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Protagoniste nascoste: Donne cattoliche, società, politica nella prima metà del Novecento

Protagoniste nascoste: Donne cattoliche, società, politica nella prima metà del Novecento

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Protagoniste nascoste: Donne cattoliche, società, politica nella prima metà del Novecento

Lunghezza:
437 pagine
5 ore
Pubblicato:
5 feb 2018
ISBN:
9788838246548
Formato:
Libro

Descrizione

Presentazione di Maria Pia Campanile Savatteri e introduzione di Matteo Truffelli
Il volume intende mettere in luce una storia ancora nascosta, sottovaluta, che ha visto le femministe cristiane del primo Novecento, l’Unione delle donne cattoliche e soprattutto la Gioventù femminile di Azione cattolica esercitare un’influenza significativa e in taluni casi determinante nella storia del Paese. La maturazione di responsabilità politiche, espressa dalle donne del Centro italiano femminile nel secondo dopoguerra, era frutto di un trentennio “eroico” delle donne e delle giovani cattoliche, che tra tradizione e modernità avevano profondamente cambiato la condizione delle donne italiane. Il cammino della Gioventù femminile, arricchito da cinque testimonianze, costituisce la parte più consistente della pubblicazione. La Gf dal 1918 al 1948 ha dato a milioni di giovani l’occasione di rompere gli schemi di una tradizione di silenzio, subordinazione e passività e di partecipare a un progetto di rinnovamento religioso e civile, operando una sorta di rivoluzione sotterranea. Molte di esse hanno costituito una leadership autorevole per il Paese, di cui si è avvalso anche il mondo laico. Il Centro italiano femminile ha raccolto nel progetto di una federazione di associazioni cattoliche la ricchezza di idee e di esperienze, per proiettarle verso la conquista di una partecipazione diretta alla vita politica e contribuire così, attraverso una più ampia formazione culturale e attività di solidarietà, alla coesione e alla crescita della comunità nazionale. La storia di tante protagoniste nascoste può offrire suggestioni al nostro tempo e aprire nuove piste di ricerca su un tema ancora attuale e inesplorato.
Pubblicato:
5 feb 2018
ISBN:
9788838246548
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Protagoniste nascoste - Maria Chiaia

Maria Chiaia

Protagoniste nascoste

Donne cattoliche, società, politica nella prima metà del Novecento

Tutti i volumi pubblicati nelle collane dell’editrice Studium Cultura ed Universale sono sottoposti a doppio referaggio cieco. La documentazione resta agli atti. Per consulenze specifiche, ci si avvale anche di professori esterni al Comitato scientifico, consultabile all’indirizzo web http://www.edizionistudium.it/content/comitato-scientifico-0.

