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Padre Ricco Padre Povero: Quello che i ricchi insegnano ai figli sul denaro

Padre Ricco Padre Povero: Quello che i ricchi insegnano ai figli sul denaro

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Padre Ricco Padre Povero: Quello che i ricchi insegnano ai figli sul denaro

valutazioni:
3/5 (1,092 valutazioni)
Lunghezza:
263 pagine
4 ore
Pubblicato:
Nov 21, 2017
ISBN:
9788827519691
Formato:
Libro

Descrizione

Padre ricco padre povero vi insegnerà a:
* eliminare la convinzione che occorre uno stipendio alto per diventare ricchi
* Non pensare più che la casa sia un attivo
* Dimostrare ai genitori che il sistema scolastico non fornisce una preparazione economico-finanziaria
* Spiegare una volta per tutte la differenza tra attivi e passivi
* Insegnare ai vostri figli come conseguire il successo economico
Pubblicato:
Nov 21, 2017
ISBN:
9788827519691
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Padre Ricco Padre Povero - Robert T. Kiyosaki

(Pg)

Introduzione 
C’è un bisogno

Introduzione

C’è un bisogno

La scuola prepara gli alunni alla vita reale? «Studia molto e prendi buoni voti, poi troverai un lavoro ben pagato e ne avrai grandi benefici», solevano dirmi i miei genitori. Il loro obiettivo consisteva nel procurare, a me e mia sorella maggiore, la miglior istruzione scolastica sul mercato, così che, nella vita adulta, avremmo avuto ottime possibilità di successo. Nel 1976, laureandomi col massimo dei voti in Economia alla Florida State University, ho realizzato la loro aspirazione. Era il coronamento della loro vita. Poi, conformemente al piano genitoriale, sono stata assunta da uno dei migliori studi di revisione dei conti, aspettandomi di iniziare una bella carriera prima di poter andare in pensione ancora giovane.

Michael, mio marito, ha seguito una strada analoga. Venivamo entrambi da famiglie di grandi lavoratori, con mezzi modesti ma dotati di granitica etica professionale. Anche lui si è laureato con dichiarazione di lode, e lo ha fatto per ben due volte: prima in ingegneria, poi in giurisprudenza. Lo hanno assunto subito in un prestigioso studio di avvocati a Washington, D.C., specializzati soprattutto in brevetti; il suo futuro sembrava roseo, la sua carriera già definita, con ottime prospettive di pensione.

Senonché, nonostante i vari successi professionali, la nostra carriera si è dimostrata diversa da come avevamo ipotizzato. Abbiamo cambiato diverse volte occupazione (sempre per giustificati motivi), ma non ci soddisfano i piani pensionistici. Il nostro fondo-pensione si sta rimpolpando solo grazie ai nostri contributi.

Io e Michael andiamo molto d’accordo e abbiamo tre figli meravigliosi. In questo momento, due risiedono all’università e un altro sta iniziando le scuole superiori. Abbiamo speso una fortuna per far sì che ricevessero la miglior istruzione possibile.

Una volta, nel 1996, uno di loro tornò a casa deluso dalla scuola. Era annoiato, stanco di studiare. «Perché dovrei sprecare tempo a studiare materie che non mi serviranno mai nella vita?» protestò.

Senza riflettere, risposi: «Perché se non prendi ottimi voti non puoi iscriverti all’università».

«Ma anche se non andrò all’università», replicò lui, «diventerò ricco lo stesso».

«Se non ti laureerai, non troverai un buon lavoro», esclamai con una punta di apprensione (e gran cuore di mamma). «E se non avrai un buon lavoro, come credi di arricchirti?»

Lui sorrideva sotto i baffi e scuoteva la testa con espressione annoiata. Ne avevamo parlato altre volte. Mio figlio soleva abbassare lo sguardo facendo ruotare gli occhi. Era di nuovo sordo ai miei consigli di madre apprensiva.

Sebbene sia assai determinato, lui è sempre stato un giovanotto educato e rispettoso.

«Mamma», esordiva. Adesso ero io a ricevere una lezione. «È ora che ti aggiorni! Guardati attorno; le persone di successo non si sono arricchite perché hanno studiato molto. Guarda Madonna e Michael Jordan. Perfino Bill Gates, che non è riuscito a laurearsi a Harvard, però ha fondato la Microsoft: adesso è l’uomo più ricco d’America e non ha nemmeno quarant’anni. C’è un lanciatore di baseball che guadagna più di 4 milioni di dollari all’anno pur essendo stato definito mentalmente ritardato».

Lungo silenzio. Mi stavo accorgendo di instillare in mio figlio i medesimi suggerimenti che mi avevano dato i miei genitori. Il mondo è cambiato, ma non i loro consigli.

Frequentare una buona scuola e meritarsi buoni voti non assicura più il successo: sembra non se ne sia accorto nessuno, tranne i nostri figli.

