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Lunghezza:
185 pagine
2 ore
Pubblicato:
21 mar 2017
ISBN:
9788892521100
Formato:
Libro

Descrizione

Napoli è, semplicemente, la città italiana più ricca di esoterismo, leggende, misteri, e queste storie e segreti si rimandano l’un l’altro in una ragnatela di citazioni e riferimenti che avviluppa la città in una rete sottile, ma visibile a chi ha occhi per vedere, e cuore per credere.

Chi attraversa Napoli come turista o come semplice cittadino della propria città, non si rende conto di passare sovente vicino a luoghi le cui storie e i cui misteri sono capaci di lasciare a bocca aperta: dalle reliquie di sangue miracolose (sette, più quella di San Gennaro), ai luoghi del culto delle anime purganti, un culto al limite del paganesimo che, sotto certi aspetti, è ancora vivo in città, fino ai luoghi della Napoli sotterranea: la città di sotto, da cui ha avuto origine la città di sopra.

Questo libro vuole essere una guida ed un indirizzo per chi desidera essere un turista curioso, o un cittadino consapevole, di Napoli. Per questo abbiamo deciso di corredare il libro con mappe e foto dei luoghi descritti, perché se le storie che raccontiamo sono affascinanti, lo sono mille volte di più i luoghi reali: perché la parte esoterica e segreta di Napoli è qualcosa di reale e visibile, nei suoi palazzi, nelle chiese e persino nei nomi delle strade.
Ed è là fuori, pronta per essere vissuta.
Pubblicato:
21 mar 2017
ISBN:
9788892521100
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Napoli Occulta - Luca Montemagno

2015

Introduzione

Napoli è, semplicemente, la città italiana più ricca di esoterismo, leggende, misteri, e queste storie e segreti si rimandano l’un l’altro in una ragnatela di citazioni e riferimenti che avviluppa la città in una rete sottile, ma visibile a chi ha occhi per vedere, e cuore per credere.

Chi attraversa Napoli come turista o come semplice cittadino della propria città, non si rende conto di passare sovente vicino a luoghi le cui storie e i cui misteri sono capaci di lasciare a bocca aperta: dalle reliquie di sangue miracolose (sette, più quella di San Gennaro), ai luoghi del culto delle anime purganti, un culto al limite del paganesimo che, sotto certi aspetti, è ancora vivo in città, fino ai luoghi della Napoli sotterranea: la città di sotto, da cui ha avuto origine la città di sopra.

Questo libro vuole essere una guida ed un indirizzo per chi desidera essere un turista curioso, o un cittadino consapevole, di Napoli. Per questo abbiamo deciso di corredare il libro con mappe e foto dei luoghi descritti, perché se le storie che raccontiamo sono affascinanti, lo sono mille volte di più i luoghi reali: perché la parte esoterica e segreta di Napoli è qualcosa di reale e visibile, nei suoi palazzi, nelle chiese e persino nei nomi delle strade. Ed è là fuori, pronta per essere vissuta.

La Città delle anime e dei teschi

Macabro, superstizione e adozioni sovrannaturali

Gli abitanti di Napoli sembrano essere affascinati dalla morte e dai morti. Non è niente di morboso.

Semplicemente in questa città rimane ancora l’abitudine di considerare la morte come parte della vita stessa e non come qualcosa di separato e da nascondere. Se vi fermate in qualche bar del centro storico, vi potrà capitare di vedere su una mensola in alto la foto del padre o della madre morti del proprietario che vi guardano seri.

Non esattamente qualcosa che ci si aspetterebbe di trovare in un bar.

Napoli è una città che è sempre stata in bilico: geograficamente, tra acqua e fuoco, il mare e il Vesuvio; temporalmente, tra fasti passati e incertezza futura.

Napoli è un luogo dove la divisione tra i vivi e i

morti diventa così sottile da permettere agli uni di dialogare con gli altri.

Non è strano quindi che proprio qui sia nato un culto particolare, chiamato culto delle anime purganti o delle anime pezzentelle (delle anime povere in dialetto napoletano), il cui scopo

è stabilire una sorta di accordo tra un vivo e un morto.

Insomma a Napoli il mondo terreno e quello ultraterreno sono separati così debolmente da permettere a chi sta dall'una e dall'altra parte non solo di conversare ma addirittura di fare accordi commerciali!

Stiamo parlando di un culto vecchio centinaia di anni, e che è ancora vivo oggi, anche se in forme meno estreme che in passato.

Nella forma originaria, in questo culto un vivo adottava i resti di un morto anonimo; viene generalmente adottato il teschio, chiamato capuzzella (testolina in dialetto napoletano). Veniva scelto uno dei teschi conservati nei cimiteri e nelle cripte della città, poveri resti di morti dimenticati uccisi dalle epidemie di peste o di colera.