Ricerca iconografica per la copertina a cura di Lucia Savio

Copyright © 2018 by Edizioni Studium - Roma

ISBN 978-88-382-4654-8

www.edizionistudium.it

ISBN: 9788838246548

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Indice dei contenuti

Premessa

Presentazione

Introduzione. Una storia di donne che hanno fatto la storia

I. Le donne e i processi di modernizzazione della comunità nazionale

2. Le donne all’alba del Novecento

3. La società di massa

4. Istanze di giustizia sociale. Il socialismo

5. Correnti di pensiero: il positivismo, il pensiero di Nietzsche, il futurismo

6. L’emancipazionismo di primo Novecento

7. Le principali rivendicazioni femministe

8. Associazioni e pubblicazioni femminili e femministe

9. Il primo Congresso delle donne italiane (Roma aprile 1908)

10. Tra neutralismo e interventismo: le donne verso il 1914

II. La Chiesa e i cattolici agli inizi del Novecento

2. Il movimento cattolico: dall’Opera dei Congressi all’Azione cattolica

3. La questione sociale cattolica

4. Il controverso progetto politico di Romolo Murri

III. Il femminismo cristiano cristiano di primo Novecento

2. Nascita del movimento femminile cattolico

3. Milano, centro propulsore del femminismo cristiano

4. L’impegno sociale del gruppo milanese

5. Il Congresso di Bologna e lo scioglimento dell’Opera dei Congressi

6. «Pensiero e Azione»: diritto di voto, educazione, formazione spirituale

7. Il Convegno femminile Italiano (Milano 1907)

8. Fine del femminismo cristiano

IV. La nascita dell'azione cattolica femminile

2. Lo statuto dell’Unione donne

3. La diffusione dell’Unione

4. Le prime attività dell’Unione: il Congresso femminile cattolico

5. L’Unione durante la guerra e nel dopoguerra

V. Evoluzione della condizione femminile e movimento cattolico dalla prima guerra mondiale al fascismo

2. Le donne nel regime fascista

3. Luigi Sturzo e il Partito popolare italiano

4. L’Azione cattolica, scuola di antifascismo

VI. La gioventù femminile di Ac, prima associazione femminile di massa

2. Il disegno di un’associazione di giovani cattoliche

3. L’impronta delle origini: la Gf a Milano

4. Sorge l’associazione nazionale

5. Nascono le sezioni minori

6. La Gf nell’Unione femminile cattolica

7. Le scelte editoriali dell’Ufci: concordanze e differenze tra le due associazioni

8. La Gf e l’opposizione al socialismo

9. La Gf e l’opposizione al fascismo

VII. Organizzazione, formazione, missione: linee portanti del progetto GF

2. Dinamiche della vita associativa

3. L’influenza trasformatrice della rivista «Squilli»

4. Una visione della donna secondo l’idea cristiana

5. Formazione integrale e primato dell’interiorità

6. L’ideale vale più della vita: una scuola di santità

7. Il culto del Sacro Cuore e il Regno sociale

8. La Gioventù femminile e l’apostolato liturgico

9. La Gf e l’Università cattolica

10. La Gf e la dimensione internazionale

VIII. Gioventù femminile: tappe di una storia

2. Gli anni Trenta: il consolidamento e l’espansione dell’associazione

3. Gli anni Quaranta: la Gf negli anni della guerra

4. Il Venticinquennio della Gf

5. La Gf nel dopoguerra. La Dichiarazione sui diritti e i doveri della donna

6. La Gf e le elezioni del 1946

7. L’impegno straordinario per le politiche del 1948. La celebrazione del trentennio

8. La figura e l’opera di Armida Barelli

IX. Le donne cattoliche e l'impegno politico nel dopoguerra. Il centro italiano femminile

2. Il movimento femminile della Democrazia cristiana

3. Il diritto di voto e la propaganda politica dei partiti di massa

4. Cif e Udi: le associazioni femminili di massa nel secondo dopoguerra

5. Sconfiggere l’astensionismo

6. Il Cif e la campagna per le amministrative del 1946

7. La propaganda elettorale per le politiche del 1946

8. «Daremo sei milioni di voti»: il contributo del Cif nelle elezioni del 1948

X. L’attività dei Cif locali per la partecipazione delle donne alla vita democratica

2. Torino. I disagi di una capillare campagna pro voto e il timore di brogli

3. Palermo. Disinteressarsi della cosa pubblica è peccato sociale

4. Napoli. Conversazioni di orientamento politico e monitoraggio organizzativo per il voto

5. Emilia Romagna. Partecipare alla ricostruzione e alla vita politica

6. Modena. Emergenza postbellica e partecipazione democratica

7. Ancona. Un’intensa e competitiva attività pro voto

8. Sassari. Sostegno alle donne per le nuove responsabilità politiche

9. Milano. La propaganda nei rioni insieme alle donne e alle giovani di Ac

10. Rilievi conclusivi

Intervista a Rachele Acquaviva Filippetto

Intervista a Maria Dutto

Intervista a Vanna Iori

Intervista a Antonella Perugini

Intervista a Albertina Soliani

La Gf di Gavoi, un’esperienza emblematica

Nota bibliografica e fonti

Indice dei nomi

CULTURA

Studium

114.

Religione e società / 21.

