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Kant: Che cosa significa orientarsi nel pensare?

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Kant: Che cosa significa orientarsi nel pensare?

Lunghezza:
308 pagine
4 ore
Pubblicato:
12 ott 2017
ISBN:
9788838246050
Formato:
Libro

Descrizione

«Da me non imparerete filosofia; ma imparerete a filosofare, non a ripetere pensieri, ma a pensare». Con queste parole Kant si rivolgeva spesso ai suoi allievi durante le lezioni universitarie presso l’Università di Königsberg. Il pensiero critico, la libertà creativa e l’autonomia della ragione sono un orizzonte centrale della filosofia kantiana che viene sviluppato nel saggio Che cosa significa orientarsi nel pensare? Pubblicato nel 1786 nella «Berlinische Monatsschrift». L’originalità e la novità di questo scritto, oltre al triplice rapporto semantico tra il concetto di possibilità soggettiva, la nozione di limite e un processo di ricerca riflessivo- trascendentale, sta nelle indicazioni di estremo interesse che Kant ci offre riguardo a come sia possibile «orientarsi» nella ricerca delle diverse condizioni che definiscono, costituiscono e determinano i diversi campi, ambiti e limiti di possibilità in una filosofia trascendentale.
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12 ott 2017
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Kant - Andrea Gentile

ANDREA GENTILE

KANT

Che cosa significa orientarsi nel pensare?

Copyright © 2017 by Edizioni Studium - Roma

www.edizionistudium.it

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Indice dei contenuti

AVVERTENZA

INTRODUZIONE

I. IL PENSIERO CRITICO, LA LIBERTÀ CREATIVA E L’AUTONOMIA DELLA RAGIONE

1. Che cosa significa «pensare». Le lezioni di Kant presso l’Università di Königsberg

2. La libertà e l’autonomia critica della ragione

3. La «conoscenza teoretica»: campi, ambiti e limiti dell’uso teoretico della ragion pura

4. Che cosa significa «definire»

5. Che cosa significa «conoscere»

6. «Orientierung» e «sich-orientieren»: che cosa significa «orientarsi»

7. Intuizione, intelletto, ragione e facoltà di giudizio

8. Il trascendentale e l’appercezione pura: l’orizzonte semantico del termine «Ursprung»

9. L’unità pura, originaria, sintetica dell’appercezione trascendentale

10. Spontaneità e creatività. L’«io penso» come «Actus der Spontaneität»

II. ORIENTARSI NEL PENSARE NELLA FILOSOFIA TRASCENDENTALE DI KANT

1. La «Berlinische Monatsschrift» e la pubblicazione del saggio Was heisst: sich im Denken orientieren?

2. Il dibattito storico sulla questione dell’orientamento: la critica di Kant al «Gemeinsinn» di Mendelssohn

3. Il razionalismo critico e il fideismo intuizionistico: la critica di Kant alla nozione di «intuizione immediata» di Jacobi

4. «Orientarsi» nello spazio «geografico»: il «sentimento soggettivo» come «condizione di possibilità» dell’orientarsi nel mondo

5. «Orientarsi» nel pensare come «Fürwahrhalten» soggettivo: che cosa significa orientarsi nel pensare

6. Rapporto tra l’«orientarsi» nel pensare e il sentimento come «diritto del bisogno»

7. Limiti tra la «possibilità» e l’«impossibilità» della conoscenza

8. La «possibilità reale», la «possibilità logica» e la «possibilità soggettiva»

9. Che cosa significa orientarsi nel pensare? e la Kritik der Urteilskraft

III. ORIENTARSI AI CONFINI DELLA RAGIONE

1. «Orientarsi» nella definizione dei limiti: significato di «limite» e «confine»

2. Il concetto kantiano di «limite» dai Prolegomeni a Che cosa significa orientarsi nel pensare?

3. Orientarsi in zone di confine:« limes», «terminus» e «completudo»

4. La determinazione dei limiti della ragione dalla Critica della ragion pura a Che cosa significa orientarsi nel pensare?

5. «Horizont» e «Grenzlinie»: l’«orizzonte», la «linea d’ombra» e la «linea-limite» della conoscenza

6. «Realtà», «negazione» e «limitazione»: la categoria di «limite» nella Logica trascendentale e in Che cosa significa orientarsi nel pensare?

