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Come si scrive un romanzo storico

Come si scrive un romanzo storico

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Come si scrive un romanzo storico

Lunghezza:
114 pagine
1 ora
Pubblicato:
Feb 13, 2018
ISBN:
9788825404944
Formato:
Libro

Descrizione

Scrittura creativa - saggio (78 pagine) - Tutti i segreti per impostare e scrivere un romanzo storico che possa soddisfare gli appassionati del genere


Il romanzo storico è un’opera narrativa ambientata in un momento del passato che riesce a far rivivere – attraverso i protagonisti – atmosfere, usi, costumi e mentalità di quell’epoca. Un'operazione più facile a dirsi che a farsi, se non si conoscono le regole che governano questo affascinante universo della scrittura. Ecco come fare, attraverso i consigli della scrittrice Patrizia Debicke, a orientarsi e diventare degli esperti del romanzo storico.


Patrizia Debicke ha pubblicato romanzi gialli, thriller, storici d’avventura, racconti ed ebook: L'oro dei Medici (Tea), La gemma del cardinale (Tea) e L’uomo dagli occhi glauchi (Corbaccio, ebook Delos Digital), che ha ottenuto il secondo premio assoluto al IV Festival Mediterraneo del giallo e del noir (12/2010). Al IX Premio Europa a Pisa, la Debicke ha ricevuto il Premio alla carriera. A settembre 2013 è uscito il romanzo La Sentinella del Papa, Todaro. A gennaio 2014: Il ritratto scomparso, DBooks. Con Delos Digital ha pubblicato anche Il segreto di Velasquez (2014) e La congiura Philippe le Bon (2014).

Pubblicato:
Feb 13, 2018
ISBN:
9788825404944
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Anteprima del libro

Come si scrive un romanzo storico - Patrizia Debicke

9788867757565

Introduzione

Il romanzo storico è un’opera narrativa ambientata in un momento del passato che riesce a far rivivere – attraverso i protagonisti – atmosfere, usi, costumi e mentalità di quell’epoca. La principale caratteristica che distingue il romanzo storico è la costruzione di una trama collegandola a fatti e particolari realmente accaduti e documentati (vedi: l’incendio di Mosca di Guerra e Pace di Tolstoj, la peste manzoniana o la monaca di Monza dei Promessi sposi ecc. ecc.), in modo tale da creare un effetto di verosimiglianza. Può contenere personaggi realmente esistiti, oppure un bel mix di personaggi storici e di invenzione. Il vincolo o binario legato al genere è basato su una regola che lo scrittore di un romanzo storico necessariamente si impone: condizionare la propria inventiva alla verità storica (o per lo meno all’interpretazione di una delle tante verità storiche riportate dai testi).

L’antichità vide il rigoglioso fiorire della narrativa storica in Grecia da Omero a Tucidide, lo straordinario letterato che scrisse La guerra del Peloponneso attenendosi spesso all’effervescenza dei racconti orali, ai grandi latini come Cesare, Svetonio e Virgilio, passando poi alle Chansons de geste del medioevo francese, alla possente Divina commedia dantesca, all’ariostea grandezza dell’Orlando furioso e altri famosi romanzi storici in versi. A cavallo tra il Cinquecento e il Seicento dominano alcune tragedie di Shakespeare, in seguito però il genere langue e si dovrà attendere la fine del Settecento per trovare Daniel Defoe e il suo Romanzo di un cavaliere, che aprì la strada a Walter Scott.

Ma con l’Ottocento si arriva alla rigogliosa tradizione dei romanzi storici rappresentata dal largo fiorire di opere e autori: Scott, Tolstoj, Puskin, Stendhal, Manzoni, Dumas, Hugo e così via. Il Novecento italiano vede nomi di spicco quali Bacchelli, Banti, Tomasi di Lampedusa… Alla fine del Novecento, il romanzo storico, tornato in grande auge, mostra spesso una diversa percezione della Storia, meno riverenza verso le tradizioni, con invece un approccio più critico che fa parlare grandiosamente di romanzo neo storico con Eco come paladino. Il passato può non rappresentare più un modello, ma un sogno, una specie di rifugio per sfuggire al presente. Indubbiamente, e penso che lo immaginiate, la stesura di un romanzo storico chiede tempo, passione, ricerca, sangue. E un’ottima documentazione è indispensabile.

Salgari è stato formidabile e ha plasmato più di una generazione di entusiastici lettori, ma oggi è necessaria maggiore accuratezza nei particolari. Per lo meno a mio vedere. Tanto per cominciare: molto meglio se, pensando di scrivere, si ama il periodo che abbiamo scelto. Oltre a dare la soddisfazione di fare qualcosa che piace, sarà più facile e stuzzicante riuscire a calarcisi dentro. Non abbastanza appagante? Tutto da vedere questo, dipende. Poi essenziale: un bel tuffo nell’umiltà e relegare al giusto rango di sfondo il lavoro fatto. Si scrive di storia perché si ama la storia, ma non si deve mai dimenticare che il romanzo deve correre senza impantanarsi in dotti particolari.

