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Un fantasma chiamato amore
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E-book672 pagine12 ore

Un fantasma chiamato amore

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Info su questo ebook

Una storia d'amore intensa ed appassionata quella che lega il protagonista ad una ragazza di cui si innamora perdutamente. Il loro è un amore travagliato che attraversa diverse vicissitudini e vive momenti drammatici, al punto da portarli alla separazione. Lui vive sofferenze profondissime, mette in discussione se stesso e tutta la sua vita.

Malgrado abbia molti amici, una bella famiglia intorno ed altri amori, il ricordo di lei, della lro passione, dei momenti felici, delle esperienze condivise, non lo abbandona mai e lo fa vivere in uno stato di perenne tormento ed infelicità. Lei invece combatte, vuole riuscire a dimenticare quell'amore, ma alla fine si renderà conto di quanto male fa e di quanto ha perso per strada. Il destino si accanisce su di loro...
LinguaItaliano
Data di uscita24 feb 2017
ISBN9788871120072
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    Un fantasma chiamato amore - Gaetano William Iannaccone

    Indice

    Un Fantasma Chiamato Amore

    Gaetano William Iannaccone

    Un fantasma chiamato amore

    Lettere Animate Editore

    Gaetano William Iannaccone

    Un fantasma chiamato amore

    Lettere Animate

    isbn: 9788871120072

    Copyright Lettere Animate 2016

    www.lettereanimate.com

    Un Fantasma Chiamato Amore

    A quel tempo Napoli era molto bella; le vetrine dei negozi, lungo tutte le strade, avevano un’aria invitante. Nei week-end, quelle vie brillavano ancor di più, piene di gente in festa, tanto che i passanti rimanevano estasiati. Notavi il gran vocio dei venditori ambulanti, che cercavano di vendere i loro prodotti ai turisti. Napoli è una città di fama internazionale e molto affascinante. Alcuni poi la definiscono la capitale del Mezzogiorno. Non dimentichiamo che Napoli è la città della pizza, del babà e della sfogliatella, la città di Totò, Eduardo e Massimo Troisi. E poi credo che, chi venga per la prima volta a Napoli, rimanga sicuramente impressionato e coinvolto dall’atmosfera ineguagliabile che vi regna, mentre chi già la conosce, difficilmente potrà resistere alla tentazione di ritornarci.

    Sembrava un giorno come tanti, una serata come tante, il solito sabato napoletano. La città bloccata dal caos dei giovani in cerca di divertimento, macchine bloccate nel traffico, macchine in doppia fila, i soliti furbi che usavano corsie preferenziali, motorini che schizzavano veloci come il vento, parcheggiatori abusivi che cercavano di racimolare qualche euro, turisti che passeggiavano lungo le vetrine dei negozi, ragazzine e ragazzini appoggiati sui loro motorini a chiacchierare, coppiette che si baciavano vicino ai magici scenari di quella città e venditori ambulanti che proponevano un po’ di tutto. Alex ed i suoi amici erano lì, imbottigliati in quel traffico, aspettando che finalmente si riuscisse ad uscire e poter finalmente parcheggiare e fare pusteggie. Vai, vai, Marco, buttati ora, o non passiamo più. La strada ora scorreva più veloce sotto lo sguardo attento degli occhi di Alex, e quanti pensieri scorrevano nella sua mente. "La mia vita, la percorro da tanto, a volte in fretta ed a volte con la calma più pacata di questo mondo ed ora nella mia mente si affollano mille pensieri, come delle nuvole nere che presagiscono tempeste e temporali, forse è arrivata l’ora dell’esame di coscienza…A volte vorrei tornare indietro nel tempo, dare un senso a ciò che ho lasciato andare senza lottare fino in fondo e rivivere una vita che avrebbe avuto un altro colore. Sì perché in fondo, cosa dà colore alla nostra vita? L’amore, solo l’amore. Perché sai benissimo che è capace di darti tantissime energie e te ne freghi anche se fa soffrire, te ne freghi del dolore e di tutte le tue sofferenze passate, perché l’unico tuo pensiero è amare ed essere amato, vuoi risalire su quella magnifica giostra, vuoi ricominciare a comportarti da pazzo, a sentire il tuo cuore battere sempre più veloce, finché i tuoi occhi non si perdono nei suoi. Ma nella vita e nella realtà non tutto collima così bene. E inizi a scoprire che l’amore non è eterno. Ogni cosa ha un suo tempo, anche l’amore. Arriva come la canzone di un cd, di cui ognuno di noi ha la sua copia. L'ascolti per tante volte, poi con il tempo incomincia a consumarsi, non riesci più a sentirla come prima, ma ti rimane solo quel ricordo, sbiadito che pian piano va via, anche se non è così facile poter dimenticare un amore. Magari poterlo fare, così come ora sto parlando. Se lo avessi fatto non sarei di certo qua. Ti rimane quella traccia, che fa ancora male, è conficcata dentro al tuo cuore come piccole spille, se provi a toglierle, senti un male cane. E quella traccia scava. Continua a scavare un abisso che si ha paura di colmare o si trasforma nella paura di riprovare ad innamorarsi. Mi chiedo se esiste un modo per vivere l’amore diversamente, cioè senza lasciarsi andare. L’unico rimedio credo sia quello di non avere tracce chiuse dentro di sé, liberarsi dai vecchi ricordi, rendere quelle spine non più pungenti, ma tenerle sempre lì, perché fanno parte di noi. E quando si sarà creata dentro di noi questa magia, saremo pronti a regalare intensità ad un’altra persona. E questo significherà che quello che avevamo rinchiuso nel nostro cuore sarà evaporato sotto i raggi del sole di un nuovo amore.

    Peccato, io non ne sono capace, forse sarà il mio modo di essere, sarà quello che mi è stato insegnato, ma non riesco a dimenticare lei. I ricordi sono ancora impressi dentro di me e non riesco a scacciarli via…Già, a volte capita proprio che il suo ricordo bussi improvvisamente alla mia mente con una forza incredibile, quasi volesse farmela pagare per aver cercato di rimuoverlo. Uno va avanti, non ci pensa, conosce altre persone, vive la sua vita, ride e scherza, ma poi capita…Capita che, bastardi, riaffiorino tutti i momenti passati insieme, tutte le piccole cose, le sensazioni provate, le emozioni vissute. Bastardi sì, perché quando credi di essertene liberato per sempre, te li ritrovi di nuovo lì. Ti sembra quasi di rivivere quei momenti per una seconda volta. E non ci vuole molto per essere trasportato, basta una coincidenza, che so, una canzone alla radio, un luogo, una parola, per farmi tornare alla mente tutto quanto… Sono fotogrammi stampati nella testa. Il sole che illuminava il suo splendido sorriso in una mattinata di agosto, il suo sguardo fisso nel mio quando parlavamo seduti sul muretto del suo paese, la sua pelle d’oca appena uscita dall’acqua del mare, la sua dolcezza mentre mi massaggiava, le risate di quel mitico falò di metà agosto, i suoi occhi, i suoi silenzi, i suoi musi. Ogni volta che credi che se ne sia andato davvero, puntualmente eccolo lì, riaffiora dai meandri della tua testa e capisci che non era affatto volato via, si era semplicemente nascosto tra i pensieri di ogni giorno. Sì era nascosto, aspettando il momento in cui il silenzio dell’ anima lo avrebbe portato di nuovo alla luce, per ferire il tuo cuore ed ogni volta che mi torna in mente, ecco la consueta voragine di emozioni…Mi sembra di risentire il cuore che batte all’impazzata al solo vederla passare davanti a me, la stretta allo stomaco di quella fatidica dichiarazione d’amore, la necessità di abbassare lo sguardo per non incrociare il suo, le gambe che tremano, la brutta sensazione di essere spiazzato di fronte a lei, di non sapere mai cosa fare e come comportarmi, Il sapore amaro delle lacrime che scorrono sul mio viso, gli occhi rossi e gonfi di pianto per un sogno irraggiungibile. Non credevo a chi mi diceva che ricordare fa male, ma ora che lo sto provando sulla mia pelle, mi accorgo di quanto può far male tutto ciò. Ci si sente veramente storditi da tutte quelle emozioni, con i pensieri che non fanno altro che sussurrare il suo nome come l’eco di un ricordo lontano, sbiadito dal tempo. Gli amici mi dicono di andare avanti, tanto passerà. Non c’entra niente il fatto di andare avanti, quello già lo sto facendo. Puoi andare avanti quanto vuoi, ma prima o poi ti capita quel particolare bastardo secondo, che rimette a pari i conti col dolore che ormai non provi più e non sai più uscire da quel vortice del tempo. Ora sto cercando di andare avanti, senza guardarmi più indietro, avanti per la mia strada. Bastò una pacca sulla spalla accompagnata da parole per farmi ritornare lì, insieme ai miei amici. Dai lasciamo qui la macchina e passeggiamo un po’ sul lungomare. Ok, ora parcheggio. Scendemmo dalla macchina e incominciammo ad incamminarci. Mentre stavo sorseggiando una birra, mi sembrò di vederla, eccola è proprio lì a due passi da me. In quell’istante il mio cuore palpitò, provai ad avvicinarmi, ad allungare la mano, ma ad un tratto lei si girò…Non era lei. Ormai lei aveva un’altra vita, un nuovo ragazzo da amare, mentre io non riuscivo ancora ad innamorarmi di un’altra. Erano passati tanti anni, ma non l’avevo mai dimenticata, c’era ancora dentro di me quell’ombra scura che mi perseguitava; un amore che mi aveva lasciato un graffio nel cuore, una ferita che tardava a rimarginarsi.

