Goditi subito questo titolo e milioni di altri con una prova gratuita

Gratis per 30 giorni, poi $9.99/mese. Cancella quando vuoi.

Vendetta dal passato: Serie Donovan, #2

Vendetta dal passato: Serie Donovan, #2

Leggi anteprima

Vendetta dal passato: Serie Donovan, #2

Lunghezza:
222 pagine
3 ore
Pubblicato:
Jul 20, 2017
ISBN:
9788826484884
Formato:
Libro

Descrizione

VENDETTA DAL PASSATO

L'Onorevole Janet Preston avrebbe rotto ogni regola per riavere indietro il nipotino di sei anni che è stato rapito. Ma non era preparata a scontrarsi con l'unico uomo che ha segretamente amato per anni, il detective Chase Donovan, il cui compito è quello di trovare Stephen. E quando la tensione si surriscalda tra loro, Janet sa di dover lottare contro il tempo e contro il suo cuore.

Ogni volta che l’angosciata madre adottiva lo tocca, e gli sta vicino, rende il lavoro di Chase molto più difficile. Quando questo incubo sarà finito, dove troverà la forza di allontanarsi da questa donna e dal suo amato bambino, senza volere di più?

Serie Donovan
Sotto Copertura - Libro 1
Vendetta Dal Passato - Libro 2
Protezione Testimoni - Libro 3
Indagine Pericolosa - Libro 4
Passione Segreta - Libro 5
Missione Privata - Libro 6
 
Pubblicato:
Jul 20, 2017
ISBN:
9788826484884
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Sono nata a Milano e sono cresciuta in un mondo di libri. Mia madre era una lettrice vorace e mi ha trasmesso il suo amore per la narrativa. I miei primi ricordi sono: io con un libro in mano o mentre disegno con le matite colorate, per ore intere. Ho scritto il mio primo romanzo quando avevo vent’anni, ma l’amore per la pittura mi ha portato a studiare arte. Ho frequentato l’Accademia di Brera a Milano, ma poi ho proseguito per altre strade. Durante gli anni ho continuato a dipingere e a scrivere, ma non ho mai pensato seriamente a fare pubblicare i miei lavori. Fortunatamente, quando mi sono decisa a farlo, nel 2012, Amazon ha consentito agli scrittori come me di pubblicare i propri romanzi. E lo stesso è successo con gli altri rivenditori come B & N, iBooks, Google e Kobo che hanno aperto le loro porte agli autori. Quando non sto scrivendo, dipingo, leggo o faccio delle lunghe  passeggiate col mio adorato cane.


Correlato a Vendetta dal passato

Leggi altro di Paola Camberti

Libri correlati

Articoli correlati

Anteprima del libro

Vendetta dal passato - Paola Camberti

Camberti

Prologo

––––––––

L’uomo era seduto nella sua auto e li guardava.

Proprio come aveva fatto ieri. Il giorno prima. E il giorno prima ancora.

Li guardava e memorizzava i loro movimenti.

Non voleva che ci potesse essere alcuno sbaglio di persona.

Era proprio questo che lo aveva messo nei guai in passato. Pensava di essere stato attento, di non avere commesso nessun errore, quando invece lo aveva fatto. Si era sentito sicuro di sé, convinto di essere più furbo di tutte le persone che lo circondavano.

Questa volta era più consapevole. Sapeva che doveva dimostrare con i fatti di essere davvero più furbo di quello che tutti pensavano che lui fosse. Ma, doveva essere prudente e calcolare molto bene le sue mosse.

Ancora adesso non capiva come aveva fatto a compiere il passo falso che aveva causato la sua rovina.

Però, non era finita. Aveva ancora il suo orgoglio che intendeva vendicare.

E la sua vita.

Perché la donna che viveva nella casa che stava osservando, il cui andirivieni aveva studiato a memoria, gli aveva portato via tutto.

Lasciandogli solo quelle due cose, il suo orgoglio e la sua vita.

Ma non bastava, lui voleva di più.

Suo figlio.

Il tempo della vendetta era finalmente arrivato.

Con molta attenzione girò la chiave nel blocchetto di accensione.

Il veicolo si mise in moto, pronto per fare il suo lavoro.

Sorrise tra sé, mentre inseriva la leva del cambio automatico in modalità drive.

L’attesa era finita, adesso era tempo di agire.

Capitolo 1

––––––––

Janet Preston di solito non dormiva mai troppo.

Al contrario, le bastavano cinque o sei ore di sonno per ricaricarsi. L'ex avvocatessa, adesso era un giudice rispettato e apprezzato dalla corte di giustizia penale. Possedeva un orologio biologico che le faceva aprire gli occhi, almeno cinque minuti prima che la sveglia sul comodino suonasse.

Era stato sempre così, fin da quando aveva iniziato a lavorare in tribunale cinque anni prima.

