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Heka La magia nell'antico Egitto

Heka La magia nell'antico Egitto

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Heka La magia nell'antico Egitto

valutazioni:
1/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
577 pagine
6 ore
Pubblicato:
15 mag 2017
ISBN:
9788885519060
Formato:
Libro

Descrizione

Nell’Antico Egitto il confine tra Magia e Religione è molto labile e molto spesso le due esperienze si fondono. La Magia nasce con atto creativo del Demiurgo, forza naturale densa di vibrazioni tali da infondere vita al creato esprimendosi e materializzandosi nella parola. In ogni momento della cultura egiziana, nell’architettura sacra, nella religione, nel vivere quotidiano, nella morte, la Magia è sempre presente in forma immanente o latente. Ricerche e pubblicazioni sulla Magia nell’Antico Egitto sono numerosissime, quasi tutte in lingua straniera, che hanno dato un notevole impulso alla comprensione di questa cultura dello spirito. Questo lavoro vuole tentare di far conoscere in italiano le varie manifestazioni della Magia nella terra del Nilo attraverso le fonti scritte. Lo scopo è di presentare le testimonianze più varie, e delle quali alcune poco note, che porteranno il lettore nell’avventura di un mondo pulsante di esperienze che, pur se antiche, si ritrovano ancora oggi nelle preoccupazioni della vita.
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15 mag 2017
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9788885519060
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Heka La magia nell'antico Egitto - Pietro Testa

Heka

La Magia

nell’antico

Egitto

Pietro Testa

© Tutti i diritti riservati alla Harmakis Edizioni

Divisione S.E.A. Servizi Editoriali Avanzati,

Sede Legale in Via Volga, 44 - 52025 Montevarchi (AR)

Sede Operativa, la medesima sopra citata.

Direttore Editoriale Paola Agnolucci

www.harmakisedizioni.org

info@harmakisedizioni.org

I fatti e le opinioni riportate in questo libro impegnano esclusivamente l’Autore.

Possono essere pubblicati nell’Opera varie informazioni, comunque di pubblico dominio, salvo dove diversamente specificato.

ISBN: 978-88-85519-06-0

On ne peut pas décrire

l’émotion quand on traduit un

texte hiéroglyphique.

Prefazione

Nell’antico Egitto il confine tra magia e religione è molto labile e molto spesso le due esperienze si fondono. La Magia nasce con atto creativo del Demiurgo, forza naturale densa di vibrazioni tali da infondere vita al creato esprimendosi e materializzandosi nella parola. In ogni momento della cultura egiziana, nell’architettura sacra, nella religione, nel vivere quotidiano, nella morte, la Magia è sempre presente in forma immanente o latente.

Ciò dipende dal retaggio della preistoria in cui l’essere umano era ‘aperto’ e ‘attento’ a determinate esperienze con il mondo che lo circondava: i suoi sensi erano simili a quella degli animali, per cui sapeva percepire particolari ‘situazioni’ per poi manipolarle e trasferirle in una spiegazione logica (per il suo pensiero).

Ricerche e pubblicazioni sulla magia nell’antico Egitto sono numerosissime, quasi tutte in lingua straniera, che hanno dato un notevole impulso alla comprensione di questa cultura dello spirito.

Questo lavoro vuole tentare di far conoscere in italiano le varie manifestazioni della Magia nella terra del Nilo attraverso le fonti scritte. Lo scopo è di presentare le testimonianze più varie, e delle quali alcune poco note, che porteranno il lettore nell’avventura di un mondo pulsante di esperienze che, pur se antiche, si ritrovano ancora oggi nelle preoccupazioni della vita. Sono evitate speculazioni e teorie esoteriche.

I testi geroglifici più complessi e del neo-egiziano non sono provvisti di traslitterazione per agevolarne la lettura del contenuto. Le traduzioni sono, là dove possibile, alla lettera per non stravolgere il senso dello scritto, a parte le note esplicative. Il capitolo ‘curiosità’ spiega alcune caratteristiche dei temi incontrati nel lavoro.

Il software usato per la grafia geroglifica è il JSesh di Serge Rosmorduc, messo a disposizione gratis dell’utenza.

Auguro al lettore buon viaggio nella Magia dell’antico Egitto.