    L’estate del 2001 mi sono innamorato di Vale, una ragazza calabrese. È durata cinque mesi, con lei ho vissuto una storia bellissima. Sono stati mesi intensi, pieni di momenti indimenticabili, che non riescono più ad andar via. Entrambi sentivamo di avere trovato davvero la parte mancante della mela, l’anima gemella. Era la nostra prima storia d’amore seria, entrambi credevamo in questo amore, eravamo fiduciosi nel nostro futuro insieme, ma quando riponi troppo nelle persone va quasi sempre a finire che si rimane delusi, si rimane scottati. Così quell’amore estivo finì, si ruppe in tantissimi cocci e dentro mi lasciò un senso di vuoto ed angoscia. Ti fai mille domande, ti chiedi: Ma allora non era vero amore? o In cosa ho sbagliato? O Cosa ha affievolito questo nostro amore"? Purtroppo non c’erano risposte, ero solo in balia dei ricordi, tristi e dolci e non restava altro, che aspettare che prima o poi arrivasse qualcuno che ti cambiasse di nuovo la vita, perché anche un grande amore poteva finire. Ed ora eccomi qua a parlare ancora di lei, anche se pensavo di essermi ripreso completamente. Cerco di ripetermi che quei momenti non torneranno mai più, ma non riesco a convincermene del tutto. La nostra storia è finita perché entrambi eravamo immaturi e abbiamo commesso parecchi errori. Forse è stata anche la lontananza a minare il nostro rapporto, ma io sono convinto che l’amore sia più forte di tutto e se la nostra storia è finita, è solo perché non abbiamo avuto il coraggio di amarci fin in fondo. Sembra che la lontananza possa soffocare e uccidere lentamente un amore, invece siamo noi che ci rendiamo vulnerabili e lo distruggiamo con le nostre mani. Da un giorno all'altro qualcosa cambia, non ci si bacia più, non si scherza più, si ha quasi paura di sfiorare l'altro, come se non ci si fosse mai conosciuti, come se mai ci siano stati notti di passione. In silenzio, quell'amore che sembrava forte e privo di falle si crepa, si sgretola lasciando in noi amarezza. Questo è capitato tra me e Vale, anche se non ci siamo quasi mai allontanati del tutto, l’amavo ancora anche se lei ora stava con un altro ragazzo. Mi diceva spesso che eravamo troppo diversi per stare insieme, ma credo che queste fossero solo cazzate, il problema era che lei non accettava che nel suo cuore c’era ancora una parte di me e questo le faceva paura. Non era più un gioco, quel nostro sentimento stava soffocando il suo presunto amore. Io la consideravo la mia ragazza in tutto e per tutto, ma forse ho sbagliato a sognare così troppo. Non ha avuto orgoglio e carattere per lasciare l’altro e star con me e pensare che io l'avevo scelta anche per quello. Più i giorni passavano e più ero stanco di questo suo atteggiamento, perché stavo vivendo con il cuore in gola, con una sofferenza immensa, amore e dolore si susseguivano e non ce la facevo più. Lei si teneva ben stretta la sua storia con lui e a me faceva fare la comparsa e questo non lo accettavo più. Mi sarebbe bastato poco, ma lei ha preferito così. Ho fatto di tutto per convincerla a fare una scelta ma è stato inutile, non voleva rischiare, diceva che c’erano troppe cose che ci separavano, così ho preferito defilarmi a malincuore. A volte penso che mi amasse alla follia, a volte che mi prendesse per il culo. Lei era convintissima di amare sia me che lui, forse perché le piacevano degli aspetti della personalità di entrambi e avrebbe voluto che stessero in una sola persona, ma questo sinceramente è impossibile. O forse no? Per me si possono provare forti sentimenti per due persone. Ma non amore, forse è un bene grandissimo, ma non amore. È risaputo, l’amore vero lo provi per una singola persona, quella speciale, quella su cui non hai nessun dubbio. Se ami una persona la ami completamente, con tutte le tue forze e con tutta la tua volontà. E se davvero ti dedichi completamente a lei, non hai tempo per pensare ad un’altra. Ma secondo lei non era così. L’amore permette di amare tutte le persone che vogliamo, chi ama un’unica persona è egoista e non ama, diceva. Io non ero convinto della sua opinione, sì lei aveva ragione quando diceva che l’amore ci permette di amare più persone, ma con modi e intensità diversi e con l’obiettivo prima o poi di trovare la persona giusta per indirizzare l’amore che abbiamo in corpo e per riempire quel vuoto che solo una persona potrà occupare profondamente. Perché l’uomo troverà una perfetta stabilità solo quando specchiandosi nell’altra ritroverà se stesso nella sua completezza, solo quando quelle due anime si uniranno in un unico cuore e si dirigeranno verso un unico obiettivo.

