarici

5.1. Il regno dei Franchi

5.2. La Britannia dall’eptarchia sassone al regno del Wessex

5.3. I regni degli Svevi, dei Vandali e dei Visigoti

XXII. La fine dell'unità del Mediterraneo*

1. Anastasio I

2. Giustino I

3. Giustiniano

3.1. Le guerre per la riconquista del Mediterraneo

3.2. La politica interna

4. I successori di Giustiniano

4.1. Giustino II (565-578)

4.2. Tiberio II (578-582) e Maurizio (582-602)

4.3. Foca (602-610) ed Eraclio I (610-641)

5. Gli Arabi nel Mediterraneo: il crollo della restaurazione giustinianea

5.1. Costante II Pogonato (641-668) e l’espansione araba nel Mediterraneo orientale

5.2. Il fallito attacco contro Costantinopoli (674-678)

5.3. Il crollo della restaurazione giustinianea

Bibliografia

Cartine geografiche e mappe

Spiegazioni generali

Nomi personali e di popoli

Nomi geografici

CULTURA

Studium

133.

Istituzioni / 5.

Cinzia Bearzot - Alberto Barzanò

ISTITUZIONI DI STORIA ANTICA

Dalla preistoria all’espansione araba

Introduzione

La revisione dei percorsi didattici dell’Università degli ultimi anni ha reso necessaria una parallela rivisitazione degli strumenti didattici. Questo manuale, in particolare, è stato pensato per le nuove esigenze dell’insegnamento di storia antica previsto dall’ordinamento della nuova laurea in scienze della formazione primaria e quindi tratta del periodo che va dell’età preistorica fino alla conquista araba del nord Africa del VII-VIII secolo, quando si conclude l’esperienza del mondo antico, caratterizzata dallo sviluppo comune delle civiltà mediterranee, e se ne apre un’altra, quella del Medio Evo, destinata a vedere, fino ai giorni nostri, il Mediterraneo trasformato in una barriera che divide gli stati, le società, le culture e le religioni delle sponde opposte, quella dell’Europa cristiana a nord e quella del mondo arabo e islamico a sud.

Nella trattazione si è cercato innanzitutto di evitare di proporre un impianto eccessivamente nozionistico; ma si è badato anche a non ridurre la quantità di nozioni per limitarsi ad una mera esposizione di grandi problematiche. Questa seconda impostazione rischia infatti di ridurre la critica storica (cioè l’insieme degli strumenti e della metodologia che permette di verificare l’attendibilità e la correttezza della ricostruzione degli eventi storici) a un commento, spesso in chiave ideologica, ad un quadro storico dato.

Inoltre, se la cosiddetta nouvelle histoire promossa dalla scuola francese delle Annales ha portato, a partire dagli anni ’30 del secolo scorso, ad una opportuna maggiore attenzione anche verso gli aspetti della storia che riguardano la società nel suo insieme, ne è conseguita, come pericolosa deriva verso l’estremo opposto, una sottovalutazione del tutto ingiustificata del ruolo che, nello sviluppo complessivo del processo storico, hanno invece le grandi personalità e gli avvenimenti della cosiddetta grande storia politica e militare. Nelle pagine di questo volume, quindi, abbiamo cercato di mantenere il più possibile un giusto equilibrio fra questi due aspetti entrambi essenziali della storia.

Infine, la preoccupazione di tener conto della progressiva riduzione degli spazi dedicati all’insegnamento della storia (e di quella antica in particolare) nei programmi dei vari ordini e gradi di scuola si è spesso tradotta in un equivalente taglio quantitativo dei manuali universitari. Tuttavia, per mettere in grado il futuro docente di svolgere in maniera adeguata la sua professione, bisogna fornirlo di un bagaglio di conoscenze sufficientemente ampio perché possa operare le opportune scelte circa la sostanza da trasmettere ai suoi alunni. Abbiamo quindi scelto una forma piuttosto sintetica, ma che non metta a rischio la comprensibilità e la chiarezza della presentazione dello sviluppo del processo storico nel suo complesso.

Ci auguriamo che il testo possa dare una buona formazione di base agli insegnanti, in modo da contribuire ad una didattica di qualità della storia antica nella scuola primaria: una didattica che non sia ridotta, come accade in qualche sussidiario, a qualche debole e vaga nozione sugli dei dell’Olimpo, su qualche grande personaggio (Alessandro Magno o Augusto) e sul cibo e il vestiario degli antichi. Alle competenze didattiche degli insegnanti spetterà mediare in modo efficace agli alunni le conoscenze storiche essenziali, ma rigorose, che abbiamo cercato di fornire con il nostro manuale.