MARIA CHIAIA

PROTAGONISTE NASCOSTE

Donne cattoliche, società, politica

nella prima metà del Novecento

Presentazione di Maria Pia Campanile Savatteri

Introduzione di Matteo Truffelli

A tutte le donne incontrate

nel mio lungo cammino

tutte importanti per me

generatrici di futuro

con riconoscenza

SIGLE

Ac: Azione cattolica

Acli: Associazione cattolica dei lavoratori italiani

Ail: Associazione internazionale dei lavoratori

Anfe: Associazione nazionale famiglie emigrate

Asci: Associazione scouts cattolici italiani

CB: Carte Barelli

Ccc: Centro cinematografico cattolico

Cidd: Comitato italiano di difesa della donna

Cif: Centro italiano femminile

Cln: Comitato di liberazione nazionale

Cndi: Consiglio nazionale delle donne italiane

Dc: Democrazia cristiana

Fuci: Federazione universitaria cattolica italiana

Gf: Gioventù femminile

Gfci: Gioventù femminile cattolica italiana

Giac: Gioventù italiana di Azione cattolica

Gm: Gioventù maschile

Icas: Istituto cattolico di azione sociale

Isacem: Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI

Mf: Movimento femminile

Ona: Opera nazionale asili

Onu: Organizzazione nazioni unite

Opi: Opera preventori infanzia

Pci: Partito comunista italiano

Ppi: Partito popolare italiano

Psi: Partito socialista italiano

Sedas: Segretariato diocesano di attività sociale

Udaci: Unione donne di Azione cattolica italiana

Udi: Unione donne italiane

Udci: Unione donne cattoliche italiane

Ufci: Unione femminile cattolica italiana

Unesco: Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura

Urss: Unione delle repubbliche socialiste sovietiche

Premessa

Dopo l’ampia narrazione riguardante la storia del Cif in Donne d’Italia , ho avvertito l’esigenza di mettere in luce il retroterra dal quale proveniva la vitalità di questa grande associazione e al tempo stesso il desiderio di scoprire prospettive di futuro in un contesto problematico come quello attuale, dove le domande si intersecano senza trovare risposta e si contraddicono sino allo smarrimento. La complessità dell’oggi non può aspettarsi soluzioni univoche e immediate, ma non può rinunciare ad un patrimonio di memoria, che dà senso e ricchezza al presente.

Il tratto di storia indagato, la prima metà del Novecento, mi ha posto di fronte al periodo forse più drammatico della storia italiana – due disastrose guerre mondiali e la dittatura fascista – e a un passaggio di secolo, denso di novità e di contraddizioni, che hanno toccato in modo particolare la vita delle donne. Nell’addentrarmi in questo quadro sconvolgente ho scoperto non solo l’importanza dell’emancipazionismo femminile, ma il poderoso contributo dato dalle donne come forza trainante la vita nazionale, sotto profili diversi ma concomitanti ad un’evoluzione positiva del Paese. In particolare ho scoperto che il movimento femminile cattolico ha rappresentato una realtà nascosta, ma decisiva per la società e per la Chiesa italiana. Infatti le femministe cristiane del primo Novecento, l’Unione delle donne cattoliche e soprattutto la Gioventù femminile di Azione cattolica hanno esercitato un’influenza significativa e in taluni casi determinante.

La maturazione di responsabilità politiche, espressa dalle donne del Centro italiano femminile nel secondo dopoguerra, era frutto di un trentennio eroico delle donne e delle giovani cattoliche, che tra tradizione e modernità avevano profondamente cambiato la condizione delle donne italiane. Nel ripercorrere soprattutto il cammino della Gioventù femminile, che costituisce la parte più consistente della pubblicazione, il pensiero è andato non solo alle generazioni passate, ma anche a tante donne, che continuano a testimoniare la fecondità di quella stagione straordinaria. Per questo il libro si arricchisce delle voci di alcune protagoniste, custodi di un patrimonio speso ancora nelle diverse realtà in cui operano.

La Gf durante il trentennio, che va dal 1918 al 1948, ha contribuito a formare forti personalità femminili, libere, capaci di autonomia e di scelte controcorrente, che hanno operato una rivoluzione sotterranea, rompendo gli schemi di una tradizione di silenzio, di subordinazione, di passività, sostenute da un progetto esigente di vita cristiana e da una visione aperta e positiva della storia. Molte di esse hanno costituito una leadership autorevole, di cui si è avvalso anche il mondo laico.