    Ritornando a quel vecchio amore, mi sono trovato in un vicolo cieco. Ho provato in tutti questi anni a parlarle e a scriverle, ma le sue risposte sono sempre state distaccate e fredde, negandomi sempre una seconda possibilità, fino al suo ultimo messaggio di qualche mese fa, in cui mi diceva: Per me questo capitolo è chiuso, ho incominciato un’altra vita, ti prego basta con questa ossessione del passato. Sembra quasi che abbia rimosso i momenti felici passati insieme, tutto l’amore e la tenerezza che c’era tra noi ed io non riesco a capacitarmene! Oggi sono qui, a distanza di anni ancora a pensare a lei, a pensare al mio unico grande amore con il sorriso per i ricordi e per l'amore che so che ancora proviamo e con il dolore per non poterlo vivere mai, perché stavolta è veramente finito tutto, il destino ci ha divisi per sempre. Lei per la sua strada ed io per la mia. Fa male finirla così e mi chiedo cosa sia successo tra noi, cosa eravamo diventati, per noi c’era un altro futuro in serbo ma non è andata così. Penso che non ci sia al mondo nessuno che possa amarla quanto l’amo io. Non la chiamerò più, non le scriverò, non insisterò perché so che lei ha fatto le sue scelte. Ma questo mi fa male, sapere che dentro di me c’è ancora qualcosa che mi parla di lei e forse anche questo è un modo di amare. Anche se fa più male sapere l’ indifferenza che si legge nei suoi occhi, che oramai non brillano più per me. Vederla con lui mi distrugge l'anima e il cuore, ma lo fa ancor di più il fatto di fingere che mi sia indifferente, quando non è assolutamente così. Si dice che soffrire sia utile, se non ti uccide ti fortifica, lo spero. E pensare che tante erano le parole, quando è iniziato tutto, adesso son poche, perché? Ama e sii felice, una volta le dissi...e lo sta facendo. Io terrò il suo ricordo nella parte più importante del cuore, da lì non andrà mai via. E sarà lì che mi chiuderò nei momenti di malinconia, nel suo dolce ricordo, perché è quel posticino nel cuore in cui sono veramente me stesso, dove posso amarla in segreto, dov’è ancora mia. A volte sogno di tornare con lei come in un racconto, dove i due amanti alla fine si riuniscono, al di là di tutte le disavventure accadute, ma questo mio sogno si scontra con la realtà quotidiana. Non posso più fidarmi di lei, me ne ha fatte troppe. Poi anche lei ha deciso di chiudere per sempre questo nostro rapporto. Allora mi ripromisi, che avrei troncato ogni rapporto con lei per sempre, non mi meritava. Presi dalla tasca della tuta il mio cellulare e andai nella rubrica in cerca del numero di Vale, lo volevo cancellare. Quanta fatica per schiacciare quel pulsante, eppure non è nient’altro che un semplice click che può farti smettere di soffrire e che può valere veramente tanto. Ma davvero volevo eliminare quel numero? Una bella domanda. Sembra tutto così semplice, se solo schiaccio quel pulsante lei sarà per sempre uscita dalla mia vita e forse per me sarà più facile ricominciare sul serio. Ecco una nuova fitta al cuore. Nel giro di pochi minuti ripercorsi tutti gli attimi significativi, belli e brutti, di questa storia e mi resi conto di quanto mi mancava non sentirla più mia, ma nello stesso tempo pensavo a tutto il male che mi aveva causato e che quindi non aveva valore sprecare troppe lacrime per lei.

    La mia rabbia sale, anche, perché lei si è dimenticata tutto, cosa eravamo e tutti quei nostri momenti trascorsi insieme. Ed ora mi chiedo perché piango ancora una volta per lei, io che mi ero promesso che non lo avrei più fatto? In un baleno mi vennero in mente le parole di mio nonno: Caro nipote mio, nulla si dimentica e tutto serve a farci crescere e a farci capire qual è la vera vita. Non sempre la vita è un sogno, ma siamo noi che dobbiamo fare in modo di renderla tale, smettendo di autodistruggerci. Queste parole mi diedero forza, non potevo più vivere nel passato, autodistruggendomi, dovevo vivere il presente, anche senza lei. Ma da una parte speravo che capisse questa mia decisione. Immaginavo sempre un suo ritorno, proprio come un bel film d’amore, lei che corre da me, per dirmi quanto ci tiene a noi, ma so che non succederà, perché questa si chiama vita. E nella vita non sempre si realizzano i sogni, non sempre c’è un lieto fine.

    Oltre ad essere un eterno sognatore, sono anche un ragazzo molto estroverso, simpatico e divertente ma basta poco perché mi chiuda improvvisamente in me stesso e che mi faccia prendere dal pessimismo e dall’insicurezza. Sono anche molto semplice, mi piacciono le piccole cose e penso che gli altri siano troppo superficiali, non capiscono il significato di un gesto spontaneo, tutti ragionano per convenienza. Credo molto nell’amicizia e nell’amore, mi affeziono quasi da subito, anche se ho paura di rimanere deluso. Nell’amicizia e nell’amore ci si dovrebbe sentire mai usati, è orrendo, non dovrebbe capitare mai e invece è una delle cose più frequenti. Nella vita non ci si può trasformare in uno zerbino, non ci si può far calpestare sempre. Quando succede bisogna tirare fuori l’orgoglio. Poi credo che l’amicizia sia un rapporto che si cementa con il tempo, con l’esperienza, perfino con il dolore. Ma dentro ogni rapporto d’amicizia deve splendere la luce del rispetto, altrimenti non si può chiamare cosi! Oggi sono arrivato ad una triste conclusione, credo che non mi innamorerò più, perché ho sofferto abbastanza. Un giorno ho dato il mio cuore a lei perché mi fidavo... hai cominciato a giocarci, ad ingannarlo con tante false promosse, a cullarlo con la sua dolce melodia, come le sirene incantavano Ulisse e i suoi prodi, ma poi sentii un dolore atroce, mi mancò il respiro...stetti un po’ a capire cosa stava succedendo. Quel mio cuore cadde a terra e si frantumò, cercai di raccogliere i mille pezzi che erano sparsi a terra, ma non fu così facile perché c’erano troppe ferite…Oggi il mio cuore mi tiene in vita, ma non batte più per nessuno perché non voglio rischiare... non voglio più essere il solo che soffre. Perché l'amore è il fardello di un disperato bisogno di attenzione, perché amare significa lasciare in mano ad altri il tuo cuore e ben pochi sono disposti ad averne cura, sono tutti pronti ad avere ma non a dare. Bastò il lieve tocco di mano di un mio amico per farmi ritornare nella realtà. Ehi Alex, ma che fine avevi fatto? Ero andato a fare un giro per Mergellina, lì ho incontrato dei vecchi amici e mi sono messo a parlare. Dopo siamo andati a vedere il mare, e sono rimasto da solo ad osservare quello scenario fantastico. A volte raccontare una piccola bugia fa bene, non aveva senso raccontare quella verità tanto amara.

    Alex e i suoi amici erano proprio lì. Parlavano del calore della loro città, di quanto era diversa dalle altre metropoli. Non riuscivano a capire il perché di tanto disprezzo per questa città, non capita abbastanza, giudicata solo dall'esterno, da ciò che si legge sui giornali. Nessuno aveva il coraggio di aiutarla, ma erano tutti pronti a criticarla, già condannata senza neppure conoscere il perché di quel modo d’essere. Solo chi appartiene a Napoli può capire il perché di questa situazione, credo che giudicarla superficialmente sia troppo facile, io non nego i tanti problemi che ci affliggono, causati sì da noi, ma anche dall’assenza di uno Stato che ci ha poco tutelato, eppure andiamo avanti per la nostra strada sempre con la solita allegria che ci contraddistingue da tutti gli altri popoli. Certo Napoli è una città contraddittoria. Ha mille difetti, ma anche tantissimi pregi. Dà fastidio che appena qualcuno nomini Napoli, la identifichi come la città della camorra, dei pacchi, delle regole non rispettate, dell'inciviltà e dell'ignoranza, città di mariuoli e furfanti, di gente che non ha voglia di lavorare ma che butta a campare, città di sotterfugi e raccomandazioni, di sparatorie a cielo aperto, di scippi e rapine, città della spazzatura e chi più ne ha ne metta. Ora io voglio dire basta a tutto questo. Perché Napoli non è solo questa, ci sono tantissime persone che si svegliano la mattina per andare a lavorare e sfamare la propria famiglia, o molti ragazzi laureati in cerca di occupazione e anche gente per bene che combatte la camorra e non ha paura di dire di no. Sono rare le volte che i telegiornali parlano dei magnifici paesaggi, della sua storia, dei suoi monumenti, del mare, della cordialità e generosità di questo popolo, del suo calore, della furbizia buona. Per questo dico, gente venite a Napoli, non avete paura, questa città saprà riscaldarvi. Certo il mio rapporto con Napoli è di amore e odio, perché vorrei vedere Napoli diversa, vederla crescere e renderla la più invidiata di tutti, e non bistrattata da tutti. Odio perché vedo che c’è gente che non vuole fare tutto questo, preferiscono vederla così, nel caos più totale. Credo poi che noi giovani vorremmo migliorare la nostra città, troppo abbandonata a se stessa. Ma non è una cosa facile. Andiamo a prenderci una birra da Sasà? Mi disse Marco e io gli risposi sorridendo: Sì certo, Marco, ma offri tu? Si, e qual è o’problem? Sono fuori al bar, ecco arrivare Sasà. Raga, vi porto il solito? Sì, bravo Sasà, ormai è un nostro rito venire da te. Marco, com’è andata con quelle ragazze che avete conosciute? Abbiamo preso appuntamento, per sabato prossimo, mi sa che va a finire che ci fidanziamo, mi dispiace solo che poi rimani solo te l’unico single. E ridono tutte e tre davanti alla birra gelida, appena portata dal cameriere. Ma non fa nulla, sai bene come la penso su questo argomento. Divertiti, fratè. Ho notato che ultimamente i miei amici e le mie amiche stanno facendo a gara a chi si fidanza per primo. Morale della favola: sono l'unico single del gruppo. In realtà, se io volessi, potrei trovare una fidanzata, quando voglio, ma poi mi chiedo: Vale la pena accontentarsi? Sembra quasi che tutti si accontentino di stare con persone che non gli piacciono tanto, ma solo per il gusto di farlo, magari per fare esperienza. Io mi sento una mosca bianca perché preferisco star da solo piuttosto che accontentarmi della prima che capita, io voglio un amore che mi dia sicurezza, mi faccia vivere emozioni intense, non solo sesso, o una stupida avventura.