Pietro Testa - Napoli 2016

Capitolo 1

Introduzione alla magia

¹

1.1. Creazione e ruolo della magia

HkA) ² e della sua caratteristica come forza all’interno dei cicli mitologici sulla creazione.

Il più noto è il sistema heliopolitano con la sua collinetta primordiale, il benben, che si manifesta architettonicamente nelle piramidi dell’Antico Regno e nel tempio solare di Abu Gurab (V dinastia). Queste costruzioni in grande scala non servono da memoriali della creazione ma, a ogni alba, funzionano come mezzo per ricreare e rigenerare l’inizio del mondo nel momento in cui il sole sorge. Dunque, essendo soggetti alle leggi della geometria logica e cristallina accompagnata da adeguate scene, queste opere sono delle espressioni di ‘magia’. Il potere che lega l’immagine (sia essa architettonica, pittorica, scultoria) al risultato è il dio Heka, magia.

Il ruolo teologico di Heka rimonta all’Antico Regno, nei Testi delle Piramidi. Ad esempio.

³

Dd mdw Awr pt sdA tA tp-awy P. pn P. pw HkAw P. pw Xr HkA

Parole da dirsi:" Trema il cielo e traballa la terra dinnanzi a questo Pepy. È Pepy il mago, è Pepy che possiede la magia!"

ntr nb tmt(y).f(y) sqr n.f rdw n M. pn pry.f r.f Sw.f r.f ir pt n pq.f n mnqb.f n iai.f sw m xAw n sn.f xpS n DA.f iwa n xbss n.f tA n sqry n.f wdnt pry r.f Swy r.f M. pn ir pt n in is P. pn Dd nn ir Tn nTrw in HkA Dd nn ir Tn nTrw M. pw ir iAt Xrt HkA

"Ogni dio che non erigerà per lui una scala per questo Mery-Ra, egli potrà uscire ed elevarsi verso il cielo. Non avrà alcuna galletta, non avrà alcuna ombra, non potrà lavarsi in una bacinella, non potrà annusare la coscia di bue, non potrà divorare l’osso con carne, non si zapperà per lui la terra e non sarà presentata a lui l’offerta.⁷ (Ma) uscirà e si eleverà questo Mery-Ra verso il cielo. Non è dunque questo Pepy che dice ciò a voi, o dei, ma è Magia che dice ciò a voi, o dei, poiché è questo Mery-Ra che è verso la collinetta contenente Magia!"

Questo ruolo è esplicitato nelle formule 261 e 648 ⁹ dei Testi dei Sarcofagi, in cui il dio è designato come il figlio maggiore del demiurgo e il mezzo grazie al quale i kau prendono forma di dei e di realtà del mondo fisico.

¹⁰

sxm.f Hr wdt snD m nTrw xprw r-sA.f HH.f n kA m-Xnw rA.f HkA pw xpr Ds.f Haaw nTrw m mAA.f anxw nTrw idt.f qmA Dww Tz biA

La sua potenza si mise a porre terrore negli dei che entrarono in essere dopo di lui, i suoi milioni di ka essendo nella sua bocca. Sono io Magia che entrò nell’essere da se stesso - gioendo gli dei al vederlo, e della cui fragranza gli dei vivono- e che creò le montagne e annodò il firmamento!

Nel bassorilievo n°9002 ¹¹ dell’Oriental Institute of Chicago (Tavola 1) del proprietario Nefer-Maat è detto:

sw irt nTrw.f m zS n sin.f

È lui che ha creato i suoi dei in scrittura che non può essere cancellata.

Gli ‘dei’ sono le immagini, e il principio dell’immagine è implicito in tutti gli aspetti della magia egiziana che manipola le statue, gli elementi architettonici, gli amuleti, i cadaveri umani e animali e, cosa di rilevante importanza, le parole pronunciate o scritte, proprio perché formate da immagini.

L’influenza esercitata sulle divinità dalla forza di Heka s’inserisce in questo modello e nelle figure utilizzate in contesti di magia coercitiva, come il Papiro Brooklin 47.218.156 ¹² e nei ‘cippi di Horus’¹³, in modo tale che la divinità può essere manipolata secondo gli scopi.

pHtyHkA. Ad esempio, la statuetta di faïence del Louvre è pure concetto di ‘parte posteriore; ciò che è ‘dietro’, per ‘gioco’ e assonanza di idee nel segno geroglifico; del resto Heka appare nello Amy-Duat dietro Ra nella barca solare e dietro Osiride.¹⁵

Il dio beneficia di un culto locale, come appare nella stele del re Sheshonk IV nTr per scrivere la parola ‘dio’. In questo modo le divinità sono identificate come depositarie e creazioni di Heka, concezione del resto già espressa nei Testi dei Sarcofagi.