Il Centro italiano femminile ha raccolto in una federazione di associazioni cattoliche la ricchezza di idee e di esperienze, di progetti e energie che andavano proiettate verso la conquista di una partecipazione diretta alla vita politica. Tante le suggestioni che i numerosi documenti consultati mi hanno trasmesso, tra questi quelli dei Cif locali, non numerosi ma significativi, espressione dei primi passi che le donne, divenute cittadine, andavano compiendo.

A conclusione del mio lavoro nutro la speranza che la breve storia di tante protagoniste nascoste possa aprire nuove piste di ricerca e provocare il ritorno a una progettualità di relazioni e di iniziative per il bene comune.

M.C.

Nel portare a termine il mio lavoro desidero ringraziare quanti hanno contribuito a realizzarlo: innanzitutto la presidente nazionale del Cif, Maria Pia Campanile Savatteri, che ha condiviso il progetto; Giulia Iozzo che ha provveduto alla stesura digitale e ha seguito con intelligenza e dedizione l’elaborazione dei contenuti; Michela Nicolais che ha dedicato un po’ del suo prezioso tempo alla revisione delle interviste e Filomena Marzovilli che con intelligenza e competenza ha curato i molteplici aspetti redazionali della pubblicazione.

Presentazione

Maria Pia Campanile Savatteri

Con la storia del Centro italiano femminile pubblicata in Donne d’Italia non si ferma l’interesse di Maria Chiaia sul movimento cattolico femminile.

Già, nella trama di quella lunga narrazione apparivano alcuni profili di donne presenti nel Cif, che erano state l’anima di altre associazioni, come Maria de Unterrichter, Alda Miceli, Maria Eletta Martini, Tina Anselmi. Quasi tutte avevano ricoperto ruoli nella Gioventù femminile di Azione cattolica, senza citare le tante donne meno note, che in tutto il Paese avevano assunto responsabilità in questa nuova organizzazione femminile.

Soprattutto nel dopoguerra un’associazione di massa come la Gf aveva costituito la forza trainante di un impegno diffuso, capillare, di proposta e di sollecitazione alla crescita delle donne italiane, divenute cittadine. Il Cif porta le tracce del fermento di quegli anni, che non hanno lasciato documenti e testimonianze negli archivi dell’associazione, se non in rarissimi casi, e che la presente pubblicazione in parte raccoglie.

Nel tracciare l’evoluzione del movimento cattolico femminile della prima metà del Novecento, Maria Chiaia ha messo in rilievo la componente essenziale di una storia corale, vissuta nell’ordinarietà dell’esistenza, che ha cambiato la vita delle donne che diventano protagoniste e ha inciso profondamente sulla realtà sociale, civile, ecclesiale del nostro Paese.

Nell’attuale momento storico, la testimonianza silenziosa e coraggiosa di tante protagoniste nascoste – pare volerci dire Maria Chiaia con il suo libro –, offre una chiave per aprire le porte alla ricerca di ciò che conta, di ciò che resta, per continuare a lottare, a guardare con speranza al futuro.

Maria Pia Campanile Savatteri

Introduzione. Una storia di donne che hanno fatto la storia

Matteo Truffelli

Guardando con attenzione alla storia dell’Italia postunitaria, così come a quella, ad essa inestricabilmente intrecciata, della Chiesa italiana, è facile constatare quanto entrambe appaiano profondamente solcate dalla traccia lasciata dentro il loro percorso dal contributo generoso e creativo delle donne cattoliche, in modo particolare da quelle donne che si sono spese dentro la Chiesa e nel mondo decidendo di farlo non da sole ma da associate, mettendosi insieme per incidere più e meglio sul proprio tempo. È proprio questo l ’esercizio che ci spinge a fare il volume di Maria Chiaia: le sue pagine, infatti, accompagnano il lettore attraverso un vero e proprio viaggio nella storia del nostro Paese e della Chiesa, nel suo dipanarsi dai primi anni del Novecento al secondo dopoguerra, per toccare con mano l’importanza che dentro di essa ha avuto la vicenda dell’associazionismo cattolico femminile. Un percorso che passa e matura attraverso le tensioni e le torsioni del Novecento italiano e europeo, i devastanti conflitti bellici, il ventennio fascista, la fase della ricostruzione sociale e politica del secondo dopoguerra.