    Alex abitava in un quartiere di Napoli, un rione, dove ogni giorno vedevi: bambini dare dei calci ad un pallone di carta, ragazzi scorazzare sui loro motorini lungo tutti i vicoli ed altri che facevano i pusher. C’era un po’ di tutto, però Napoli era sempre Napoli, anche se il degrado di questa città non portava ad altre soluzioni, un po’ tutti si dovevano Arrangiare. Alex viveva con i suoi genitori e la casa era molto accogliente. Loro erano molto protettivi nei suoi confronti e alcune volte gli impedivano di fare ciò che gli piaceva di più, come andare in discoteca o stare fuori fino a tardi, ma questa forma di protezione gli toglieva il respiro. Proprio in questi giorni il padre di Alex lesse su un quotidiano di Napoli che un ragazzo diciottenne era stato accoltellato da un suo coetaneo fuori ad uno Chalet di Mergellina, per aver cercato di conoscere una ragazza che era fidanzata. Il fidanzato geloso, ha tirato fuori il coltello e l’ha pugnalato, senza voler sapere nulla di ciò che era successo. Allora io vorrei capire come può un padre far uscire il proprio figlio in balia di questi piccoli delinquenti? A volte, è anche vero che la paura di perdere un figlio per una stupidaggine fa più male ed ecco perché i genitori si tengono stretti i propri figli, chiamiamolo egoismo d’amore, anche se non è così, a volte i giovani non riescono a capirlo, si credono più forti delle avversità che la vita li può mettere nel loro cammino, ma non sanno che basta poco per non esserci più su questo piccolo globo terrestre, basta solo un attimo. Loro vogliono sentirsi liberi di volare in questo cielo chiamato vita, vogliono sentirsi grandi, anche se non lo sono, vogliono sfidare la vita a muso duro, amano il trasgredire che per il loro gergo adolescenziale significa: ubriacarsi, superare i propri limiti, dimostrare la loro supremazia nel mondo e amare il rischio, vogliono sentire l’adrenalina scorrere nella loro pelle, nelle loro vene. Alcune volte, Alex non riusciva a capirlo, si sentiva soffocato e voleva vedere la vita com’era fatta. Vorrei che i miei genitori mi lasciassero uscire da solo, ho voglia di scoprire il mondo, invece mi fanno stare chiuso in queste quattro mura. Sono cresciuto col pensiero di non deludere o contrastare i miei genitori, per non deluderli. Ed è per questo che il più delle volte ho soffocato le mie emozioni, cercando di compiacere ed ascoltare gli altri. Ma ciò mi ha portato a sentirmi solo, incompreso e spesso triste. Solo attraverso le esperienze positive o negative, si riesce a crescere, a crearsi un proprio carattere, a capire realmente chi siamo. Se non uscirò mai dal mio nido familiare, non potrò mai vedere la vita com’è, non potrò affrontare il mare aperto e distinguere le persone di cui mi potrò fidare da quelle in cui devo stare attento. Una volta lessi un libro che parlava di vita: La vita è un viaggio breve e le opportunità che ci capitano sono rare e dobbiamo essere pronti ad afferrarle. Non solo le opportunità di affermarsi, ma anche quelle di vedere le meraviglie del mondo, di ridere, di vivere, perché la vita non ci deve nulla, ma siamo noi che dobbiamo dare qualcosa a lei...".

    Mi ricordo poi che ogni qualvolta mettevo in mezzo questo argomento, mio padre sbuffava. Lui mi ripeteva io ho fiducia in te, ma non in altre persone. Credimi Alex crescere un figlio non è così facile, fare il padre duro non è una parte che mi piace interpretare, ma lo devo fare per il tuo bene. Per farti capire il senso delle mie parole ti spiegherò una metafora. Prendi un arciere che ha con sé il suo arco e le sue frecce. Ora l’arciere sarebbe il padre, mentre le frecce sarebbero i figli. Credo che tu a scuola abbia studiato cosa facevano gli arcieri: miravano e poi scagliavano le frecce al bersaglio mirato. Ecco, noi genitori siamo come lui, non dobbiamo scoccare le frecce a casaccio, ma colpire quel bersaglio. Ora il bersaglio riferito a noi sai qual è? Io voglio che tu diventi un ragazzo responsabile e felice con una vita piena di soddisfazioni e che tu faccia scelte ben oculate, questo è il mio bersaglio. Secondo te cosa occorre perché una freccia centri il bersaglio? Ma non lo so papà, ora non mi viene in mente nulla. Ora te lo spiego, però non avere fretta, non sbuffare come fai sempre. Per prima cosa dev’essere preparata accuratamente, custodita con cura e indirizzata verso il bersaglio. E così i figli, devono essere preparati a cosa andranno incontro nel corso della vita. Noi genitori vogliamo che voi figli siate come queste frecce. Vi dobbiamo levigare, plasmare, rendervi più saggi possibili, direzionarvi verso la traiettoria più giusta. E come lo si fa? Ma…negandovi a volte delle cose, non per cattiveria, ma solo per farvi capire che c’è ogni cosa a suo tempo. Cercando di disciplinarvi e mettendo delle regole, solo per aiutarvi e non per far vedere che comandiamo noi. Sì questo è vero, però papa stanno cambiando i tempi, te ne sei accorto? Certo Alex, lo so che non siamo più negli anni 70. Sai da cosa me ne sono accorto? Dai giovani d’oggi, che hanno tutto e subito, mentre noi dovevamo guadagnarci quel poco che ci spettava: quando mio padre tornava da lavoro e mi portava delle caramelle o dei vestiti, io ero felicissimo. Ora invece, i giovani sono in accontentabili, vogliono sempre di più. Certamente ogni generazione ha il suo modo di vestire, i suoi atteggiamenti e la sua musica preferita. E qualche volta i giovani hanno problemi con i loro genitori, non sono sintonizzati sulla stessa frequenza, c’è troppa diversità. E se andiamo a fondo ci accorgiamo di come ci sia una mancanza di comunicazione tra loro, non c’è più quel rapporto affettivo di una volta. Vedi, queste sono preoccupazioni di un padre, che vede a volte il proprio figlio distante, distaccato emotivamente, ostile, difficile di carattere, scontroso, insofferente e che fa del rifiuto e dell’isolamento il proprio meccanismo di difesa elettivo. E scusami se mi preoccupo per te, poi sai bene come la mamma soffra di questo tuo improvviso cambiamento, dov’è finito il figlio onesto nei nostri confronti, affettuoso, disponibile, caparbio, ostinato e testardo, che cercava in tutti i modi di far emergere il proprio io e la propria personalità? Lo so, papà, che mi state vedendo in modo diverso. Cambiato, forse in peggio. Non so a chi dare la colpa, forse solo a me stesso, che non sono stato abbastanza forte, nelle situazioni che lo richiedevano. Forse sarà la crescita, il passaggio dall’adolescente all’uomo, non so cosa mi sta succedendo, so solo che è successo. Come vorrei raccontare tutte quelle verità nascoste, ma so già che non mi capiranno, mi condanneranno senza darmi scampo. Vorrei dir loro di quanto sono stati lontani da me, di quante volte avrei voluto un padre diverso, più presente nella mia vita, pronto a dare tutto per me. Non lo so, forse le colpe sono solo mie, non sono stato capace di aprirmi con loro, ma perché loro non si sono accorti di tutto questo? Non so se io sia stato un bravo attore o loro dei pessimi spettatori. Certamente non posso cambiare i loro caratteri, non posso chiedere qualcosa che mai potranno darmi, perché non sta nelle loro caratteristiche, bisogna a volte, sapersi accontentare. La mia rabbia scatta poi, quando penso a tutto quell’affetto che mi hanno donato, a tutte le cose che hanno fatto per me ed ora sono qui a giudicarli, a dire che non hanno fatto il proprio dovere. Ha davvero ragione mio padre quando dice che i giovani non sono mai contenti.

