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Passione segreta: Serie Donovan, #5

Passione segreta: Serie Donovan, #5

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Passione segreta: Serie Donovan, #5

Lunghezza:
235 pagine
3 ore
Pubblicato:
Jul 20, 2017
ISBN:
9788826484853
Formato:
Libro

Descrizione

PASSIONE SEGRETA

Chloe Donovan non si era mai imbattuta in un caso troppo difficile da risolvere, o in un poliziotto la cui vita non fosse un libro aperto per lei. Ma dopo aver trascorso un solo giorno col suo nuovo partner, Damien Wilson, non era più sicura delle sue capacità. Gli uomini volevano essere come lui, mentre le donne lo volevano e basta. Invece Chloe voleva semplicemente conoscere l'uomo dietro il distintivo, perché il suo sesto senso avvertiva che nascondeva qualcosa. E da buon poliziotto, lei era decisa a scoprirlo.
Naturalmente, un buon poliziotto sapeva che era sbagliato baciare il proprio partner e superare la linea di confine tra essere colleghi ed essere amanti. Eppure Chloe era colpevole in entrambi i casi e peggio ancora, non sembrava in grado di fermare quello che lei stessa aveva iniziato...

Serie Donovan
Sotto Copertura - Libro 1
Vendetta Dal Passato - Libro 2
Protezione Testimoni - Libro 3
Indagine Pericolosa - Libro 4
Passione Segreta - Libro 5
Missione Privata - Libro 6
 
Pubblicato:
Jul 20, 2017
ISBN:
9788826484853
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Sono nata a Milano e sono cresciuta in un mondo di libri. Mia madre era una lettrice vorace e mi ha trasmesso il suo amore per la narrativa. I miei primi ricordi sono: io con un libro in mano o mentre disegno con le matite colorate, per ore intere. Ho scritto il mio primo romanzo quando avevo vent’anni, ma l’amore per la pittura mi ha portato a studiare arte. Ho frequentato l’Accademia di Brera a Milano, ma poi ho proseguito per altre strade. Durante gli anni ho continuato a dipingere e a scrivere, ma non ho mai pensato seriamente a fare pubblicare i miei lavori. Fortunatamente, quando mi sono decisa a farlo, nel 2012, Amazon ha consentito agli scrittori come me di pubblicare i propri romanzi. E lo stesso è successo con gli altri rivenditori come B & N, iBooks, Google e Kobo che hanno aperto le loro porte agli autori. Quando non sto scrivendo, dipingo, leggo o faccio delle lunghe  passeggiate col mio adorato cane.


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Passione segreta - Paola Camberti

Camberti

Capitolo 1

––––––––

Non c'era nessun segno di riconoscimento negli occhi dell'uomo.

Per quanto si sforzasse di volerlo, Carol Donovan non vide nemmeno il minimo accenno del fatto che lei e suo marito si conoscessero fin dai tempi del liceo.

Che si prendevano spesso in giro, e che erano solo due adolescenti timidi intenti a mascherare la loro crescente attrazione reciproca.

Non c'era nessun indizio sul suo viso che lui ricordasse di essersi sposato subito dopo la scuola superiore, e che mentre Carol era impegnata a farsi strada attraverso i ranghi della polizia di Sacramento, avessero avuto cinque figli.

Lui sembrava non sapere chi fosse. Sembrava non sapere che Carol aveva trascorso gli ultimi dodici anni della sua vita a cercarlo, sperando che in qualche modo fosse riuscito a sfuggire alla tomba d'acqua, che aveva rivendicato il veicolo sul quale stava viaggiando quel giorno.

Era Henry, il suo Henry, ne era sicura. E anche se il nome sulla sua uniforme proclamava che era Sean, lui non apparteneva a questa tavola calda.

Apparteneva a lei.

Alla sua famiglia.

Era Henry, anche se ora i suoi capelli erano un po' meno scuri di quanto ricordasse.