1.2. Maledizioni e incantesimi d’amore.

Xry-Hbt, sacerdote ritualista. ¹⁸ Le immagini d’esecrazione rimontano ai tempi antichi, come ad esempio nella tomba n°100 di Hierakon polis,¹⁹ fino a esistere nel periodo greco per poi trasmettersi nelle maledizioni bibliche, europee e islamiche.

Di tali scene abbiamo esempi bidimensionali di combattimento, come nella nota Paletta di Narmer o sui piloni dei templi. Oppure i nemici dell’Egitto alla base dei bastoni di Tut-ankh-Amon, (Tavola 2) o sullo sgabello su cui il re poggiava i piedi, o sotto le suole dei sandali: magia intenzionale per immagine. Oppure statuette non necessariamente perfette coperte d’iscrizioni deprecatorie sia di nemici stranieri che privati.

Le decorazioni architettoniche dei palazzi reali offrono richiami alla magia deprecativa attraverso immagini dei popoli vinti e prigionieri dal re.

Se questo tipo di magia non aveva bisogno di rituali supplementari per essere operanti, i riti d’esecrazione più complessi, come la ‘rottura dei vasi rossi’ o il ‘rituale per abbattere Apep’²⁰ testimoniano azioni multiple, recite e trama di rappresentazione.

Ad esempio nel forte di Mirgissa, in Nubia, un deposito rivelò numerosi vasi rotti intenzionalmente e delle immaginette con iscrizioni di maledizione contro le forze politiche e demoniache, oltre che per uso personale.²¹ Quest’ultima categoria riguarda la distruzione di nemici in modo simbolico (uccelli selvatici e archi) e fisico (prigionieri legati, teste e piedi tagliati), il loro cibo (bestiame) e i loro mezzi di trasporto (battelli). La comparazione di questi reperti con quelli del forte di Uronarti, sempre in Nubia, rivela un sistema di ‘difesa’ in queste fortezze di frontiera.

Nel Nuovo Regno la magia di fattura è adattata a nuovi bisogni individuali. I testi neo egiziani, demotici e copti sono impostati sulla costrizione sessuale d’individui. Gli ‘incantesimi d’amore’ hanno ben poco da fare con l’amore romantico, descrivendo i sintomi del ‘mal d’amore’ con annessi e connessi.

1.3. La figura del mago egiziano e i suoi strumenti

Il sacerdote egiziano poteva essere autore e compilatore di formule magiche e di riti, per poi metterli in pratica e quindi rivestire il ruolo di ‘mago’. La funzione del sacerdote egiziano come mago si può collegare alla figura del Xry-Hbt, sacerdote ritualista: egli recitava incantesimi e inni durante il rituale nel tempio, così come nei riti magici e apotropaici nel funerale; in particolare nel periodo tardo egiziano il ‘capo sacerdote ritualista’ diventò il ‘mago’ per eccellenza.

Nella letteratura dall’Antico Regno fino all’epoca greco-romana le qualificazioni del mago sono ‘sacerdote ritualista o ‘scriba della Casa della Vita’. L’appartenenza diretta dei maghi alla classe sacerdotale porta a concludere che non vi erano maghi itineranti del tipo ciarlatano dei nostri tempi.

La testimonianza più evidente della professione di mago è una scatola del Medio Regno avvenuta nei magazzini del Ramesseum ²² (Tavola 3). Rinvenuto nel fondo di un pozzo di una tomba della XII dinastia, il contenitore ligneo misura cm.45 x 30 x 30, è rivestito di stucco bianco e sul coperchio mostra la figura di uno sciacallo. Il contenuto consisteva in: ventitré papiri frammentari, varie perline, amuleti, figurine, quattro bambole, bastoncini (penne), una statuetta della dea Beset con un serpente in ogni mano, un cobra di bronzo stretto in una massa di capelli e un mandriano di avorio pastoforo.