Dalle dense pagine di questo appassionante libro emergono con forza i tratti salienti dell’impegno e del contributo del movimento cattolico femminile dinanzi alle continue e profonde trasformazioni della società italiana. Nel racconto dell’autrice si rincorrono volti, voci, avvenimenti, che, disseminati in un ampio arco temporale, giungono a comporre nel loro insieme un quadro ricco di storie, vicende personali e scelte associative. Un’opera di costante e paziente semina portata avanti da generazioni di donne, da centinaia di migliaia di giovani e adulte, i cui nomi sono a volte quelli famosi di personalità importanti e conosciute, ma molto più spesso sono quelli poco noti di figure semplici e poco celebrate, ma non per questo meno straordinarie, il cui ricordo resta sovente confinato nella memoria grata di chi ha vissuto accanto a loro. Donne che hanno trasmesso la fede, hanno fatto crescere la consapevolezza della specificità del ruolo femminile dentro il popolo di Dio, hanno contribuito alla costruzione e alla ricostruzione del nostro Paese, hanno concorso in modo determinante al rafforzamento del suo tessuto sociale, coltivato dentro di esso l’impegno educativo e culturale, formato le coscienze, sostenuto le fragilità, promosso la partecipazione (e non solo quella femminile) alla vita democratica. Tutti semi gettati con generosità da tante, tantissime, che hanno animato le alterne fasi del movimento cattolico italiano con la specificità tutta femminile di un apporto ricco di inventiva, intelligenza e passione politica ed ecclesiale.

Seguiamo perciò un racconto che ci porta, dapprima, a misurare lo spessore della vicenda dell’Unione delle donne cattoliche italiane: una realtà che nasce nel 1909, a margine del Congresso nazionale delle donne italiane del 1908, e che da subito si caratterizza, nel panorama associativo femminile del primo Novecento, per il suo respiro nazionale e per la tensione a unificare le molteplici esperienze delle numerose organizzazioni femminili solidaristiche sorte in ambito cattolico, attive fin dalla seconda metà dell’Ottocento. Unire le donne cattoliche per un più efficace «adempimento dei loro doveri individuali, familiari e sociali», si legge nello statuto dell’Unione, accompagnandole attraverso una più completa formazione culturale e religiosa: obbiettivo ambizioso e strategico al tempo stesso, perseguito con incrollabile volontà. Sotto la guida della contessa Maria Cristina Giustiniani Bandini, l’Unione donne assume in pochi anni un ruolo significativo nella società italiana, come catalizzatrice di energie e talenti, come luogo di promozione e concreta attuazione del protagonismo femminile in un contesto culturale ancora profondamente arretrato da questo punto di vista. E tutto ciò nonostante i propri limiti intrinseci, legati soprattutto al fatto di porsi ancora come un’aggregazione elitaria, composta prevalentemente da donne della nobiltà, impreparate ad affrontare i problemi di quelle masse femminili che dopo la prima guerra mondiale presentavano inedite esigenze.

Un passaggio decisivo anche in questo senso verrà però, ben presto, dalla nascita della Gioventù femminile, grazie all’opera gigantesca della sua instancabile animatrice, Armida Barelli, incaricata nell’ottobre del 1918 di diffondere l’associazione in tutto il Paese. Il libro ne ricostruisce i primi passi, dal nord al sud del Paese, lasciando la parola alle protagoniste di questa nuova storia. E così si colgono gli sforzi per raggiungere una dimensione nazionale coesa, pur nella diversità di mentalità, di cultura, di usi e di costumi tra una regione e l’altra. E si comprende la fatica di organizzare una struttura al servizio di una generazione che aveva attraversato la tragedia della guerra e affrontato dure esperienze di lavoro, tra difficoltà economiche e familiari. Donne colme di delusioni, amarezze e dolori, ma allo stesso tempo protese verso il futuro, accettano di mettersi in gioco per un progetto di cambiamento e di promozione umana. Dalla ricostruzione degli eventi di quegli anni, da uno sguardo anche solo parziale alla stampa associativa promossa con straordinaria modernità dalla Sorella maggiore, dalle profonde testimonianze di vita e di impegno di chi ha vissuto quegli anni da protagonista (alcune delle quali impreziosiscono la parte conclusiva del volume), emerge con forza dirompente quanto sia stata decisiva la presenza e l’azione della Gf per l’esistenza di tantissime giovani e nella maturazione di forti personalità che hanno contribuito alla storia del Paese, segnando gli anni della guerra, della lotta di liberazione e della ricostruzione.