Ma i suoi occhi erano ancora espressivi e profondi come il giorno in cui si erano incontrati.

Poté sentire il proprio cuore battere all'impazzata, quando l'uomo camminò verso di lei.

Che cosa desidera, signora? L'uomo di nome Sean chiese con la voce di Henry.

Voleva disperatamente rispondergli, Tu, invece si chiese come potesse guardarla e non sentire quello che lei provava. Che non le gettasse le braccia al collo nel modo in cui avrebbe voluto buttarle intorno a lui.

Ma la sua formazione come agente, come detective e poi come capo della polizia, la forzò a mantenere il controllo. Ad impedire che le sue mani lo afferrassero per le spalle e lo scuotessero fino a quando la nebbia si levasse dalla sua mente.

Solo una tazza di caffè, gli disse.

Guardò Sean mettere una tazza e un piattino davanti a lei.

Sorrise, strappandole ulteriormente il cuore. Latte?

Lei prendeva sempre il suo caffè nero. Perché non se lo ricordava?

Paziente, dannazione. Devi essere molto paziente, si disse Carol.

Lei guardò le sue dita forti posate sul bancone, mentre aspettava la sua risposta. E poi seppe ciò che doveva dire.

Sì grazie.

Con un cenno del capo, il cameriere collocò un piccolo bricco metallico riempito con il latte e lo mise accanto alla sua tazza. Poi, rovistando tra le posate pulite, prese un cucchiaino e lo posò di fianco al bricco.

Lasciandola con il suo caffè e i suoi ricordi, si recò verso una famiglia di quattro persone, che si era appena seduta al tavolo vicino all'ingresso.

Carol se ne andò tre quarti d'ora più tardi, dopo aver sorseggiato il suo caffè il più a lungo possibile. Il caffè era finito e i ricordi erano troppo dolorosi da sopportare. Era rimasta così tanto solo perché non riusciva a staccarsi da lui.

E perché continuava a sperare che avrebbe visto la luce del riconoscimento nei suoi occhi.

Ma non c'era stata. Carol doveva arrivare al suo obiettivo tramite altri mezzi, molto meno veloci.

Il cucchiaio che Sean aveva maneggiato, lo aveva avvolto con cura in un tovagliolo di carta, e lo aveva infilato in tasca.

Aveva trascorso troppi anni nella polizia per non riconoscere la necessità di avere delle prove concrete.

Adesso aveva le sue impronte digitali.

––––––––

Mentre uscivano da una curva, il detective Chloe Donovan lanciò uno sguardo al profilo da supereroe del suo nuovo partner.

Niente.

Nessun cambiamento di espressione, nessun commento sul fatto che l'auto che stava guidando aveva preso la svolta su due ruote, e che probabilmente si era avvicinata a ribaltarsi.

Niente. Era come essere la partner di una sfinge. Una sfinge dall'aspetto molto sexy e attraente, ma comunque una sfinge.

Erano passati otto mesi da quando erano diventati partner per uno scherzo del destino, a causa di suo zio Bill Donovan, il capo dei detective. Otto mesi durante i quali, il detective di primo grado Damien Wilson aveva forse pronunciato tre dozzine di frasi di propria volontà, senza che gli venissero estorte con una tenaglia.

Chloe sospirò e scosse la testa. Si potrebbe pensare che dopo aver trascorso la sua infanzia in compagnia di tre fratelli, una sorella e sei cugini, avrebbe accolto con gioia questi momenti di tranquillità insieme a una specie di manichino.

Ma il rumore era il suo elemento naturale e lo era sempre stato. Era abituata al caos e alla confusione, pensava meglio così. Il detective Damien Wilson, però, sembrava essere abituato al silenzio.

Ma quella era un'atmosfera che era destinata a farla impazzire.

Proprio come ora.

Il silenzio la rendeva nervosa, inquieta. Chloe avrebbe avuto difficoltà a stare zitta, anche se non stessero guidando a folle velocità, a causa di una chiamata d'emergenza che era giunta poco prima.

