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Teodato: La caduta del regno ostrogoto d’Italia

Teodato: La caduta del regno ostrogoto d’Italia

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Teodato: La caduta del regno ostrogoto d’Italia

Lunghezza:
554 pagine
6 ore
Editore:
Pubblicato:
23 giu 2018
ISBN:
9788899470371
Formato:
Libro

Descrizione

Monografia sul sovrano ostrogoto Teodato. Nominato reggente da Amalasunta la fece uccidere per impossessarsi del trono. Successivamente, a causa della sconfitta nella guerra greco-gotica venne a sua volta deposto e ucciso da una congiura.
Editore:
Pubblicato:
23 giu 2018
ISBN:
9788899470371
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Teodato - Massimiliano Vitiello

aspettando i barbari

Collana a cura di Giusto Traina

Massimiliano Vitiello

TEODATO

La caduta del regno ostrogoto d’Italia

Traduzione italiana a cura di Omar Coloru

Massimiliano Vitiello

Theodahad: A Platonic King at the Collapse of Ostrogothic Italy

© University of Toronto Press 2014.

Original edition published by University of Toronto Press, Toronto, Canada.

Teodato. La caduta del regno ostrogoto d’Italia

Prima edizione italiana – Palermo

© 2017 Maut Srl – 21 Editore

www.21editore.it

ISBN 978-88-99470-272

Tutti i diritti riservati

Progetto grafico e impaginazione: Luca De Bernardis

Immagine di copertina:

© iStock- Iron Crown of Lombardy, reliquary and royal insignia, 9th century - Illustration

La traduzione dell’opera è stata realizzata grazie al contributo del SEPS SEGRETARIATO EUROPEO PER LE PUBBLICAZIONI SCIENTIFICHE

Via Val d’Aposa 7 - 40123 Bologna

seps@seps.it - www.seps.it

A Joanna, mia splendida moglie

Prefazione

Teodato è una personalità alquanto insolita nella storia dell’Italia ostrogota, un monarca difficile da confrontare sia con i suoi predecessori amali che con i suoi successori, i quali, a differenza di lui, erano tutti dei re guerrieri. Le opere di ampio raggio sul tardo impero romano e le invasioni barbariche e, più in particolare, sull’Italia del sesto secolo e la Reconquista di Giustiniano prendono tutte regolarmente in considerazione il breve regno di Teodato¹. Questo importante periodo è stato analizzato in molti studi tra la fine del diciannovesimo e la prima metà del ventesimo secolo. Alcuni decenni dopo un breve studio di Otto Abel e gli ampi lavori di Felix Dahn² hanno fatto seguito diverse tesi e contributi incentrati sui primi anni della Guerra gotica in cui diversi studiosi hanno tentato una ricostruzione politica e militare degli eventi³. Tuttavia la figura di Teodato, invece di emergere come oggetto di indagine, di solito è confinata a singole voci di enciclopedia⁴.

Principalmente, l’assenza di uno studio su Teodato non è dovuta a una mancanza di interesse, quanto piuttosto alla natura frammentaria delle informazioni disponibili. Eppure una ricostruzione della figura di Teodato è possibile attraverso una dettagliata analisi comparata della documentazione. Un ritratto di questo re, della sua vita e del suo regno emerge da una lettura attenta e in parallelo delle fonti superstiti, permettendoci di creare uno schizzo biografico di questo sovrano nel contesto politico e intellettuale dell’Italia ostrogota. Questo è uno degli obiettivi del seguente studio, che cerca anche di contribuire alla ricostruzione storica degli eventi e di far luce sugli intrighi che riguardano questo re, Amalasunta, Giustiniano e Teodora, e sullo scenario dietro le quinte della Guerra gotica.

Questa monografia nasce dalla mia ricerca sull’Italia ostrogota, in particolare dal libro Il principe, il filosofo, il guerriero: lineamenti di pensiero politico nell’Italia ostrogota, così come da vari articoli su argomenti correlati e anche dal recente commento con traduzione di diverse lettere di Cassiodoro riguardo a Teodato e Vitige nell’edizione delle Variae edita da A. Giardina e G.A. Cecconi. Questa ricerca mi ha stimolato a tentare un’analisi più attenta delle fonti su Teodato e i tempi difficili della storia italiana durante i quali ha regnato. Desidero esprimere la mia gratitudine al dr. John Magee per il suo sostegno, ai Padri del Pontifical Institute of Mediaeval Studies di Toronto grazie al cui aiuto ho potuto sviluppare la mia ricerca negli anni 2007-2010, alla Fondazione Alexander von Humboldt, ai professori Johannes Hahn e Peter Funke e agli altri amici e colleghi del Westfälische Wihlelms-Universität di Münster che hanno sostenuto il mio progetto nell’estate del 2011. Un ringraziamento speciale va ai due lettori del manoscritto (Michael Kulikowski e Michele Salzman), a Suzanne Rancourt, l’editore, a Miriam Skey e a Barb Porter della University of Toronto Press, e al dr. Michel Festy le cui acute osservazioni hanno molto giovato al manoscritto. Sono inoltre grato al dr. Omar Coloru e alla dr. Sara Pira per il lavoro di traduzione ed editing del testo dall’inglese; al dr. Giusto Traina e al dr. Massimo Torregrossa; a tutti i miei colleghi della University of Missouri Kansas-City per il loro appoggio, ai miei cari amici dr. Shona Kelly Wray († 2012), dr. Linda Mitchell, dr. Andreas Kakoschke, dr. Silvia Tagliente, dr. Fabio Troncarelli, Linda Viviani, Jill Carraway, Barbara North, Antonio e Almira Gomez, Irma Vozzella († 2017), e infine ai miei genitori Clara Alfano e Catello Vitiello per il loro amore e aiuto. La mia più profonda gratitudine va a mia moglie Joanna, senza il cui quotidiano sostegno Teodato non esisterebbe e che ha messo al mondo la nostra splendida luce, Antonia Louisa.