7. «Limitation», «Begrenzung» e «Einschränkung»: la «limitazione» e il «giudizio infinito»

8. Ai confini tra «phaenomena» e «noumena»

9. «Concetti limite» e «concetti problematici»

10. Il problema trascendentale del «doppio-limite»

IV. I LIMITI SECONDO LA DISTINZIONE-RELAZIONE «CONDIZIONATO-INCONDIZIONATO», «LIMITATO-ILLIMITATO» E «POSSIBILE-IMPOSSIBILE»

1. L’illimitato è il «Prototypon» o «Substratum» trascendentale della totalità del «limitato»

2. L’illimitato come «condizione» e «fondamento» di ogni «possibilità»

3. L’Ideale trascendentale come «omnitudo realitatis» e «omnimoda determinatio»

4. I limiti e la distinzione-relazione «limitato-illimitato» nel primato della dimensione etica

5. L’incondizionato, la «possibilità originaria» e la «possibilità derivata»

6. Limiti tra il finito e l’infinito. L’infinito «reale» e l’infinito «matematico»

7. «Grenzpunkt»: il «punto-limite». L’istante come limite del tempo

8. La distinzione tra la «possibilità» e l’«impossibilità» dal Beweisgrund a Che cosa significa orientarsi nel pensare?: differenze nella determinazione dei «limiti»

9. «Transzendentale Möglichkeit»: la «possibilità trascendentale» in Che cosa significa orientarsi nel pensare? e nelle «ultime note» dell’Opus Postumum

BIBLIOGRAFIA

UNIVERSALE

Studium

84.

Nuova serie

Interpretazioni / Filosofia 1.

Edizioni Studium

Tutti i volumi pubblicati nelle collane dell’editrice Studium Cultura ed Universale sono sottoposti a doppio referaggio cieco. La documentazione resta agli atti. Per consulenze specifiche, ci si avvale anche di professori esterni al Comitato scientifico, consultabile all’indirizzo web http://www.edizionistudium.it/content/comitato-scientifico-0.

Per la sezione Interpretazioni-Filosofia

Coordinamento

Massimo Borghesi (Università di Perugia)

Calogero Caltagirone (Università Lumsa di Roma)

AVVERTENZA

Per i testi originali in lingua tedesca delle opere di Kant, faremo sempre riferimento all’edizione della Akademie-Ausgabe, Kant’s gesammelte Schriften, Herausgegeben von der Königlich Preussischen Akademie der Wissenschaften (poi Deutschen), Akademie der Wissenschaften, Verlag G.Reimer (poi W. De Gruyter), Berlin und Leipzig, 1900 e sgg. In alcune citazioni abbiamo evidenziato e segnalato lievi ma significative differenze linguistiche, sintattiche e semantiche rispetto alle edizioni curate da W. Weischedel, I. Kant, Werke in zwölf Bänden, Frankfurt, Suhrkamp, 1968. Le sigle utilizzate nelle citazioni con le corrispondenti traduzioni in lingua italiana sono le seguenti:

KrV = Kritik der reinen Vernunft, a cura di P. Chiodi, Critica della ragion pura, UTET, Torino 2013 (Daremo sempre le pagine con le corrispondenti numerazioni della prima e seconda edizione, contrassegnate come d’abitudine, con A e B).

KU = Kritik der Urteilskraft, a cura di E. Garroni e H. Hohenegger, Critica della facoltà di Giudizio, Einaudi, Torino 2016.

KpV = Kritik der praktischen Vernunft, a cura di V. Mathieu, Critica della ragion pratica, Bompiani, Milano 2000.

WDO = Was heisst: sich im Denken orientieren?, a cura di A. Gentile, Che cosa significa orientarsi nel pensare?, Studium, Roma 1996.

Dilucidatio = Principiorum primorum cognitionis metaphysicae nova dilucidatio, a cura di R. Assunto e R. Hohenemser, Nuova illustrazione dei primi principi della conoscenza metafisica, in I. Kant, Scritti precritici, Laterza, Roma 2000.

Prol. = Prolegomena zu einer jeden kunftigen Metaphysik, die als Wissenschaft wird auftreten können, a cura di H. Hohenegger, Prolegomeni ad ogni futura metafisica che vorrà presentarsi come scienza, Laterza, Roma 2016.

Log . = Logik, a cura di L. Amoroso, Logica, Laterza, Roma 2004.

