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Baltra, il leone marino che non voleva fare la guerra
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Baltra, il leone marino che non voleva fare la guerra
E-book72 pagine56 minuti

Baltra, il leone marino che non voleva fare la guerra

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Info su questo ebook

La prima avventura di Baltra inizia con la sua nascita in una base militare della Marina degli Stati Uniti, in California, in cui si addestrano i leoni marini a compiere operazioni belliche. La madre Isabela lo cresce con affetto, rassicurandolo: nella base i leoni marini vivono protetti e ben nutriti, ma una certa età vengono addestrati per aiutare gli uomini nella guerra. Un concetto, quello della guerra, che a Baltra risulta subito privo di senso, soprattutto quando intuisce che al di là della base ci sono l’oceano (il mare, quello “vero”) e la libertà. Baltra cresce, accudito dall’anziana Fernandina insieme ai suoi compagni (Floreana, Azul e Moreno), e presto ha il “battesimo dell’acqua”, il momento in cui per la prima volta si tuffa e nuota insieme alla mamma. Un evento che precede l’inizio dell’addestramento, che gli consente di vedere per la prima volta gli uomini (strani esseri a due gambe che addestrano i leoni marini, ma non sanno nuotare altrettanto bene) e il cane Vin, che gli racconta la sua vita “canina” al fianco del colonnello O’Connell. Poi viene la “notte del gran giorno”, un momento particolare in cui i giovani Ctrl/Cmd+Vleoni marini hanno la loro “cerimonia d’iniziazione” e diventano adulti. Baltra conosce Santiago, “re” dei leoni marini, che si accorge subito della diversità di quel giovane dal carattere indipendente e in cui, in parte, si riconosce. Dopo quella notte fa di tutto per boicottare l’addestramento: non vuole fare nulla di ciò che gli uomini gli insegnano e a ben poco servono i tentativi della madre di ricondurlo all’obbedienza. Baltra le confida di voler fuggire dalla base per tornare alle Galapagos, arcipelago in cui ha avuto inizio la storia di tutti i leoni marini. E Santiago lo prepara al lungo e pericoloso viaggio che dovrà affrontare. Baltra finalmente fugge dalla base, subito dopo la tragica scomparsa della madre Isabela in una missione di guerra. Così ha inizio la sua avventura nell’immensità dell’oceano: affronterà minacciosi pericoli, farà nuovi incontri (con lo squalo Sbadiglione e la tartaruga Marga) e scoprirà che gli uomini “non sono poi così cattivi e stupidi”. Intanto, la sua impresa diventa una leggenda di cui tutti gli animali del pianeta parlano. Concluderà il suo viaggio insieme a Seymour, giovane femmina di leone marino che ha perso il senso dell’orientamento a causa dell’inquinamento acustico. Insieme sopravviveranno alle insidie di una tempesta e raggiungeranno le Galapagos, dove, ad attendere Baltra, c’è una sorpresa: la madre Isabela, che non è morta in una missione e lo ha preceduto raggiungendo anche lei l’arcipelago. Tutto si conclude al meglio, ma una nuova minaccia insidia le mitiche isole e le loro creature. (Un’ultima precisazione: a tutti i leoni marini di questo romanzo sono stati dati gli stessi nomi delle Galapagos. Pur essendo una trama di fantasia, prende spunto dalla realtà: in California esiste realmente una base militare che addestra i leoni marini per le operazioni belliche). L'avventura di un giovane leone marino che rifiuta di essere addestrato per la guerra e decide di fuggire dalla base militare della California in cui è nato, diventando una leggenda per tutti gli animali del pianeta.
LinguaItaliano
Data di uscita8 apr 2017
ISBN9788826071831
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    Anteprima del libro

    Baltra, il leone marino che non voleva fare la guerra - Palieri Roberta

    Rhys)

    CAPITOLO PRIMO

    Baltra e la leggenda di Alcedo

    Era morbido, rotondo e bagnato, quando vide la luce del suo primo giorno. Per lunghi mesi, nella pancia di sua madre, aveva dormito beato, si era nutrito quasi fino a scoppiare e si era lasciato cullare in quel grande spazio liquido. E a volte si era divertito a ballare allo stesso ritmo del respiro materno.

    Poi, a un tratto, un vortice potente lo aveva risucchiato, portandolo lontano attraverso un tunnel di bollicine, fino a una luce che diventava sempre più grande. Una forza misteriosa lo aveva spinto proprio dentro quella luce, così forte da fargli chiudere gli occhi.