Lista delle abbreviazioni

Questa lista include autori antichi e opere, e inoltre gli acronimi di collezioni moderne

AE (L’Année épigraphique)

Agath. (Agathias Scholasticus)

Agnellus (Andreas Agnellus)

LPR = Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis

Ambr. (Ambrosius)

Exc. Sat. = De excessu fratris Satyri

In Luc. = Expositio evangelii secundum Lucam

Off. = De officiis ministrorum

Sacr. = De sacramentis

Amm. (Ammianus Marcellinus)

Anec. Hold. (Anecdoton Holderi)

Anon. Vales. (Anonymus Valesianus)

Anth. Lat. (Anthologia Latina)

App. Max. (Appendix Maximiani)

Auct. Haun. (Auctarium Hauniense)

Aug. (Augustinus)

Civ. = De civitate Dei

Divers. Quaest. = De diversis quaestionibus

Aur. Vict. (Aurelius Victor)

Caes. = Caesares

Boeth. (Boethius)

Arith. = De institutione arithmetica

Cons. = Consolatio Philosophiae

Eut. = Contra Eutychen et Nestorium

Cat. = In categorias Aristotelis

In herm. = In librum Aristotelis Peri hermeneias commentarii

In Porph. comm. = In Porphyrium commentaria

Top. Cic. = Commentaria in Topica Ciceronis

Trin. = De Trinitate

Cassiod. (Cassiodorus)

Chron. = Chronicon

De an. = De anima

Exp. Psalm. = Exspositio Psalmorum

Inst. = Institutiones

Orat. fragm. = Orationum Fragmenta

Var. = Variae

Cic. (Cicero)

ad Q. fr. = Ad Quintum Fratrem

De fin. = De Finibus

Manil. = Pro Lege Manilia

Off. = De Officiis

Orat. = De Oratore

Resp. = De Republica

Tusc. = Tusculanae Disputationes

CIL (Corpus Inscriptionum Latinarum)

C.J. (Codex Justinianus)

Claud. (Claudianus)

De cons. Stil. = De consulatu Stiliconis

VI cons. Hon. = De sexto consulatu Honorii Augusti

Coll. Avell. (Collectio Avellana = Epistulae Imperatorum Pontificum Aliorum inde ab A. CCCLXVII usque ad A. DLIII datae Avellana quae dicitur Collectio)

De Caes. (Epitome De Caesaribus)

Dial. Sc. Pol. (Dialogus de Scientia Politica)

Ennod. (Ennodius)

Epist. = Epistulae

Opusc. = Opuscula

Paneg. = Panegyricus

V. Epif. = Vita Epifani

Eus. (Eusebius)

HE = Historia Ecclesiastica

Vita Const. = De vita imperatoris Constantini

FHG (Fragmenta Historicorum Graecorum, edito da K.O. Müller)

Fredeg. (Pseudo-Fredegarius)

Chron. = Chronicon

Fulg. (Fulgentius Ruspensis)

Ad Trasim. = Ad Trasimundum regem Vandalorum

Greg. M. (Gregorius Magnus)

Epist. = Epistulae

Dial. = Dialogi

Hom. in Hiez. = Homiliae in Hiezechielem prophetam

Greg. Tour. (Gregorius Turonensis)

HF = Historia Francorum

ILCV (Inscriptiones Latinae Christianae Veteres)

ILS (Inscriptiones Latinae Selectae)

Isid. (Isidorus Hispalensis)

Hist. Goth. = Historia Gothorum

Orig. = Origines

Joh. Ant. (Johannes Antiochenus)

Fragmenta (FHG, Vol. 5)

Joh. Malal. (Johannes Malalas)

Chron. = Chronographia

Johannes Lydus Mag. = De Magistratibus reipublicae Romanae

Jord. (Jordanes)

Get. = Getica

Rom. = Romana

Lact. (Lactantius)

Inst. Div. = Institutiones Divinae

Lib. (Libanius)

Or. = Orationes

Liberatus Brev. = Breviarium

LP (Liber Pontificalis)

Macr. (Macrobius)

In somn. Scip. = Commentarium in Somnium Scipionis

Mar. Avent. (Marius Aventicensis)

Chron. = Chronicon

Marc. (Marcellinus Comes)

Chron. = Chronicon

Chron. Addit. = Additamenta ad Chronicon

Malch. (Malchus di Philadelphia)

Fragmenta (FHG, Vol. 5)

Max. (Maximianus)

Eleg. = Elegiae

Nov. Just. (Novellae Justiniani)

Nov. Just., App. VII = Constitutio Pragmatica

Nov. Maior. (Novellae Majorani)

Oros. (Orosius)

Adv. pag. = Historiae adversus Paganos

Pan. Lat. (XII Panegyrici Latini)

Paul. Diac. (Paulus Diaconus)

Hist. Rom. = Historia Romana

PG (Patrologia Graeca)

PL (Patrologia Latina)

Plat. (Plato)

Epist. = Epistulae

Leg. = Leges

Phaid. = Phaidon

Resp. = Respublica

Plin. (Plinius Secundus)

Paneg. = Panegyricus Trajano dictus

Proc. (Procopius)

Anec. = Anecdota (Historia Arcana o Storia segreta)

BG = Bellum Gothicum (Guerra gotica)

BV = BellumVandalicum (Guerra vandalica)

Prud. (Prudentius)

Contra Symm. = Contra Symmachum

SHA (Scriptores Historiae Augustae)

Aurelian. = Vita Aureliani

Claud. = Vita Claudii

Marc. Ant. = Vita Marci Antonini Philosophi

Symm. (Symmachus)

Epist. = Epistulae

Or. = Orationes

Synes. (Synesius of Cyrene)

Peri Bas. = Peri Basileias

Tac. (Tacitus)

Hist. = Historiae

Ger. = De Germania

Theoph. (Theophanes)

Chron. = Chronographia

ThLL (Thesaurus Linguae Latinae)

V. Fulg. (Vita S. Fulgentii)

Vict. Tonn. (Victor Tunnunensis)

Chron. = Chronicon

Zach. (Pseudo-Zacharias Rhetor)

HE = Historia Ecclesiastica

Zon. (Zonaras)

Zos. (Zosimus)

Nota

Le traduzioni dei passi in latino e in greco hanno necessitato di aggiustamenti dall’inglese all’italiano. Vari refusi sono stati corretti e minori cambiamenti sono stati apportati.