Wiener Logik = Vorlesungen über Logik ( Wiener Logik), a cura di B. Bianco, Logica di Vienna, Franco Angeli, Milano 2000.

Anth. = Anthropologie in pragmatischer Hinsicht, a cura di A. Guerra, Antropologia pragmatica, UTET, Torino 2009.

Gr. Met. = Grundlegung zur Metaphiysik der Sitten, a cura di F. Gonnelli, Fondazione della Metafisica dei costumi, Laterza, Roma 2015.

De pr. = De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis, a cura di A. Lamacchia, Forma e principi del mondo sensibile e del mondo intelligibile, Rusconi, Milano 1995.

MS = Metaphysik der Sitten, a cura di G. Vidari, riv. da N. Merker, Metafisica dei costumi, Laterza, Roma 2016.

OP = Opus Postumum, AA XXI-XXII, a cura di V. Mathieu , Opus Postumum, Passaggio dai principi metafisici della scienza della natura alla fisica, Laterza, Roma 2004.

RG = Die Religion innerhalb der Grenzen der blossen Vernunft, a cura di M. M. Olivetti, La Religione entro i limiti della sola ragione, Laterza, Roma 2014.

Bw = Der einzig möglicher Beweisgrund zu einer Demonstration des Daseins Gottes, a cura di R. Assunto e R. Hohenemser, L’unico argomento possibile per una dimostrazione dell’esistenza di Dio, in I. Kant, Scritti precritici, Laterza, Roma 2000.

L. et. = Vorlesungen über Moralphilosophie, a cura di A. Guerra, Lezioni di etica, Laterza, Roma-Bari 1984.

Vor. Rel. = Vorlesungen über die philosophische Religionslehre, a cura di C. Esposito, Lezioni di filosofia della religione, Bibliopolis, Napoli 1988.

Entdeckung = Über eine Entdeckung, nach der alle neue Kritik durch eine ältere entbehrlich gemacht werden soll, a cura di C. La Rocca, Contro Eberhard. La polemica sulla Critica della ragion pura, Giardini, Pisa 1994.

Fortschritte = Welche sind die wirliche Fortschritte, die die Metaphysik seit Leibnizens und Wolf’s Zeiten in Deutschland gemacht hat?, a cura P. Manganaro, I progressi della metafisica, Bibliopolis, Napoli 1977 .

WA = Beantwortung der Frage: Was ist Aufklärung?, a cura di M. Bensi, Postfazione di A. M. Iacono, Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo?, ETS, Pisa 2013.

Ped. = Über Pädagogik, a cura di A. Gentile, L’arte di educare, Armando, Roma 2001.

L. Psicol. = Vorlesungen (IV sez.), a cura di G. A. De Toni, Lezioni di Psicologia, Laterza, Roma-Bari 1986.

Lez. Met. = Vorlesungen über Metaphysik und Rationaltheologie, a cura di A. Rigobello, Lezioni di Metafisica, Ed. San Paolo, Roma 1998.

Br. = Briefewechsel, Bd. X-XIII, a cura O. Di Meo, Epistolario filosofico, Il Melangolo, Genova 1990.

Id. = Idee zu einer allgemeiner Geschichte in weltbürgerlicher Absicht, a cura di F. Gonnelli, Idea per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico, in I. Kant, Scritti di storia, politica e diritto, Laterza, Roma 2015.

INTRODUZIONE

Il nucleo di fondo che caratterizza la filosofia critica di Kant è il problema della determinazione dei limiti della ragion pura. In questo orizzonte, seguendo le diverse strutture del trascendentale, assume un ruolo centrale ricercare e definire le diverse condizioni e i diversi campi, ambiti e limiti di possibilità della conoscenza.

Questo processo è determinato dal significato e dalla finalità specifica e autentica della filosofia kantiana. La filosofia deve determinare: a) l’origine; b) le fonti; c) le condizioni di possibilità della conoscenza; d) l’estensione dell’uso della conoscenza; e) i limiti della ragione.

Il trascendentale significa «autonomia», cioè una ragione che definisce in un sistema completo i suoi principi sintetici, i suoi ambiti e i suoi limiti. La filosofia secondo il «concetto cosmico» viene definita da Kant come una «scienza della suprema massima» nell’uso della nostra ragione, intendendo per massima il principio interno della scelta tra fini diversi. «La filosofia è la scienza della relazione di ogni conoscenza e di ogni uso della ragione con lo scopo finale della ragione umana, al quale, in quanto fine supremo, tutti gli altri fini sono subordinati e nel quale devono raccogliersi in unità» [1] .