Nella ricostruzione di Maria Chiaia, il cammino della Gf sembra poi quasi lasciare il testimone alla nascita e allo sviluppo del Centro italiano femminile, che prende avvio agli albori della Repubblica, nel 1944. Anche in questo caso, le pagine di questo bel volume fanno memoria di un cammino denso di impegno civile, sociale, politico e culturale di un’associazione che attraverso una capillare presenza sul territorio ha realizzato, fin dalle sue origini, importanti iniziative volte alla promozione della famiglia, della donna, dei valori della democrazia. In particolare l’autrice concentra l’attenzione sul grande lavoro svolto dal Cif in tutta la Penisola per favorire la più ampia partecipazione delle donne al voto nel 1946, nel solco di un coinvolgimento diffuso, popolare, di massa, delle donne cattoliche divenute cittadine nel dopoguerra, con nuovi diritti e responsabilità.

Il lungo cammino del movimento cattolico femminile ci parla dunque di una presenza oltremodo significativa, la cui eredità è quanto mai viva e vitale. Può essere interessante sottolineare, in particolare, alcuni suoi tratti salienti, che rappresentano suggestioni importanti per chi vive oggi il proprio impegno associativo. In primo luogo, si tratta di una storia di credenti profondamente radicate nel mondo, immerse nelle realtà storiche e nei contesti del proprio tempo. Le donne protagoniste di questa storia non si sono mai sottratte all’impegno di tenere unite sfera personale, familiare, spirituale, sociale, politica, vivendo in pienezza esistenze ricche di contemplazione e azione. Hanno così contribuito allo sviluppo di una storia associativa particolarmente attenta ai contesti locali e allo stesso tempo proiettata a incidere sulla dimensione nazionale, su quella europea e su quella internazionale delle questioni poste dalla cultura, dalla politica, dalla società della propria epoca. Ed ancora, le donne che incontriamo in questa storia sono persone capaci di relazione e quindi di essere associazione, passando dall’io al noi. Protese in uno sforzo incessante teso a fare unità, a suscitare e far crescer un apporto corale nell’impegno educativo dei più piccoli, nel risanare le ferite dei reduci e le fratture delle famiglie, nel ricostruire il tessuto sociale, nel porre le fondamenta dell’Italia democratica. E infine, ma non da ultimo, un movimento intessuto dalla capacità di cura e dal desiderio di costruire e ricostruire sempre. Non è un caso, si potrebbe dire, che le differenti tappe dell’associazionismo cattolico femminile nelle diverse fasi della storia del nostro Paese prendano sempre avvio dalla volontà di rialzarsi, di superare situazioni di conflitto e di divisione e si sviluppano attraverso opere di ricostruzione materiale e spirituale.

Non un caso, appunto: stiamo infatti parlando dell’impegno di quella componente dell’umanità che ha ben chiara la consapevolezza di cosa significhi e quanta sia la forza necessaria per generare, per poter dare ancora la vita, non solo in senso biologico. Sono le donne, lo sappiamo, che danno sostanza allo sbilanciamento perenne dell’umanità verso il futuro, verso le nuove generazioni, verso la costruzione del nuovo. Sono loro che insegnano come dare forma e forza alla trama delle relazioni e della convivenza, anche dentro uno spazio pubblico che, non solo per questo, pare sempre più bisognoso del talento femminile. La storia dell’Unione donne, della Gf, del Cif, racconta proprio questo, racconta di un protagonismo sociale, culturale, politico ed ecclesiale capace di concorrere in modo determinante a costruire le fondamenta su cui poggiamo oggi i nostri passi.