«Mamma», continuava lui, «non voglio lavorare tanto come te o il padre. Voi guadagnate bene; viviamo in una casa grande con un sacco di apparecchiature elettroniche. Seguendo i vostri consigli, finirò come voi a faticare sempre più solo per pagare le tasse e ritrovarmi indebitato. Non esiste più la sicurezza del posto, so tutto sulle ristrutturazioni aziendali e sulla forza-lavoro in esubero. So anche che oggi i laureati guadagnano meno di quando ti sei laureata tu. Guarda i medici: non sono più ricchi come una volta. Inoltre, oggi non si può fare affidamento sulla previdenza sociale o sulle pensioni di anzianità. C’è bisogno di altre soluzioni».

Aveva ragione. Aveva bisogno di altre soluzioni, come me, del resto. Forse i consigli dei miei genitori erano adatti per chi nasceva prima del 1945, ma possono rivelarsi disastrosi per chi nasce in questo mondo continuamente mutevole. Non posso dire più ai miei figli: «Andate a scuola, prendete buoni voti e cercatevi un lavoro sicuro, un posto fisso».

Mi rendevo conto di dover escogitare qualcosa di nuovo per l’istruzione dei miei figli.

In quanto madre, oltre che ragioniera, sono sempre stata preoccupata dalla carente preparazione finanziaria che i nostri bambini ricevono a scuola. Oggi molti ragazzi possiedono una carta di credito ancor prima di finire le superiori, eppure non hanno mai seguito un corso di economia né d’investimento monetario, per non parlare di come si accumula l’interesse composto sulle carte di credito. In parole semplici, senza alfabetizzazione economico-finanziaria, essi non sono pronti ad affrontare il mondo che li aspetta, un mondo in cui si privilegia la spesa rispetto al risparmio.

Quando il mio figlio maggiore, da matricola universitaria, si è disperatamente indebitato, l’ho aiutato non solo a estinguere le carte di credito, ma mi sono anche messa a cercare un programma di istruzione finanziaria da insegnare a tutti i miei figli.

L’anno scorso, un giorno, mio marito mi chiamò dal suo ufficio dicendomi: «Conosco una persona che dovresti incontrare. Si chiama Robert Kiyosaki. È un uomo d’affari, un investitore; è venuto da me per chiedere il brevetto su un programma educativo. Credo che sia quello che cercavi».

Proprio quello che cercavo

Mio marito Mike era talmente impressionato da Cashflow, il prodotto educativo inventato da Robert Kiyosaki, che si era dato da fare affinché partecipassi, insieme a lui, a una prova dimostrativa del prototipo. Trattandosi di un gioco istruttivo, invitai anche mia figlia diciannovenne, allora matricola alla locale università, che accettò di buon grado.

In tutto, eravamo quindici partecipanti suddivisi in tre gruppi.

Mike aveva ragione: era il programma educativo che stavo cercando per i nostri figli. Ciononostante, aveva una stranezza. Assomigliava a una gigantesca mappa del Monopoli con un topone ben vestito che campeggiava nel mezzo del percorso. A differenza di Monopoli, però, erano tracciati due percorsi: uno interno e l’altro esterno. L’obiettivo del gioco consisteva nell’uscire dal vicolo interno – ciò che Robert definiva la Corsa del topo – per innestarsi in quello esterno, detto Corsia finanziaria veloce. A suo avviso, quest’ultima simula il modo in cui, nella vita reale, si comportano i ricchi.

Poi Robert è passato a descriverci la Corsa del topo.

«Se analizzate la vita di una persona di media istruzione, che lavora molto, individuerete un percorso standard. Nasce un figlio, che poi va a scuola. Gli orgogliosi genitori sono contenti perché il loro bimbo eccelle, prende voti discreti, se non proprio buoni, e viene accettato all’università. Il ragazzo si laurea, magari si iscrive a un master, dopo di che agisce come previsto: cerca un buon lavoro, punta al posto fisso. Lo trova (come medico, avvocato, ecc.) e fa carriera, oppure si arruola nell’esercito o riesce a entrare nell’amministrazione pubblica. Di solito, comincia a guadagnare bene, gli arriva a casa un gran numero di carte di credito, per cui inizia anche a spendere con una certa profusione, se non lo ha già fatto.

«Avendo soldi da spendere, il ragazzo frequenta locali dove incontra altri suoi coetanei, dà loro appuntamento e poi, forse, si sposa. Per lui, la vita diventa meravigliosa, anche perché oggi lavorano sia gli uomini sia le donne. Avere due redditi in casa è una benedizione. La coppia si sente realizzata, il futuro è radioso, e allora decide di comprare una casa, un’auto e la televisione, di andare spesso in vacanza e di avere dei figli.