In questo orizzonte cosmopolitico, il «campo» ( Feld) della filosofia si può ricondurre alle seguenti domande fondamentali: a) Che cosa posso sapere? b) Che cosa devo fare? c) Che cosa mi è dato sperare? d) Che cos’è l’uomo? Alla prima domanda risponde la metafisica, alla seconda la morale, alla terza la religione e alla quarta l’antropologia. «In fondo, osserva Kant, si potrebbe però ricondurre tutto all’antropologia, perché la prime tre domande fanno riferimento all’ultima. Il filosofo deve, dunque, sapere determinare: le fonti del sapere umano; l’estensione dell’uso possibile e utile di ogni sapere; e, infine, i limiti della ragione ( die Grenzen der Vernunft). L’ultima cosa è la più necessaria, ma anche la più difficile» [2] .

La filosofia trascendentale «è la rappresentazione della conoscenza sintetica a priori di concetti nell’intero sistema dei suoi principi: è un principio delle forme della conoscenza filosofica: è filosofia della filosofia» [3] e «il più alto concetto( der höchste Begriff) da cui si suol prendere le mosse in una filosofia trascendentale è la divisione tra il possibile ( das Mögliche) e l’impossibile ( das Unmögliche)» [4] .

«L’insieme di tutti gli oggetti accessibili alla nostra conoscenza ( Erkenntnis), osserva Kant, ci si presenta come una superficie piana, fornita di un orizzonte ( Horizont) apparente, che abbraccia il suo ambito intero, a cui abbiamo dato il nome di concetto razionale della totalità incondizionata ( Vernunftbegriff der unbedingten Totalität). Arrivare a tale concetto empiricamente è impossibile e ogni tentativo di determinarlo a priori in base ad un qualche principio è stato vano. Tuttavia, non c’è questione della nostra ragion pura che non riguardi ciò che si trova al di là di questo orizzonte o almeno sulla sua linea-limite ( Grenzlinie[5] .

Come possiamo orientarci ai confini della ragione? Come si orienta la ragione in zone di confine nel definire i limiti tra la possibilità e l’impossibilità della conoscenza? Qual è il «limite» e/o quali sono i «limiti» che costituiscono e determinano il campo e/o i campi di possibilità nella filosofia trascendentale di Kant? Come si orienta la ragione nelle questioni di confine che oltrepassano sia la sua interna legalità logico-analitica, sia il rapporto con le condizioni di possibilità dell’esperienza? Come è possibile orientarsi nel definire le condizioni che fondano i diversi campi, ambiti e limiti di possibilità nella filosofia trascendentale? È davvero possibile determinare in modo definitivo e necessario i «limiti» della ragion pura? I «limiti» della ragione sono «barriere» impenetrabili-insormontabili che hanno il carattere rigoroso, definitivo dell’universalità e della necessità, oppure sono linee di confine che possono essere oltrepassate e possono di fatto subire una trasformazione semantica?

Questa direzione di ricerca viene ripresa e sviluppata da Kant nel saggio Was heisst: sich im Denken orientieren? ( Che cosa significa orientarsi nel pensare?), un saggio che, forse, non è ancora stato valutato dalla letteratura storica e critica nella considerazione che merita. Questo scritto viene pubblicato in un momento centraledell’evoluzione storica complessiva della filosofia trascendentale di Kant: fu pubblicato nella «Berlinische Monatsschrift» nell’ottobre del 1786 in pieno periodo critico, a quattro anni dalla pubblicazione della Critica del Giudizio (1790), a distanza di due anni dalla Critica della ragion pratica (1788), e ad un solo anno dalla seconda edizione della Critica della ragion pura (1787).

L’originalità e la novità del saggio Che cosa significa orientarsi nel pensare? sta nel fatto che Kant introduce per la prima volta all’interno del campo della possibilità (accanto alla possibilità reale e alla possibilità logica) il concetto di possibilità soggettiva.