    Il padre di Alex era un uomo molto affascinante a differenza dell’età che qualcuno gli poteva dare, capelli tra grigi e neri, occhi castani e un po’ di pancia, adorava la cucina napoletana. Aveva un carattere che all’apparenza poteva sembrare da burbero, ma poi vedevi che era solo una forma di scudo per non farsi scalfire dai pensieri delle persone, lui non si fidava molto del prossimo. In effetti, non aveva molti amici, aveva allontanato molte persone da lui, anche se con il passare del tempo, stava riuscendo a dominare questa sua parte negativa. Se solo riuscissimo ad andare nella sua profondità, addentrarci tra le sue mezze parole brusche, però non dette con cattiveria gratuita, ma solo dettate dalla falsità che circonda il nostro mondo, ci accorgeremmo di quanti sorrisi fasulli e di quante false pacche sulle spalle ci circondano. Quanti amici ci assediano nei momenti del successo e quanti amici ci circondano nei nostri momenti più bui? Non posso certo rispondere a queste domande, perché le risposte sono abbastanza scontate. Quante volte mi sono girato indietro, in cerca di amici, ma mi so quasi sempre ritrovato da solo, io che prima ero attorniato di tante persone. Allora a volte riuscivi anche a capire l’atteggiamento burbero del padre, perché a chi sa a quanti di noi sarebbe passato nella mente solo per una volta di dire cosa pensiamo senza riflettere sulle conseguenze che potrebbero creare le nostre parole?

    L’indomani era il compleanno di un mio carissimo amico, Francesco. Così gli organizzammo una festa a sorpresa e mentre stavano finendo i preparativi, decidemmo di andare a mangiarci un panino a Mergellina. La serata passò in fretta e facemmo le 03: 00. Ma la cosa che mi stupì molto fu che in quella serata i nostri discorsi caddero sulla mia ex e sui rapporti a distanza. Io alle loro domande davo risposte evasive, del tipo Ormai l’ho dimenticata o Chi è Vale?, in qualche modo cercavo anche di cambiare discorso. Credo che comunque loro si accorsero, che non ero del tutto sincero, capirono il mio stato d’animo, capirono i miei silenzi e le mie bugie. Quando ritornai a casa, non so perché, ma la pensai tutta la notte ed era da tanto che non accadeva. Quando appoggiai la testa sul cuscino, il mio sguardo era rivolto in alto, ma lei era ancora nella mia testa. Provai a chiudere gli occhi, ma me la ritrovavo sempre davanti, ricordavo tutti i nostri momenti, anche quelli poco piacevoli. Il mattino seguente ho riaperto il cassetto dove c’erano le nostre foto, le lettere, erano impolverate, ma erano ancora piene di sentimenti! Come vorrei ritornare indietro nel tempo, questo fu il mio primo pensiero, la sensazione provata rivedendo il suo viso su foto di qualche anno fa, le accarezzavo con le mie mani quelle foto, non so per un istante avevo ritrovato quella felicità, mi sentivo ancora innamorato. I suoi occhi, le sue labbra, i suoi capelli, il suo sorriso...i vestiti che indossava quella sera, il suo compleanno, bellissimi ricordi, forse un po’ amari. Non so come mai mi è ritornata in mente, forse sarà solamente un attimo di debolezza, forse il riparlare di lei agli amici è stato come riaprire un'antica ferita che comunque non guarirà mai completamente. È vero la sofferenza può essere accantonata anche in una parte più remota del nostro cervello ma purtroppo tornerà sempre a tormentarci e a farci del male, com’è successo oggi. Avevo tanti pensieri nella testa…ricordo ancora quella sua freddezza, quel suo ultimo bacio sulla mia guancia in segno di saluto, forse era il nostro addio? Chi lo sa. Forse la rivedrò in futuro, ma ormai non mi aspetto più niente, ormai è diventata una storia passata, solo il ricordo di un’estate. Forse non voglio nemmeno rivederla. Perché volerla rivedere, poi? Che senso ha? Ormai lei non è più quella di tre anni e mezzo fa, è diversa, è un'altra...è cambiata, ha perso la luce che aveva negli occhi. La sua foto è ancora nel mio portafogli, non so perché. Ma forse non ho mai avuto il tempo di sistemare le mie cose nel portafogli. Non so come mai non mi sono ancora legato con nessuna, forse non sono riuscito a tagliare del tutto il filo che mi lega a quel passato, anche se credo che sia arrivata l’ora di depositare il tutto nell’armadio, nell’armadio dei miei ricordi e sperare che mi lascino finalmente amare. Sì, perché da quando mi sono lasciato con lei, non sono riuscito ad avere un rapporto stabile, un amore che scacciasse via il passato. Credo che abbia perso la strada per innamorarmi, non so più ritrovare quella magia, mi ritrovo solo e spaesato, vorrei solo ritrovarmi tra le braccia di una tenera ragazza. Non so, ma lasciando lei ho lasciato l'amore. Sento che nel mio cuore non ci sono emozioni così forti da poter far dimenticare lei, sento che dentro di me c’è tanto bene da donare, ma nessuna è capace di farlo uscire, forse è solo colpa mia. Sento che devo cercare il modo di sbloccarmi da questa situazione, non posso amare un fantasma, un ricordo. Nella vita la cosa più bella è amare ed essere amato. Credo che sia arrivata l’ora per me di riflettere, restare solo e scacciare i pensieri che ancora mi ancorano al passato e mi impediscono di liberare i miei sentimenti verso qualcuno che merita tutto l'affetto di questo mondo, tutto l'amore che ho in corpo. Non so se riuscirò a venirne fuori, so solo che per ora è una lotta contro me stesso, una situazione di bilico da dover risolvere per una direzione che però esclude l'altra. Devo riuscire a capire cosa voglio, perché prima di pensare al mio domani, mi dovrò concentrare sul presente, lasciando che il passato rimanga lì dov’è.