Introduzione

1. Verso una biografia di Teodato

Un autore come Suetonio o Plutarco, come Eusebio di Cesarea o il fantasioso biografo della Historia Augusta offrirebbe allo studioso il materiale ideale per scrivere una biografia. Ma a differenza di quanto accaduto a molti re e imperatori, la tradizione non ci ha tramandato una Vita di Teodato ed è assai probabile che non ne sia mai stata scritta una. Benché storici moderni, studiosi e addirittura romanzieri abbiano creato delle affascinanti biografie, sia scientifiche che letterarie, di figure quali Giustiniano, Teodora e Belisario – quei personaggi che Procopio ha reso così indimenticabili nella Storia segreta – e naturalmente Teodorico, e sebbene si sia tentato di scrivere sul conto di Amalasunta¹, lo stesso non è stato fatto per Teodato, il cui breve regno è stato talvolta oggetto di congettura, ma mai obiettivo principale di un’indagine. Ma fino a che punto la documentazione disponibile ci impedisce davvero di concepire una biografia di Teodato?

A parte un breve resoconto di Giordane e dei riferimenti ancora più brevi di altri autori, le informazioni su Teodato si trovano quasi interamente nell’ampia narrazione fatta da Procopio di Cesarea e in alcune lettere di Fl. Magno Aurelio Cassiodoro Senatore. Procopio scrive del regno di Teodato nei capitoli iniziali della sua Guerra gotica (Bellum Gothicum), l’opera storica che descrive la guerra mossa da Giustiniano contro il regno ostrogoto che scoppiò nel 535 e terminò nel 553. Le lettere di Cassiodoro, pubblicate col titolo di Variae, comprendono gli anni 507-11, 523-7 e 533-8 del regno ostrogoto, periodi in cui egli rivestì nell’ordine la carica di questore, di maestro degli uffici e di prefetto del pretorio, e in cui curò la corrispondenza ufficiale dei re, incluso Teodato.

Per la ricostruzione dei fatti storici, gli studiosi tendono a preferire la continuità narrativa dei racconti di Procopio alla corrispondenza reale di Cassiodoro. Questo perché molte delle Variae riguardano episodi specifici che sono difficili da collocare nel quadro storico. Inoltre, alcuni studiosi hanno di recente espresso scetticismo riguardo alla natura delle lettere di Cassiodoro giudicandole eccessivamente retoriche e, in alcuni casi, concentrate sull’autocelebrazione e sugli obiettivi politici dell’autore dopo la sua partenza dalla corte gotica². Ma qualunque fossero gli obiettivi finali di Cassiodoro nella compilazione delle Variae, e anche considerando che avrebbe potuto abbellirne qualcuna con l’intento di celebrare se stesso o, in certi casi, di criticare il declinante regno ostrogoto, le lettere relative a Teodato (incluse quelle sulla sua avidità di proprietario terriero) rappresentano comunque la sua storia, le sue memorie o il suo punto di vista: in altri termini, la sua versione che egli voleva rappresentare solo pochi anni dopo la morte del re.

Recentemente anche Procopio è stato considerato con un occhio più scettico. Kaldellis evidenzia il suo forte attaccamento a temi classici, il suo uso frequente di modelli come Tucidide e Platone, la pluralità dei suoi obiettivi e i messaggi criptici, ma tuttavia ben mirati, nascosti dietro alcuni passi, tutti elementi che potrebbero alterare il suo racconto di alcuni degli avvenimenti a scapito di una narrazione del tutto accurata³. Ancora una volta, come vedremo, lo scetticismo verso la fonte dovrebbe indurre gli studiosi alla cautela, tuttavia non dovrebbe scoraggiare la ricerca al punto da renderci sprezzanti riguardo al racconto dell’autore.

Come avremo modo di osservare in questo studio, la conferma meticolosa fornita dalla documentazione di Cassiodoro parla in favore della veridicità degli avvenimenti descritti da Procopio. Le informazioni dello storico di Cesarea riguardo a Teodato sono valide, pur essendo presentate al lettore con un intento narrativo che va al di là del semplice racconto dei fatti e che è aperto a varie interpretazioni. I racconti di Procopio e Cassiodoro tendono a completarsi l’un l’altro, eppure sono due voci indipendenti, e gli eventi politici a cui fanno riferimento sono nella maggior parte dei casi differenti. La corrispondenza di Cassiodoro ci permette di ricostruire i frammenti di un mosaico di cui Procopio ci offre principalmente la cornice. Su questa base possiamo descrivere, oltre al contesto politico e culturale in cui visse Teodato, alcune fasi della sua vita e del suo regno.