«Arriva un bel frugoletto. La necessità di contanti è enorme. La coppia felice decide che la carriera è una cosa troppo importante, perciò inizia a faticare di più, a chiedere promozioni e aumenti di paga. L’aumento viene concesso, ma poi arriva un altro erede, da cui la necessità di una casa più ampia. Allora, lavorano ancor più duro, diventano impiegati migliori, impegnandosi allo stremo. Tornano perfino sui banchi di scuola per ottimizzare le qualità professionali, sempre con lo scopo di spuntare uno stipendio maggiorato. Uno dei due potrebbe addirittura cercare un secondo lavoro. Il reddito famigliare sale ancora, ma cresce anche lo scaglione dell’imponibile fiscale, come la tassa immobiliare sulla casa (più grande) e quella per i servizi sociali, nonché tutte le altre imposte. Riscuotono una bella busta-paga, ma si chiedono dove spariscano tutti i soldi. Comprano fondi comuni d’investimento e generi alimentari con la carta di credito. I figli cominciano ad avere cinque o sei anni, perciò aumenta il bisogno di risparmiare per mandarli a scuola (fino all’università), oltre a quello di pensare alla pensione.

«La coppia felice, nata trentacinque anni fa, è ormai intrappolata nella Corsa del topo per il resto dei suoi giorni lavorativi. Lavorano per i proprietari dell’azienda in cui sono impiegati, per le tasse che mantengono lo Stato, per pagare le carte di credito ed estinguere il mutuo immobiliare contratto con la banca.

«Intanto, ammoniscono i figli a studiare sodo, prendere ottimi voti e trovare un posto fisso. Non imparano niente sul denaro, ma molto su chi si approfitta della loro ingenuità, finendo per faticare come degli schiavi per tutta l’esistenza. Il processo si tramanda alla generazione seguente di grandi lavoratori. Questa è la Corsa del topo».

L’unica maniera per sfuggire a questa trappola consiste nel dimostrare di essere bravi in ragioneria e negli investimenti, due delle materie più difficili che esistano. In qualità di contabile che ha lavorato per un’importante società di revisione dei conti, non potevo che essere sorpresa dal modo in cui Robert aveva reso divertente e interessante l’apprendimento delle due materie. Il processo istruttivo era abilmente messo in secondo piano, così che, mentre ci impegnavamo a uscire dalla Corsa del topo, non ci accorgevamo di imparare cose nuove.

Un test finanziario si trasformava rapidamente in un pomeriggio divertente insieme a mia figlia: parlavamo di cose che in precedenza non avevamo mai sfiorato. Per me, da brava commercialista, giocare al bilancio era piuttosto facile. Di conseguenza, avevo il tempo di aiutare mia figlia e gli altri giocatori del mio gruppo a capire i concetti che non afferravano. Quella volta, fui la prima (e l’unica dell’intero gruppo sottoposto alla prova) a sfuggire alla Corsa del topo. Ne fui fuori in cinquanta minuti, benché il tempo massimo fosse di quasi tre ore.

Tra i giocatori, c’erano anche un banchiere, un industriale e un programmatore elettronico. La cosa che mi stupiva, e mi irritava, era quanto poco ne sapessero di ragioneria e investimenti, materie tanto essenziali per la loro esistenza. Mi chiedevo come potessero gestire i loro affari nella vita reale. Passi per mia figlia diciannovenne, ma loro, adulti e istruiti, dovevano sapersela cavare.

Dopo aver risolto il mio problema, nelle due ore rimanenti osservai mia figlia e quelle persone, ricche e istruite, lanciare i dadi e muovere i loro segnapunti. Nonostante mi felicitassi del fatto che stessero tutti imparando tante cose, la loro ignoranza sulle nozioni fondamentali di contabilità e investimento mi sconcertava. Non capivano la relazione che esiste tra lo Stato patrimoniale e il conto Profitti e Perdite. Comprando e vendendo dei beni, facevano fatica a ricordare che ogni transazione poteva influire sul loro flusso di cassa mensile. E intanto mi chiedevo: quanti milioni di persone al mondo sono in difficoltà finanziarie solo perché non hanno mai ricevuto lezioni su tali materie?

Mi consolavo con il pensiero che si stavano divertendo ed erano distratti dal desiderio di vincere la partita. Alla fine della prova, Robert ci lasciò quindici minuti di tempo per commentare tra noi il gioco.

L’industriale vicino a me non era contento; la partita non gli era piaciuta. «Non ho bisogno di sapere queste cose», borbottava. «Io assumo ragionieri, banchieri e avvocati per queste faccende».

