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Cristo nella radicalità delle beatitudini

Cristo nella radicalità delle beatitudini

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Cristo nella radicalità delle beatitudini

Lunghezza:
78 pagine
1 ora
Pubblicato:
Feb 9, 2018
ISBN:
9788865125489
Formato:
Libro

Descrizione

Con la prefazione di Angelo Scola
Chi è l’uomo evangelico? Mons. Amadei risponde senz’altro così: è l’uomo delle beatitudini.
Ad essere autenticamente cristiano , spiega Amadei, è “l’uomo che ha la gioia di sentirsi felice perché povero, afflitto, perseguitato”. Ma il cristiano sperimenta tale gioia non perché “povero” in quanto tale, ma perché segue Gesù povero e cioè perché, in lui, Gesù ripresenta la sua povertà.
Mentre l’uomo dell’Antico testamento doveva obbedire ai dieci comandamenti, l’uomo del Nuovo testamento è chiamato alla sequela di Gesù: è cioè chiamato a vivere le otto beatitudini che sono il nucleo essenziale dell’annuncio evangelico.
Pubblicato:
Feb 9, 2018
ISBN:
9788865125489
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Cristo nella radicalità delle beatitudini - Angelo Scola

Scola

Prefazione

di Angelo Scola

Le prime interlocutrici di questo prezioso libretto sono le consacrate dell’Istituto Secolare Caritas Christi a cui Mons. Amadei, allora Rettore del Seminario di Bergamo, rivolse la profonda e articolata meditazione sulle beatitudini che qui ci viene offerta. Ma fin dalle prime pagine risulta evidente che le sue parole con-vengono ad ogni battezzato, anzi ad ogni uomo sinceramente impegnato nella ricerca di un senso per la propria vita.

« Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: Beati » ( Mt 5,1 segg). Egli ripete insistentemente questa parola, quasi a sottolineare la coincidenza tra il suo insegnamento e il desiderio di felicità. Da sempre infatti – ma forse mai così acutamente come in questo travagliato inizio del Terzo millennio – il bisogno di essere felici, cioè pienamente realizzati, riusciti, connota il cuore di ogni uomo.

Tutto il suo annuncio Gesù lo inizia con una auto-rappresentazione che invita all’imitazione. Mi sembra questa la chiave di lettura più illuminante della meditazione sulle beatitudini offertaci dal vescovo Amadei.

Infatti, il discorso programmatico di Gesù sul monte non è anzitutto l’enunciazione di una morale universale in cui tutti potrebbero riconoscersi, ma la pura espressione del Suo personale compito e destino.

Gesù è colui che si è fatto povero per noi, che ha pianto su Gerusalemme e sull’amico Lazzaro, il mite su cui si scatena e si infrange tutta la violenza del mondo. È colui che ha fame e sete della giustizia (cioè, annota sapientemente Mons. Amadei, il pieno compimento della relazione con Dio, con gli altri e con se stessi), finché non l’abbia realizzato morendo di sete. È colui che rivela e realizza la misericordia del Padre.

Gesù ha il cuore puro che vede continuamente il Padre. « Egli è – come scrive l’Apostolo – la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne» ( Ef 2, 14). è il perseguitato da tutti perché ha incarnato la giustizia di Dio.

Il brano delle beatitudini, insomma, descrive l’esperienza di Colui che, accettando di umiliarsi fino alla morte, fu esaltato nella risurrezione. È il paradosso dell’amore che rovescia la logica del mondo donandoci fin da ora, qui sulla terra, la caparra di quel Regno dei cieli che godremo in pienezza in Paradiso.

« Venite a me voi tutti che siete affaticati e io vi darò riposo» ( Mt 11,28). Le riflessioni del Vescovo Roberto ci aiutano a sperimentare nella nostra vita il realizzarsi di questa promessa del Signore, se la nostra libertà acconsente a mettere « al centro non il darsi da fare agitato, ma Lui e la sua passione a salvare tutti gli uomini».

In queste parole riconosco una precisa consegna del Vescovo Roberto, della cui amicizia ho avuto il dono di godere negli ultimi anni del suo pellegrinaggio terreno. Quale indicazione più pertinente per il nostro cammino di fede di uomini del nostro tempo?

+ Angelo Card. Scola

Amministratore apostolico di Milano

Milano, 4 settembre 2017

Introduzione

Il messaggio di Cristo che costituisce il Vangelo per l’uomo in cammino nella sua storia è destinato ad incarnarsi nella storia della umanità. Questo processo della sua continua attualizzazione per divenire buona novella per il mondo alla ricerca della propria identità si sedimenta inevitabilmente nello spirito delle beatitudini.

L’uomo evangelico è l’uomo delle beatitudini. Quando l’uomo decide di seguire Cristo e si pone nell’atteggiamento di ascoltare in modo vivo il Vangelo, la sua vita diviene automaticamente una vita nel parametro delle beatitudini. Non si può essere evangelici senza contemporaneamente assorbire lo spirito delle beatitudini. La comprensione del Vangelo nella chiave interpretativa delle beatitudini è una riscoperta relativamente recente. La vita del cristiano oggi non si fonda essenzialmente su categorie morali e prescrizioni ascetiche ma sullo spirito delle beatitudini. È autenticamente cristiano l’uomo che ha la gioia di sentirsi felice perché povero, afflitto, perseguitato ecc. Questo è lo spirito del Vangelo.

Che questo spirito sia essenzialmente lo spirito delle beatitudini, e che lo specifico cristiano sia costituito dalle beatitudini, noi lo possiamo chiaramente vedere nel genere letterario attraverso il quale Matteo ci descrive la proclamazione delle otto beatitudini: Gesù salì sul monte, si sedette e cominciò a dire…. In chiave biblica all’orecchio affiora l’immagine di Mosè sul monte quando Dio gli diede le dieci parole. Queste erano la legge dell’Antico Testamento, le otto beatitudini sono le parole del Nuovo Testamento. L’uomo dell’Antico Testamento doveva obbedire ai dieci comandamenti, l’uomo del Nuovo Testamento è chiamato a vivere le otto beatitudini. L’uomo che nella sua vita vuol essere autenticamente evangelico non enumera i dieci comandamenti, ma dice beati i poveri, gli afflitti, gli affamati, ecc. È questo il parametro della vita cristiana. II cristiano è autenticamente se stesso quando vive le beatitudini. E da questo punto di vista il cammino del cristiano è ancora molto lontano. Quanti oggi fanno l’esame di coscienza sulle otto beatitudini? Il loro atteggiamento facilmente si ferma all’osservanza dei dieci comandamenti. Tuttavia lo spirito cristiano è costituito dalle beatitudini.

Cosa ha voluto dire Gesù quando ha espresso la sapienza evangelica attraverso le beatitudini? Il punto di partenza per entrare nella loro comprensione esistenziale non è costituito semplicemente dall’ascoltare il discorso della montagna; per capire il discorso della montagna è indispensabile la sequela di Gesù. Chi segue Gesù intravede qualche cosa del senso delle beatitudini, ma chi non segue Gesù non coglie affatto il loro significato. Dobbiamo fare una costatazione di merito che deve accompagnarci nella meditazione attorno alle singole beatitudini. Chi volesse, a livello razionale, capire che

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