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Piccolo vocabolario romanesco-italiano

Piccolo vocabolario romanesco-italiano

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Piccolo vocabolario romanesco-italiano

Lunghezza:
59 pagine
19 minuti
Editore:
Pubblicato:
18 set 2017
ISBN:
9788871634289
Formato:
Libro

Descrizione

Perchè parliamo di romanesco e non di romano? In effetti è l’unico dialetto denominato in maniera differente rispetto a chi lo parla. Il napoletano, il milanese, il toscano, il barese ecc… indicano sia la parlata che l’abitante. A Roma è diverso: il romano è l’abitante, il romanesco è il suo dialetto. Il motivo? Probabilmente la distinzione risale all’epoca che va dal medioevo alla caduta dello stato pontificio e alla unificazione del regno d’Italia con la proclamazione di Roma capitale. Fino a quel tempo Roma, ed anche la sua parlata era distinta in due categorie. Da una parte la nobiltà e la borghesia clericale, dall’altra il popolino formato da bottegai, garzoni, operai, artigiani, contadini. I primi, quasi mai romani di nascita, ma arrivati nella città seguendo il Papa e  del momento anche esso proveniente dalle varie regioni italiane. Si andava quindi diversificando un dialetto romano toscaneggiante per la classe nobile e una parlata “ignorante” per il popolinoNell’ultimo secolo, migliorate di molto le condizioni economiche del popolo, il romanesco veniva relegato nei pochi quartieri popolari centrali: Trastevere,  Ghetto, Testaccio. Monti, Esquilino. Anzi, veniva considerato poco dignitoso parlare in dialetto per cui alle nuove generazioni, fin dalla più tenera età, era vietato addirittura conoscere parole dialettali, quasi fossero parolacce. . Ho coltivato sempre la lettura del Belli, del Roberti, del Pascarella, di Trilussa e di tanti altri fino a comporre, modestamente, sonetti e poesie in dialetto. E noto che sempre più persone, romane ma anche no, incuriosite o sinceramente appassionate, hanno voglia di leggere e di conoscere la lingua romanesca. Non sarebbe male, invece che eliminare l’insegnamento del latino nelle scuole, aggiungere a questo l’insegnamento del romanesco. Da qui l’idea di scrivere un piccolo dizionario della lingua romanesca con le parole più particolari, difficili e curiose tra le tante che compongono questo dialetto. Non troverete parole che sono facilmente traducibili o che si diversificano dal vocabolo in lingua italiana solo perché c’è un raddoppio di una consonante o una vocale aggiuntiva o che dall’assonanza siano simili al vocabolo italiano.Tutto questo per mantenere un formato tascabile facilmente leggibile anche dai non romani, i quali, incuriositi dal dialetto romanesco reso popolare dai film di successo, in particolare di Sordi e di Verdone, lo leggeranno con simpatia.
Editore:
Pubblicato:
18 set 2017
ISBN:
9788871634289
Formato:
Libro

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Perchè parliamo di romanesco e non di romano? In effetti è l’unico dialetto denominato in maniera differente rispetto a chi lo parla. Il napoletano, il milanese, il toscano, il barese ecc… indicano sia la parlata che l’abitante. A Roma è diverso: il romano è l’abitante, il romanesco è il suo dialetto. Il motivo? Probabilmente la distinzione risale all’epoca che va dal medioevo alla caduta dello stato pontificio e alla unificazione del regno d’Italia con la proclamazione di Roma capitale. Fino a quel tempo Roma, ed anche la sua parlata era distinta in due categorie. Da una parte la nobiltà e la borghesia clericale, dall’altra il popolino formato da bottegai, garzoni, operai, artigiani, contadini. I primi, quasi mai romani di nascita, ma arrivati nella città seguendo il Papa e del momento anche esso proveniente dalle varie regioni italiane. Si andava quindi diversificando un dialetto romano toscaneggiante per la classe nobile e una parlata ignorante per il popolino. Quest’ultimo il dialetto romanesco, abbastanza sguaiato e rumoroso derivava in parte dal latino, ma aveva anche molte parole derivanti da altre lingue ( francese, tedesco, ebraico ed arabo) ovviamente corrette ad usum nostrum. Nell’ultimo secolo, migliorate di molto le condizioni economiche del popolo, il romanesco veniva relegato nei pochi quartieri popolari centrali: Trastevere, Ghetto, Testaccio. Monti, Esquilino. Anzi, veniva considerato poco dignitoso parlare in dialetto per cui alle nuove generazioni, fin dalla più tenera età, era vietato addirittura conoscere parole dialettali, quasi fossero parolacce. A casa mia, da pischello non ci si discostava dal pensiero comune e pur appartenendo, in fondo, al popolo essendo una famiglia di commercianti ed abitando nel centro di

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