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La guerra della munnezza
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La guerra della munnezza

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Sembrava impossibile anche solo immaginarlo, eppure oggi il Vesuvio, l'antico Vesevus tanto decantato da Plinio il Vecchio, è diventato una discarica. Tutte le norme di quell'area protetta sono state violate, usando il pretesto della "crisi cronica" sullo smaltimento dei rifiuti, come se spettasse al cratere stesso la soluzione del problema. "A terra è a nost e nun s'adda tuccà": con questo grido il popolo tellurico, tirando fuori una forza alimentata dal diritto di vivere, si è ribellato a questa situazione con le unghie e con i denti, con i rosari delle nonne, con scolapasta e scope, ma, soprattutto, con l'amore per il luogo che li ha visti nascere. La guerra della Monnezza è tutto questo.
LanguageItaliano
PublisherTonino Scala
Release dateFeb 28, 2017
ISBN9788826032955
La guerra della munnezza

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    La guerra della munnezza - Tonino Scala

    parte.

    uno

    uno

    Hanna mise ‘a munnezza pure dinte ‘a vocca do’ Gigante!

    Anche se fino a qualche anno fa era fuori da ogni logica e da ogni immaginazione, oggi il Vesuvio, l’antico Vesevus tanto decantato da Plinio il Vecchio, dove si produce il famoso vino Lacryma Christi, la crisommola e il pomodorino del piennelo, è stato tristemente adibito a discarica. Proprio lì, in quello che è un Parco Nazionale, adesso ci sta la munnezza.

    A poco a poco, adducendo il pretesto della crisi cronica sullo smaltimento dei rifiuti, tutte le norme di quell’area protetta sono state violate, come se spettasse al cratere stesso la soluzione del problema. Poco importa se il territorio vive di un’economia lungimirante che si regge da sempre sui prodotti tipici a chilometro zero; poco importa se in quest’area la camorra ha gestito per venti anni discariche abusive, inquinando le falde acquifere e gli animi dei vesuviani.

    "A terra è a nost e nun s'adda tuccà": con questo grido il popolo tellurico, con una forza scaturita dal diritto di vivere, si è ribellato a questa situazione con le unghie e con i denti, con i rosari delle nonne, con scolapasta e scope, ma, soprattutto, con l’amore per la terra che li ha visti nascere.

    "Simmo Briganti e facimm’ paura cantava Eugenio Bennato con i Musicanova negli anni ’70. Questa volta, invece, a scendere in strada non sono né briganti né terroristi, ma semplici cittadini stanchi di sopportare gli odori nauseabondi provenienti da un immondezzaio a cielo aperto. Questi uomini e queste donne, che qualcuno ha gratuitamente definito camorristi, hanno presidiato giorno e notte quelle che è passata alle cronache come la rotonda", collocata tra Terzigno e Boscoreale, punto nevralgico del percorso dei camion che, ogni notte, andavano a sversare i rifiuti nella discarica.

    Ormai sono anni che un disegno non propriamente divino cerca in tutti i modi di rendere questo territorio invivibile e di spingere le persone che lo abitano ad andare via: prima con il progetto della Regione Campania denominato Vesuvìa che offriva un sostegno economico di trentamila euro alle famiglie che decidevano di trasferirsi fuori dalla zona rossa (quella più a rischio in caso di eruzione del vulcano); poi con la discarica, una vera e propria bomba ad orologeria che spinge la gente a chiudersi in casa.

    La popolazione, invece, ha preso coscienza del diritto e del dovere di difendere la propria terra ed è scesa in piazza a manifestare, proprio come in alcune scene di Arriva la Bufera del regista Daniele Lucchetti, con Diego Abatantuono, Silvio Orlando e Margherita Buy, un film ambientato in Sicilia con un vulcano che si sveglia e che sversa una colata di immondizia coprendo il piccolo paese che si trova alle sue falde.

    Staremo a vedere.

    Ah, si se sceta!

    due

    due

    Se il 1969 è l’anno dello sbarco dell’uomo sulla Luna e il 1982 quello della vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio in Spagna, il 2008 per la Campania, nonostante il decreto legge del Governo Berlusconi che sancì al 31

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