Un’altra questione da prendere in considerazione è la rappresentazione di questo re in queste fonti. Il profilo di Teodato emerge in modo più chiaro quando si mettono a confronto i due autori. Procopio, in particolare, tesse un ritratto penetrante di Teodato all’interno della narrazione. Sebbene lo storico di Cesarea, come Kaldellis ha evidenziato di recente, abbia utilizzato dei modelli classici nella rappresentazione dei personaggi e nell’inserimento di dialoghi e lettere⁴, è tuttavia un fatto importante che le lettere di Cassiodoro sul conto del re suggeriscano motivi simili, spesso in forma di propaganda e che questi in fin dei conti siano confermati in altri documenti⁵. Procopio, ad esempio, quando presenta Teodato si riferisce a lui come esperto di letteratura latina e degli insegnamenti di Platone, ma senza la benché minima esperienza di guerra e che non prende parte alla vita attiva, eppure straordinariamente impegnato nella ricerca di denaro⁶. Procopio ritorna molte volte sui singoli aspetti di questo ritratto descrivendo in particolare alcuni episodi sul suo comportamento. Nella parte iniziale del primo libro della Guerra gotica, nei capitoli dedicati alla reggenza di Teodato, egli sottolinea almeno tre volte l’interesse del re per la filosofia così come la sua indifferenza alle questioni militari, e anche la sua avidità, espressa generalmente come un forte attaccamento alla terra e al benessere. La prima impressione del lettore è che Procopio non avesse molte informazioni sulla persona del re e i pochi elementi che ripete abilmente in differenti punti della sua narrazione lo confermano. Certo, il ritratto del re fatto dallo storico di Cesarea dipende da un’informazione limitata, ma è confermato di frequente da altri autori. Tuttavia queste fonti, come avremo modo di discutere, non hanno contaminato né influenzato Procopio.

Cassiodoro descrive caratteristiche simili nella sua raffigurazione del re, sebbene in una luce positiva⁷. Nelle sue lettere non si riferisce mai direttamente a Teodato come filosofo, ma lo rappresenta come tale nello stesso modo in cui lo fa l’autore dell’Appendix Maximiani; e nei documenti scritti a nome del re si sofferma regolarmente sul tema della saggezza e sull’inutilità della guerra⁸. Se non avessimo questa combinazione di documenti sull’interesse di Teodato per il platonismo, penseremmo che chiamare Teodato filosofo senza interesse per la guerra sarebbe solo una critica stereotipata di Procopio, o che la rappresentazione del re fatta da Cassiodoro e dal poeta di corte-autore dell’Appendix Maximiani sarebbe pura retorica ispirata dal repertorio degli specula principum. Ma questi confronti non si possono spiegare semplicemente alla luce di una possibile condivisione di modelli letterari, in particolare Platone, adoperati sia da Cassiodoro che da Procopio nella rappresentazione di Teodato. La probabilità che gli autori fossero ispirati da modelli classici non implica che i contenuti delle loro testimonianze siano inventati. Nel valutare i nostri autori dobbiamo perciò evitare di prendere una posizione drastica di fiducia totale o di puro scetticismo. Le opinioni di eminenti studiosi come Rubin, Cameron e, più di recente, Kaldellis non dovrebbero escludersi l’un l’altra; anzi, rappresentano punti di vista differenti ognuno dei quali è utile alla nostra analisi.

Allora come dovremmo procedere nel valutare con cura le nostre fonti? Nella ricostruzione dell’immagine di Teodato dobbiamo giocoforza affidarci a fonti imperfette. Perciò, dobbiamo cercare di rimuovere dalla narrazione dello storico di Cesarea la patina classicista derivata dai modelli letterari e similmente l’aura di biasimo e condanna con cui avvolge questa figura. Sarà anche necessario cercare di distinguere, attraverso un’analisi attenta e accurata, i contenuti dalla propaganda nel materiale di Cassiodoro, di rimanere consapevoli degli elementi autocelebrativi con cui l’autore abbellisce alcune delle sue lettere e di capire quali documenti nascondono una critica velata⁹. Attraverso una lettura accurata, possiamo dunque cercare di definire l’immagine più chiara possibile di questa figura storica.

Infine è necessario valutare come collocare questo studio nell’ambito della ricerca biografica. Com’è noto, le ricerche moderne tendono a una duplice analisi di quelle figure della storia antica e della Tarda Antichità che hanno regnato per molti anni, come Costantino I o Teodosio I su cui abbiamo una quantità enorme di materiale. Da un lato si tratta di tradizionali ricostruzioni storiche delle vite e degli avvenimenti, e dall’altro di studi focalizzati sulle rappresentazioni dei sovrani così come si trovano nelle fonti. Per quanto riguarda l’Italia ostrogota, basta considerare come esempio di queste due tendenze la biografia di Teodorico di Esslin e quella più recente di Ausbüttel insieme allo studio condotto da Moorhead, che aggiunge alla storia politica uno spaccato della vita sociale, della vita di corte e delle relazioni diplomatiche dell’Italia in quel periodo¹⁰. Questi lavori trovano un degno completamento nel nuovo studio di Goltz sull’immagine di Teodorico nella letteratura bizantina e occidentale tra la fine del quinto secolo e il nono secolo¹¹. Ovviamente, se la pluralità di fonti che ci sono state tramandate fanno di Teodorico un argomento per studi ad ampio raggio, tale compito diventa più arduo nel caso di Teodato, quando il coro di fonti è sostituito dal duetto di Cassiodoro e Procopio, le qualità e i limiti dei quali abbiamo presentato in parte più in alto. Con lo scopo di concepire uno studio su Teodato che sia il più possibile biografico piuttosto che la storia del suo regno, abbiamo strutturato l’opera seguendo entrambi i metodi di analisi. Per cui la prima parte del lavoro ha lo scopo di abbozzare un ritratto di Teodato come Bild in Überlieferung e di ricostruire la vita precedente alla sua ascesa al trono (capitoli 1-2), mentre la seconda parte studia la figura di Teodato come re nell’ambito degli eventi storico-politici dell’Italia ostrogota (capitoli 3-5).