Lo studio dei papiri rivelò la natura magica della collezione, essendo i testi rituali e medico-magici.²³ Gli oggetti, poi, fanno parte dell’equipaggiamento magico: perline come amuleti per la sicurezza e la salute; coltelli apotropaici per proteggere i bimbi dai demoni; immagini di divinità protettive (cobra e Beset) e figure umane. La presenza di Beset ben si adatta alle immagini sui coltelli eburnei. Il cobra sacro è comune come protezione, e la presenza dei capelli indica la ‘legatura’ per rafforzare l’incantesimo nel rituale apotropaico. Le ‘bambole’ corrispondono alle cosiddette ‘concubine’ usate per favorire la fertilità femminile. Infine la statuetta del mandriano pastoforo si collega agli incantesimi cantati o recitati dai mandriani durante il guado della mandria per proteggerla dall’attacco dei coccodrilli: la ‘formula dell’acqua’.

Dalla strumentazione della cassetta non possiamo avere dubbi sulla presenza di un rx-xt, conoscitore di cose, cioè di riti, quindi un HkAy, mago, con competenze professionali in medicina, fertilità femminile, protezione da serpenti e demoni, malattie infantili e magie agricole, a parte la conoscenza dei papiri e l’uso di penne con cui scrivere incantesimi. L’identità professionale, inoltre, era corroborata dalla figura dello sciacallo sul coperchio della cassetta, che riproduce il titolo Hry-sStA, colui che è sopra i segreti.

1.4. Le tipologie della magia egiziana

Magia per i bisogni terreni.

L’uomo dell’antico Egitto, come noi, era afflitto dalle malattie. I malanni causati da agenti esterni, come ferite e lesioni provocate da uomini o animali, erano evidenti poiché manifesti apertamente e visibilmente. Le malattie interne invece erano più preoccupanti poiché non visibili, e quindi attribuibili a potenziali nemici interni, come animali (i nostri parassiti) o spiriti maligni.

Come tutti sanno, la medicina ufficiale era abbastanza progredita e utilizzava le risorse naturali derivate da sostanze organiche e inorganiche. Ne fanno fede i vari papiri medici fino ad oggi conosciuti dei quali presentiamo una lista: ²⁴

Papiro Kahun (1850 a.C.)

Ginecologia. Silloge sistematica di 17 casi di malattie ginecologiche. 3 pagine (m.1,14). Frammento University College, London.

Papiro Ramesseum (1850 a.C.)

Terapia medica. Ricette per il trattamento di affezioni oculari, reumatiche, pediatriche e ginecologiche. Incompleto (m. 3,31). British Museum, London.

Papiro Edwin Smith (1550 a.C., copia del 2300 a.C.) Chirurgia e traumatologia. Descrizione di 48 casi di vari tipi di traumi e di notevole metodica scientifica. 22 pagine (m. 4,70). Academy of Medicine, New York.

Papiro Ebers (1550 a.C.)

Medicina generale. Vari casi di malattie dermiche, oculari e degli arti. Cardiologia. Presenza di formule magiche. 102 pagine (m. 20). Università di Lipsia.

Papiro Hearst (1550 a.C.)

260 ricette per il trattamento di affezioni di intestino, cuore, vescica, paterecci, ascessi e parassitosi. 18 pagine. Incompleto (m. 3,50). Università di Berkeley, California.

Papiro Berlino 3027 (1550 a.C.)

Pediatria. 2 ricette in parte scientifiche e in parte magiche. 15 pagine. (m. 2,17). Museo di Stato, Berlino.

Papiro Londra (1350 a.C.)

Terapia. 61 ricette per il trattamento delle affezioni oculari e ginecologiche. 19 pagine. Frammentario (m. 2,10). British Museum, London.

Papiro Berlino 3038 (1300 a.C.)

Medicina generale. Ricette varie, prognosi di parto, trattamento in parte scientifico e in parte magico. 24 pagine (m. 5,20). Museo di Stato, Berlino.

Papiro Chester Beatty VI (1200 a.C.)

Proctologia. 40 ricette per affezioni ano-rettali. 10 pagine. Frammentario (m. 1,35). British Museum, London.

Papiro Carlsberg VIII (1200 a.C.)

Oculistica e ostetricia. Alcune ricette copiate dal papiro Ebers; 7 prognosi di parto. 3 pagine. Frammentario (m. 0,27). Università di Copenaghen.

Papiro Brooklin (400 a.C.)

Zoologia; tossicologia. Trattato sui serpenti; antidoti contro i loro veleni. Museo di Brooklin.