CINZIA BEARZOT

ALBERTO BARZAN Ò

I. Fonti e metodo

1. Tucidide e il metodo storico

La storia è una disciplina scientifica il cui obiettivo è accertare, nella misura del possibile, i fatti avvenuti nel passato. Per realizzare questo obiettivo, la storia segue un metodo, definito nel V secolo a.C. dallo storico ateniese Tucidide, per essere poi ripreso dalla riflessione dei moderni nella Germania del XIX secolo.

Tucidide presenta il suo metodo di lavoro nel cosiddetto proemio metodologico, i capitoli 20-22 del primo libro delle sue Storie. Egli deplora prima di tutto la tendenza degli uomini a prestar fede senza sufficiente spirito critico alle memorie del passato, perché indifferenti alla verità, che deve essere invece l’obiettivo della ricostruzione storica; prosegue prendendo le distanze da poeti e scrittori in prosa contemporanei, che, avendo come scopo il diletto del pubblico invece della verità, riferiscono avvenimenti manipolati o inattendibili; e propone in alternativa la propria visione della storia, basata sulle testimonianze e intesa a proporre una ricostruzione veritiera, naturalmente per quanto possibile, dato che gli eventi passati in parte ci sfuggono irrimediabilmente. L’obiettivo che lo storico si pone è molto alto (la verità), ma ad esso si accompagna la consapevolezza del limite che egli incontra nella ricostruzione: un limite di cui ogni serio studioso di storia fa esperienza e che deve essere accettato nella prospettiva di una storia scientifica.

Tucidide prosegue distinguendo tra la ricostruzione dei fatti ( erga), che richiede un’informazione il più possibile precisa e verificata, e quella dei discorsi dei protagonisti ( logoi), per i quali rivendica un certo spazio di libertà, pur senza discostarsi dal senso generale di quanto effettivamente detto. È proprio sul tema della ricostruzione dei fatti che lo storico introduce alcune importanti riflessioni di metodo. Egli osserva che le difficoltà della ricerca storica derivano dal contrasto tra le testimonianze: i testimoni infatti riferiscono cose diverse sugli stessi avvenimenti, a causa, egli dice, del loro ricordo ( mneme) o della loro simpatia ( eúnoia) per una delle parti. Viene colto qui il problema centrale del lavoro dello storico: la scelta della testimonianza più attendibile. In ogni testimonianza è infatti insita una deformazione, dovuta a omissioni o deformazioni involontarie (derivanti dalla diversità dei punti di vista, dalla differente capacità di osservazione, dalla diversa chiarezza del ricordo...) oppure a tendenziosità deliberata. Ne consegue che lo storico non può accettare le testimonianze così come sono: se vuole raggiungere una ricostruzione attendibile, deve sottoporre le testimonianze a critica, per coglierne la linea di deformazione e correggerla. Anzi, deve evitare anche di mettere in primo piano la sua opinione, che non è meno esposta a deformazioni di quella degli altri testimoni. Il problema della soggettività dell’interprete riguarda infatti sia lo storico sia i suoi informatori.

La chiave di una buona ricostruzione storica è dunque l’esercizio della critica: è il confronto critico tra le testimonianze a rendere possibile la correzione delle deformazioni, qualunque origine abbiano, e a consentire una ricostruzione attendibile. La storia diventa allora scienza del probabile, cioè di ciò che può essere ricostruito in modo attendibile, di ciò che è dimostrabile: sempre, ovviamente, nella misura del possibile (giacché il fatto storico è per noi irrimediabilmente passato e non tutti gli elementi per collocarlo in tutti i nessi spazio-temporali che lo spiegano sono disponibili).

Tucidide conclude definendo questo tipo di storia, che fornisce una ricostruzione attendibile, un possesso per sempre: un’acquisizione intellettuale utile, perché capace di guidare il comportamento umano di fronte a nuovi eventi che si ripeteranno uguali e simili secondo la natura umana. La storiografia antica individuava l’utilità della storia nella memoria dei fatti passati e nella comprensione delle cause storiche; per Tucidide l’utilità della storia è collegata con la certezza della ricostruzione del passato e la consapevolezza dell’esistenza di una costante fondamentale nel divenire storico, la natura umana, cioè l’uomo, soggetto unitario della storia. La corretta conoscenza di ciò che è avvenuto è utile perché consente una corretta previsione del futuro e diviene guida al comportamento umano nella storia.