Allora, Robert gli disse: «Ha mai notato che ci sono un sacco di contabili poveri? Lo stesso vale per i banchieri, per gli avvocati, per gli agenti di cambio e immobiliari. Sanno molte cose; in genere, infatti, sono intelligenti, ma la maggioranza non è affatto ricca. I consigli li chiediamo a queste persone, ma nelle nostre scuole non si insegna ciò che sanno i ricchi. Un giorno, però, può capitarci di rimanere imbottigliati nel traffico mentre ci rechiamo al lavoro; allora, ci guardiamo a destra e vediamo il nostro commercialista bloccato sulla stessa strada. Volgiamo lo sguardo a sinistra e notiamo il nostro banchiere. Il fatto dovrebbe rivelarci qualcosa».

Anche il programmatore di computer non era rimasto particolarmente colpito dal gioco: «Ci sono dei programmi che ti insegnano queste cose», precisava.

Il banchiere, invece, era intrigato. «Ho studiato questi argomenti a scuola. Voglio dire, la parte contabile; ma non ho mai saputo come applicarli nella vita reale. Adesso lo so. Ho bisogno di imparare a uscire dalla Corsa del topo».

Tuttavia, a impressionarmi di più sono stati ovviamente i commenti di mia figlia: «Imparare è stato divertente», esclamava; «ho appreso molte cose sul modo in cui funziona il denaro e su come investirlo».

Poi aggiunse: «Ora so di poter scegliere una professione per il lavoro che voglio svolgere e non per puntare alla sicurezza occupazionale, a uno stipendio elevato coi benefici accessori. Se imparerò ciò che insegna questo gioco, sarò libera di fare quello che desidero dal profondo del cuore… anziché studiare qualcosa perché la nostra economia richiede certe abilità professionali. Se imparo questo, non dovrò preoccuparmi del posto fisso e della previdenza sociale come fanno i miei compagni di classe».

Alla fine della partita, non potei rimanere a parlare con Robert, ma concordammo di incontrarci di nuovo e approfondire la questione. Sapevo che voleva usare il suo programma per aiutare gli altri a diventare più saggi in senso finanziario, perciò ero ansiosa di venire a conoscenza di altri dettagli.

La settimana successiva, io e mio marito invitammo a cena Robert e sua moglie. Malgrado fosse il nostro primo incontro, sembrava che ci conoscessimo da anni.

Abbiamo scoperto di avere molte cose in comune. Coprivamo l’intera gamma degli argomenti: dagli sport, alle interazioni sociali, ai ristoranti frequentati, fino alle questioni economiche. Parlavamo del mondo in rapido cambiamento. Discutevamo a lungo del bassissimo risparmio per la pensione negli Stati Uniti, per tacere delle condizioni spaventose in cui versano la previdenza sociale e l’assistenza sanitaria nazionale.

La preoccupazione principale di Robert era il crescente divario tra abbienti e non abbienti in America e negli altri paesi del mondo. Da imprenditore autodidatta, fattosi da sé, e che aveva viaggiato in tutto il pianeta per creare investimenti lucrativi, Robert aveva potuto andare in pensione a quarantasette anni. Era però tornato a lavorare perché condivide la mia paura per le nuove generazioni. Sa che il mondo è cambiato, a differenza del sistema scolastico, che non si è affatto adeguato. A suo avviso, i nostri figli passano anni in un sistema educativo antiquato a studiare materie che non useranno mai, preparandosi per un mondo che non esiste più.

«Oggi il consiglio più pericoloso che puoi dare a un ragazzo è: Va’ a scuola, prendi voti alti e poi cercati un lavoro sicuro», una frase che Robert ripete spesso. «È un consiglio vecchio, per di più sbagliato. Se tu vedessi ciò che sta accadendo in Asia, Europa e America meridionale, saresti preoccupata quanto me».

A suo parere, è un consiglio sbagliato «perché se vuoi che tuo figlio abbia un futuro finanziario sicuro, non è possibile giocare con le vecchie regole. Sono troppo pericolose».

Gli domandai cosa intendesse con vecchie regole.

«La gente come me si attiene a una serie di regole diverse da quelle che segue la massa», precisò. «Cosa succede quando un’azienda annuncia una riduzione della forza-lavoro?»

«Si licenzia la gente», dissi. «Le famiglie sono in difficoltà. Sale la disoccupazione».

«Sì, ma cosa succede all’azienda, specie se è quotata sul mercato azionario?»

«Di solito, quando vengono annunciate le riduzioni, sale il prezzo delle azioni», dissi. «Il mercato è contento se un’azienda riduce i costi grazie all’automazione o per consolidamento della forza-lavoro».

«Esatto», continuava Robert. «E quando le azioni salgono, la gente come me, gli azionisti, si arricchisce. Ecco ciò che intendo con una diversa serie di regole. I dipendenti perdono; proprietari e investitori vincono».

Robert non ci stava spiegando soltanto la differenza tra dipendenti e imprenditori, ma anche quella tra controllare il proprio destino e delegare tale controllo a qualcun altro.

