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L'occhio di Horo
L'occhio di Horo
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E-book346 pagine5 ore

L'occhio di Horo

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Info su questo ebook

Iside e Osiride regnano felici sull’Egitto, ma il loro malvagio fratello Seth uccide Osiride. Seth vuole usare lo Zed per viaggiare nel tempo e giungere al 21 Dicembre del 2012, giorno in cui il mondo sarà in bilico; Seth userà il potere del ciondolo di Artemide per dar vita ad una nuova era insieme alla compagna e sorella Nefti.
LinguaItaliano
EditoreAbel Books
Data di uscita20 feb 2017
ISBN9788867521791
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    Anteprima del libro

    L'occhio di Horo - Tommaso Caroti

    Tommaso Caroti

    L’OCCHIO DI HORO

    AbelBooks

    Proprietà letteraria riservata

    © 2017 Abel Books

    www.abelbooks.net

    abelbooks@hotmail.com

    Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata, compresa la fotocopia, anche a uso interno o didattico.

    Le richieste per l’utilizzo della presente opera o di parte di essa in un contesto che non sia la lettura privata devono essere inviate a:

    AbelBooks

    Via Milano 44

    73051 Novoli (LE)

    ISBN 9788867521791

    Indice

    CAPITOLO 1: RIUNIONE DI FAMIGLIA

    CAPITOLO 2: BIBLO

    CAPITOLO 3: IL TEMPIO DI ARTEMIDE

    CAPITOLO 4: 14

    CAPITOLO 5: LA STRANA VECCHIETTA

    CAPITOLO 6: LO ZED

    CAPITOLO 7: HORO

    CAPITOLO 8: I CONTENITORI

    CAPITOLO 9: IL RIPOSTIGLIO DI MOHAMED

    CAPITOLO 10: LA MEZZALUNA

    CAPITOLO 11: IL MUSEO DEL CAIRO

    CAPITOLO 12: IL GRANDE FARO

    CAPITOLO 13: ALESSANDRIA

    CAPITOLO 14: L’ISOLA DI PHAROS

    CAPITOLO 15: UNA STRANA GIORNATA

    CAPITOLO 16: LA STANZA SEGRETA

    CAPITOLO 17: MABROUK

    CAPITOLO 18: FACCIA A FACCIA

    CAPITOLO 19: RISPOSTE PER HORO

    CAPITOLO 20: IL FALCO DELLA REGINA

    CAPITOLO 21: LA TORRE DEL CAIRO

    CAPITOLO 22: NOTTE BUIA

    CAPITOLO 23: PUNTO DI SVOLTA

    CAPITOLO 24: IL DIARIO DI MOHAMED

    CAPITOLO 25: INDIZI E RIFLESSIONI

    CAPITOLO 26: LUXOR

    CAPITOLO 27: IN GABBIA

    CAPITOLO 28: INDIZI E TURISTI

    CAPITOLO 29: CONTRO IL TEMPO

    CAPITOLO 30: RESA DEI CONTI

    IL CAIRO: 3 MESI DOPO

    CAPITOLO 1: RIUNIONE DI FAMIGLIA

    ANTICO EGITTO: CIRCA 2000 ANNI PRIMA DI CRISTO

    «… e poi andremo lì, quando il sole e la terra saranno allineati. Che ne dici Ammit, non è un piano perfetto?»

    «Ne sono convinta, signore»

    «Bene, adesso sbrighiamoci, abbiamo tante cose da fare»

    Queste parole furono udite da una vecchietta che, accovacciata, stava togliendo delle erbacce dal suo giardino. L’anziana signora allora si alzò, e vide due figure incappucciate e vestite di nero passare proprio davanti a casa sua e dirigersi verso il centro di Menphi. La vecchietta abitava nella periferia della capitale del Regno d’Egitto, che era il centro amministrativo e religioso del paese. Menphi si trovava all’apice del delta del Nilo, in una posizione molto favorevole, sicura e che garantiva massima protezione in caso di piena del fiume più importante d’Egitto, grazie a un grande argine sopra il quale era stata costruita la città; al margine del deserto, sulla sponda occidentale dello stesso Nilo, una fascia lunga più di trenta chilometri era occupata invece dalla necropoli menphita. La zone delle tombe di Menphi raccoglieva anche il complesso di Giza, comprendente le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino. Menphi non era solo una delle città più popolose del regno d’Egitto, ma anche del mondo intero. Il suo porto e tutte le sue officine fornivano grande sostegno al commercio che la capitale esercitava con popoli e città vicine. La vecchietta guardò per qualche istante le due figure allontanarsi, fino a quando scomparvero all’orizzonte e così tornò torno a dedicarsi alle sue erbacce. Intanto i due raggiunsero l’ingresso della città, e una volta dentro, senza rallentare il passo, si diressero verso il centro. Sembrava che conoscessero a memoria il percorso da seguire e in poco tempo raggiunsero il Palazzo reale,  il luogo dove risiedevano i sovrani d’Egitto,  cioè il Re Osiride e la sorella e moglie Iside, la Regina.