Nella storiografia antica la storia nasce con carattere prevalentemente contemporaneo: i testimoni di cui parla Tucidide sono testimoni oculari, protagonisti degli eventi. Ma anche gli storici antichi dovettero scontrarsi con il problema delle fonti, quando la loro indagine riguardava il passato: lo stesso Tucidide fa esperienza del problema nella cosiddetta archeologia, il breve quadro di storia arcaica della Grecia che premette al primo libro delle sue Storie. Il metodo di Tucidide ha la caratteristica di poter essere applicato anche alla documentazione sul passato, che presenta caratteristiche diverse.

Una prima categoria è quella dei resti muti: i resti di carattere archeologico, muti perché non dicono ciò che sono, e la loro interpretazione dipende interamente dall’interprete. Essi sono estremamente oggettivi, ma nell’analisi e nello studio di questi materiali la soggettività dell’interprete è massima; e spesso, se non è possibile collegare questi resti con dati provenienti dalla tradizione letteraria, l’interpretazione diventa impossibile. La consapevolezza di questo problema deve mettere in guardia da una sopravvalutazione della portata informativa dei materiali di carattere archeologico.

Una seconda categoria è quella dei documenti: resti parlanti, che su un supporto materiale recano un testo scritto (iscrizioni, monete, lettere...). Si tratta di fonti preziosissime, che uniscono all’oggettività del resto materiale un contenuto di comunicazione che ci aiuta a comprenderle. Per poter valutare il contributo dei documenti, bisogna però prima di tutto verificare che siano autentici (esistono falsi antichi e moderni) e poi collocarli in un corretto contesto temporale, spaziale e causale. Anche in questo caso, il contributo delle fonti letterarie è fondamentale per un’esatta collocazione del documento e quindi per la sua corretta interpretazione.

Infine, la tradizione letteraria: il racconto che il passato ci ha tramandato di sé attraverso le opere degli storici (e il complesso della letteratura antica). Nella tradizione, i fatti ci pervengono già ricostruiti, collocati in rapporto e interpretati, con una correttezza che dipende dall’informazione, dall’intelligenza e dalla onestà del testimone. Si tratta dunque del tipo di fonte più articolata e ricca di informazioni, ma che ha il massimo grado di soggettività: lo storico moderno deve procedere ad una analisi che gli consenta di entrare nel mondo culturale dello storico antico, di coglierne i possibili condizionamenti e di valutarne la tendenza e l’attendibilità. Ciò riguarda sia le fonti primarie (come Tucidide, che lavora per lo più su materiale contemporaneo), sia le fonti secondarie (come Diodoro, compilatore di età romana che utilizza fonti più antiche).

Una volta raccolte le fonti, con la maggior completezza possibile, e una volta proceduto all’analisi critica delle stesse, si entra nella fase della ricostruzione, della collocazione in rapporto o in serie, ogni fatto storico, infatti, viene da una serie di presupposti e sviluppa una serie di conseguenze, la conoscenza dei quali è appunto la conoscenza storica. Tale collocazione in rapporto riguarda, prima di tutto, il nesso temporale, la cronologia; in secondo luogo, il nesso spaziale, la geografia; in terzo luogo, il nesso causale, il rapporto di causa-effetto . Per essere tale, la storia deve superare la fase dell’esposizione acritica dei dati per raggiungere quella dell’interpretazione.

La storia si delinea dunque, a partire dalla riflessione di Tucidide, come una disciplina dai contenuti molto precisi, basata un metodo che prevede l’accertamento del fatto, attraverso la raccolta, la selezione, la critica e l’interpretazione delle testimonianze. La sua scientificità nasce dalla completezza della documentazione considerata, dall’acutezza dell’analisi critica, dall’intelligenza dello storico nel cogliere i nessi, in particolare quelli causali; e soprattutto dalla verificabilità, nel senso che la storia deve saper fornire le ragioni della ricostruzione che fornisce, ovvero deve offrire una ricostruzione probabile in senso tecnico, cioè dimostrabile sulla base di argomenti tratti dalle fonti.