    Eccomi alla festa di compleanno di Francesco, c’eravamo tutti, non mancava nessuno. Musica house a far da contorno alla serata, le ragazze erano tutte acchitate, i ragazzi eleganti. Ballavano sotto a quel cielo di mille colori. Io ero seduto su un divanetto in compagnia di alcuni amici. Mi raccontavano della loro estate ad Ibiza, di come erano belle le ragazze spagnole. Poi uno di loro prese il cellulare dalla tasca del pantalone, mi fece vedere i video e tutte le sue conquiste in terra spagnola. Io alternavo momenti di ascolto, a momenti di assenza. A dire il vero non mi sono mai piaciuti i tipi che si vantano delle loro conquiste, che vedono le donne come un trofeo da mostrare agli amici. Forse lo fanno perché quelle donne per loro non rappresentano nulla, solo un’avventura di sesso. Io sono molto restio a raccontare le mie esperienze ad altri, per esempio di Vale non ho mai raccontato niente a nessuno, solo pochi dettagli. Non tornai tardi quella sera, avevo ancora in mente i discorsi sulla lontananza della sera precedente, però decisi di non pensarci più. Oramai lei, si è presa già troppo di me. Voglio chiudere i ricordi in quell’armadio del mio cuore, a doppia mandata, così che nessuno potrà mai vederli. Come non vorrei avere quella chiave, come vorrei gridare questo dolore, in questo silenzio assordante della notte. Meglio dormire e non pensarci più, forse il vento della notte porterà con sé questi ricordi che mi parlano di lei e mi lasceranno vivere in pace.

    La mattina dopo, trovai sopra al tavolo della mia stanza un pacco. Era di forma rettangolare, di colore giallastro e sul retro di questo pacco c’era solo il mittente, non c’era un indirizzo che lo poteva far capire chi mai, gli potesse far recapitare questa scatolina. Ehi mamma ma cos’è questa busta, chi la manda? Alex, non so chi sia il mittente, so solo che era per te, perché c’era scritto sul retro della busta, e poi sai bene che non ficco il naso nelle tue cose personali. Siccome, la stranezza di quest’oggetto mi colpì molto, lo aprii, senza tanti giri di pensieri, ero troppo curioso. Era un film in dvd, accanto c’era un foglio rosa con scritto: Il grande amore ci fa paura, ci mette in una situazione di pericolo perché si diventa vulnerabili, si perde la corazza che abbiamo nei confronti del mondo. Perché in amore si dà tutto ma si può anche perdere e perdere tutto. E quando si perde, fa davvero molto male. A volte il passato può ritornare, basta solo che tu abbia quella voglia di farlo rivivere, con la stessa passione che avevi, quando mi baciavi. Io di quel passato ho uno splendido ricordo. Spero solo che tu non ti sia dimenticato di me. Mi raccomando non far morire i tuoi sogni, non rinunciarci mai. Fai che i tuoi sogni non rimangano compianti desideri ma divenire realtà, normalità. Firmato da un tuo dolce ricordo. Mi fermai per un attimo a pensare chi mai avrebbe potuto aver fatto questo regalo così strano e pazzo. Lessi e rilessi non so quante volte il contenuto del messaggio, per comprendere il significato di quelle parole, e capire se era vero o solo un brutto scherzo. Volevo capire cosa stesse succedendo nella mia vita, perché accadeva tutto così in fretta? Volevo fermarmi a riflettere, ma non potevo. Perché le brutte notizie arrivano tutte insieme? Sì, perché tutto questo non era una bella notizia, davvero avevo sofferto, davvero stavo cercando di dimenticare quel passato. Ed ora mi chiedevo cos’era questo dvd, che senso aveva? Ero rimasto impietrito con quel dvd fra le mani, volevo e non volevo, ma non potevo restare per sempre in quella posizione, dovevo prendere una decisone. Una parte di me, mi ripeteva che non aveva senso guardarlo, mi farebbe solo altro male. Lei non aveva il diritto di andare e venire quando voleva, non poteva giocare sui ricordi. Ormai aveva fatte delle scelte, ora doveva pagarne le conseguenze, non era giusto ritornare. Ero deluso, perché in tutti quegli anni avevo sempre creduto in lei, ma le ultime delusioni, mi avevano fatto troppo soffrire ed irrigidire il cuore. Per lei avevo fatto di tutto, avevo fatto delle scelte, mi ero messo sempre in discussione, ma lei non aveva capito che erano prove d’amore. Restavo sempre in silenzio, sempre pronto a capirla, sempre corretto, sempre pronto a dare amore incondizionato, ma non le era bastato. Forse sono davvero vere le note della canzone Teorema. Chi più amore dà, meno ne riceve. Ma dall’altra parte di me, c’era la voglia di scoprire perché. E poi ormai ero arrivato quasi a metà. Perché una volta che avevo incominciato a leggere quel bigliettino, non potevo fermarmi, dovevo continuare. Ora non restava altro che prendere una decisione. Istinto o ragione? Questo era il dilemma. Decisi di ragionarci un po’, mentre le mie mani stringevano quel dvd tra le dita. Si è vero che per tante volte la ragione ci condiziona, ci frena, forse lo fa solo per non farci soffrire, ma credo che sia sempre più giusto seguire i propri sentimenti, l’istinto e l’irrazionalità. I sentimenti sono fugaci e se perdiamo tempo a ragionarci sopra, va a finire che ce lo lasciamo sfuggire. Non posso mai dimenticarmi la frase che lessi su un libro: Siate sempre istintivi, si vive meglio e si assapora il gusto delle cose all'istante, invece che consumare tutto nella docile e frustrante melodia dei pensieri. Io credo che in parte sia proprio così. Posso quasi affermare con sicurezza che l’istinto sia la forza motrice delle mie azioni, anche se spesso il mio pessimismo me ne limita il raggio di azione. E proprio un raggio di sole entrò nella sua stanza in quell’attimo, era un raggio di speranza, di calore. La stanza di Alex era abbastanza grande, c’era un tavolo di legno con delle sedie intorno, le fotografie alle pareti, nel vano della finestra un televisore con un dvd e una finestra che si affacciava sul suo quartiere. Lui aveva in mano quel dvd, lo guardava, lo stringeva forte nelle sue mani, e si chiedeva il perché. Così si sedette, su una vecchia poltrona, inserì il disco ed incominciò a guardarlo. Il film era: 3 metri sopra al cielo. Ad un tratto il suo sguardo si allontanò dallo schermo della tv ed ebbe un sussulto al cuore, ad un tratto i suoi pensieri furono annebbiati, confusi, nella sua mente tanti piccoli flash-back legati al passato, al primo amore della sua vita, ad un passato che aveva cercato di seppellire per sempre, insieme al suo cuore, si girò indietro, e vicino alla porta improvvisamente apparve lei, Vale. Indossava un jeans stropicciato e una camicetta di seta color bianco perla, trasparente e sbottonata, sotto si intravedeva il reggiseno. Aveva i capelli sciolti, e mi guardava con un fare… Sembrava più grande, forse voleva apparire tale. Forse perché l’ho sempre presa in giro per la sua tenera età. Lei mi sorrise. Aveva in mano il nostro diario dei ricordi, e si avvicinava pian piano. Era una visione paradisiaca, sempre più bella, specialmente ora. Incominciammo a guardarlo insieme, a ridere sui momenti passati insieme. E a volte ci soffermavamo su alcune pagine e su alcune frasi che ci eravamo dedicati. Ma poi in lei scattò un qualcosa…incominciò ad accarezzarmi, la mia pelle rabbrividì ad ogni suo passaggio, il mio cuore batteva sempre più forte, avrebbe voluto uscire dal petto e unirsi al suo. Io non parlavo, rimanevo in silenzio, la lasciavo continuare nel suo viaggio sul mio corpo. Iniziò a spogliarsi, ma poi si fermò, prese la mia mano e l’appoggiò sul suo corpo sinuoso, partii dal suo seno fino ad arrivare ai suoi glutei. Incominciò ad accarezzarmi ancora, mi fece una carezza leggera sulle spalle, io ero perso in questo piacere che mi dava. Appoggiato sul letto, mi tirò giù pantaloni con veemenza. Si fermò. Mi guardò negli occhi e incominciò a mordermi la bocca a piccoli colpetti alla volta, le nostre mani si intrecciavano sempre di più, mi diede un ultimo bacio in bocca e si allontanò da me. Io rimasi esterrefatto da questa sua intensità nel volermi. Vale, ma che fai, sei impazzita?, le ripetevo con forza, Sono pazza di te, prendimi con la tua dolcezza, afferrami con le mani, stringi ogni centimetro della mia carne, graffiami, mordimi e lasciami i segni di questa passione che ci avvolge, che ci strema, che ci fa diventare teneri amanti. Stringiti a me, ho troppa voglia di te, ascolta i miei sospiri, mentre attraversano il tuo corpo...li senti? Ora toccami, continua a toccarmi come se stessi aspettando il mio corpo da tutta la vita, ora diventato tuo, posseduto da te...sento le tue mani scivolare sul mio corpo, un senso di eccitazione pervade tutto il mio corpo. Ti prego non smettere, continua questo tuo viaggio... voglio sentirmi avvolto da te, dalla tua passione. Fai di me quello che vuoi, stravolgimi, stupiscimi, catturami... desiderami…io voglio solo te. Dimmi che mi ami, dimmi che sono tuo, dimmi che hai voglia di me. Raccontami le tue emozioni, ma mentre mi parli non smettere un istante di accarezzarmi e rapirmi con i tuoi lunghi baci. Stanotte era stupenda sotto questa luce di candela che profumava di fragola, luce e ombra giocavano coi nostri corpi, e come per magia la fiamma seguiva le nostre gesta d'Amore, che mai, neanche per un istante avevano tregua, ma poi improvvisamente ritornai nella realtà. Ero lì davanti a quello schermo, solo. Era tutto un sogno, era la mia fantasia che viaggiava a duecento all’ora. Quel film mi ricordò lei. È proprio vero che quando sei innamorato, non dimentichi proprio nulla, ricordi tutto, anche le cose più stupide. Ricordo per esempio ogni suo sorriso, ogni suo sguardo che mi regalava, ogni espressione alle sue domande strambe, ogni suo gesto. Prima o poi le cose che hai lasciato indietro ti raggiungono. Ritornano pesantemente a far parte della tua vita, le puoi respingere quante volte vuoi, ma loro ritorneranno sempre, come un’onda del mare. Solo due cose puoi fare. O cavalcare quell’onda o lasciarti affogare. Questa pellicola fece ritornare a galla il passato che lui aveva cercato di nascondere per sempre e alla fine del film, una frase lo colpì molto: E tutto quello che devi fare è metterti le cuffie, sdraiarti per terra e ascoltare il cd della tua vita, traccia dopo traccia, nessuna è andata persa. Tutte sono state vissute e tutte in un modo o nell’altro servono ad andare avanti. Non pentirti, non giudicarti sei quello che sei, non c’è niente di meglio al mondo. Pause, rewind, play e ancora e ancora e ancora… Non spegnere mai il tuo campionatore, continua a registrare, a mettere insieme i suoni per riempire il caos che hai dentro. E se scenderà una lacrima, quando riascolti, beh, non aver paura, è come la lacrima di un fan, che ascolta la sua canzone preferita. Dopo aver ascoltato questa frase, il cuore incominciò a palpitare, il suo sguardo andò in cerca di conferme e subito s’indirizzò verso le foto che racchiudevano la sua vita: il battesimo, la prima comunione, la cresima, i primi compleanni, carnevale, gli amori passati, i suoi 18 anni, i suoi amici e l’estate. Il film gli ricordò quella parte che lui aveva cercato in tanti anni di non ricordare più, troppo dolore-amore. Ed ora si domandava: Chi sa se era lei la mittente di questo pacco, in cuor mio speravo di sì, anche se il suo orgoglio era troppo forte, ed era quasi impossibile che sia stata lei, specialmente per come c’eravamo lasciati l’ultima volta. Anche se il dubbio mi rimaneva, perché lei era capace di tutto. Era come un tarlo che lo perseguitava, non riusciva a capire il perché di questo suo avvicinamento, se era stata lei, ormai i contatti erano persi ormai. Lui non sapeva cosa fare, se lasciarsi andare in questo richiamo irrefrenabile del suo primo amore, o lasciarsi scorrere addosso tutto. In parte la voglia di ricominciare era tanta, anche se quell’antico amore ribussando alla sua porta, gli aveva fatto tornare in mente le emozioni vissute insieme con lei, tanto che i suoi occhi ritrovarono quel sorriso, quel luccichio che avevano perso da tanto e anche il suo volto sembrava più rilassato e gli scappò un sorriso sulle labbra, senza neanche accorgersene, però l’indecisione era tanta; che fare? In quell’istante ritornò indietro di tanti anni prima, quando Vale lo aveva lasciato, si ritrovò lì ad assistere alla scena, a far da spettatore. Quanta sofferenza, quanto era cambiato per lei. E per questo che in quell’istante lui si era promesso: Non voglio più soffrire cosi in amore, non è giusto. Ma come sempre vinse l’amore. Sì mise alla ricerca del passato, scavò negli armadi dei ricordi del suo cuore, in cerca di un qualcosa che lo facesse tornare indietro nel tempo, ma c’era sempre timore. Prese dal suo cassetto un piccolo scrigno e tirò fuori dei fogli: erano le lettere del loro amore con le loro foto. Sì sedette sulla sua poltrona e incominciò a leggere una per una con il sottofondo dello stereo delle loro canzoni. Dai suoi occhi scese una lacrima, leggendo quelle lettere gli venne un magone allo stomaco, ma non si fermò, continuò quel viaggio temporale. Trovò pure una videocassetta, dove c’erano dei suoi momenti passati con Vale. Era assorto in quelle immagini, era talmente preso che non sentiva la madre che lo chiamava. Ma poi decise di fermarsi, avevo troppo paura di ricadere in quel vortice, paura di convivere con quel fantasma. Cosi decise di aspettare. Alex capì che non si poteva tornare indietro, per ora, meglio riorganizzare le idee, o piuttosto i vecchi ricordi.