Là dove la medicina ufficiale non arrivava, si ricorreva alla medicina alternativa, cioè la magia e spesso si reputava prudente accompagnare i rimedi con adeguate formule magiche.

L’antico Egiziano non era tormentato solo dalle malattie. La vita era piena di problematiche esistenziali: amore; carriera; lavoro, malocchio, ecc. Quando non si giungeva a vincere questi intoppi con le proprie forze, una dose appropriata di magia poteva risolvere la questione. Quindi ci troviamo in presenza di formulari adeguati alle varie bisogne. Di più il mago poteva ottenere la crescita dell’acqua in un canale o viceversa; sapeva come salvare un battello che stava per naufragare; poteva allontanare un uragano (sempre stando agli scritti).

Magia per i bisogni ultraterreni

Sappiamo che gli antichi Egiziani consideravano la vita terrena come un’anticamera di quella ultraterrena che era eterna. Per tale ragione costruivano le loro dimore terrene in materiali deperibili, come legno, mattoni crudi e qualche raro elemento portante in pietra. Dedicavano invece tutti i loro mezzi economici (coloro che se lo potevano permettere) alla costruzione della tomba in pietra, sia con strutture esterne, sia ricavata (situazione ideale) nel ventre della roccia delle falesie desertiche a occidente del Nilo.

Assistiamo così al fenomeno dell’architettura funeraria, più che noto, in cui confluivano risorse economiche, religiose e magiche: piramidi, mastabe, ipogei con annessi e connessi, dettati dal credo delle varie epoche. Il sepolcro era la casa dell’eternità per l’antico Egiziano: indipendentemente dalla sua forma, esso doveva essere progettato e realizzato in modo da soddisfare quella serie di esigenze imposte dal credo. Siamo spettatori della genesi di quelle espressioni religiose e magiche che imprimevano al sepolcro la funzione protettiva per la parte immateriale dell’essere umano.

A partire dal re Unas (VI dinastia) gli ambienti interni delle piramidi furono ricoperti di una fitta rete di formule magiche atte a indirizzare e proteggere il defunto sovrano nel suo cammino verso l’eternità cosmica: i Testi delle Piramidi. S’iniziarono, cioè a porre per iscritto, e nell’eterna pietra, le espressioni religiose tramandate oralmente dai tempi dei tempi.

Dall’Antico Regno in poi vi è uno sviluppo sempre più ramificato di queste composizioni: Testi dei Sarcofagi, Libro dei Morti e le varie guide toponomastiche del complesso mondo dell’aldilà.

Già nell’Antico Regno abbiamo la presenza delle decorazioni parietali nelle tombe nobiliari che diventeranno sempre più organizzate nello scorrere dei secoli. Queste decorazioni, note a tutti, trattano di temi della vita terrena che dovevano rispecchiarsi nella quarta dimensione.

Nelle tombe reali del Nuovo Regno abbiamo invece le pareti, e anche in alcuni casi i sarcofagi, decorati con i libri toponomastici dell’aldilà: Libro dello Amy-Duat, Libro delle Porte, ecc.

Non dimentichiamo poi gli importantissimi riti che precedevano l’inumazione, quali la mummificazione, in cui la salma era preparata per l’eternità, fisicamente e magicamente, e poi la famosa Apertura della Bocca che si svolgeva all’ingresso del sepolcro.²⁵

Tutto quest’apparato, che abbiamo esposto succintamente, serviva alle necessità della parte immateriale dell’essere umano. Solo la magia poteva sovrintendere a questo scopo e il meccanismo fu sottile e ben equilibrato, poiché ideato ad assolvere tutte le varianti che presentavano il percorso e la vita dell’aldilà. In effetti, buona parte delle espressioni magiche terrene servirono come ossatura a quelle ultraterrene.

Lo spirito seguiva il viaggio del sole nell’aldilà. Cibi, bevande e suppellettili erano depositati nella tomba, ma anche rappresentati sulle sue pareti.

Lo spirito doveva compiere verso il regno di Osiride un viaggio irto di pericoli più o meno potenziali: la magia ci pensava. La confessione nella sala del giudizio era corroborata dalla magia.

Lo spirito poteva voler tornare di quando in quando sulla terra: la magia provvedeva.

Animali nocivi esistevano anche nel mondo dei beati: ecco la magia.