2. Le fonti su preistoria e protostoria

Per la conoscenza delle epoche preistoriche e protostoriche manca totalmente la documentazione scritta e bisogna rivolgersi alla cultura materiale. Geologia, mineralogia e biologia forniscono gli strumenti per la conoscenza dell’evoluzione della terra e delle forme di vita che la abitarono; in particolare, paleontologia e paletnologia si occupano degli esseri viventi e degli uomini preistorici, a partire dai resti fossili di animali e ominidi.

Particolarmente complesso è il problema della datazione dei reperti preistorici. Fisica e chimica hanno enormemente contribuito a fornire strumenti di datazione, attraverso la misurazione di fenomeni come il decadimento del livello di radioattività nei materiali, la migrazione magnetica, la termoluminescenza. Molto importante, soprattutto per la cronologia relativa, è la valutazione della stratigrafia, cioè del livello di reperimento dei resti. Spesso, però, le datazioni non possono che essere approssimative ed è sufficiente un nuovo ritrovamento per sconvolgere la cronologia normalmente adottata. Va dunque tenuto presente il carattere altamente incerto delle nostre attuali ricostruzioni, spesso presentate invece come incontrovertibili.

3. Le fonti sulle civiltà del Vicino Oriente antico

L’Egitto ha lasciato imponenti resti archeologici, ma non ci ha conservato vere e proprie opere di storia: solo redazioni di eventi di tipo annalistico e liste di sovrani, conservate su papiro o su pietra. Molto utili sono le iscrizioni su edifici, tombe, oggetti, che possono fornire notizie sui sovrani o sui loro rappresentanti; sono stati conservati inoltre opere letterarie, testi religiosi e magici (i cosiddetti Testi delle Piramidi ) e documenti vari, come lettere, editti, documenti giuridici o amministrativi. A partire dal VI secolo a.C. possiamo ricorrere alle fonti greche. Nel III secolo a.C. fu redatta la Storia egizia del sacerdote Manetone, di cui restano solo frammenti: a lui risale la suddivisione dei sovrani d’Egitto in trenta dinastie. È stato possibile stabilire la cronologia, incrociando le informazioni fornite dalle liste dei re con i dati astronomici, a partire dal 2000 a.C. circa.

Per la storia delle civiltà mesopotamiche, oltre che dei resti archeologici, disponiamo prima di tutto della documentazione fornita dalle tavolette d’argilla rinvenute negli archivi dei palazzi e dei templi, che contengono per lo più testi di carattere amministrativo. Molto importante è la testimonianza delle iscrizioni dei re (su statue, rilievi, oggetti), in cui il sovrano parla di sé e delle sue imprese; significativo è anche l’apporto delle lettere, dei codici legislativi, degli editti e in genere della documentazione di carattere ufficiale. Testi di tipo storiografico esistono a partire dall’epoca antico-babilonese; nel III secolo a.C. il sacerdote Berosso scrisse in greco una Storia di Babilonia, a noi giunta frammentaria, dichiarando di basarsi su testi antichi. La cronologia si basa sulle liste dei re, frammentarie e spesso discordanti, corrette in base ai dati astronomici.

Per la regione siriaca, una testimonianza preziosa è quella delle tavolette di Ebla, che coprono il periodo dalla metà del III alla metà del II millennio a.C.; ad esse si aggiungono gli archivi delle città di Mari e di Ugarit. Anche i testi egizi e assiri e l’Antico Testamento conservano notizie e documenti di carattere diplomatico e amministrativo.

Per la Palestina, la fonte principale è l’Antico Testamento, in cui il popolo ebraico fissò per iscritto la propria storia di popolo di Dio. A questa fonte vanno aggiunti iscrizioni e ostraka, nonché le notizie provenienti dalla documentazione egizia, assira e neo-babilonese; dall’epoca persiana in poi abbiamo le fonti greche. Al I secolo d.C. risale l’opera dell’ebreo Giuseppe Flavio, autore di Antichità giudaiche (che narrano la storia ebraica da Mosé a Nerone) e la Guerra giudaica (che narra la storia di Israele dalla conquista di Gerusalemme da parte di Antioco IV Epifane, nel164 a.C., alla fine della prima guerra giudaica, nel 74 d.C.). La fissazione della cronologia è molto complessa e altamente incerta; per i re di Israele e di Giuda ci viene in aiuto la cronologia assira.