    Alex aveva un carattere chiuso, prudente, riservato e un troppo pessimista, era sfiduciato dalla vita e si lamentava spesso di questo. Forse era proprio questo un suo difetto, lui sapeva di avere delle qualità, ma non ci riusciva perché era bloccato da se stesso, dalla mancanza di fiducia, a volte camuffata da finta pigrizia. Per certi versi era molto geloso della sua vita privata e non permetteva quasi a nessuno di invaderla, ben pochi erano riusciti a valicare questo suo confine. Tendeva molto alla solitudine e a volte cadeva nella depressione, anche per piccole cose. Si sentiva a suo agio se gli davano fiducia e quest’attesa lo rendeva più fiducioso in sé stesso e con gli altri. A volte nella solitudine si è costretti a guardarsi dentro e questo viaggio interiore, sicuramente doloroso, aveva permesso ad Alex di scoprire tante cose di sé, che l’avevano reso più forte, più combattivo. Alex adorava leggere libri sull’amore, scrivere con impeto lettere per il suo amore adolescenziale, credeva nei valori della vita di un tempo, che a volte, molti giovani d’oggi calpestano con molta indifferenza. Lui, infatti, si ripeteva spesso di non essere adatto a questo mondo così tecnologico, gli piaceva di più quello dei suoi genitori, fatto di piccole cose, che regalavano ogni giorno delle gioie. Gli piaceva giocare a calcio in mezzo ai vicoli del suo quartiere, stare con i bambini per leggere nei loro occhi la voglia di vivere che ormai aveva quasi perso. Non capisco come mai non riesca a trovare quello slancio per vivere con pienezza quello che il mio cuore mi sussurrerebbe. Non ho paura di essere rifiutato, ho semplicemente il convincimento di non essere accettato dalle ragazze, perché non mi ritengo alla loro altezza. Non mi sento realizzato, sono quasi sempre triste, mi sento così inutile, sembra che la vita si prenda gioco di me. Diciamo che lo scrivere mi ha portato ad esternare le mie emozioni fuori dal mio mondo, ad affrontare le mie angosce, ma nel campo sentimentale sono proprio una frana. Le ragazze preferiscono sempre altri a me, e allora mi so deciso a parlarti, in fondo tu mi hai visto crescere e conosci il mondo giovanile a perfezione. La cosa che più mi lascia confuso è che da queste esperienze ne esco sempre più mortificato, e ogni giorno che passa perdo sempre più fiducia in me e nelle mie qualità. Divento vittima dei miei pensieri, della mia scarsa fiducia. E sembra quasi che la vita per me, giri sempre dal lato sbagliato. Vorrei essere per una volta fiero di me, svegliarmi al mattino con il sorriso sulle labbra, ma non succede tutto questo. Da come ne parli sembra che a te piaccia scavarti dentro, conoscere sempre di più il tuo io interiore e questo può essere una qualità, però la devi sfruttare bene. A volte le cose vanno tutte per il verso sbagliato, sembra quasi una magia al contrario, esattamente come capita a te, ora. Ma poi imparerai da solo che tutto incomincerà ad andare per il verso giusto, basta solo oliare i meccanismi della vita. E vedrai che tutte le esperienze negative ti avranno fortificato e ti serviranno per individuare la strada giusta per te. Se posso darti un consiglio: vivi la vita con un poco di leggerezza in più, che ti permetta di essere sopra alla pesantezza della quotidianità. Non confondere la mia leggerezza con la superficialità, anzi è diverso. Questo non significa sorridere per forza o essere disincantati, ma al contrario vuol dire avere un rapporto forte, maturo, tanto da riuscire a non farsi sommergere da chi non ci merita. Per quanto riguarda le ragazze, credimi prima o poi troverai quella giusta. Però prima di cercare una relazione, dovresti cercare di avere più fiducia in te. Ti piace scrivere? Allora coltiva questa tua passione, impegnati seriamente, prova a migliorare ogni giorno, diventa ambizioso. Cerca di essere un po’ egoista, e vivi la tua vita con i suoi sogni. Ricordati, però di mantenerti sempre un palmo sopra le cose e con un atteggiamento che non sembri presuntuoso ma riflessivo e ironico.