La scelta del teschio non seguiva un criterio preciso: un teschio valeva l’altro del resto, perché i resti erano anonimi. A volte era il morto a scegliere il vivo, apparendogli in sogno e spiegandogli come identificare la posizione del proprio teschio e descrivendo chi egli fosse in vita.

L’adozione seguiva un rituale preciso: il cranio adottato veniva pulito e lucidato, poggiato su un fazzoletto ricamato e decorato con lumini e fiori. A volte, invece del fazzoletto veniva usato addirittura un cuscino. Veniva poi messo un rosario intorno al teschio. Una volta adottato un teschio, il vivo lo andava a trovare con visite costanti e regolari.

A questo punto il morto appariva in sogno al vivo. In questo modo si faceva conoscere: spiegava chi fosse stato in vita e gli raccontava la sua storia. Poi, chiedeva il refrisco (refrigerio in dialetto napoletano), cioè che il vivo pregasse per alleviare le sue sofferenze in purgatorio. In cambio, il morto avrebbe fornito al vivo dei buoni numeri da giocare al lotto e avrebbe esaudito le sue richieste: trovare un buon lavoro ad esempio, o avere un matrimonio felice.

L'azione del fedele era cristiana perché si pregava per il morto, ma anche pagana perché si pregava il morto. Gli si offriva qualcosa per ottenere qualcos’altro in cambio. Questo tipo di culto non deve essere confuso con quello tributato ai santi. Il santo può intervenire in situazioni eccezionali, e operare miracoli. All'anima purgante si chiedeva invece di intervenire nella vita di tutti i giorni: matrimonio, figli, lavoro, e magari qualche numero fortunato da giocare al lotto. Anche il modo in cui ci si rivolge ai santi è diverso, perché a essi ci si rivolge e solo dopo, se si ottiene la grazia, viene offerto un ringraziamento. Nel caso dei teschi, invece, l'offerta arrivava prima ed è evidentemente l'offerta di un patto.

Se il vivo non vinceva al lotto o non otteneva quanto aveva chiesto, poteva iniziare a fare dispetti al morto, non pulendo il teschio, o ritardando le preghiere. Se nemmeno questo funzionava, il teschio veniva abbandonato e sostituito con un altro. Se invece il teschio era in grado di dare numeri o esaudire richieste ed era particolarmente efficiente, veniva posto in una specie di casetta come premio. Era anche costume comprare degli abiti o degli accessori per i teschi, a seconda di chi fossero stati in vita: dei veli per il teschio della sposa, o una piccola sciabola per il teschio di un militare. Le anime quindi non dimenticavano chi fossero stati in vita, e questa caratteristica li rendeva diversi dai santi e più vicini ai vivi.

Il rito delle anime purganti è qualcosa di unicamente napoletano, e le origini di tale culto devono essere ricercate nella storia propria della città. È evidente, in generale, che il rapporto con i morti che ha Napoli ricalca in modo impressionante quello che avevano gli antichi romani con i propri morti. Vi sono però nel culto dei teschi delle caratteristiche particolari, come l'anonimato dei resti. Queste caratteristiche specifiche hanno avuto la loro genesi nel 1656, anno in cui la peste si diffonde per il sud Italia e che miete più di metà della popolazione.

È l'apocalisse in terra, qualcosa mai visto prima: raccontano le cronache dell'epoca che via Toledo, l'attuale via Roma, era letteralmente lastricata di cadaveri, tanto che le carozze per avanzare devono passarci sopra. Le stime che abbiamo oggi sono di trecentomila morti su quattrocentomila abitanti dell’epoca.

Le regole del lutto e dell'elaborazione della morte collassano: i morti sono talmente tanti da non poter essere sepolti singolarmente, i corpi vengono ammassati dove capita, nelle cripte delle chiese, in fosse comuni. Migliaia di morti che il popolo considera orfani, non avendo nessun vivo che pregasse per loro.

Si consolida così l’usanza di pregare per le anime del purgatorio, cioè per le anime di queste povere persone, e parallelamente nasce l’usanza dell’adozione del teschio. Il culto si sviluppò principalmente nelle due chiese di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco e nella chiesa di San Pietro ad Aram. Il culto prende piede anche in una cava di tufo fuori dal centro cittadino, che viene usata per stipare migliaia di cadaveri, e che ora è il Cimitero delle Fontanelle.

Basilica di San Pietro ad Aram

La basilica di San Pietro ad Aram costituisce l'inizio ideale per un percorso attraverso

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