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Bruco Story
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E-book83 pagine47 minuti

Bruco Story

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Info su questo ebook

Cattivi non si nasce, è che a volte non si sa che esistono altre vie possibili. Così la pensa Bobo, il grande cane a cui il bruco Fritz ha chiesto aiuto. Lui e i suoi fratelli sono diventati le gustose prede di un merlo e una vespa. Passeggiando su e giù lungo il naso di Bobo, Fritz spiega che potrebbe non diventare ciò per cui è nato: una splendida farfalla. Per Bobo l’amicizia rende ogni cosa possibile, ma come la pensano Beccogiallo e Pettoastrisce? Il piccolo bruco teme che diventando una farfalla possa dimenticare la sua vita passata, ma presto imparerà che l’amicizia resiste a ogni grande cambiamento.
Età: da sei a nove anni.
LinguaItaliano
EditoreCondaghes
Data di uscita31 ott 2017
ISBN9788873569268
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    Bruco Story - Livy Former

    Livy Former

    Bruco Story

    illustrazioni di Claudia Petrazzi

    ISBN 978-88-7356-926-8

    Condaghes

    Indice

    Bruco Story

    Capitolo 1

    Capitolo 2

    Capitolo 3

    Capitolo 4

    Capitolo 5

    Capitolo 6

    Capitolo 7

    Capitolo 8

    Capitolo 9

    Capitolo 10

    Capitolo 11

    Capitolo 12

    Capitolo 13

    Capitolo 14

    Capitolo 15

    Capitolo 16

    Capitolo 17

    Capitolo 18

    Capitolo 19

    Capitolo 20

    Capitolo 21

    Capitolo 22

    Capitolo 23

    Capitolo 24

    Capitolo 25

    Capitolo 26

    Capitolo 27

    Capitolo 28

    Capitolo 29

    Capitolo 30

    L'Autrice

    La collana Il Trenino verde

    Colophon

    BRUCO STORY

    Bobo, tieni il tuo osso – disse Marina, mettendogli sotto il naso una polposa costina di maiale arrostita.

    Marina, la sua padroncina, era veramente un angelo: tutte le volte che la sua rumorosa famiglia faceva il barbecue, gli portava una costina calda da rosicchiare.

    Socchiuse gli occhi mentre l’odore delizioso della carne entrava nelle sue larghe narici. Calma si disse, non doveva addentarla voracemente come avrebbe voluto il suo istinto, ma godersene il profumo e poi gustarla lentamente.

    Aprì la bocca per prendersi il primo boccone, quando sentì un fastidioso solletico sulla punta del naso. Si svegliò e aprì gli occhi.

    Sul suo naso passeggiava avanti e indietro un bruco di una specie che non aveva mai visto. Aveva il corpicino quasi nero, e lungo tutto il dorso si distinguevano due fasce di un colore giallo molto intenso, come quello che formava un collarino alla base del capo rotondo e scuro. Piccole spine bionde lo circondavano completamente.

    – Ehi tu, verme, scendi di lì! – tuonò con la voce assonnata.

    Il bruco si fermò inarcandosi proprio davanti ai suoi occhi. – Come hai detto, scusa? Ho sentito bene? Hai detto verme, o sbaglio?

    – Sì, ho proprio detto verme, e ora scendi immediatamente dal mio naso.

    – Brutto cafone pulcioso! Come ti permetti? – ribatté il bruco agitandosi.

    – Come mi permetto? – rispose Bobo irritato. – Se non l’hai ancora notato, sei posteggiato sul mio naso.

    – Questo vuol dire che perché mi consideri un verme non posso camminarci sopra?

    – Senti, chiariamo subito, non è una cosa personale, non farei camminare nessuno sul mio naso.

    – Proprio nessuno? Sei sicuro?

    – Certamente – rispose il cane con un sospiro.

    Il bruco si rilassò allungandosi sul naso di Bobo. – È un buon naso, sai? L’umidità giusta; ci si sta comodi.

    – Ti ringrazio, però ora scendi, vorrei riappropriarmene.

    – Perché?

    – Come perché? Non te l’ho appena detto che non permetterei a nessuno di camminarci sopra? – rispose il cane, che si stava già spazientendo.

    – Ma ti pare che io ora ci stia camminando?

    Chi mi ha mandato questo qui? pensò Bobo. Doveva rimanere calmo; non era forse la calma la virtù dei forti? A volte era necessario essere pazienti. Così disse: – Senti, ehm… tu… come ti chiami?

    – Come mi chiamo? A me non serve chiamarmi, sono gli altri che lo fanno.

    – Certamente – rispose il cane con un nuovo sospiro. – Come ti chiamano gli altri?

    – Mi chiamano Fritz; non sembra anche a te che mi stia molto bene?

    Il cane assentì. – Sì, ti sta molto bene.

    – E non sai tutto di me. Io un giorno diventerò una farfalla! – esclamò con sussiego.

    – Una farfalla? Che cosa strana, io sono sempre stato un cane da quando sono nato, di dimensioni più piccole ma sempre un cane.

    – Lo so, – spiegò Fritz – questa è la normalità. Siamo noi farfalle a essere particolari, forse perché abbiamo il compito di diventare le creature più leggiadre della natura.

    Come esagerava, pensò il cane; sarebbe diventato una creatura leggiadra, ma intanto non era né carne né pesce ed era piccolo e indifeso. Gli venne da ridere e provò simpatia per lui. Gli andavano a genio quelli che sapevano farsi valere.

    – Senti, bruco che chiamano Fritz, io sono Bobo. Non avevo mai parlato personalmente con

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