«Tuttavia, per molti è difficile capire perché ciò accade», sono intervenuta. «Ritengono che non sia giusto».

«Ecco perché non bisogna dire semplicemente a un ragazzo: Procurati una buona istruzione» proseguì Robert. «È sciocco presumere che l’istruzione garantita dal sistema scolastico prepari i nostri figli al mondo che dovranno affrontare dopo la laurea. Ognuno ha bisogno di maggiore istruzione. E diversa. I nostri figli devono conoscerne le regole. L’intera gamma di regole.

«Ci sono le regole monetarie a cui si attengono i ricchi e quelle che segue il 95% della popolazione. Quel 95% le impara in casa o a scuola. Ecco perché è pericoloso dire semplicemente a un figlio: Applicati nello studio e cercati un lavoro. Oggi un ragazzo necessita di un’istruzione più sofisticata, ma l’attuale sistema non gliela dà. Non mi interessa sapere quanti calcolatori elettronici mettono in ciascuna classe o il budget a disposizione della scuola. Come può un sistema scolastico insegnare una materia che non conosce?»

Ma come può un genitore insegnare ai figli ciò che non fa la scuola? Come spiegare la contabilità a un bambino? Non si annoierà? E come insegnare l’arte di investire quando, come genitori, si è sempre contrari ai rischi? Invece di consigliare ai miei ragazzi di giocare sempre sul sicuro, decisi che era meglio insegnare loro a essere intelligenti.

«Allora, come insegneresti a un figlio la gestione monetaria e tutte le cose di cui abbiamo parlato?» domandai a Robert. «Come possiamo facilitare le cose ai genitori, specie se non le capiscono nemmeno loro?»

«Ho scritto un libro sull’argomento», replicò.

«Dov’è?»

«Nel mio computer. Vi giace da anni a pizzichi e bocconi. Ogni tanto aggiungo dei paragrafi, ma non sono mai riuscito a organizzarlo in maniera definitiva. Ho

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Recensioni

Cosa pensano gli utenti di Padre Ricco Padre Povero

3.0
1092 valutazioni / 45 Recensioni
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Recensioni dei lettori

  • (3/5)
    I think for a novice financial person this is a good motivational book. There is nothing really new or enterprising given as advice. It is extremely redundant and could easily have been half the size. But, some people need redundancy for a concept to sink in so take it as you will.
  • (5/5)
    Gives a great picture of what a financially successful life should look like in terms of investment, income, and pursuit of continuing success. An excellent read overall, but would benefit by offering a bit more advice on daily, down-to-Earth changes that the typical individual can make to start on the path described in the book.
  • (2/5)
    I was really skeptical when I started this book. Although I'm generally interested in books on personal development, this one really seemed, and seems as you read it, like cheap bait. The writing style is shit, but the way the story is structured is interesting.

    Robert Kiyosaki talks about the contrast between his 'poor' educated liberal dad and his childhood mentor, labelled 'rich' dad. Rich dad is a business magnate and gives Robert his hard knocks education in how the world works vis-a-vis financial smarts.

    It seems that Robert's arms are long enough to easily and quickly pat himself on the back. If you can sift through the paltry attempts at luring in the reader (I swear if he mentions his Porsche one more time...) then you'll find some useful ideas here. As with anything, keep an open mind when reading and take away what's useful to you; be vigilant about his compulsive fact-bending.