La ragione, se non può di fatto disporre degli elementi richiesti per formulare un giudizio determinante secondo la possibilità reale, deve comunque presupporre e ipotizzare qualcosa senza dimenticare i suoi limiti costitutivi e senza mai scambiare per oggettivi dei fondamenti soggettivi dell’uso della nostra ragione. Nel rapporto semantico tra il concetto di possibilità soggettiva, la nozione di limite e un processo di ricerca riflessivo-trascendentale, il saggio Che cosa significa orientarsi nel pensare? ci offre delle indicazioni di estremo interesse riguardo a come sia possibile orientarsi nella ricerca delle diverse condizioni che definiscono, costituiscono e determinano i diversi campi, ambiti e limiti di possibilità in una filosofia trascendentale.

In questo orizzonte riflessivo, la filosofia trascendentale precede l’esperienza definendone le condizioni di possibilità, cercando di spiegare i principi e i fondamenti del pensare e del conoscere. Studiare il molteplice sensibile in senso trascendentale significa interrogarsi sulle condizioni della possibilità dell’esperienza e della conoscenza.

Nel definire il trascendentale in rapporto ai principi, agli elementi e alle condizioni di possibilità ( Bedingungen der Möglichkeit) a priori della conoscenza, assume un ruolo centrale soffermarsi sul come possa essere prodotta da noi stessi ( aus uns selbst) una scienza che si costituisce come filosofia trascendentale. Qui, il come implica non solo il problema della possibilità della possibilità, della «filosofia della filosofia», ma anche l’analisi di quelle strutture più profonde e autentiche della soggettività che entrano in gioco nel processo di elaborazione e definizione delle diverse condizioni di possibilità della conoscenza.

Se la filosofia trascendentale è quella filosofia che considera le conoscenze umane a priori, il trascendentale non si limita a descrivere l’articolazione delle conoscenze a priori, ma investe la possibilità dell’ a priori kantiano e, pertanto, il come l’intelletto possa produrre una conoscenza a priori. In questo orizzonte, si sposta sulla natura dell’attività soggettiva e creativa del nostro io e sulla determinazione dei limiti della ragione, in rapporto ai diversi campi, ambiti e limiti di possibilità della conoscenza.

La determinazione dei limiti della ragione nell’intento di Kant vuole essere come una propedeutica filosofica, cioè un esame critico preliminare che secondo le strutture del trascendentale si traduce e si attua sia in un orizzonte teoretico-razionale-cognitivo, sia in un orizzonte pratico-antropologico. La definizione dei limiti della ragione si configura, pertanto, in un orizzonte negativo come un trattato del metodo trascendentale, finalizzato a costituire una filosofia del limite, e non un sistema della scienza in se stessa: tracciare le «condizioni di possibilità» ( Bedingungen der Möglichkeit) della conoscenza in rapporto ai suoi limiti e in rapporto alla sua interna struttura costitutiva.

L’idea del circuito, cioè dei limiti esterni e costitutivi dei diversi campi e ambiti conoscitivi si è andata delineando nel pensiero di Kant quando ancora intitolava la sua opera (la futura Critica della ragion pura): Limiti della sensibilità e dell’intelletto e immaginava di poterla condurre a termine in pochi mesi. Poi, si è accorto che per capire, definire e determinare i confini della ragion pura doveva definire e organizzare dall’interno nella sua totalità organica tutto il territorio: cioè riconoscerne la sua struttura critico-trascendentale. Questa finalità e questo compito in un orizzonte critico ha richiesto un decennio di lavoro. È rimasta però nel titolo dell’opera una traccia del primitivo significato negativo e/o limitativo che deve essere integrato con il secondo e più positivo significato, se si vuole abbracciare il significato e la struttura del trascendentale in tutta la sua complessità teoretica. Critica, dunque, significa non soltanto esame dei limiti, ma anche dell’interna struttura del sapere. La ragion pura, che forma oggetto della critica, è denominata nel senso più largo come fonte di tutti gli elementi a priori della conoscenza. Con il nome di conoscenze a priori s’intendono quelle conoscenze che sono indipendenti da ogni esperienza. La determinazione dei limiti della ragione è un esame critico della ragione come fonte delle conoscenze pure.

Seguendo l’arco complessivo della filosofia trascendentale di Kant, assume un ruolo centrale definire e analizzare i diversi campi, ambiti e limiti di possibilità dei processi cognitivi e razionali. La positività del limite sta proprio nel riconoscere la validità e la legittimità dei campi e delle condizioni di possibilità che assumono diverse funzioni e strutture trascendentali.