Si doveva lavorare nei campi e compiere altri lavori: un esercito di servi e serve virtuali ²⁶ erano a disposizione, animati dalla magia …

Questo mondo complesso figurativo e plastico era accompagnato dalla scrittura. Non a caso si è detto che i primi fumetti furono inventati dagli antichi Egiziani. Nelle scene parietali ogni situazione viene descritta; i vari personaggi parlano tra di loro: discorsi, lazzi, parole ironiche o pesanti; i personaggi della scena in genere hanno nome, alcune volte anche il nomignolo, e professione: grazie a ciò spesso si sono potute ricostruire genealogie; ogni oggetto, animale, pianta ha il suo nome.

A cosa servivano questi fumetti? Qui è d’uopo accennare al fenomeno della voce giusta.

mAa-xrw letteralmente giusto di voce, ma che può avere varie sfumature di significato. Come verbo: trionfare; essere giustificato, trovato giusto; vincere; ottenere, guadagnare (attraverso giustificazione);²⁷ come sostantivo: giustificazione; trionfo;²⁸ come condizione: giustificato; trionfante.²⁹

In Egitto nella classe sacerdotale vi era un officiante particolare, il Xry-Hbt, letteralmente colui che è sotto il rituale della festa,³⁰ correntemente chiamato sacerdote-lettore ma che più propriamente si indica con sacerdote ritualista. Questo sacerdote era addetto principalmente alla lettura dei testi nelle cerimonie templari o funebri. Egli, naturalmente, spesso era anche un mago, come il caso di Giagia-em-ankh, Neferty o Uba-iner (nella letteratura indigena); Uni; Hery-khuf; Qar; Imeny; Khnum-hotep; Gehuty-hotep; Gefay-Hapy.

L’officiante doveva leggere con voce giusta, cioè appropriata i testi. Si riteneva che la vibrazione della sua voce animasse la scrittura e le immagini. Per animare qui s’intende un’operazione che logicamente superava il piano fisico: non un atto illusorio bensì, nell’intenzione e nella tecnica del rituale, un procedimento per cui ciò che era animato era la controparte astrale delle immagini riprodotte, piano invisibile all’occhio umano. Ora nel sistema geroglifico esistono dei segni che, impiegati necessariamente per il loro valore fonetico, riproducono animali nocivi, come serpenti, scorpioni, belve, ecc. Per lo spirito del defunto si presentava quindi il pericolo che, una volta animati dalla giusta voce questi segni potessero nuocergli. S’interveniva con la magia operatoria che martellava o decapitava detti segni dopo la lettura: in tal modo si rendevano innocui per l’eternità, una volta assolta la loro funzione grammaticale.

Vediamo, dunque, come la magia fu importante specialmente in questo campo e, con accettabile sicurezza, possiamo affermare che questa forza magica nacque più da esigenze ultradimensionali che da quelle terrene.

Magia medianica e per gli dei.

La personalità degli spiriti dei defunti egiziani dipendeva o dal favore degli dei o dal comportamento sulla terra. Dopo la morte, l’uomo giusto diveniva uno spirito luminoso e viveva in simbiosi con gli altri spiriti e con il cosmo; addirittura poteva avere lo stesso potere degli dei e assicurare ai propri parenti una buona copertura.

Lo spirito dell’uomo cattivo, invece, era escluso dal regno di Osiride, moriva per sempre, era uno spirito errante e poteva creare seri problemi ai vivi, entrando nei loro corpi e scatenando i malanni più tremendi, come follia, convulsioni, epilessia, ecc.

Per evitare tutto ciò veniva in soccorso la magia che tendeva ad ammansire le entità cattive e, a scanso di equivoci, a ingraziarsi anche quelle buone.

rwt ³¹ (Tavola 3). Originariamente il manufatto era posto al centro del lato meridionale della mastaba, poi nel suo interno; nel corso dei secoli abbiamo poi varie tipologie di false porte. La porta era impenetrabile per il vivo, ma non per lo spirito, nella fattispecie il ka del defunto. In effetti si trattava di un passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei defunti. Sul monumento è rappresentato sempre, naturalmente, il defunto in genere con i suoi familiari e la cosiddetta proscimena che augurava al trapassato tutte le belle cose di cui il suo ka si poteva nutrire.