Basta, pensò. Abbandonò completamente il suo piano di non essere la prima a rompere il ghiaccio, e di aspettare che fosse lui a parlare.

Non c'erano abbastanza minuti nel corso dell'anno per questo.

Ti rendi conto che non hai detto dieci parole da quando sei venuto in servizio questa mattina?

Damien le lanciò uno sguardo solo dopo parecchi minuti, facendole pensare che: o era diventato sordo, oppure non l'aveva sentita.

Non vedo la necessità. Te la cavi bene anche da sola, rispose senza nemmeno un accenno di sorriso sulle labbra.

Il fastidio la fece spostare di nuovo, poco prima che passassero col semaforo rosso.

Soffiò un sospiro. Dannazione Wilson, non mi piace continuare a fare monologhi. Un po' di sforzo da parte tua non sarebbe male.

Le sue larghe spalle si alzarono e si abbassarono in meno di un batter d'occhio. Sì, bè, non possiamo sempre avere ciò che vogliamo.

Lei aggrottò la fronte. Ultimamente, pensò, le era capitato spesso di aggrottarla. E quella statua di un partner aveva molto a che fare con questo. Avresti una migliore possibilità di ottenere ciò che vuoi, se lo esprimessi a parole.

Damien le diede un'altra rapida occhiata, prima di tornare a guardare la strada. Quello che voleva era che lei smettesse di spronarlo, doveva accettare le cose così com'erano, e soprattutto doveva imparare a stare zitta.

La donna parlava più delle poche altre persone che conosceva. E non aiutava il fatto che ultimamente sembrava essersi insinuata nei suoi pensieri sempre di più.

Non solo per la sua incessante parlantina, ma anche per il semplice fatto di essere accanto a lui. C'era un prurito che gli cresceva dentro, un prurito a cui non prestava volutamente attenzione, perché sapeva che non si sarebbe potuto grattare. Mai.

La sua voce era di pietra, completamente priva di emozioni. Non dove sto cercando.

E dove sarebbe? Fu tentata di chiedergli, non che lei sperasse di ottenere una risposta.

Damien non era molto bravo in questo. Tutto quello che sapeva su Damien John Wilson lo aveva ricavato hackerando il suo file personale riposto nel computer.

Va bene, doveva ammettere che l'uomo non aveva avuto una vita facile. Rimasto orfano in giovane età, quando uno spacciatore aveva ucciso entrambi i suoi genitori, Damien era stato rapidamente incorporato nel sistema delle case famiglia, quando nessun parente era venuto a reclamarlo. In effetti gli era stato dato un biglietto di sola andata per l'inferno, per sopravvivere come meglio poteva.

Che poi fosse diventato un detective della polizia, piuttosto che uno spacciatore egli stesso, era un punto a suo favore, e lei sarebbe stata la prima a lodarlo. Tuttavia, per quanto poteva dire, non aveva fatto il pieno passaggio dal lato oscuro alla luce, anche dopo aver raggiunto questo obiettivo.

E dopo otto mesi in sua compagnia, era ancora totalmente impegnata a cercare di trascinare l'uomo dai capelli scuri, e dagli occhi azzurri in piena luce.

O morire provandoci.

Erano in giornate come questa, lei ne era abbastanza certa, che la seconda ipotesi si sarebbe avverata.

Chloe vide un'altra curva davanti a loro e si preparò. Allora forse è necessario che ti sforzi ad assumere un altro atteggiamento, uno più solare per cominciare.

Cerchiamo invece di concentrarci sul furto in corso, disse Damien senza il beneficio di darle un'altra occhiata.

Chloe si tenne forte quando il suo partner prese la curva bruscamente. L'uomo si comportava come un monaco che era determinato a osservare un voto di silenzio a tutti i costi, ma di certo non guidava come uno di loro. Appoggiò entrambe le mani sul cruscotto, mentre si apprestava a prendere un'altra curva veloce.