Ma a volte, dopo aver passato una notte a studiare attentamente un caso e aver combattuto con la sua coscienza, ripetendosi che quella era la decisione giusta da prendere, si ritrovava a rigirarsi nel letto, sapendo che il sonno, ormai non sarebbe più venuto.

E se, dopo tanto tempo arrivava, portava con sé una sensazione pesante che invece di separarla dal resto del mondo, si limitava a intorpidirla.

E quella mattina, quando si era svegliata nel grande letto che aveva scelto insieme a William, il suo ex marito, a malapena riusciva a tenere gli occhi aperti.

Non aveva ancora guardato l’orologio accanto al telefono. Ma quando schiacciò il pulsante e il display si illuminò, i numeri che vide la fecero tirare su di scatto.

Sette e trentacinque.

Sarebbe dovuta essere in tribunale alle otto e un quarto.

Janet non ebbe alcun ricordo della sua corsa per le scale che conducevano al piano inferiore.

Pensavo che questa mattina volessi continuare a dormire, Janet.

La governante la salutò esattamente tredici minuti più tardi, quando con i capelli ancora umidi per la doccia e il tailleur blu indossato in fretta, entrò come un fulmine in cucina.

L’immagine di Stephen, il suo nipotino di sei anni, l’aveva registrata con la vista periferica, e le era parso che indossasse qualcosa di blu, o forse di azzurro.

Se avessi avuto intenzione di dormire di più, Grace, te lo avrei detto ieri sera.

Senza volerlo, Janet pronunciò quelle parole in modo brusco.

Le ci volle uno sforzo per tenere a bada i nervi. Non aveva pazienza con i ritardatari e ancor di più, se era lei stessa ad esserlo. Avrei dovuto essere in macchina almeno quindici minuti fa.

Con la valigetta in una mano e un faldone pieno zeppo di documenti nell'altra, Janet corse fuori dalla porta fino al garage dove la sua Mercedes era alloggiata. In fretta gettò tutto nell’auto e salì.

Iniziò a guidare lungo la strada principale, ma d’un tratto le venne in mente di non avere salutato Stephen. Da quando suo fratello e la moglie, i genitori del bambino, erano morti in un incidente stradale tre anni prima, lo aveva preso sotto la sua tutala e lo aveva accolto in casa sua.

E da più di due anni, Stephen era diventato ufficialmente suo figlio adottivo.

Ebbe l’impulso di tornare indietro, ma non c'era tempo. Era già in ritardo e continuò a guidare.

––––––––

Era ora che arrivassi. Tutti gli altri sono già seduti a tavola.

Carol salutò il figlio primogenito, che stava entrando dalla porta d’ingresso, per poi richiudersela alle spalle.

Quindi tornò in cucina a finire di preparare la colazione.

Carol aveva sessantacinque anni ed era stata una delle prime donne a divenire capo della polizia, e a detta dei suoi colleghi, era stata un capo della polizia dannatamente brava.

Chloe scivolò al tavolo dell’ampia cucina accanto al fratello gemello Matt. Mentre Scarlett e il fratello più giovane, Grant erano già impegnati a mangiare. Chase fece un cenno di saluto a tutti e rimosse il tovagliolo dal centro del suo piatto. Non aveva una gran fame, ma la colazione nella casa dove lui era cresciuto, era un rituale consolidato.

Chase gettò un’occhiata alla tavola imbandita, e si chiese come sua madre avesse sempre voglia di preparare tutto questo. Se non fosse stata una donna energica, non avrebbe potuto diventare capo della polizia di Sacramento. Quando a volte ci pensava, si rendeva conto che non c’erano mai state delle vere alternative alla loro scelta professionale. Suo nonno era stato lo sceriffo di una cittadina nel Montana, e anche i fratelli di sua madre erano entrati nella polizia. Il più giovane dei due, Scott, era capo dei detective. Mentre l’altro fratello, Bill, di tre anni più vecchio, era stato ucciso durante una sparatoria quattordici anni prima. Suo figlio, Thomas si era unito anche lui alla polizia.

Solo Daphne, l’altra figlia di zio Bill, si era staccata dalla tradizione di famiglia ed era diventata una fotografa. Ma anche lei a volte veniva convocata dal dipartimento per via della sua professione, per fotografare gli oggetti che poi venivano catalogati come prove.

Invece la figlia di zio Scott, Victoria, lavorava nell'ufficio del procuratore distrettuale, e i suoi fratelli Liam e Jason, avevano intrapreso il percorso del padre, entrando nelle forze dell’ordine.

Allora, che cosa ti ha trattenuto? Domandò Carol, mentre metteva i pancakes ancora fumanti nel piatto di Chase.