  • (5/5)
    What else could I ask for for financial success...it's all here!!
  • (1/5)
    Sharon Lechter was introduced to Robert Kiyosaki by her husband, a patent lawyer. Koyosaki wanted to patent an educational game called "Cashflow" aimed at improving what he calls young peoples financial intelligence.One thing leads to another and they eventually colaborated in producing this book which is essentially a financial biography of Kiyosaki. The Rich Dad, Poor Dad of the title are his real father, the superintendent of education for Hawaii (poor) and the businessman father of a schoolfriend (rich). He says that at age 9 he decided to follow the advice of his rich dad and contrasts it with the advice of his poor dad throughout the book. For example, poor dad says, "Love of money is the root of all evil", but rich dad says, "The lack of money is the root of all evil" and he follows rich dad, making the money but proving that his poor dad was right on the moral aspects.Rich dad says, "The rich don't pay taxes, that's only for the poor and middle class", or Kiyosaki; "In real estate I make an offer with the words, "Subject to approval of my business partner" ...... and if they accept the offer and I don't want the deal I call my (non existent) business partner"Or rich dad this time. He hugs a manageress in one of his shops and says that she is like a mother to him, then in the next breath gives a warning that "you'll wind up like Mrs Martin". He could have said that he respected her for her loyalty and good work but he clearly doesn't.If Kiyosaki had been aboard the Titanic you would undoubtedly have found him hiding behind the women and children in the first life raft, but in non critical situations he has some useful things to say about financial management.His idea that an asset is only an asset if it makes you money is a good one. If you take a large mortgage to buy a private residence then it is a drain on your resources although an accountant would class it as an asset.He's also good on the importance of clear thinking. As he says, "Most people do not know that it is their emotions that are doing the thinking."The book is aimed at young people but should come with a double warning. Firstly that the writer is dishonest and secondly that the "less travelled road" of business ownership is very risky for less imaginative people than Kiyosaki.A better choice is Sam Waltons "Made in America". He was a far better person than Kiyosaki and much more successful.
  • (5/5)
    Phenomenal writing. Maybe the best financial advice offered in a century. Kiyosaki is articulate as he weaves his tale of life experience from mediocre living to great wealth. I know from experience his information is true, because I was taught this when I was young. Rich Dad, Poor Dad should be required reading for all teenagers and adults alike who do not understand how to read the financial pages in the newspaper. He breaks the complexities of economists and bankers down into bite sized pieces for the layman.
  • (4/5)
    Investor describes how he learned about money from his PhD father, who could never retain wealth, and also from his friend's father, who was a millionaire with an eighth grade education. Explains how to make your money work for you by mastering financial literacy and taking charge.
  • (4/5)
    Given the popularity of the book and it's many reviews, I'm not sure an overview of Rich Dad, Poor Dad is necessary. Nonetheless, here's my abbreviated version.Rich Dad, Poor Dad tells the story of Mr. Kiyosaki as a young man and the money lessons that he learned from his "Rich Dad" who was the father of one of his childhood friends. Rich Dad was a successful entrepreneur and he taught the boys the life lessons that they needed to become wealthy. This story shares those lessons and emphasizes them by comparing them against the actions/lessons of his highly educated but financially inept "Poor Dad". A few of the differences highlighted include:- One should "get a job to make money" versus "put money to work for you"- What is an asset and what is a liability- What is important to study and how to apply that knowledgeThese were all good points and there were other topics in the book that provided more specifics. The following examples were from Rich Dad's explanation of how the rich use corporations as a vehicle for sheltering money. - That corporations spend first, then pay taxes, while individuals must pay taxes first- That corporations are artificial entities that anyone can use, but the poor usually don't know howAs you might imagine, there were other examples in the book as well. For me, three main points resonated and while they may not be rocket science, they warrant my rating of 4 stars. First was the new definition of liability and asset. It's quite simple. An asset is something that you purchase that will produce income for you. Everything else that you spend money on is a liability. The most dramatic example that Kiyosaki gives is your house. Most people list this as an asset. Rich Dad considers this a liability. Why? Because it isn't producing cash flow. In fact, you dump money into it through repairs, interest to the mortgagor, taxes, etc. You receive no cash flow until you sell it. Even then, you may or may not make a net profit. Keep in mind that this is not the case with all real estate just your personal home. Other real estate should be producing a positive cash flow (or you shouldn't own it). Kiyosaki wasn't discouraging the purchase of a home, he just considers it a necessary liability rather than your primary asset.Second was the use of corporations to shelter taxes. I have some experience with this approach (my wife and I have one company already) but Kiyosaki's comments led me to revisit the drain of taxes on my family's income. I will be spending more time with our accountant to reduce taxes as much as possible in 2008. Some of this will be done through the vehicle of a corporation. I still don't believe we've fully tapped this opportunity.Finally, and most importantly, I liked the concept of building businesses or other assets that can produce your monthly income. This sounds like common sense but the way it was described was to gradually add assets that produce monthly income until you can eventually leave the rat race and focus exclusively on building more assets. You don't reward yourself with new toys (i.e. liabilities) until you have generated the cash flow to purchase them (not through an employer).I see this as the beauty of the book. It is a reminder of what it takes to get rich. Most of this isn't new information. It's a culmination of information told in the form of a story. That being said, it's well done and it's motivating.Kiyosaki doesn't get overly prescriptive. The book has been criticized for not getting into the details of "how to". But really, how could he? There are so many different ways to go about making money and so many factors that play into whether or not one will be successful that you could write twenty volumes. Guess what? That's what he's begun doing through licensing the "Rich Dad" monicker. He has people writing books on "Guide to Investing", "Real Estate Investing", "Own Your Own Corporation", and more. He is licensing others to provide the details. Rich Dad, Poor Dad is the primer.
  • (4/5)
    A real eye opener. This very short, concise book made me sad, angry, and happy.

    -Sad because, at the age of 46, I realized that my approach to money and career has been "not helpful" to say the least.

    -Angry because our educational system fails to teach the vast majority of citizens how to earn and manage money.

    -Happy because it's not too late for me to turn things around.