Per l’Anatolia, in cui venne introdotta nel II millennio la scrittura cuneiforme, abbiamo una notevole documentazione di provenienza ittita costituita da iscrizioni reali, da testi storici e religiosi e da documenti di interesse diplomatico (soprattutto per il XV-XIII secolo a.C.). Per la storia di Frigi e Lidi possiamo ricorrere alle fonti greche. La cronologia è di difficile ricostruzione e deve appoggiarsi a quella mesopotamica ed egizia.

Per le popolazioni dell’altopiano iranico, la storia degli Elamiti si appoggia a iscrizioni, liste reali e tavolette, cui si aggiungono le fonti mesopotamiche; quella dei Medi, alle fonti assire e greche; per i Persiani, abbiamo le iscrizioni dei sovrani e le fonti greche (soprattutto Erodoto e gli autori di Persika ( Storie persiane), di cui restano purtroppo solo frammenti).

4. Le fonti per la storia greca

Per tutto l’arco della storia greca, molto importante è la documentazione archeologica, costituita da monumenti, edilizia privata, tombe, corredi, vasellame, utensili; per alcuni periodi, come le fasi più antiche, essa costituisce addirittura l’unica fonte. Abbastanza precoce è la comparsa della documentazione epigrafica e numismatica, i cui reperti vanno crescendo di numero man mano che ci si avvicina ad epoche più recenti. Questa documentazione ha permesso di arricchire enormemente le conoscenze provenienti dalla tradizione letteraria, fornendoci dati che in essa non erano reperibili: penso per esempio all’importanza delle liste dei tributi per la storia dell’imperialismo ateniese.

4.1. L'arcaismo

Quanto alle fonti letterarie, per il periodo arcaico la fonte principale è la poesia: prima di tutto i poemi omerici, l’ Iliade e l’ Odissea , che, redatti tra VIII e VII secolo, riflettono una situazione storica molto stratificata, che va dall’età micenea all’alto arcaismo; ed Esiodo, che nelle Opere e giorni è testimone della crisi delle società aristocratiche nel VII secolo a.C. Una testimonianza importante è anche quella dei poeti lirici, fra i quali merita menzione Solone, prezioso testimone delle condizioni economiche e sociali dell’Attica agli inizi del VI secolo. I poeti sono riconosciuti in età arcaica come maestri di verità: un ruolo che sarà presto loro sottratto dai nuovi saperi, come la storia, la geografia, la filosofia.

La più antica personalità di storico a noi nota è Ecateo di Mileto (560-480 a.C. circa). La sua opera ci è giunta frammentaria e comprendeva una Descrizione della terra, di interesse geografico ed etnografico, e Genealogie, di carattere mitografico. In questa seconda opera Ecateo procedeva ad una sistemazione cronologica delle conoscenze in ambito mitico e soprattutto ad una critica di tipo razionalistico ai racconti ridicoli che i Greci tramandavano: iniziava così un approccio di tipo critico al racconto del passato, dato che il mito era in fondo il racconto storico della fase più antica delle vicende greche.

4.2. L'età classica

In pieno V secolo ci porta il primo storico la cui opera ci è giunta completa, Erodoto di Alicarnasso (485-424 a.C. circa ): grande viaggiatore, egli visse nell’Atene di Pericle e dedicò le sue Storie allo scontro fra Greci e Persiani. La prima parte dell’opera (libri I-IV) è dedicata alle diverse aree dell’impero persiano dal punto di vista geografico, etnografico e storico; la seconda (libri V-IX) narra lo scontro tra Greci e Persiani dalla rivolta ionica e alla conclusione della seconda guerra persiana (499-478 a.C.). Nel proemio Erodoto definisce la propria opera come historíe, cioè come indagine, ricerca; egli ricorre per lo più a fonti orali e si basa sul criterio dell’autopsia, che considera attendibile solo ciò che lo storico ha visto e verificato personalmente. Sempre nel proemio è dichiarata la volontà di preservare la memoria di vicende estremamente significative per Greci e barbari e di indagarne le cause. Erodoto adotta un punto di vista filellenico e soprattutto filoateniese: le guerre persiane sono viste come uno scontro di civiltà che contrappone Europa e Asia, libertà e schiavitù, e nella cui soluzione a favore dei Greci le scelte di Atene hanno avuto un ruolo primario. Tuttavia, egli è molto aperto al mondo barbarico, per il quale mostra attenzione e rispetto.