Trattenne il fiato. Il pensiero evocò un sorriso inconsapevole. C'erano giorni che lo faceva anche quando Damien non stava guidando affatto. Ma quella era una cosa che non poteva permettersi di far risalire in superficie. Sarebbe stato come lanciare fuori dalla finestra la loro partnership.

Stavano dirigendosi verso la rapina in casa che era ancora in corso. Erano stati avvertiti da una chiamata fatta da una delle vittime, una bambina coraggiosa di dieci anni, che Chloe pensava, aveva dimostrato più fegato rispetto alla maggior parte degli adulti.

Era la sesta rapina in casa nel quartiere in meno di un mese. Questa volta, era ancora in corso in un complesso di appartamenti di lusso sul lato ovest della città. La bambina era riuscita a nascondersi col telefono cordless in un armadio, consentendo loro di arrivare immediatamente sul posto.

L'emergenza aveva appena ristretto il perimetro e confermato l'indirizzo meno di due minuti fa.

Era abbastanza per fare premere a Damien il pedale dell'acceleratore, per tutto il resto del percorso.

Come le auto freneticamente si fecero da parte per far passare il veicolo e la sua sirena, Chloe si chiese se sarebbero arrivati a destinazione tutti interi.

Pensi che siano gli stessi che hanno eseguito le ultime cinque rapine? Gli domandò, prima di rimettere le mani sul cruscotto quando Damien curvò di colpo a destra.

I clacson suonarono da tutte le direzioni fondendosi con lo stridio dei freni.

Damien non sembrò nemmeno pensare alla domanda. Per una volta, rispose senza fatica.

Probabilmente.

Molte persone sapevano quando era l'ora di fermarsi ma quelli sull'altro lato della legge erano una razza speciale. I cervelli che avevano ricevuto al momento della nascita non erano abbastanza elastici per permettere loro di controllarsi.

Di prendere in considerazione le conseguenze e non solo i guadagni.

Chloe scosse la testa quando vide che non avevano mai preso un semaforo rosso.

Credo che il successo ti renda audace.

Damien era tentato di chiederle che cosa avesse fatto di così audace, ma sapeva che avrebbe sicuramente ottenuto una risposta più lunga di quella che era disposto a sopportare.

Così mantenne la domanda per sé, lasciandola morire di morte naturale.

Lui sarebbe anche stato disposto a parlare di più, se lei avesse parlato di meno.

Forse era meglio lasciare le cose come stavano. Parlare portava in posti che non era disposto ad esplorare.

Damien ancora si chiedeva che cosa stava pensando il capo, quando li aveva messi insieme.

L'uomo era suo zio, accidenti, doveva pur avere un indizio su come era la nipote.

Da parte sua, Damien andava a casa ogni sera prendendo una pastiglia per il mal di testa e ripensava al suo vecchio partner. Un uomo che conosceva il valore del silenzio e non parlava finché non gli veniva chiesto.

In tre anni lui e George non avevano scambiato tutte le parole che erano volate fuori dalla bocca di Donovan in tre ore.

Rimpianse la scelta di George, che dopo essere stato ferito da un colpo di pistola l'aveva preso come un presagio, dicendo che aveva già usato la sua quota di fortuna.

Il suo ex partner era ormai dietro una scrivania e preferiva, diceva scherzando, tenere una penna in mano piuttosto che puntare un'arma contro qualcuno.

La richiesta di un lavoro d'ufficio aveva coinciso con il pensionamento del partner di Donovan.

Da quello che aveva sentito, era il suo secondo pensionamento. Pensò che sarebbe andato in pensione anche lui, se ciò significava arrivare finalmente ad avere un po' di pace e tranquillità.

Soprattutto mettere un coperchio su questa maledetta irrequietezza che si sentiva dentro.

Raggiunta la destinazione, Damien fermò bruscamente la macchina della polizia di fronte all'edificio in questione. Avevano battuto in velocità le altre volanti, ma non si era aspettato niente di meno. Quello era stato il suo intento fin dall'inizio.