    A worthwhile, inspirational read.
  • (5/5)
    I have long heard of the author and of the Rich Dad Poor Dad series but have only just finally read it and so glad that I did. He presents compelling arguments on how the wealthy obtain their wealth, and makes you rethink the goals of money and financial gain. He takes the mathematics, and makes it simple however to change behaviours is very difficult. The book is best suited for the younger generation, but its ideas and concepts are not out of reach for an educated individual. Simply keep an open mind and you will realize that most of what he says is spot on. I am not in agreement and going to say that everything he believes is right but then I don't think that everything people believe is right, including me. Having an open mind and not being steadfast is in my opinion what I think everyone needs in order to be successful. People who are not amiable and able to adapt to the ever growing ideas and concepts of others than you will be left behind because it shows they do not listen. Beliefs and thoughts are what make us human and there is more and more research that supports those ideas. If we are all human, and have the same physiological wiring, I see no reason why we cannot all be wealthy beyond our own believes. Kudo’s on a well written book! I plan on reading it again.
  • (2/5)
    Although I've been on a personal finance kick, I probably wouldn't have picked up something this old if my soon-to-be in-laws didn't swear by it. I now understand why -- they do a lot with real estate. But I'm not sure who else would really be helped by this one. I don't trust that many shortcuts and I never get a good feeling about "only suckers pay taxes" type advice. My main problem was that this is marketed as a 'usable advice for everyone' type of book when it's actually only suitable for entrepreneurial types, and that is a very small group. The idea of thinking of your house as a liability rather than an asset could be pretty helpful, especially in the area of avoiding home equity loans. And I did appreciate how he was much better than the contemporary gurus (Ramsey, etc.) about encouraging charitable giving. Considering my (library's) copy was an umpteenth edition, it's odd how many typos there were.
  • (4/5)
    Essentially the book had only a handful of points and reiterated them in countless ways - somehow filling up a whole book! Despite the vast amount of repetition, this book is quite useful in putting you in the proper mindset for approaching the management of your money. The format is to use stories of his childhood and young adult life to take common wisdom espoused by those who never seem to "get ahead" in life (the poor) and redirect them into the "correct" way of thinking in order to manage your money (instead of letting it manage you!). I believe this book has done it's job and I'm now pursuing several other business books in order to begin my financial education, I have several ideas working in my head, and I intend to take action as soon as possible instead of waiting for Fates to smile upon me!
  • (4/5)
    I think that this book is great in opening your mind to the possibilities. It is a great starting point for those that want to get started learning in investing. While it gives some examples, it really is just a basis for the reader to decide if which direction they want to go.On the recommendation of one of my preceptors I read this book, and realized with my approach to being stuck in the middle class. Now I have started looking into other options how to grow my assets instead of liabilities. I am still young so hopefully I will find my way...
  • (5/5)
    This is the first book I have ever read on investing. This book is not a step by step guide on how to investing in stock or real estate but rather it teaches you the difference between the mindset of an Employee a Small Business Owner, A Big Business Owner and an Investor. It teaches how to distinguish the difference between an asset and a liability and how to change your mindset from an employee to the mindset of a big business or investor. Concepts that might seem basic but are essential if you want to be successful. As without the right mindset you will never succeed.
  • (2/5)
    There are a few interesting and useful ideas in here, if you can get past all the pull-yourself-up-by-your-bootstraps waffle. (And much of the book really is repetitive waffle.)

    The point that in practical terms "assets put money in your pocket; liabilities take money out of your pocket" seems a very important one. Thus, the house you live in is a liability (you pay the mortgage, maintenance, property tax, etc) while the house you rent out is an asset (you gain rent). Not that owning your own house is therefore a bad thing, but it's not putting money in your pocket so if your goal is to get rich then buying a bigger one isn't going to forward your goal.