E se nella prima parte la voce principale del duetto è Procopio, nella seconda parte, invece, è la voce di Cassiodoro a prevalere su quella dello storico di Cesarea. Infatti, nella ricostruzione degli eventi nei mesi tra l’ascesa di Teodato al trono fino alla rottura delle relazioni con Giustiniano, gli elementi diplomatici e giuridici diventano i più importanti. Le lettere scritte da Cassiodoro in nome di Teodato, che rivendicano di esprimere ufficialmente gli atti governativi del re, devono essere esaminate nel contesto storico narrato da Procopio. Inoltre, si deve prendere in considerazione l’atteggiamento di Teodato durante gli eventi politici che riguardano il suo regno agli inizi della guerra. Questa volta la diplomazia e gli elementi biografici sono integrati, per quanto possibile, in una ricostruzione che si basa più su Cassiodoro che su Procopio. Il capitolo finale è dedicato all’assassinio di Teodato e all’incoronazione di Vitige come reazione al fallimento di Teodato e come estremo tentativo di porre fine alla guerra riscattando le mancanze e gli errori politici di Teodato.

Benché la narrazione di questo studio si concentri su Teodato, questo lavoro non si prefigge di passare in rassegna nei dettagli gli eventi militari di quegli anni o di scrivere un’altra narrazione della caduta del regno ostrogoto sulla quale esiste già un’ampia letteratura. Al fine di dipingere un ritratto di Teodato che sia fedele alla tradizione letteraria e di ricostruire, per quanto possibile, la sua biografia, questo studio resta vicino alle fonti. Le forti somiglianze tra i testi corroborano molte delle ipotesi. Tuttavia nei casi in cui non esistano confronti diretti tra le fonti, la ricostruzione degli eventi si fonda su tutta la documentazione disponibile. Questo studio si sforza di essere chiaro in ogni momento su quali fonti sta adoperando. Naturalmente riconosciamo che alcune delle ricostruzioni hanno i loro limiti e che non sempre i dubbi posso essere risolti. Nel corso di questo studio ritorniamo su certi passi presi dalle nostre fonti che sono particolarmente utili, in quanto ci permettono di stabilire delle connessioni importanti tra gli autori nella ricostruzione della figura di Teodato. Su questo punto chiediamo l’indulgenza del lettore, perché l’uso ripetuto di questi passi è giustificato dal fatto che essi, come vedremo, possono essere interpretati da angolazioni diverse.

2. Teodato tra Procopio di Cesarea e Cassiodoro

Non è nostra intenzione indagare qui sulle figure di Procopio e Cassiodoro le cui vite e opere sono l’argomento di molti importanti contributi¹² e per i quali una trattazione dettagliata ci allontanerebbe dai nostri obiettivi. Tuttavia, al fine di evidenziare la figura di Teodato, alcune osservazioni di base su questi autori sono essenziali. Prese insieme, le loro testimonianze formano rispettivamente il quadro storico e politico per una ricostruzione degli avvenimenti in Italia nella prima metà del sesto secolo. Parte del libro I della Guerra gotica è dedicata agli anni 534-6. Dopo aver descritto cinquant’anni di storia italiana in poche pagine (una vera e propria pentekontaetia), dalla caduta dell’impero romano d’Occidente al regno di Teodorico e quindi agli eventi politici seguiti alla morte del re, Procopio spiega le cause della guerra fatta da Giustiniano contro Teodato per poi presentare il conflitto. Per quanto riguarda Cassiodoro, il libro X delle Variae è quasi interamente dedicato al regno di Teodato, mentre solo le ultime cinque lettere riguardano gli inizi di quello di Vitige. I libri XI-XII invece contengono lettere a nome di Cassiodoro sulla sua attività di prefetto del pretorio (533-8); questi documenti si riferiscono ad aspetti dell’amministrazione e, ad eccezione di pochi casi che esamineremo, non aggiungono molto alla biografia del re. Se si sovrappone l’ambito cronologico dei lavori di Procopio e Cassiodoro, emerge un elemento estremamente importante: l’unico periodo a essere trattato in dettaglio da entrambi gli autori è l’intervallo tra gli ultimi mesi del 534 e l’inizio del 537. Ovvero l’intero regno di Teodato e, a margine, gli esordi di quello di Vitige; di quest’ultimo Procopio tratta le vicissitudini in modo diffuso, mentre Cassiodoro le descrive solo parzialmente in riferimento ad alcuni eventi accaduti subito dopo l’uccisione di Teodato¹³. Il racconto di Procopio segue un ordine cronologico e allo stesso tempo completa le lettere di Cassiodoro, che ci illuminano riguardo ad aspetti politici e amministrativi del regno ostrogoto, ma che si interrompono subito dopo l’inizio della guerra. Gli anni del regno di Teodato segnano il vero punto di incontro e dunque la giustapposizione della documentazione fornita da Procopio e Cassiodoro.

Procopio e Cassiodoro erano contemporanei di Teodato ed essenzialmente appartenevano alla stessa generazione. Entrambi furono testimoni degli eventi, per quanto con ruoli molto diversi. Cassiodoro fu prefetto del pretorio dapprima sotto Teodato e poi sotto Vitige negli stessi anni in cui Procopio era un membro del seguito di Belisario in Italia con la funzione di suo consiliarius e poi adsessor nelle campagne militari (almeno fino al 540, o forse 542)¹⁴. Dal momento che questi due autori si sono schierati con fazioni opposte, le loro voci ci offrono punti di vista diversi, nessuno dei quali, potremmo dire, è imparziale, ma sostanzialmente si completano l’un l’altro. Nelle occasioni in cui possono essere esaminati in parallelo, i due autori permettono una comprensione migliore della figura di Teodato e al tempo stesso una ricostruzione più accurata degli avvenimenti. Perciò, le situazioni specifiche a cui molte delle lettere di Cassiodoro fanno riferimento si integrano meglio con la narrazione di Procopio che, in generale, serve a descrivere l’ambientazione storica.