    «Ehi voi due, chi siete?» chiese una delle guardie a protezione del Palazzo.

    «In effetti è passato un po' di tempo» disse uno dei due vestiti in nero « ma mi sorprende che non riconosciate un vostro sovrano...sono Seth» aggiunse l’uomo togliendosi il cappuccio.

    «Mi scusi signore, non l’avevo ricon...» rispose molto sorpresa la guardia.

    «Non importa» tagliò corto Seth «d’altro canto, chi si ricorda del fratello del Re?!» disse in tono sarcastico. «Lei è Ammit» disse indicando la figura che lo stava accompagnando, che toltasi il cappuccio si mostrò essere una donna «e ora facci entrare!» ordinò.

    La guardia tentennò per un attimo, ma poi, intimidita dalla richiesta del fratello di Iside e Osiride spalancò la porta e Seth e Ammit entrarono,  per poi fermarsi a osservare l’interno del Palazzo reale. Questo non era molto lussuoso, ma ben tenuto ed era il perfetto esempio di semplicità e uguaglianza per tutti i cittadini del Regno. All’esterno dava l’idea di una dimora ricca e fastosa, ma all’interno aveva un aspetto semplice, familiare e accogliente. Iside e Osiride erano molto amati dal popolo, e per questo i due sovrani regnavano felici. Dopo aver gettato lo sguardo all’arredamento del Palazzo, Seth si voltò verso una porta, sulla sinistra,  che sapeva lo avrebbe condotto nella sala dei ricevimenti, dove i sovrani erano soliti accogliere gli ospiti per motivi di lavoro e amministrazione. Seth sapeva che la coppia di sposi passava gran parte del tempo in quella sala, a discutere. Così si avvicinò, aprì la porta e non appena entrati Seth e Ammit videro Iside e Osiride che stavano conversando tra loro.

    «Fratello...sorella, quanto tempo!» disse Seth.

    I due smisero di parlare e si voltarono verso Seth, per poi guardarsi tra di loro per un istante. Sembravano entrambi molto sorpresi, ma la loro espressione delineava pensieri opposti. Il Re aveva l’aria di chi sapeva che prima o poi sarebbe arrivato questo momento. La Regina invece sembrava sbigottita e piuttosto turbata.

    «Seth, sei tornato» rispose un impassibile Osiride.

    «Lo so,lo so, sei meravigliato...» disse Seth.

    «Dopo quello che è successo il giorno dell’incoronazione, non pensavamo tornassi» disse una stranita Iside, con tono secco.

    «Ahh ho dimenticato quel giorno, ero solo un ragazzo geloso del fratello maggiore, ma ora sono cresciuto e mi mancava la mia famiglia» rispose Seth.

    «Sapevo che questo giorno sarebbe arrivato, quindi bentornato a casa Seth» Osiride pronunciò queste parole avvicinandosi a Seth e abbracciandolo, mentre Iside sembrava ancora un po' titubante nell’accogliere a braccia aperte il ritorno del fratello.

    «Che sbadato, quasi dimenticavo, lei è Ammit, una mia cara amica» spiegò Seth.

    «Bene, è un piacere. Sarete ospiti qui a Palazzo, naturalmente. Iside vi accompagnerà alla vostra camera, non è vero, tesoro?» disse il Re.

     «Certo, nessun problema, andiamo …».

    «A proposito, domani sera terremo un banchetto qui a Palazzo, potrebbe essere un’occasione per parlare un po’, che ne dici Seth? – domandò Osiride – purtroppo adesso abbiamo degli affari abbastanza urgenti da sbrigare» aggiunse.

    «Sempre indaffarato, eh? Comunque perché no, accettiamo. Ci vedremo domani sera allora» disse Seth, salutando il fratello.