Un deciso passo in avanti sul piano metodologico compie Tucidide di Atene (460-395 a.C. circa), autore di Storie dedicate alla guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), che si interrompono però con l’estate del 411 a.C.. Il racconto vero e proprio della guerra inizia con il secondo libro; il primo contiene, dopo un capitolo proemiale che sottolinea il carattere epocale del conflitto messo a tema dell’opera, un breve schizzo di storia della Grecia arcaica (la già ricordata archeologia), il proemio metodologico e una trattazione delle cause prossime e remote della guerra, che copre il cinquantennio tra il 478 e il 431 a.C. (la cosiddetta pentecontetia). Del suo metodo di lavoro si è già detto; si può aggiungere che egli faceva uso di documenti di prima mano (iscrizioni, lettere, testi di leggi e trattati, anche riportati testualmente) e che adottava un impianto cronologico annalistico, suddiviso per stagioni di guerra e per estati e inverni. Interessato quasi esclusivamente alla storia politica e militare, Tucidide appare molto influenzato dalla cultura sofistica, di cui adotta il razionalismo, le categorie di giusto e di utile, l’uso di discorsi contrapposti che ci immergono nel dibattito politico del tempo. La serietà del lavoro di ricerca e il rigore della metodologia rendono la sua opera una fonte di prim’ordine per la storia del periodo che egli tratta; la fredda precisione della narrazione non impedisce l’emergere delle sue idee, dalla prospettiva ateniese all’ammirazione per Pericle e al disprezzo per i suoi successori.

Il resto della storiografia di V secolo è andata perduta, salvo pochi frammenti. Tra i testi non storiografici, ma di grande interesse per lo storico, merita di essere ricordata la Costituzione degli Ateniesi dello Pseudo-Senofonte, un’operetta pervenuta nel corpus degli scritti senofontei che presenta la democrazia ateniese come la peggior forma di governo possibile ed è molto utile per la conoscenza del dibattito sulla democrazia. Paternità e collocazione cronologica dell’opera sono fortemente discusse.

Il IV secolo vide una notevole fioritura di opere storiografiche, per noi quasi integralmente perdute. Conservata interamente è solo l’opera di Senofonte di Atene (430-350 a.C. circa), discepolo di Socrate, vissuto a lungo in esilio nel Peloponneso a causa delle sue relazioni con Sparta. Autore di una produzione molto ampia, comprendente opere filosofiche, biografiche, tecniche, dal punto di vista storico scrisse due opere. La prima è l’ Anabasi, un’opera autobiografica che narra le vicende della spedizione dei Diecimila a sostegno della ribellione di Ciro contro il fratello Artaserse, la sconfitta di Cunassa (401 a.C.), la fuga attraverso territori ostili (su cui fornisce numerose notizie di carattere geografico ed etnografico) fino al Mar Nero. La seconda sono le Elleniche, che continuano l’opera di Tucidide a partire dal 411 a.C., giungendo alla battaglia di Mantinea del 362 a.C. L’opera, caratterizzata da competenza militare, interesse per la personalità dei protagonisti, attenzione agli aspetti economici, è di grande valore, anche se si registrano una scarsa accuratezza cronologica e significative omissioni.

Tra i continuatori di Tucidide vanno segnalate le Elleniche di Ossirinco, note da due ampi frammenti papiracei che coprono gli anni 407/6 e 396/5 a.C.: a quanto si può capire, si trattava di un’ottima fonte, che presentava una versione alternativa a quella di Senofonte. Portatori di una tradizione alternativa erano anche, a giudicare dai frammenti rimasti, Eforo di Cuma, autore di una storia universale dalle origini al suo tempo, e Teopompo di Chio, autore prima di Elleniche in continuazione di Tucidide, poi di Filippiche costruite intorno alla figura di Filippo II di Macedonia. Entrambi allievi di Isocrate, questi storici sono stati considerati esponenti di una storiografia che vedeva nel racconto storico un elenco di modelli di comportamento e privilegiava, rispetto all’accertamento del fatto propugnato da Tucidide, la ricerca nel passato di un fondamento per l’azione presente.