Ho preso tutti i semafori rossi da casa mia fino a qui. Era una bugia, ma pensò che in un certo senso, poteva essere scusato. Se avesse detto alla madre la verità, lei lo avrebbe guardato con i suoi occhi indagatori, che nel corso della sua carriera, le avevano permesso di capire immediatamente quando una persona le stava mentendo.

Chase pensò che se si fosse mostrato semplice e cordiale, non avrebbe destato troppi sospetti.

Le sorrise con forse un po’ troppa disinvoltura. Sembrano buonissimi, ho una fame...

Carol vide attraverso di lui, come faceva con tutti i suoi figli. Aveva un sesto senso che le faceva intuire quando qualcosa non andava.

Ma preferì non indagare, non voleva metterlo a disagio. Più di una volta aveva visto il figlio alla deriva in acque turbolente, e sempre gli aveva gettato un salvagente per uscire da quelle situazioni disperate. Invece per lei, non ci sarebbe stato nessun salvagente.

Ogni prova tangibile che Henry fosse ancora vivo, era ormai svanita da dodici anni.

Allora ti conviene mangiarli, finché sono ancora caldi.

Chase guardò il vapore che si levava dal piatto, e attese che la madre finisse di riempire la sua tazza di caffè, poi la guardò. Posso versarmi il caffè da solo, non voglio che lo faccia tu per me.

Carol rimise il bollitore al centro della tavola. Lo so. Ma non mi costa niente farlo Poi alzò un sopracciglio e lo fissò con uno sguardo acuto. O vorresti negare a tua madre, uno dei pochi piaceri che le sono rimasti nella vita?

Chase sospirò e scosse la testa. Mise due cucchiaini di zucchero nel caffè e dopo averlo girato, prese la tazza con entrambe le mani, e fece un lungo sorso. Il caffè che faceva sua madre era ottimo e avrebbe risvegliato anche un morto, e quella mattina aveva davvero bisogno di tutta l’energia che poteva procurarsi.

Aveva dormito poco. Aveva lavorato fino a tardi su un caso che non gli dava pace da mesi.

Insieme a quello, i ricordi di Giselle continuavano a ossessionarlo. Tra sei giorni sarebbe passato un anno esatto dalla sua morte.

Pensava che con il tempo le cose sarebbero migliorate, che avrebbe dimenticato e sarebbe andato avanti con la sua vita, invece si sbagliava.

Quella terribile esperienza, gli aveva insegnato che non poteva contare su nulla, tranne che sulla sua famiglia. Loro erano le uniche persone che finora non lo avevano mai abbandonato ed era certo, che non lo avrebbero mai fatto.

Ma quell’evento drammatico, non era qualcosa in cui la sua famiglia avrebbe potuto aiutarlo.

Il meglio che potevano fare era restargli accanto, sostenendolo con la loro presenza silenziosa, senza tante parole, che in quel frangente erano davvero inutili.

Così, Chase si era gettato a capofitto nel suo lavoro per distrarsi dal dolore e cercando di colmare il vuoto che lo accompagnava costantemente.

Ma il dolore si rifiutava di farsi spingere via per non più di un paio di giorni alla volta.

Non perché voleva dimenticare Giselle, con la quale aveva passato i momenti più belli della sua vita.

Ma perché voleva essere capace di pensare a lei, senza sentire ogni volta il petto trafitto da mille pugnalate, che rendevano il solo atto di respirare, uno sforzo enorme.

Come se avesse letto la sua mente, sentì la mano della madre sulla spalla. Una lieve pressione, niente di più. Ma era sufficiente. Sorrise in segno di gratitudine, per la sua comprensione.

Ed era altrettanto grato che non gli dicesse nulla.

Poi, la madre tornò di nuovo ai fornelli. Aveva sempre amato cucinare e da quando era andata in pensione era diventata ancora più brava.

Stava per portare a tavola un piatto di uova strapazzate, quando la suoneria di un telefonino, si sovrappose al vociare generale. Tutti abbassarono lo sguardo verso la propria cintura.

Una luce blu evidenziò il display rivolto verso di lui. E’ il mio, disse Chase.

Era quello che ci mancava, sospirò Carol, scuotendo la testa.

Lei sapeva che il figlio sarebbe uscito momentaneamente dalla cucina.

Adesso che era dall'altra parte della barricata, sentì la frustrazione che suo marito aveva dovuto sopportare ogni volta che arrivava una chiamata durante un pasto. E ai tanti appuntamenti saltati a causa delle esigenze del suo lavoro.

Lanciò un’occhiata accusatoria ai pancakes appena toccati nel piatto di Chase. Non hai neppure mangiato a sufficienza per resistere fino a metà mattinata.

I due gemelli, Matt e Chloe si lanciarono uno sguardo d’intesa.

Chase alzò la mano per intimare il silenzio, tirò fuori il suo cellulare e si alzò per allontanarsi dal tavolo.

Quando entrò in salotto, rispose alla chiamata.