L'appartamento dei Milton, secondo la figlia terrorizzata che aveva effettuato la chiamata, si trovava al terzo piano. Damien non perse tempo, saltò fuori del veicolo e sbatté la portiera quasi contemporaneamente. Non si preoccupò di guardare da sopra la spalla per vedere se la bionda dagli occhi azzurri, la rovina della sua esistenza, era dietro di lui.

Non ce n'era bisogno. Se aveva imparato una cosa negli ultimi otto mesi, era che la donna gli stava attaccata come la colla.

Probabilmente aveva qualcosa a che fare con il fatto che il resto della sua famiglia era nelle forze dell'ordine. Era stata cresciuta in un ambiente competitivo e ovviamente, sentiva che aveva qualcosa da dimostrare.

Bè, non a lui. L'unica cosa che avrebbe voluto che lei dimostrasse era che avesse un cervello abbastanza sviluppato. Questo significava non correre nel vortice del pericolo, ogni volta che se lo trovava davanti.

Che poi lui lo facesse, era un altro discorso. Dopo tutto, era un uomo. Gli uomini dovevano fare questo genere di cose. Inoltre, lui non aveva nulla da perdere. Invece, da come parlava Donovan, lei amava la vita. Ciò significava che aveva tutto da perdere.

Lui, d'altra parte, non aveva mai amato la vita. La tollerava e basta.

Per quanto lo riguardava, lui e la vita non erano altro che degli ottimi nemici.

Ignorando la domanda sbigottita del portinaio, Damien corse nell'edificio e rapidamente prese le scale fino al terzo piano. L'eco dei passi di Chloe gli disse che era proprio dietro di lui.

Il suo sguardo abbracciò tutto in una rapida occhiata. Il sontuoso corridoio dove si trovava l'appartamento sembrava pronto per essere fotografato.

Tranquillo, elegante, appariva un ambiente improbabile per una rapina. Che era proprio ciò che lo rendeva appetibile ai criminali.

Fece cenno a Chloe di mettersi sul lato sinistro della porta, mentre lui si mise su quello destro.

Damien si sforzò di ascoltare i suoni provenienti dall'interno dell'appartamento.

Solo dei flebili mormorii giunsero a lui. I suoi occhi incontrarono quelli di Chloe.

Lei annuì, indicando che li aveva sentiti.

Tenendo le dita alzate, Damien contò silenziosamente fino a tre, poi si girò e prese a calci la porta. Quando la aprì, puntò la pistola, pronto a sparare a qualsiasi cosa si muovesse.

Polizia! Gridò.

La sua voce rapidamente si disperse nel coro di urla, imprecazioni e confusione.

In una frazione di secondo, Chloe vide sette persone, due anziani, due di mezza età e tre bambini, tutti con il terrore sul viso, immobili sul posto. Le braccia erano sollevate sopra le loro teste e ovviamente erano le vittime in quella situazione.

Altre due persone erano in fuga verso il retro della casa, molto probabilmente verso la scala antincendio, pensò Chloe.

Fermi o sparo! Damien urlò, ma nessuno dei due uomini si fermò.

Invece, essendo entrambi agili e atletici, si spinsero attraverso la finestra aperta e sparirono in un istante.

Damien si gettò all'inseguimento. Resta qui, gridò sopra la sua spalla, aspettandosi che lei ubbidisse. Ma non aveva fatto bene i suoi calcoli.

E da quando sei diventato il mio capo? Chloe sbottò.

Mezzo passo indietro, lei lo seguì sulla scala antincendio fino al tetto, dove i ladri erano scappati meno di un minuto prima.

Damien non si preoccupò di risponderle, sapendo che era inutile sprecare fiato ed energia.

Invece, si concentrò sui due ladri che si muovevano con la velocità di chi non è la prima volta che fa questo genere di cose.

Era convinto che fossero gli stessi che avevano già

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