    But it's hard to get past the fact that it would have been better titled "Rich Dad, Average-income Dad". Occasionally the author acknowledges that people who are really poor can't choose to save money; but ultimately the book is aimed at the kind of person who's got a secure job, would be perfectly comfortable if they didn't keep trying to keep up with the Joneses, but wants to know how to get rich so they could keep up with the Joneses after all.
  • (3/5)
    There are some cute anecdotes here, but the book has two major failings. First, the writing is appalling. Long-winded, repetitive stories in that folksy, "man of the street" style that gets tedious quickly. Secondly, the advice isn't helpful.Kiyosaki describes three "tracks": most people manage their money badly, spending as much, or more, as they earn. A small percentage, which I identify with, are capable of spending less than they earn, but don't do anything particularly spectacular with their savings. And the third track? The one Kiyosaki enthusiastically espouses? It sounds an awful lot like "full-time property investor" to me. So it's clearly not for everyone.After a while, his cheery catchphrases ("I pay myself first, before the government!", "My money works for me, not the other way around!") begin to grate. Does his strategy depend on US tax law? Who knows? He's not specific enough.
  • (4/5)
    A fantastic motivation for getting rich, but really it's only a philosophy for how to get rich without any actions. The book is also pretty poorly editted and very repetitive. The author is a huge fan of motivational seminars, and it shows. It does have really good advice, though, and is the perfect book for getting excited about leaving the rat race.
  • (4/5)
    A well-written book. I was very hesitant to buy this book because of all the negative comments i have been reading but I am glad I did not listen to those comments. This book was able to achieve for me what it really aims to do: To inspire the reader to invest.
  • (5/5)
    Very easy read and was well worth time to read it!As the author states many times through out the book you should make money work for you, you should not work for money. I have to make some changes and Robert pointed me in the right direction. I hope that I can impart all of this knowledge to my children as they grow up...If not I can always have them read this book!
  • (3/5)
    Well I have tried to read this numerous times, but last week I made the effort. On reflection it was what I thought it would be in the first place. We all need more education when it comes to money so write another book, the message is a good one for me.
  • (5/5)
    Excellent book. Light reading, but with some heavy substance. I'll be re-reading this again soon, as well as some of the other books by this author.
  • (3/5)
    This book was highly recommended to me as an exceptional book to learn about personal finances and how to make money. I was disappointed. While Kiyosaki has a few good ideas, the majority of the book was fluff, and quite repetitive. He encouraged taking advantage of people's ignorance and misery and extolled the pursuit of money as a game, even when it hurt others. In the end, I took almost nothing away from the book, except of few bits of advice and a full loathing for anyone who uses others to gain something as trite as money. Kiyosaki gave the reader very little for the money spent on his book - another example of how to make money, I guess.
  • (5/5)
    A great book to read.very encouraging and full of examples
  • (4/5)
    Very American in that it repeats itself at least three times. Expect to finish this book in 3 hours tops. Given its popular theme and style, it still is an interesting read. How one applies his/her life, has a direct result on the fruits one reaps. What I liked most about this book is the idea of building a money machine. Put your creativity into building something that will keep generating income on its own and irrespective of how little time you invest in it. Because this for me is essential in business. You 'child' needs to be taken care of initially, but increasingly it will stand on its own feet. And eventually it will take care of you. If that potential is lacking, leave it be and invest your times differently. An easy and quick read with good retention and practical value.
  • (4/5)
    This changed thinking about wealth generation in many ways. The math is flawless and simple enough for everyone to understand. Perhaps the consistent example of owning homes and renting them out, and some other examples, are too focused. I wouldn't be surprised if many readers of this ran out to buy a 2nd home to rent out and slowly gain equity on an asset, funded by renters. The backstory of having a second father is a bit of a stretch and I found this a bit smarmy, and detracting from the main value, and distracting. Once beyond the 'two fathers' backstory however, it becomes not only factual, but motivational. The last third of the book talks a lot about why readers of the book won't use its principles to create wealth, and ways to break through them. I would say this is a must read, and the earlier in life and more consistently, the better.
  • (3/5)
    A parable type approach to explaining finances.
  • (5/5)
    One of the most stimulating books read, during my teens. Kiyosaki showed the possibilities of getting rich with a change of mindset. It also affirms what I've suspected about: "go to school, get a good grade, get a good job, and enjoy life".
  • (4/5)
    One of the best book. I recommend it.
  • (1/5)
    I've wanted to read this book for quite a while, so when I saw that it was available on NetGalley, I decided to give it a go.

    I rated it as 1-star because, to me, there weren't any actionable recommendations. I suggest only reading it if you want to challenge your thinking about finance and how to look at money, but only if you pair it with other finance books that make better recommendations.


    *This arc was kindly provided by Plata Publishing via NetGalley in exchange for an honest review. Thank you!
  • (4/5)
    This was sugggested to me by my Finical Coach quite a few months ago. I finally got around to getting the abridged audio book version. I really wish I had got a full version because the info was good. Kiyosaki is even tougher than Dave Ramsey. I think its a good complement to Ramsey as without Dave's direction fo getting out of debth, Kiyosaki's direciton on investing and ensuring you don't work for money would seem out of reach. I'm still not clear on how I'm going to get there but I am at least motivated in hand. Kiyosaki's poor dad isn't someone I would call poor. He's his real dad. An educated teacher, and later administrator, working in the public school system. Poor Dad, like myself, didn't want to make money, because rich people are evil. His Rich Dad is his friend Mike's Dad who taught him how to get money to work for him, but not lecturing but making him work for nothing. Starting with a story about how ot make money where young Robert and Mike counterfeit nickels out of old lead toothpaste tubes. Mike's Rich dad says that having no money is the root of all evil because it is what makes people do stupid things. The moor money poor dad made, the less he is at home (this has been me as of late) while the more money rich dad made, the more he was home with family. This is something that is worth working for. I'm still scared of Risk. When I still struggle to pay bills its hard to think past the end of the month, but I'll make it. I really will.