Diventa allora importante, mentre guardiamo a una vicenda tanto ricca come quella dell’associazionismo cattolico femminile, spostare lo sguardo dal passato al nostro tempo, per chiederci come dare futuro a questa storia. Un compito che sembra ancora più urgente oggi, di fronte alla progressiva perdita di tenuta del tessuto sociale in cui siamo radicati e alla connessa crisi delle forme democratiche. Oggi più che mai abbiamo bisogno della presenza delle donne e della loro attitudine alla cura, del loro sapere leggere i segni dei tempi cogliendo il cuore delle questioni, della loro concretezza realizzativa, del loro senso profondo del limite vissuto come forza e non solo come debolezza. Abbiamo bisogno tutti di lasciarci educare da loro a sperare sempre e di nuovo.

Matteo Truffelli

Presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana,

Professore Associato di Storia delle dottrine politiche nell’Università di Parma

I. Le donne e i processi di modernizzazione della comunità nazionale

​1. La stagione post unitaria: il cambio di un’epoca

Dopo l’Unità l’Italia assaporava le conquiste del Risorgimento, ma doveva affrontare il processo di coesione nazionale: bisognava formare gli italiani, che dovevano acquistare coscienza di essere divenuti nazione, dopo secoli in cui erano stati divisi in entità territoriali e politiche, spesso tra loro in conflitto. Sono anni di grande fermento: le trasformazioni dell’economia e della società rendono evidenti i limiti della politica tradizionale; avanza un progresso scientifico e tecnologico, che trasforma la società e la politica. L’impulso dinamico dei processi di modernizzazione tocca da vicino la vita personale di uomini e di donne; alla centralità dell’individuo succede l’avanzare delle masse e nel governo del Paese, dopo la classe liberale erede della nobiltà, la borghesia industriale crea lavoro e ricchezza. Si diffonde l’importanza del fattore economico nella politica e avanza una nuova idea di evoluzione sociale.

Per la difficoltà di evidenziarne i caratteri evolutivi e talora contraddittori, gli ultimi decenni del secolo vengono definiti anni di crisi, «la crisi di fine secolo»; matura tra il vecchio e il nuovo un’era di scoperte e di trasformazioni, che creano ambizioni espansionistiche, tensioni sociali e soprattutto esigenze di inclusione delle classi emergenti, alla ricerca di regole più giuste nel rapporto tra capitale e lavoro. Sorgono contrasti tra le forze politiche e si diffondono agitazioni e scioperi organizzati dai primi sindacati e dagli operai.

Nel processo di unificazione nazionale erano migliorate le condizioni di vita, ma cresciute le differenze tra il nord e il sud; la rigida amministrazione piemontese aveva favorito l’espansione economica delle regioni del nord e prodotto un impoverimento di quelle del sud. L’economia si sposta progressivamente dall’agricoltura all’industria; la popolazione agricola si muove dalle campagne alle città; una sorta di sradicamento traumatico crea disagio e perdita di relazioni e di tradizioni secolari. La ricchezza è rappresentata non più dalla proprietà fondiaria, ma dal capitale finanziario delle imprese, una ricchezza nelle mani di pochi, spesso portatrice di discriminazioni e di nuove povertà.

I lavoratori e le lavoratrici, uomini, donne e bambini, erano soggetti allo sfruttamento, costretti a lottare per difendere il lavoro e ottenere una giusta retribuzione. Si creano nuovi stili di vita, più dinamici, con notevoli conseguenze sulle donne, sui tradizionali modelli identitari e sull’organizzazione familiare, resa più gravosa dal doppio lavoro. Si avverte l’esigenza di uno stato sociale, che si faccia carico di nuovi bisogni, ai quali provvedono inizialmente le stesse donne con iniziative di solidarietà.

L’aumento della disponibilità dei mezzi di comunicazione, di produzione e di consumo, la burocratizzazione degli apparati e il diffondersi delle relazioni sociali rendono evidente l’importanza della partecipazione popolare e del diritto di voto, esteso dal governo Giolitti a tutti i cittadini, escluse le donne. Ma le avanguardie del femminismo laico e cattolico ne rivendicavano il diritto senza riuscire ad ottenerlo.

La politica post-unitaria ebbe un’impronta prevalentemente liberale, pur nella crescente affermazione e nell’alternarsi al governo del Partito socialista. I governi erano formati da ristrette élites che, per la mancanza di vincolo di mandato, erano soggette al trasformismo, al passaggio dall’una all’altra coalizione per consentire la governabilità, con la conseguenza di favorire la corruzione.

