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Un filo di perle

Un filo di perle

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Un filo di perle

Lunghezza:
81 pagine
59 minuti
Pubblicato:
Aug 3, 2017
ISBN:
9788899531355
Formato:
Libro

Descrizione

Un filo inanellato di perle che narrano di vecchie brume passate attraverso la memoria, di sagome impalpabili, di ricordi, eventi giocati tra la fantasia ed il sogno.
Un caleidoscopio di sentimenti: amore, odio, amicizia, gelosia, razzismo, egoismo, miseria, ambizione, impaccio… Un filo esile come lo è l’alito stesso della vita, effimero e inavvertibile, che intreccia gli eventi casualmente, senza una logica e sequenziale modulazione.
In questo contesto, intanto, il tempo impone i ritmi surclassando l’esito della stessa esistenza, vissuta tra un passato non ancora lontano, ma già riposto nel dimenticatoio, nei dedali della memoria, ed un presente che non ha connotati definiti e definibili che si sovrappongono repentini e fugaci.
Il tempo nostro padrone, che non si serba e non lo si spreca, non lo si impegna, ma è lui stesso che ci consegna fatue certezze: perle fatte di polvere e di sabbia, effimere anch’esse se non fosse per cinica e crudele bramosia dell’uomo di vederle rare, preziose, imprescindibili. Racconti di un secolo appena andato, ma che ancora ci rinvia le sue contraddizioni fatte di luci, di dolori, di ansie, di abbagliante spensieratezza e di tragedie, del quale siamo ancora tutti intrisi e non ancora spogli dei suoi retaggi; ancora palpabili restano il suo peso e la sua drammatica incoerenza.
Pubblicato:
Aug 3, 2017
ISBN:
9788899531355
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Un filo di perle - Mino De Vita

IL LIBRO

Mino De Vita e la società liquefatta

Paolo Saggese

Vorrei, in quel giorno, poter dire di aver lottato

per una sola idea che ha cambiato il mondo.

Mino De Vita, Prologo

Ancora resta da scrivere una storia della letteratura irpina, che dia conto del panorama letterario della nostra provincia nel corso del Novecento e dei secoli precedenti. D’altra parte, un primo importante contributo, relativamente alla poesia, è venuto da alcuni nostri lavori, che hanno visto la luce negli ultimi anni, e che dovranno essere necessariamente arricchiti con altri volumi. In questa storia da scrivere, un posto interessante dovrà essere occupato da Mino De Vita, che, alcuni anni fa, ha già offerto una prova decisiva delle sue qualità letterarie, con la pubblicazione del romanzo storico Farina di ghiande (Plectica, 2010), un libro, che oggi, in occasione dell’anniversario della Prima Guerra mondiale, potrebbe essere riletto e meditato alla luce di una riconsiderazione di quella tragedia universale. Infatti, noi abbiamo bisogno non di celebrazioni, ma di riflessioni attente e non distaccate, sulle tragedie, che hanno segnato la nostra storia collettiva e dunque personale.

Con questa nuova fatica, l’autore volge il suo sguardo ad un’epoca più recente, ai nostri anni della società liquida o liquefatta, cui ha dedicato volumi e riflessioni spesso convincenti Zygmunt Bauman. I dieci racconti sono incorniciati da un Prologo e da un Epilogo poetici, che rappresentano una sorta di commento, un cantuccio, sulla nostra epoca presente.

Ma di questo avremo modo di parlare nella parte conclusiva della nota introduttiva.

I racconti sono introdotti da citazioni particolarmente significative, che diventano un ulteriore commento, questa volta oggettivo, del mondo raccontato. Così Una ro(to)nda sul mare descrive, con icasticità, un mondo vuoto e di plastica oppresso dalla noia e dall’egoismo, e i cui protagonisti non hanno di meglio da fare che offendere o pestare questo o quello. Intanto, osserva l’autore con grande finezza, quasi a voler esprimere un desiderio di fuga e di evasione, le nuvole almeno sorvoleranno gli oceani e le terre, libere e senza barriere e confini, sans papier da sempre, padrone indiscusse dell’aria e delle rotte, con gli aironi rossi e le oche lombardelle, con le albanelle e i fagiani approderanno su terre dove troveranno asilo e ospitalità, volando alto sulle ansie e le angosce umane.

In questa conclusione foscoliana (si veda la chiuda de I sepolcri) notevole è il senso di tristezza ma anche di speranza, che l’autore ci comunica.

Altri racconti affrontano con ironia lieve altre emergenze della nostra epoca, con un occhio rivolto piuttosto alle realtà meridionali che a quelle dell’opulento Nord. È il caso di Il miracolo di Sant’Eucarpio, che affronta i temi della marginalità, oppure Balì e Abel, che è incentrato sulle meschinità quotidiane e sull’incapacità ad amare - qui la favola diviene sempre più dolorosa -, o Bella ciao! Quest’ultimo racconto è ancora incentrato sull’immigrazione, vista da un’ottica nuova rispetto al primo racconto.

Il motivo dell’amore, dell’odio e della morte compare in Frizz e in Il califfo, una novella verista o decadente, mentre molto delicato è il sentimento in Il venditore dei sogni, una vera e propria favola, dove il foedus perpetuum aeternae amicitiae catulliano si invera nella storia di Laura.

Insomma, in questi racconti possiamo cogliere numerosi registri e toni, sebbene a prevalere siano sempre tinte ben definite, dall’ironia alla denuncia al gusto per il macabro. Prendiamo il caso di Espedito, figura riuscita protagonista de Il miracolo di Sant’Eucarpio, in cui la credulità popolare è utile ad assolvere il mendicante, che ha pensato bene di farsi prestare dal santo il ricavato della questua paesana: Espedito imboccò la via d’uscita, scrive nella chiusa De Vita, e salutando diede appuntamento all’anno successivo. Intanto, sul sagrato della parrocchia si erano riunite le comari bigotte del paese […]. La folla emozionata fino alle lacrime spinse di nuovo il miracolato dentro la chiesa, nello stupore di don Saverio e lo sconcerto del maresciallo; intanto, Teodoro, il solerte campanaro, su in cima al campanile, col vigore nelle braccia e con la fede nel cuore, prese a percuotere le campane a festa!

L’ironia è ancora nella conclusione di Bella ciao!, che nel titolo sembra alludere a qualche impresa partigiana e invece descrive un paese improvvisamente abbandonato dagli immigrati, e perciò impossibilitato a continuare l’esistenza di sempre: mancano manovali, badanti, operai, lavavetri, bambini e studenti …

Non meno preoccupato è l’anziano falegname, che ha perso il suo amore mercenario, mentre contento è soltanto don Evaristo, che ha visto debellata la prostituzione: Poco male, conclude l’autore, caro mastro Andrea, tornerai alle tue onanistiche abitudini adolescenziali e con i risparmi ti pagherai la visita oculistica, rimpiangendo la bella moldava!

Ironia e gusto per il macabro si trovano, invece, in Il califfo, dove alla scena truculenta della donna inzuppata di sangue si contrappone la disperazione del maresciallo analfabeta: "Figlia mia, cosa sei stata capace di

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