Nel IV secolo ebbe un grande sviluppo anche la storiografia di carattere locale: da ricordare in particolare i cosiddetti attidografi, autori di storie dell’Attica, e gli autori di storia dell’Occidente greco, soprattutto Filisto di Siracusa, esponente di una tradizione nata nel V secolo con Ippi di Reggio e Antioco di Siracusa. Al filone delle costituzioni, inaugurato dalla sofistica, appartiene la Costituzione degli Ateniesi, appartenente al corpus delle Politeiai di scuola aristotelica e datata agli anni Venti del IV secolo: giunta pressoché completa, è suddivisa in una prima sezione di carattere storico e in una seconda di carattere istituzionale e costituisce quindi una preziosa fonte di informazione sulle istituzioni ateniesi.

Molto importante come fonte storica è il teatro ateniese: la tragedia di Eschilo, Sofocle e Euripide, che rilegge il mito alla luce della problematica politica e culturale contemporanea, come per esempio la riflessione sulla democrazia o sull’imperialismo; e la commedia di Aristofane, con il suo carattere spiccatamente politico, che tanto ci dice sia del dibattito politico e culturale contemporaneo, sia della vita quotidiana degli Ateniesi. Nel IV secolo il teatro tragico si isterilisce, mentre la commedia, il cui principale esponente è l’ateniese Menandro, si trasforma e abbandona la dimensione politica per ripiegare sulla dimensione privata degli affetti.

A cavallo tra V e IV secolo nasce poi l’oratoria, ad opera dei logografi, professionisti che scrivevano orazioni di accusa o di difesa su commissione, poi pronunciate direttamente dai clienti in tribunale: i primi esponenti del genere furono Antifonte e Lisia. Il genere ebbe un ampio sviluppo nel IV secolo, quando possiamo ricordare oratori giudiziari come Iseo, oratori impegnati nella pubblicistica come Isocrate, oratori attivi in politica come Demostene e Eschine. Le orazioni costituiscono una fonte importantissima per la conoscenza del diritto attico (leggi e procedura) e per le vicende storiche contemporanee, cui sovente alludono; occorre naturalmente valutare di volta in volta l’attendibilità di fonti per loro natura di parte.

4.3. L'età ellenistica

Le condizioni storico-politiche dell’età ellenistica e poi dell’età romana non favorirono lo sviluppo di una letteratura strettamente legata alle vicende storiche, come spesso era stata quella di età arcaica e classica. Il tramonto della polis , che aveva costituito fino al IV secolo il centro della vita culturale greca, e il nascere di nuovi centri di produzione della cultura, come la Biblioteca e il Museo di Alessandria, che si rivolgevano a pochi individui colti e selezionati, recisero il legame tra letteratura e storia.

La storiografia ellenistica è andata in gran parte perduta. Degli storici di Alessandro non rimane nulla, se non attraverso l’uso fattone da fonti secondarie di età romana come l’ Anabasi di Alessandro di Arriano di Nicomedia, la Vita di Alessandro di Plutarco, Curzio Rufo e Giustino. L’età dei diadochi, i successori di Alessandro, e la storia del III secolo, a causa del naufragio degli storici contemporanei, è ricostruibile solo sulle fonti secondarie, soprattutto Diodoro Siculo. Per la storiografia occidentale, lo storico principale è Timeo di Tauromenio, vissuto a cavallo tra IV e III secolo e autore di Storie (o Storie della Sicilia) dall’età mitica alla morte di Agatocle, con un’impostazione antitirannica, come rivelano i frammenti.

Conservato ampiamente è Polibio di Megalopoli (200 circa-118 a.C.), figlio di Licorta, stratego della Lega achea; svolse attività politica e militare fino al 168 a.C., quando fu inviato come ostaggio a Roma, dove divenne amico di Publio Cornelio Scipione Emiliano. Le sue Storie, in 40 libri, trattavano gli eventi tra il 264 a.C. (inizio della prima guerra punica) e il 146 a.C. (distruzione di Cartagine e di Corinto): sono conservati i primi cinque libri, che giungono fino alla battaglia di Canne (216 a.C.), e frammenti, spesso molto ampi, della maggior parte degli altri libri. L’obiettivo dell’opera è quello di mostrare come in cinquantatré anni (220-168 a.C., tra la vigilia della seconda guerra punica e la fine della terza guerra macedonica) i Romani abbiano conquistato quasi tutto il mondo conosciuto. Polibio identifica la ragione del successo di Roma nella sua costituzione mista, illustrata nel VI libro: un regime che contempera la monarchia (nel ruolo dei consoli), l’aristocrazia (nelle funzioni del senato) e la democrazia (nei poteri del popolo). Sul piano del metodo egli si presenta come uno storico tucidideo: nella scelta

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