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Il Fascismo: Autoritratto di una nazione

Il Fascismo: Autoritratto di una nazione

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Il Fascismo: Autoritratto di una nazione

Lunghezza:
31 pagine
52 minuti
Pubblicato:
18 lug 2017
ISBN:
9788893451949
Formato:
Libro

Descrizione

Un'analisi lucida e attenta della dittatura creata da Mussolini.

Camillo Berneri (Lodi, 20 maggio 1897 – Barcellona, 5 maggio 1937) è stato un filosofo, scrittore e anarchico italiano, ucciso nel maggio 1937 durante la battaglia intestina al fronte antifascista spagnolo delle giornate di maggio, avvenuta a Barcellona tra comunisti e anarchici durante la guerra civile spagnola. 

 
Pubblicato:
18 lug 2017
ISBN:
9788893451949
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Il Fascismo - Camillo Berneri

costruttore

Il fascismo, le masse, i capi

Sarebbe di un interesse di carattere strettamente storico risalire al periodo precedente lo sviluppo sindacale del fenomeno fascista, se questo sguardo retrospettivo non fosse pure utile a combattere uno stato d'animo oggi molto diffuso: la sfiducia nelle masse. Questa sfiducia è uno dei più gravi ostacoli alla ripresa della lotta dei partiti di sinistra e ad una esatta valutazione delle possibilità di un movimento classista immune da quei difetti propri del passato periodo demagogico.

Che grandi masse proletarie siano passate dalle bandiere rosse ai gagliardetti neri è un fatto che dimostra, indiscutibilmente, l'impreparazione politica della classe operaia, incostante e per difetti propri della razza latina e per insufficiente maturità di coscienza. Ma non è un fatto che può giustificare il pessimismo di molti dei vinti, né il larvato disprezzo dei vincitori. Né può giustificare la leggerezza, e in taluni casi, la vile disonestà dei capi.

All'inizio del 1919 le piazze d'Italia rigurgitavano di malcontenti, i più reduci dal fango delle trincee, comizianti che gridavano evviva alla rivoluzione e a Lenin, suo profeta.

La stampa rossa moltiplicava la tiratura ed allungava le colonne delle sottoscrizioni. I sindacati diventavano sempre più pletorici, e spettacolosa era l'affluenza di nuovi aderenti alle sezioni e gruppi dei partiti di avanguardia. Le elezioni del novembre 1919, programmaticamente estremiste, portarono al Parlamento una ingrossata pattuglia di sedenti alla estrema sinistra. Ma i comizi, le dimostrazioni, i cortei si succedevano, senza che si profilasse né la figura di un grande condottiero né la ben organizzata compagine di un partito di governo. I moti del caro-viveri, della primavera del 1919, ibrida esplosione di malcontenti aizzati, più che altro dai quotidiani «benpensanti», si spensero in pozze di vino e di olio, e si soffocarono in scorpacciate. Non era ancora istituita la Guardia Regia, v'era l'impazienza del congedo nell'esercito, e il Governo lasciò sfogo alla piccola rivoluzione pantagruelica.

Forse il Governo vedeva

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