Eppure stabilire connessioni dirette tra le testimonianze di questi due autori a proposito di fatti specifici rimane una difficoltà oggettiva, e ciò è dovuto a diverse ragioni: la diversità di intento letterario tra uno storico erodoteo-tucidideo e il rappresentante dell’amministrazione palatina di Ravenna che scrive per conto dei re; le differenti prospettive delle opere, in cui la critica di Procopio al regno ostrogoto supporta la propaganda della riconquista di Giustiniano ed è opposta alla visione di Cassiodoro, il ministro del re. A questi elementi va aggiunta la distanza geografica tra i due autori che deve aver influenzato la qualità dell’informazione: Cassiodoro cominciò a scrivere i dispacci del re mentre operava a palazzo, Procopio invece scrisse su Teodato dopo la morte del re, probabilmente una volta che giunse a Roma, o forse anni dopo a Costantinopoli. In effetti non sappiamo quanto tempo abbia passato Cassiodoro al fianco di Teodato¹⁵ né possiamo escludere la possibilità che abbia riscritto le sue lettere prima della loro pubblicazione finale nelle Variae. Ma allo stesso tempo è sicuro che Cassiodoro, a differenza di Procopio, ebbe l’opportunità di conoscere il re di persona e di conoscerlo bene. Oltre alle sue capacità intellettuali e amministrative, che erano state riconosciute ampiamente dai sovrani precedenti, Teodato deve aver apprezzato il lavoro di Cassiodoro e la sua lealtà, perché non esitò a confermarlo nella carica di prefetto del pretorio per l’intera durata del suo regno. Cassiodoro, che si considerava il consigliere del re e sentiva sulle sue spalle la responsabilità del regno¹⁶, avrebbe continuato a servire Teodato fino alla morte del re. Diverso è il caso di Procopio, che probabilmente arrivò a Roma nel dicembre del 536 insieme a Belisario. Sappiamo che era lì nel 537-8 durante il brutale assedio di Vitige e poi di nuovo nell’inverno del 538-9¹⁷. A quell’epoca Teodato era morto e le informazioni di cui lo storico di Cesarea disponeva derivavano principalmente dalle testimonianze di quei romani che erano stati vicino al re fino a poco tempo prima e con cui aveva fatto conoscenza dopo il suo arrivo nella vecchia capitale¹⁸. In effetti Teodato aveva passato a Roma la parte finale del suo regno e gli ultimi goti di Vitige avevano lasciato la città proprio quando Belisario ci stava entrando¹⁹. Ma a parte la sua conoscenza di alcuni senatori rimasti fedeli a Teodato fino alla fine e che Procopio incontrò poi a Roma²⁰, in realtà lo storico di Cesarea, come vedremo nel capitolo 1, non disponeva di una quantità considerevole di informazioni riguardo al re amalo. In ogni caso non era nulla di paragonabile alla conoscenza di Cassiodoro con Teodato.

Niente ci porta a credere che Procopio, una volta in Italia, sia entrato in contatto con Cassiodoro. Non importa quale sia stato l’anno preciso, le Variae furono pubblicate prima della Guerra gotica. Se Procopio avesse avuto accesso alle lettere di Cassiodoro, sarebbe stato meglio informato riguardo alla politica interna dell’Italia ostrogota prima di Vitige così come sulla carriera di alcuni senatori romani di cui fa menzione. Nella Guerra gotica e nelle altre sue opere non troviamo mai il nome di Cassiodoro, malgrado l’importantissimo ruolo politico che egli svolse durante i primi anni della guerra in qualità di prefetto del pretorio. Procopio cita solo i nomi dei prefetti del pretorio d’Italia che furono riconosciuti ufficialmente nell’impero d’Oriente, quelli nominati da Giustiniano; è interessante notare come il primo di essi fosse Fedele (537-8) il quale, essendo stato dieci anni prima il questore del Sacro Palazzo di Atalarico, conosceva di sicuro Cassiodoro²¹. E sarebbe improbabile che Procopio, entrato a Roma dopo la partenza dei Goti e con Teodato già morto, conoscesse i nomi dei magistrati operativi nella Ravenna di Vitige, una città che all’epoca era barricata. Inoltre le relazioni diplomatiche di Vitige con Giustiniano e Belisario avevano preso una piega complicata e la politica del nuovo re rappresentava un cambio di rotta in confronto a quella di Teodato. Degno di nota è il fatto che due lettere di Cassiodoro, che al culmine della guerra annunciavano una missione diplomatica di Vitige a Giustiniano, siano indirizzate a un maestro degli uffici di Costantinopoli e a un prefetto di Tessalonica senza che i loro nomi siano specificati: un fatto alquanto insolito all’interno dell’intera collezione delle Variae²².

Alcuni studiosi, poi, non hanno escluso la possibilità che Cassiodoro fosse quel Romano degno di nota fra i Goti, che secondo Procopio venne come ambasciatore a Roma durante l’assedio di Vitige; a quel tempo anche lo storico di Cesarea era presente a Roma, dove scrisse riguardo agli avvenimenti con dovizia di particolari²³. Ma anche in questo caso sussiste ancora un altro elemento per convincerci che Procopio non conobbe Cassiodoro in tali circostanze. La verità è che negli anni 537-40 Procopio e Cassiodoro operarono in due Italie differenti, che erano isolate l’una dall’altra: l’Italia gotica, che tendeva a rafforzarsi al nord e che era sempre più concentrata su Ravenna, e l’Italia bizantina, che si espandeva gradualmente attraverso la penisola e che a partire da quel momento aveva fissato la sua sede a Roma. Ovviamente, una tale distanza e la scarsità di comunicazioni avrebbero avuto un effetto considerevole sulle informazioni che i nostri due autori furono capaci di raccogliere. Infine è ancora possibile che Procopio abbia incontrato ufficiali palatini di Ravenna. Testimoniò la conquista della capitale nel maggio 540²⁴. Probabilmente tornò a Costantinopoli da Ravenna insieme a Belisario. All’epoca, Cassiodoro si era ritirato dalla scena politica e aveva abbandonato Ravenna per Costantinopoli in una sorta di esilio volontario²⁵. Non sappiamo se i due si siano trovati o meno faccia a faccia a Ravenna nel 540 o anni dopo a Costantinopoli, sebbene sia possibile che durante l’assedio di Ravenna Cassiodoro si trovasse già in Oriente. Tuttavia è incredibile che non ci sia un riferimento a Cassiodoro in nessuna delle opere di Procopio.