Donovan.

Ho bisogno che vieni subito qui.

Riconobbe la voce. Apparteneva al detective al quale era stato affiancato per due anni.

Jim Wooden.

All’inizio l’uomo pensava che Chase si trovasse lì per via del cognome che portava, ma aveva imparato presto che era stata la sua bravura ad avergli fatto guadagnare il distintivo. Wooden era stato il suo partner fino a poco tempo fa.

Che cosa c'è? Volle sapere Chase.

Abbiamo trovato una donna morta sul marciapiede. Sembra che sia stata investita da un’auto.

Chase attese che il collega proseguisse, ma lui non lo fece. E’ stata travolta da un pirata della strada?

Già, il bastardo è fuggito.

Ancora non capiva. Quindi si tratta di un omicidio colposo. Ma cosa c’entro io?

Chase aveva a che fare con i vivi, non i morti. Il suo reparto si occupava della ricerca di persone scomparse. Dodici anni fa, suo padre era salito in auto per andare al lavoro, e non era più tornato.

La vettura era stata ritrovata immersa in un fiume a una decina di chilometri da casa, nonostante le numerose ricerche, il suo corpo non era stato mai ritrovato.

Sua madre non aveva mai rinunciato alla speranza che un giorno Henry Donovan sarebbe tornato di nuovo a casa. E in qualche modo, Chase sentiva che lavorando ai casi di persone scomparse, sua madre mantenesse viva l’illusione che suo marito potesse essere ancora vivo.

Non era sola, proseguì a parlare Jim. Con molta probabilità, la donna aveva un bambino con lei. Uno dei poliziotti sulla scena ha guardato nel portafoglio della donna. Si chiamava Grace Anne Miller ed era la governante del giudice Janet Preston. Si fermò per un attimo, lasciando che le sue parole penetrassero nelle orecchie di Chase. Il bambino che manca è il nipote del giudice.

Come riconobbe il nome, un nodo venne fuori dal nulla e gli strinse la bocca dello stomaco.

Arrivo subito. Chase chiuse il telefono e si voltò. Sua madre era in piedi accanto alla porta e lo guardava. Nel punto dove si trovava, non doveva avere sentito molto della conversazione. Pensò se era meglio dirle qualcosa. Lei conosceva senz’altro Janet Preston e sicuramente le era già capitato di incontrarla.

Ma decise che quello non era il momento giusto. Purtroppo devo andare. C’è una vittima.

Carol sapeva che quando il dovere chiamava, non c’era nulla da fare, lei stessa era sempre stata in prima linea. Ma ora, vedere che anche i suoi figli erano sottoposti allo stesso gravoso impegno, le stringeva il cuore.

Arrabbiata con se stessa per aver avuto un momento di debolezza, si riprese e si schiarì la voce.

Vai. Ti stanno aspettando.  E salutami Jim.

Chase si fermò, non le aveva detto chi era al telefono. Come fai a sapere che era lui?

Lei fece un sorriso ambiguo. Sono vecchia e ho sviluppato un certo sentore. Ora vai, prima che la scena del crimine venga contaminata.

Se non lo è già stata, pensò Chase. Annuì e si precipitò fuori dalla porta dalla quale era entrato, meno di dieci minuti prima.

––––––––

Due ore più tardi, Chase era in uno dei corridoi del tribunale. Cercò di raccogliere il coraggio e le parole giuste.

Ma non esistevano parole giuste. Non per questo.

Il corridoio al primo piano era quasi vuoto. Le corti erano in sessione dietro le pesanti porte di legno scuro, che si stagliavano lungo le pareti. Se avesse ascoltato con attenzione, avrebbe potuto udire le arringhe degli avvocati.

E dietro quella serie di porte, la vita della gente veniva alterata da un giudice che applicava la legge nella maniera che riteneva più giusta. Per quanto possibile.

Stava per incontrare la donna nota per la sua integrità, che nella vita aveva già avuto la sua parte di dolore.

Al quale lui stava per aggiungerne altro.

Chase emise un lungo respiro e poi ne fece subito un altro per calmarsi. Aveva appena lasciato la scena dell'incidente, anzi la scena del delitto, pensò.

La governante del giudice era una bella donna sulla cinquantina, che secondo il medico legale, era morta sul colpo. E nonostante il fatto che l’incidente si fosse verificato in una strada di intenso passaggio, non c’erano testimoni che potessero raccontare cosa fosse successo.

Almeno, finora nessuno si era fatto avanti.

Ma era ancora

Hai raggiunto la fine di questa anteprima. Registrati per continuare a leggere!
Pagina 1 di 1

Recensioni

Cosa pensano gli utenti di Vendetta dal passato

0
0 valutazioni / 0 Recensioni
Cosa ne pensi?
Valutazione: 0 su 5 stelle

Recensioni dei lettori