Dal punto di vista stilistico, un romanzo storico è caratterizzato spesso da belle descrizioni di paesaggi che hanno la funzione di incorniciare l’azione e da minuziose e dettagliate descrizioni di oggetti, arredi, abiti d’epoca per meglio presentare fatti e personaggi. Di solito si utilizza un linguaggio abbastanza ricercato, per riprodurre al primo impatto quello dell’epoca, ma attenti a non esagerare. E non dimenticate mai un fatto essenziale: coccolate i vostri personaggi, buoni o cattivi che siano, e dedicate loro tutto il vostro amore. Sono loro l’ingrediente principe della trama. Altro consiglio: non lasciatevi mai schiacciare dalla Storia. Certamente non potete (e non dovete) reinventare i fatti storici più importanti che sono incontrovertibili. Giulio Cesare fu assassinato il 15 marzo, le famose Idi di marzo del 44 a.C., Carlo Magno fu incoronato imperatore a Roma nel il 25 dicembre del ‘800, Dante Alighieri scrisse e pubblicò in volgare la Divina Commedia nel 1300, l’uomo atterrò la prima volta sulla luna nel 1969. Ma potete prendervi qualche libertà. Dopotutto, state scrivendo una fiction. Tipo: potrebbe essere che il vostro romanzo sia ambientato a Roma nel 1545 e a voi serva un’inondazione. Viste le continue, millenarie e drammatiche piene distruttive del biondo Tevere, anche se quell’anno era rimasto bello tranquillo a correre nel suo letto, nulla vieta che gliene regaliate una di più come ho fatto io nel mio L’uomo dagli occhi glauchi. Non è vero ma è verosimile, e ha funzionato perfettamente. Ora, esaurito il cappello introduttivo, passiamo alla pratica.

Parte 1

Come cominciare?

Capitolo 1

Qual è la ricetta perfetta per scrivere un romanzo storico

Francamente non credo proprio che esista una ricetta perfetta. Certo farebbe comodo avere un specie di bacchetta magica e zac via, ma no… Tanto per cominciare va detto che ci vogliono certe prerogative. Prima di tutto: bisogna saper scrivere e quindi partire da una indispensabile base solida il che significa: disporre di un certo talento, avere uno stile, conoscere già la tecnica e riuscire a padroneggiare il tutto quanto basta. Non vi si chiede di essere già dei professionisti affermati, sennò non verreste a cercare lumi da me, ma che abbiate almeno una buona confidenza con la scrittura che vi permetta di mettere su carta i concetti e le sensazioni che intendete esprimere. Cosa significa questa specie di equazione: talento, stile, tecnica? Il talento è quel quid di abilità naturale, inclinazione, dote di inventiva, ma che ha un immane difetto: purtroppo se non c’è non si può imparare. Comunque, facciamo conto che voi ce l’abbiate. Nonostante questo, il talento da solo non basta a fare un scrittore: perché ci vogliono anche lo stile e la tecnica. Vediamo subito lo stile: in letteratura, è quell’insieme di tratti formali che caratterizza l’espressione del pensiero di uno scrittore. Potremmo quasi definirlo il suo personale linguaggio scritto. Avere stile vuol dire riuscire a scrivere, interpretando a modo proprio, norme e punti di vista generali. La tecnica invece è quell’accessorio indispensabile per mettere insieme talento e stile. Insomma, con la tecnica si impara a migliorare lo stile e a forgiare il talento. Superata l’equazione talento–stile–tecnica, l’altro punto cardine fondamentale è una ferrea regola: è indispensabile saper narrare, prima di affrontare il genere storico. Ovverosia non basta saper scrivere. Dimentichiamoci di mirare al ruolo di dotto professore o di saggista, e miriamo a un unico bersaglio: fare l’intrattenitore, riuscire a coinvolgere. Certo che se poi nello scrivere un romanzo storico si riesce anche a incuriosire quel tanto il lettore da spingerlo ad approfondire il periodo storico trattato, tanto meglio! Tuttavia, il nostro vero scopo deve essere interessarlo, divertirlo e spingerlo a immergersi nella trama.

Comunque ogni storia dovrebbe partire sempre e obbligatoriamente da un’idea e da uno o più personaggi. Io cito spesso quello che successe con il mio L’oro dei Medici. Mi piaceva Don Giovanni de’Medici, un personaggio minore della famiglia, che mi permetteva, pur tenendolo agganciato alla realtà, di inventargli fantasie, abitudini e avventure

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