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Wilhelm Reich: dall’energia vitale alla spiritualità naturale
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E-book81 pagine1 ora

Wilhelm Reich: dall’energia vitale alla spiritualità naturale

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Info su questo ebook

Questo saggio è il mio atto d’amore nei confronti di Wilhelm Reich, lo psichiatra allievo di Freud che ha “portato” il corpo nel setting analitico e che è stato dovunque perseguitato e calunniato, come spesso accade a quei geni che sono troppo avanti per il loro tempo.
Mi propongo di chiarire gli equivoci e le distorsioni del suo pensiero che sono state perpetrate a suo danno, documentando le mie affermazioni con accurate citazioni.
Le sue scoperte sulla sessualità e sull’energia orgonica ed il suo pensiero sociopolitico sono stati rivoluzionari ed è proprio su questi argomenti che è stato più attaccato e mal interpretato.
Spero di essere riuscito a rendergli giustizia.
LinguaItaliano
Data di uscita29 mar 2018
ISBN9788863654561
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    Anteprima del libro

    Wilhelm Reich - Roberto Maria Sassone

    Note

    PREFAZIONE

    di Luciano Marchino

    I libri di Sassone, ma forse si dovrebbe dire di tutti i libri, posseggono una caratteristica di cui è necessario tener conto nell’apprestarsi alla lettura: vengono compresi da ciascun lettore per dove questi si trova sul sentiero del proprio sviluppo personale e, nel caso di WILHELM REICH, titolo scritto tutto in maiuscolo, ciò è particolarmente vero ed evidente.

    Conosco personalmente diversi colleghi (psicoterapeuti di diverse scuole) che potrebbero leggerlo dalla prima all’ultima riga capendo tutto senza comprendere una sola parola. Altri, psicoterapeuti e non, più avvezzi all’esperienza direttamente vissuta, potrebbero al contrario sentirsene corroborati. Roberto ne è consapevole quanto me, ma procede nella scrittura senza fare concessioni, senza cercare giustificazioni, soprattutto senza strizzare l’occhio a nessuno in cerca di collusioni né in campo scientifico né sul versante della spiritualità disincarnata, che fraintende l’esperienza direttamente vissuta della spiritualità con la sua traduzione addomesticata in simboli letterari mediati da un linguaggio convenzionale comune a chi, nel campo della spiritualità voglia far carriera rischiando, di persona, il meno possibile.

    WILHELM REICH è quindi un libro sfacciato, quasi sgradevole a tratti perché, pur essendo chiarissimo per chi abbia attraversato un adeguato percorso di ricerca, non si fa scrupolo di mostrare agli altri i loro limiti. E questo non è bon ton!

    Quando Roberto me ne consegnò la prima stesura gli feci notare che gli unici che potenzialmente erano in grado di comprenderlo se ne sarebbero sentiti offesi perché, parola dopo parola, il testo si dipana come una denuncia dell’arte di parlar di tutto senza calarsi in nulla, senza sperimentare di persona. Ricorda infatti l’Autore come molti, troppi, colleghi abbiano smesso in fretta e furia di esporsi direttamente alle pratiche di cui si servono poi nel contesto della propria professione applicandole ai loro pazienti. E questo appare ai più come un’ovvietà che non richiede alcuna giustificazione. D’altra parte, ispirandosi al modus operandi dei colleghi medici, molti psicoterapeuti si ritengono giustificati dal fatto che per praticare un’iniezione o l’avulsione di un molare non si richiede certo al medico di effettuare regolarmente lo stesso intervento su se stesso. Purtroppo, per loro e per i loro pazienti, il campo delle psicoterapie a mediazione corporea è cosa ben diversa dall’odontoiatria e lo psicoterapeuta ad indirizzo organismico, letteralmente, non può comprendere il suo paziente se non è, in quel preciso istante, presente a se stesso e a lui. Ma questo può già apparire esoterico a chi non abbia esperienza diretta della materia.

    Mi piace qui ricordare Alexander Lowen che, a più riprese, nella sua biografia Onorare il corpo (Bioenergetic Press, 2004, trad. it. Xenia, 2011) parlando dei suoi trainer internazionali, sottolinea con rammarico l’enormità dei problemi fisici di molti di loro e, con esplicito riferimento al Convegno Internazionale di Taormina, nel 1980, aggiunge: Non fui particolarmente impressionato dalle relazioni presentate e, per quanto la loro pratica professionale si fondasse sull’arte di lavorare con il corpo per risolvere i conflitti emozionali, fui deluso nel percepire la mancanza di una comprensione profonda del lavoro corporeo.

    Simmetricamente Sassone scrive: Reich… Deve essere conosciuto attraverso un’esperienza personale energetico-corporea che non si può limitare a qualche anno di terapia. Ci deve essere un lavoro continuo e costante sulla propria struttura del carattere. Alcuni psicoterapeuti non lavorano sul corpo da anni e non hanno percezione della pulsazione vitale e del flusso, molto fisico e concreto, dell’energia vitale che scorre in loro , con parole diverse stanno affermando lo stesso principio etico. (N.B. Naturalmente entrambi gli autori fanno riferimento alla necessità di un lavoro incessante per quanti esercitano l’arte della psicoterapia, non per il paziente per il quale è evidentemente legittimo interrompere la pratica quando lo ritiene opportuno).

    Sono convinto che non sia stato un caso che il primo libro pubblicato da Lowen dopo il Convegno di Taormina sia stato Paura di vivere, (Macmillan Publishing Co. 1980, Astrolabio, 1982) dove afferma come la nevrosi non viene in genere definita come paura di vivere, ma è di questo che si tratta. La persona nevrotica ha paura di aprire il proprio cuore all’amore, di esporsi e di mettersi in gioco, di essere pienamente se stessa.

    I reichiani che ritengono se stessi puri (e tutti gli altri impuri), staranno già inorridendo per la citazione di Lowen, da molti di loro indicato come un traditore senza tener conto del fatto che lo stesso Reich, da loro troppo spesso idolatrato e non altrettanto compreso, fu indicato come tale dai freudiani. D’altra parte dagli …ani esce, più o meno, sempre la stessa musica!

    Nel libro, Sassone traccia una ben precisa distinzione tra i discepoli e gli allievi: "Discepoli sono coloro che, vivendo nella cerchia del maestro, si nutrono della sua Verità senza mettersi realmente in gioco" ma "Ogni tanto tra i vari discepoli c’è un individuo che, avendo realmente compreso il messaggio del Maestro, si mette in cammino ed inizia il vero lavoro di trasformazione, affrontando le sue difficoltà, animato da un forte intento: ecco il vero Allievo!" inoltre Ogni maestro degno di tal nome spera che ci siano alcuni allievi che vadano oltre il suo operato e che sviluppino una loro identità sia nella pratica terapeutica che nella ricerca. Non vogliono seguaci che imprigionino il suo pensiero dopo la sua morte. Non vorrebbero neanche che ci fossero guerre intestine tra movimenti, scuole e singoli terapeuti che si credono depositari della verità del maestro.

    In proposito Sir Isaac Newton, scrivendo a Oldenburg il 18 novembre 1676, affermò: "Capisco infatti che un uomo deve decidersi a non mostrare nulla di nuovo oppure a diventare schiavo per difenderlo".

    Sul concetto di verità Sassone si dilunga in più momenti con particolare attenzione alle verità del corpo ma, mi chiedo io, è mai possibile l’accesso a qualsivoglia verità a prescindere dal corpo? Ritengo che a parere di molti ciò

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