    «Benvenuto, piccolo Baltra» gli disse con dolcezza una voce che aveva già sentito altre volte. Socchiuse appena un occhio, cercando di non farsi notare, ma prima di riuscire a capire dov’era, chi era e perché tutto era così diverso, si sentì percorrere il corpo da una strana cosa ruvida. Grossa e di colore rosa. Era la lingua di lei che lo puliva con grande cura, mordicchiandolo ogni tanto con estrema delicatezza. Era strano, ma piacevole.

    «Ma… dove sono?» domandò ancora intontito dal viaggio appena terminato.

    «Sei entrato a far parte del mondo dei leoni marini. Noi siamo leoni marini della California».

    «E tu chi sei?».

    «Sono Isabela, tua madre».

    Baltra la guardò negli occhi color nocciola. E si vide per la prima volta. Comprese di essere quasi minuscolo, vicino al corpo grande di lei. E si sentì al sicuro.

    «Siamo mammiferi marini» continuò Isabela con solennità «Apparteniamo all’ordine dei pinnipedi e alla famiglia degli otaridi».

    Anche Baltra si sentì orgoglioso di discendere da una famiglia così importante. E Isabela intuì la sua fierezza: tutte i leoni marini, appena nati, percepiscono di essere una parte nobile dell’universo.

    «Devi sapere» disse allora Isabela «che i nostri antenati vivevano lungo le coste dell’oceano Pacifico settentrionale già undici milioni di anni fa».

    «Oh, dev’essere moltissimo!». A Baltra piaceva ascoltare la voce di sua madre, anche se non capiva bene tutto quello che le stava dicendo. Sapeva che era importante. E sapeva anche di avere molta fame. Così spinse con il muso sotto il ventre di Isabela, che si girò placidamente sul fianco, guidandolo con una pinna verso la piccola protuberanza da cui sarebbe sgorgato il latte, denso e nutriente.

    «A quel tempo, eravamo tutti delle stesse dimensioni, maschi e femmine» raccontò Isabela «Poi i maschi divennero più grossi, infinitamente più grandi delle femmine».

    Baltra non si lasciò sfuggire la goccia di latte che stava scivolando via sulla pelle lucida di sua madre.

    «E perché sono diventati più grandi delle femmine?» domandò incuriosito. Non capiva bene per quale motivo fosse arrivato alla conclusione di essere un maschio.

    Isabela lo cullò dolcemente.

    «Secondo una leggenda, che mi raccontava sempre mia madre, avvenne un giorno che un maschio di nome Alcedo stava nuotando nelle acque calme del mare, in cerca di cibo, quando all’improvviso comparve un grande squalo tigre».

    Baltra si sentì impaurito. Alzò gli occhi verso il muso di sua madre. Sapeva di latte, di acqua salata e di pesce. Un odore buono, che gli ricordava il mondo liquido in cui era nato. Lo squalo tigre, ora, gli sembrò meno spaventoso.

    «Alcedo sapeva che poteva solo cercare di fuggire. Così iniziò a nuotare, più veloce che poteva, virando a destra e a sinistra, con vigorose pinnate, per disorientare il nemico. Ma lo squalo era implacabile e non intendeva rinunciare a quel sontuoso banchetto».

    Baltra si aggrappò alle pinne di Isabela, terrorizzato. Lei lo abbracciò e riprese il racconto con tono rassicurante:

    «Devi sapere che Alcedo era un grande sognatore. Chiuse gli occhi e sognò di diventare grande, sempre più grande, almeno quanto lo squalo tigre. Quando riaprì gli occhi, sentì una forza possente che lo sollevava: migliaia di pesciolini luminosi lo avvolgevano facendolo oscillare tra gli spruzzi e la schiuma bianca».

    Il cucciolo fece un sospiro di sollievo.

    «Poi tutto si calmò» continuò a narrare Isabela «e Alcedo vide la grande onda di luce che si portava via lo squalo tigre, mentre una possente montagna di lava e fuoco era emersa dal mare, proprio nel punto in cui il suo nemico aveva iniziato a inseguirlo. Quando i fiumi di lava si fermarono e quando non uscirono più lapilli incandescenti dal cratere del vulcano, Alcedo comprese che la nuova isola nata nelle acque dell’oceano, era un luogo sicuro per la vita dei leoni marini. E in quel momento si accorse anche di essere diventato molto più grosso e più muscoloso. Il suo sogno si era avverato. Da allora, tutti i maschi dei leoni marini sono sempre stati molto più grandi delle femmine. Per proteggerle e difenderle dai pericoli».

    Baltra si era addormentato, mentre

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