Le lettere di Cassiodoro scritte a nome di Teodato si riferiscono soprattutto a situazioni avvenute poco prima della Guerra gotica o al più tardi durante i primi mesi del conflitto. Di fatto, la maggior parte degli aspetti a cui si riferiscono non sono supportati direttamente nella narrazione di Procopio e gli studiosi sono stati spesso fuorviati da confronti apparenti²⁶. È anche possibile che per quasi tutto il 536, nei mesi del soggiorno di Teodato a Roma, Cassiodoro, che probabilmente aveva accompagnato il re a Roma ma che poi era tornato a Ravenna, non fosse responsabile della corrispondenza reale²⁷. Lo stesso si può dire delle vicende del regno di Vitige, il quale si fermò a Ravenna solo per alcuni mesi²⁸. Le lettere raccolte nel libro X delle Variae non contengono elementi tali da supportare una datazione dei documenti al 536, l’anno che rappresenta il fulcro della narrazione di Procopio. Infatti, gli eventi a cui si riferiscono ebbero luogo dall’inizio del regno di Teodato (ottobre 534) fino alla seconda metà del 535, mentre pochi documenti sono datati all’inverno del 537 durante il regno di Vitige.

Nel complesso, ad eccezione di alcuni casi specifici, il racconto di Procopio, piuttosto che confermare o contraddire Cassiodoro, tende in generale a colmare le lacune con riferimenti all’anno 536. Ma lo stesso ragionamento vale anche in senso contrario: l’ignoranza di Procopio su precise vicissitudini alla corte gotica è compensata dalle lettere di Cassiodoro che spesso offrono indizi preziosi per la comprensione delle dinamiche politiche della prima metà del 535, il periodo in cui Cassiodoro era vicino a Teodato per gestire sia le sue relazioni col Senato e il popolo di Roma che quelle non meno ardue con Giustiniano e Teodora. All’epoca Procopio non era in Italia né è probabile che Belisario fosse già sbarcato in Sicilia.

Al fine di una ricostruzione storica del regno di Teodato, le testimonianze di Procopio e Cassiodoro rappresentano due elementi costitutivi fondamentali, generalmente affidabili, sebbene i contatti tra loro siano spesso limitati. Poiché si concentrano sugli eventi da prospettive differenti, queste due testimonianze tendono a completarsi l’un l’altra e, proprio per questo motivo, quando non si combinano potrebbero rivelare delle incompatibilità consistenti. E anche in quei pochi casi in cui i due autori sembrano riferirsi ai medesimi eventi, il loro approccio è così diverso che allo studioso non resta altra alternativa che schierarsi. In fin dei conti questo è ciò che succede quando si cerca di confrontare la narrazione di uno storico con la corrispondenza diplomatica di un ministro dell’opposta fazione.

Altre due importanti figure nella nostra ricerca sono Massimiano, il poeta etrusco, e l’ambasciatore Pietro di Tessalonica²⁹. Sebbene la nostra conoscenza biografica di queste figure sia limitata, potrebbero rappresentare dei collegamenti potenziali che uniscono Cassiodoro, Procopio e Teodato. Abbiamo ragione di credere che Massimiano fosse molto vicino a Teodato; in effetti è probabile che fosse il poeta di corte e intimo amico autore di due componimenti che decantavano il re e le sue residenze private. A un certo punto il re lo inviò in Oriente per una missione diplomatica dopo la quale perdiamo ogni traccia su di lui. In un contributo recente, Mastandrea propone una ricostruzione convincente di alcuni eventi che coinvolgono questa figura che egli identifica con valide argomentazioni col prefetto Massimi(a)no nominato per l’Italia da Giustiniano nel 540; ciò significherebbe che egli si trovava in Oriente all’inizio della guerra³⁰. Probabilmente Massimiano incontrò Cassiodoro alla corte gotica. Ma è anche possibile che dopo aver cambiato schieramento abbia conosciuto Procopio, il quale fa riferimento a lui in occasione del suo ritorno in Italia, se si accetta il suggerimento di Mastandrea. Non possiamo escludere che sia stato lui a fornire a Procopio le informazioni sulla personalità di Teodato. Non meno interessante è la figura di Pietro di Tessalonica (o Pietro Patrizio)³¹, ambasciatore di Giustiniano che fu inviato spesso in missioni diplomatiche alla corte di Teodato agli inizi della Guerra gotica e che è anche menzionato da Cassiodoro in alcune delle lettere di accompagnamento per gli ambasciatori³². Cassiodoro ebbe certamente l’opportunità di incontrare Pietro a Ravenna. Lo stesso può dirsi per Procopio a Costantinopoli; nei suoi racconti sulle ambascerie agli inizi della guerra potrebbe aver incluso parte della documentazione diplomatica di Pietro. Anni più tardi, nella Storia segreta (Anecdota), Procopio avrebbe fatto di nuovo riferimento a questa figura. Poco tempo dopo il suo rientro dall’Italia, Pietro fu premiato dall’imperatore col conferimento del titolo di patrizio e dopo il 539 rimase a corte come maestro degli uffici per la durata straordinaria di ventisei anni fino alla morte di Giustiniano. Nel complesso abbiamo buone ragioni per credere che Massimiano e Pietro abbiano incontrato sia Cassiodoro che Procopio. Ma se questo è il caso, questi contatti, distanti nel tempo – e malgrado la presenza di Cassiodoro a Costantinopoli – evidentemente non furono abbastanza significativi perché il nome di Cassiodoro venisse incluso nella narrazione di Procopio.