    Un giorno, mentre stava riordinando i cassetti della sua stanza, gli capitò fra le mani un vecchio diario di quando era un adolescente. Era di colore arancione e sopra c’era scritto con ritagli di giornale: I ricordi del cuore, con disegnato un cuore e una freccia al suo interno ed una dedica: Staremo insieme per sempre, non ci lasceremo mai. Forse questo era un altro segnale, che lo voleva condurre nell’abisso di quel mare così profondo e puro, dove c’era quel suo grande amore. Lui subito si chiese: Voglio proprio vedere quale sarà il primo ricordo che uscirà per magia…ecco quella famosa estate dove avevo conosciuto lei. Nooooooooooo guarda questa, una mia fotografia con la mia Vale, madonna quanto gli ho voluto bene…che bei ricordi. Le prime lacrime bagnarono il suo viso, ma non si fermò decise di continuare quel viaggio in quei dolcissimi ricordi. Ecco le prime parole dedicate a lei, quelle pagine erano ricoperte di cuori e fotografie. Sembra quasi che i ricordi riposti all'interno di quel diario scalpitino per la gran voglia di uscire. Così lui decise di rileggere ancora una volta quel diario, di mettere una volta per tutto per iscritto questa storia, per poter capire in cosa aveva sbagliato. "Quel diario era da tanto che non lo trovavo, ma quando iniziai a leggere quelle prime righe, capì che quelle parole le sentivo ancora mie, e che la mia storia con Vale, non era così sepolta, così come credevo. Anche se forse rileggere e rivivere quelle sensazioni, mi fecero molto male. Quei erano dei ricordi che ormai avevo sepolto con il tempo, non volevo più aprirli, erano pezzi di me che nessuno sapeva, e che mai a nessuno avrei fatto leggere. Decisi di rileggerli perché dovevo far chiarezza dentro di me. Più leggevo quelle pagine e più dentro di me si faceva strada una strana idea: quelle parole le sapevo quasi a memoria. Forse ho sbagliato ad aprire quel vecchio diario, dovevo sbarazzarmi di lui, ma purtroppo non so perché non riesco mai a buttare via tutti i ricordi di persone a me care. Si dice che anche gli oggetti abbiano un’anima. È vero, è la nostra anima. Noi in quelli oggetti proiettiamo i nostri sentimenti, le nostre emozioni e loro ci restituiscono l’immagine di ciò che siamo. Ed è per questo che è dura lasciar andare via un qualcosa che ci appartiene. Ma purtroppo è un atto che dovremmo fare, perché solo così avremmo una maturazione interiore. Perché legarsi agli oggetti è sinonimo di soffocamento, è vedere in quello specchio solo un lato di noi, mentre noi siamo fatti di moltissime sfaccettature. Bisogna a volte essere coraggiosi a dire addio a quei vecchi ricordi, ma purtroppo io…non ero ancora pronto, non ero riuscito a dirle addio. Ed ora m ritrovo tra le mani questo diario, non posso più fermarmi, devo proseguire questo mio viaggio interiore, magari sarà terapeutico, magari dopo aver letto avrò acquisito più forza e sicurezza, che sarò capace di chiudere per sempre in un cassetto questo diario e lasciar che la polvere lo copri totalmente. Lo aprì e iniziava così…

    La scuola era finita: basta ansie, preoccupazioni, compiti, freddo…l'estate era arrivata, quel meraviglioso periodo dell'anno che finisce sempre troppo presto…Oggi è il primo giorno di vacanza. Lo trascorrerò come tutti gli anni qui, al mare, con i genitori e i miei zii, anche lei c’è. L’ho incrociata nella piazzetta principale e ci siamo subito messi a parlare. È un rapporto speciale, quello che c’è tra noi. Non c’è nessuno che io conosca che sia riuscito a dare una definizione a quello che è stato il nostro rapporto durante questi anni. Nessuno, né tanto meno io né lei. Per quanto mi sforzi non riesco a trovare una parola appropriata a descrivere il nostro rapporto. So solo che è stato speciale e che ci siamo sempre detti che solo io e lei potevamo essere in grado di capirlo, e che eravamo davvero privilegiati, perché credo che veramente a pochi sia concesso di poter vivere un rapporto tanto stupendo, assolutamente fuori dal comune, così intenso e profondo come è stato il nostro. Per anni c’eravamo detti un sacco di volte questa cosa: esistevano le coppie innamorate, gli amici e le amiche, gli amanti, le persone che si volevano bene, e poi NOI. Noi che non rientravamo in nessuna di queste categorie, ma che allo stesso tempo le includevamo tutte. Un sentimento, il nostro, che stava in una zona di confine assolutamente inspiegabile. Con il passare degli anni siamo cresciuti e a sua volta cambiati. Ci siamo persi e poi ritrovati, ma eravamo sempre lì, pronti a capirci, a consolarci, a ridere. I nostri caratteri e le nostre personalità ora non sono più quelli di allora, e in questi anni tutti e due abbiamo vissuto tantissime esperienze, abbiamo fatto scelte importanti e intrapreso strade diverse. Ma non siamo mai riusciti a distaccarci definitivamente. Parecchie volte ci siamo persi per poi riprenderci, quante volte ci siamo rincorsi. Io ero sempre pronto per

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