, adattata alle esigenze dell’offerta, ma che comunque richiamava il senso del verbo, o sostantivo, Htp, offrire; offerta. ³² Su di essa si bruciavano e si evaporavano cibi e bevande che sul piano astrale erano assorbite dall’entità del morto. Quest’operazione era chiamata prt-xrw, letteralmente uscita della voce: il termine non ha bisogno di eccessive spiegazioni, in virtù di quanto prima esposto; la formula era letta con voce giusta per animarla.

Nell’epoca tarda si sviluppa la magia evocativa dei defunti e degli dei, così come la negromanzia, gli oracoli, i rituali per scacciare o abbattere i demoni.

1.5. Le formule magiche.

La formula è il procedimento più antico per applicare la magia. Per il primitivo il linguaggio aveva virtù magiche e come aveva effetto su animali ed esseri umani, ben presto egli giunse a credere che sortisse effetto anche sulla natura e, di conseguenza, nel mondo ultradimensionale.

Le formule magiche sono di vari tipi.

Formule d’ingiunzione o proibizione, con le quali s’ingiunge, ad esempio nei Testi delle Piramidi, al defunto re di alzarsi; oppure lo spirito del re comanda al serpente di restare dov’è o lo invia contro il nemico. Nella stele di Metternich ³³ il mago respinge il serpente e ordina agli scorpioni e ai coccodrilli di non muoversi. Avviene che il mago ordina al veleno, al pus, di uscire dal corpo del malcapitato e al medicamento di produrre il suo effetto. Ancora il mago ordina allo spirito maligno di abbandonare il corpo del malato, o di non toccare il bambino.

Formule d’invito e di minaccia. Alcune volte vale più un invito rivolto a un pericolo che un’ingiunzione. Accade che il re domanda agli dei di servire lo spirito di suo padre, di accoglierlo fra di essi e di proteggerlo. Così, nella sfera più umana, sacerdoti, persone, innamorati, pregano gli dei, li invitano a essere clementi e di favorire le loro richieste. Ma, di fronte a casi duri, il mago minaccia le entità ostili con vari metodi intimidatori. In tutti i ceti della società si giunge a minacciare le forze avverse secondo il caso: il mago del re minaccia i nemici di questi; il contadino invita ironicamente il lupo a morire nel suo campo, e così via. Comunque il mago prudente non promette niente e non minaccia, ma agisce alla stessa maniera degli spiriti inferiori, cosciente della loro impotenza, e promette il bene al suo benefattore e maledice il suo nemico.

Formule con allusioni mitologiche. Spesso le formule magiche contengono allusioni mitologiche che in genere si riferiscono a miti: purtroppo, tranne quelli a noi noti, buona parte di essi hanno un significato che ci sfugge, poiché appartenenti a una tradizione antichissima. Bisogna notare che nel mito menzionato dal mago, una delle divinità si trova nella stessa situazione dell’oggetto dell’operazione magica: se il dio ha sofferto, era sperabile che comprendesse lo stato del sofferente e quindi lo liberasse del malanno. Frequentissima è l’allusione alla vicenda di Horus, figlio di Iside, il cui la madre, grande maga, esercita la sua potenza magica per proteggere il figlio dagli attacchi delle forze maligne.

Formule dichiarate come cose di provenienza divina. Il mago dichiara che le sue formule sono di provenienza divina: ad esempio, egli asserisce che i suoi rimedi sono l’occhio di Horus; oppure gli amuleti da lui modellati sono quelli che protessero Horus.

Formule con accorgimenti psicologici. Il mago attribuisce alle forze nemiche che deve combattere le qualità psichiche dell’uomo. Se non può vincerle con la forza, cerca di abbindolarle con un artificio psicologico: ad esempio, un mago propone al coccodrillo un indovinello, con lo scopo di distrarlo e fargli dimenticare l’attacco.

Formule con enumerazione. Spesso troviamo formule con lunghi elenchi di forze ostili, di tutto ciò che il dio protegge, o tutti i tipi di morte da cui la formula protegge. È possibile che con questo sotterfugio il mago cercasse di stancare le forze nemiche.

Formule incomprensibili. Vi è una serie di formule con miscugli incomprensibili (per lo meno per noi) di parole o suoni. Si tratta di espressioni in lingua straniera, o imitazioni di questa. Non necessariamente il mago le usava per prendere in giro i creduloni, ma è ragionevole pensare che

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