Dopo aver presentato le nostre fonti principali, possiamo ora passare alla nostra analisi: dobbiamo ascoltare i nostri autori con molta cautela, ma se prestiamo molta attenzione ci racconteranno la storia di Teodato. Sebbene ci troviamo di fronte all’impossibilità di studiare ogni aspetto della vita di Teodato, troviamo sollievo e coraggio nelle parole di Eginardo, biografo dell’illustre Carlomagno, §4: Ritenendo inappropriato scrivere della sua nascita e della sua infanzia e anche della sua adolescenza – dal momento che non è stato riferito niente in proposito e non c’è nessuno in vita che possa dire qualcosa riguardo a queste cose – e omettendo tutto ciò che è sconosciuto, ho deciso di passare … a quegli altri fatti che sono degni di essere spiegati e discussi; cosicché, nel raccontare prima le sue imprese … poi i suoi costumi e la sua educazione e infine la sua amministrazione del regno e la sua fine, non trascuri nulla di quelle cose che sono necessarie o degne di essere conosciute.

Capitolo 1

L’uomo Teodato

Ho avuto molti uomini saggi, ma nessuno di tale potenza nel sapere e nella pietà. Amo l’Amalo che si è allattato al mio seno, l’uomo coraggioso che si è formato con la mia frequentazione.

Cassiodoro, Var. XI 13, 4

La posizione di Procopio nei confronti di Teodato nella Guerra gotica è di solito critica. La sola eccezione è rappresentata dalla lettera che il re mandò a Giustiniano per il tramite dell’ambasciatore Pietro allo scopo di porre fine alle ostilità. Secondo lo storico di Cesarea ciò avvenne quando Teodato, dopo aver appreso che Belisario aveva completato la conquista della Sicilia, decise di negoziare con l’imperatore la resa del suo regno¹. Questa lettera, che funge da cornice per il presente capitolo, contiene tutti gli elementi di cui Procopio era a conoscenza sulla personalità di Teodato. Lo storico si riferisce concisamente a tutte le caratteristiche che ha attribuito a Teodato in altre parti della sua narrazione e al tempo stesso mette in evidenza la debolezza del sovrano gotico. Ma se in precedenza tali caratteristiche erano state oggetto di critica, solo questa volta vengono espresse in una luce favorevole, perché sono presentate in modo retorico come il discorso del re in persona.

Molto probabilmente si tratta di un esempio di pura retorica² di Procopio, che qui come altrove si conforma ai criteri della storiografia classica. È alquanto improbabile che questo documento sia stato prodotto da Teodato stesso: non solo ciò andrebbe contro la tendenza di Procopio a romanzare lettere e dialoghi nella sua narrazione, ma anche contro la corrispondenza diplomatica testimoniata da Cassiodoro. Le lettere delle ambascerie nella sua raccolta, incluse quelle a nome di Teodato con riferimento allo stesso Pietro Patrizio, sono in effetti delle lettere di accompagnamento per gli ambasciatori del regno che portano messaggi da comunicare in forma orale³. Questa epistola fu quasi certamente un’invenzione dello storico di Cesarea, costruita ad arte sui pochi elementi della personalità di Teodato che erano a sua disposizione. Eppure è notevole come questi pochi elementi siano tutti plausibili, dal momento che, come vedremo, sono fortemente supportati da altra documentazione. Poiché questa lettera fittizia contiene tutti i tratti con cui lo storico di Cesarea dipinge Teodato, serve come punto di inizio per un confronto metodico tra Procopio e Cassiodoro e, ogni tanto, alcune altre fonti. Perciò abbiamo diviso l’epistola in paragrafi unendo la discussione alle dichiarazioni di Teodato così come riferite da Procopio e che si presentano come sottotitoli delle sezioni di questo capitolo. Lo scopo è quello di ricostruire un ritratto di Teodato come ci è stato trasmesso dalle fonti: das Bild Theodahads in Überlieferung.

1 Infanzia e prima educazione di Teodato

Non sono estraneo alle corti reali, ma ebbi la fortuna di nascere in casa di mio zio mentre era re e di essere stato educato in un modo degno della mia stirpe...

Proc., BG I 6, 15

È con queste parole che, secondo Procopio, Teodato inizia la sua lettera per implorare Giustiniano di porre fine alla guerra. Che sia credibile o no, questo è in pratica tutto quello che sappiamo dell’infanzia di Teodato. Teodato, il cui nome gotico è un composto che significa popolo + conflitto (Theodahatus = *þeudō + *haþuz) con una radice simile ai nomi di altri Amali inclusi i suoi figli⁴, era il figlio di Amalafrida, sorella di Teodorico⁵. Entrambi erano figli di Teodemiro per quanto rimanga possibile che la madre di Amalafrida non fosse Ereleuva, madre di Teodorico⁶. Sia Amalafrida che Ereleuva viaggiavano insieme a Teodorico quando le campagne militari richiedevano delle lunghe assenze dalle vecchie basi. Alla fine, nel 489, giunsero in Italia con Teodorico, che era stato autorizzato dall’imperatore Zenone a fare guerra contro Odoacre e, in caso di vittoria, ad amministrare i territori conquistati come un regno⁷. È probabile che quando i Goti misero piede sul suolo italiano Teodato fosse un bambino. In quel caso avrebbe passato i suoi primi anni in Tracia e nei Balcani insieme a sua madre e a Ereleuva. Un’analisi dettagliata delle limitatissime fonti disponibili può aiutarci a formulare qualche ragionevole supposizione e a darci un’idea, per quanto generale, dell’altrimenti oscura infanzia di Teodato.

Da Malco di Filadelfia apprendiamo che Teodorico perse una sorella intorno all’anno 479⁸. Più avanti nello stesso frammento Malco, esponendo gli avvenimenti di quell’anno, fa un breve riferimento, pur senza specificare i nomi, alla madre e alla

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