Pertanto, se il trascendentale copre un ambito prevalentemente formale che potremmo definire come una formalità dinamico-genetica, tuttavia entra continuamente in rapporto sia con il problema della determinazione dei limiti del conoscere (problema pregiudiziale e prioritario ad ogni considerazione gnoseologica), sia con la definizione degli ambiti e dei limiti delle diverse condizioni e/o principi puri a priori connaturati nella soggettività.

In questa prospettiva, la filosofia critica di Kant si costituisce come una filosofia del limite in cui la razionalità è mutuata dalla riflessione in un orizzonte critico-trascendentale e riflessivo-trascendentale. Il fissare, il definire e il determinare i limiti della ragione nella definizione delle diverse condizioni di possibilità della conoscenza conferisce di fatto alla ragione piena sovranità all’interno dei suoi limiti. Da qui scaturisce il concetto di autonomia della ragione, sia nella sua qualificazione positiva (la ragione si determina, cioè determina se stessa), sia nella sua accezione negativa e/o polemica: all’interno dei limiti fissati, la ragione umana si determina e non riconosce alcun legislatore se non se stessa. Il criterio della ragion pura risiede pertanto nell’universalità, nella necessità e nell’autonomia che determinano l’auto-orientamento della ragione.

Sullo sfondo di queste riflessioni, assume un ruolo centrale l’atto e/o il processo critico della ragione che si può definire critica della ragion pura . Kant definisce la filosofia della ragion pura come la filosofia che indaga la facoltà della ragione rispetto ad ogni conoscenza pura a priori. Ciò che qualifica l’ a priori come trascendentale è la più completa ed elaborata consapevolezza del processo dinamico-genetico conoscitivo che comporta: il riconoscimento della legittimità e dell’applicabilità dei concetti in quanto condizioni di possibilità dell’esperienza; la conoscenza del modo in cui tali condizioni e/o principi sono possibili ed applicabili a priori; infine, il riconoscimento dell’origine non empirica delle diverse condizioni di possibilità in quanto principi dell’intelletto puro.

In questo orizzonte, è necessario definire le diverse condizioni di possibilità interne alla filosofia trascendentale, facendo riferimento ai diversi campi, ambiti e limiti di possibilità della conoscenza. Riconoscere i campi, gli ambiti e i limiti di queste diverse condizioni di possibilità significa: a) definire la natura critica del trascendentale; b) esaminare i limiti di ogni processo cognitivo nel suo processo dinamico e genetico; c) analizzare criticamente i principi e le strutture a priori del trascendentale in rapporto alla loro origine, alla loro deduzione-giustificazione e facendo riferimento ai loro diversi campi, ambiti e limiti di possibilità; d) orientarsi secondo una metodologia di ricerca in funzione di una sorta di meta-sapere, di «possibilità della possibilità» che Kant nell’ Opus Postumum definisce «filosofia della filosofia».


[1] Log., p. 19.

[2] Prol., p. 125.

[3] OP., p. 367.

[4] KrV., B346/A290.

[5] Ibid. , B788/A760.

PARTE PRIMA

Che cosa significa orientarsi

nel pensare?

I. IL PENSIERO CRITICO, LA LIBERTÀ CREATIVA E L’AUTONOMIA DELLA RAGIONE

«Da me non imparerete filosofia; ma imparerete a filosofare, non a ripetere pensieri, ma a pensare».

«Pensare autonomamente significa ricercare la suprema pietra di paragone in se stessi ( in sich selbst),vale a dire nella propria ragione; e la massima di pensare autonomamente in ogni occasione è l’Illuminismo. Tale massima è un principio negativo nell’uso della propria facoltà conoscitiva».

«Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell’Illuminismo».

«L’uomo può essere ammaestrato, educato, istruito in modo meccanico o più propriamente illuminato. Ma con ciò non è fatto tutto. Occorre, soprattutto, insegnare a pensare. Meditare significa pensare e ripensare, ossia pensare in modo metodico. Il meditare deve accompagnare sempre il leggere e l’apprendere; e, a questo proposito, si richiede che prima si compiano indagini preliminari e poi si mettano in ordine i propri pensieri, ossia li si congiunga seguendo un metodo».

I. Kant

1. Che cosa significa «pensare». Le lezioni di Kant presso l’Università di Königsberg

Nella filosofia kantiana il significato, la funzione e la

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