2. Le donne all’alba del Novecento

La profonda trasformazione della società vede al centro le donne: i processi di industrializzazione avevano aperto loro il mondo del lavoro in fabbrica; soprattutto una maggiore istruzione aveva consentito l’accesso alle carriere impiegatizie e all’insegnamento. Emergeva un nuovo modello di donna e di famiglia, su cui converge l’attenzione dei partiti politici e della Chiesa, portati a riconoscere il ruolo centrale, che andavano assumendo nella società le donne, portate a uscire di casa per un intenso desiderio di partecipazione, pur nella fedeltà al ruolo materno. Nelle famiglie la crescita del reddito consente un generale aumento del benessere economico e migliori condizioni di vita; le donne intensificano le relazioni sociali, cambiano abitudini e costumi, partecipano ad associazioni, frequentano biblioteche, divengono scrittrici e si impegnano in attività di solidarietà sociale e, anche nella condizione di casalinghe, scoprono più ampi orizzonti, nuovi modelli e interessi. Sono gli anni del primo femminismo d’ispirazione socialista e cattolica, espressione di un fermento penetrato da oltralpe, che interpreta la maturazione della coscienza femminile, finalmente protesa verso la consapevolezza delle proprie responsabilità nella vita sociale e l’affermazione dei propri diritti civili e politici.

Sia nella vita privata che in quella pubblica emergono aspirazioni che esaltano il dinamismo e la libertà delle donne nelle scelte, la tendenza a superare ogni limite e tradizione e a imprimere un’accelerazione alla vita quotidiana sulla base di oggetti attraenti, che caratterizzano il cambiamento: la macchina, la bicicletta, la radio, il cinema, le cui proiezioni, prevalentemente di film americani, diffondono i simboli incontrastati del nuovo secolo, di un benessere caratterizzato dallo sviluppo della scienza e della tecnica e dalla proiezione verso un nuovo ordine dalle linee ancora confuse, che non mancherà di riservare avvenimenti drammatici come la dittatura e la guerra. L’interesse per il jazz, il ballo, la musica, le partite di calcio e l’aspirazione al benessere e alla felicità esprimono un nuovo status delle donne: è il clima della Belle é poque, caratterizzata da frivolezza , euforia del cambiamento, ricerca di godimento, in contrasto con i segni di un profondo disagio popolare, interpretati dai partiti della sinistra.

L’ansia di libertà e il contatto più vasto con il mondo si univano all’esaltazione della famiglia borghese con i sogni di un’agiatezza, che contrastava con le condizioni delle masse popolari, appena approdate alla ribalta della storia e non appagate dalla politica della classe liberale. L’occupazione femminile nelle fabbriche era ritenuta per la diversità di salario più consona agli interessi dei datori di lavoro che a quelli delle donne, la cui condizione come quella dei fanciulli, risultava tanto gravosa da richiedere provvedimenti opportuni. Così pur tra molteplici tensioni e ingiustizie sociali si affermava il protagonismo femminile: le donne erano più preparate a farsi carico dei nuovi problemi sociali, mentre sul piano politico i movimenti emancipazionisti non riuscivano a trovare un interlocutore nello Stato, che sembrava ignorarli.

Cambia anche il modello di famiglia, che diviene più ristretta, fondata sul lavoro di uno o più membri, la famiglia borghese o operaia, diversa da quella aristocratica, in cui le donne stanno in casa mantenute dal marito e si occupano della famiglia e dell’educazione dei figli. Circa la metà della popolazione femminile, 7 milioni di donne nel 1911, svolge la professione di casalinga o massaia, consumatrice e risparmiatrice, occupata in lavori domestici. Resteranno queste le caratteristiche della maggioranza delle donne fino al secondo dopoguerra.

Fra tradizione e mutamento si affaccia il bisogno di una nuova spiritualità femminile, di cui si fanno carico anche uomini come Romolo Murri, padre Semeria, monsignor Radini Tedeschi, Antonio Fogazzaro. Antonietta Giacomelli con la sua passione per una nuova educazione della donna si pone il problema della libertà della scelta matrimoniale e afferma: «la scelta matrimoniale appare sempre più rischiosa e difficile di fronte al silenzio educativo

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