    Lui e Ammit, accompagnati da Iside, salirono le scale centrali del Palazzo e una volta giunti al piano superiore, percorsero un lungo corridoio che li avrebbe condotti alla camera degli ospiti. Il corridoio era pieno di ritratti di Iside e Osiride, raffigurati mentre parlavano al popolo o partecipavano a feste e rituali, quasi a ricordare a tutti quelli che percorrevano il corridoio che erano ospiti dei sovrani d’Egitto. Mentre passeggiava, Seth guardò i ritratti sorridendo amaro e scuotendo la testa. Giunti alla camera, Ammit entrò per prima, mentre Seth e la sorella rimasero qualche secondo in più nel corridoio.

    «Puoi anche far finta di essere cambiato, ma sappiamo benissimo che razza di uomo sei, Seth» tuonò Iside, guardando il fratello dritto negli occhi.

    «Vedo che anche tu non sei cambiata, te la prendi sempre con me. Sono diverso ora» rispose Seth.

    «Cerca di non tradire ancora una volta la fiducia di tuo fratello» disse a muso duro Iside, che dopo aver pronunciato queste parole, si allontanò lasciando Seth sulla soglia della porta. Iside, Osiride e Seth, come detto, erano fratelli, figli di Geb, un uomo barbuto, considerato uno dei più grandi sovrani d’Egitto. Quando giunse il momento di scegliere chi di loro avrebbe governato il Regno, Geb scelse Iside e Osiride, che si sposarono, mentre Seth fu lasciato in disparte. Il fratello escluso, geloso del successo di Iside e Osiride, aveva lasciato il Regno, rinnegando la famiglia che lo aveva cresciuto. Per questo Iside era un po’ preoccupata per il ritorno di Seth, e in fin dei conti, come il marito, sapeva che prima o poi questo giorno sarebbe arrivato, anche se, in cuor suo, aveva sempre sperato di non doverlo vivere davvero.

    Il giorno seguente, Seth e Osiride si videro pochissimo durante la giornata, in quanto il Re era sempre molto occupato, ma al calar del sole, si stava avvicinando l’ora del banchetto, e tutti erano intenti a prepararsi per la serata.

    «È tutto pronto, Ammit?» chiese Seth mentre si stava vestendo, guardandosi allo specchio.

    «Certo signore» rispose prontamente lei.

    «Bene, sarà una serata indimenticabile» disse Seth. I due uscirono dalla stanza per dirigersi nella sala dove era stato allestito il banchetto. Furono accompagnati da una guardia che li stava aspettando appena fuori dalla loro stanza. Quando Seth e Ammit raggiunsero la sala, Iside e Osiride erano già a tavola, accompagnati da altre dieci persone, tutti membri della corte del Palazzo. Il banchetto si svolse senza problemi. All’inizio l’aria era un po’ tesa, ma poi tutti si sciolsero in quella che sembrò essere una vera e propria atmosfera familiare. Naturalmente Osiride ebbe occasione di parlare col fratello Seth, mentre Iside stette ad ascoltare per la maggior parte della serata, intervenendo pochissime volte nei vari discorsi e in maniera neppure troppo garbata. Seth raccontò di aver passato i suoi giorni in giro per il Regno, senza specificare precisamente le mete dei suoi viaggi, e di aver conosciuto Ammit proprio durante uno di questi. Spiegò che aveva avuto bisogno di un periodo di stacco, per poter riflettere sulle sue azioni e sul suo futuro, e che ora era pronto per far ritorno a casa, a Menphi. Chiese anche a Osiride di Geb, il loro padre, e il Re gli rispose che lo avrebbe accompagnato la mattina successiva a fargli visita. Il banchetto, in fin dei conti, era scivolato via senza troppi problemi, a parte qualche frecciata lanciata da Iside nei confronti di Seth e Ammit. Osiride aveva fatto preparare per i convitati un banchetto molto abbondante, come sempre, ricco per lo più di carne, ma anche di pesce secco, cipolle, olive, datteri, verdure, aglio e molte forme di pane, tutti cibi tipici della cucina egizia, accompagnati dalle bevande più apprezzate, che erano il vino e la birra. La consumazione del vino, che era a quasi esclusivo appannaggio delle classi più ricche, era particolarmente interessante, perché solitamente questo veniva mescolato con il miele o con alcuni aromi. Erano conosciuti fino a sei tipi diversi di vino. Vini rossi, bianchi e neri, che durante i banchetti, erano mescolati tra loro in particolari vasi a sifone.

    Al volgere della serata, terminato il pasto, e quando tutti pensavano da un momento all’altro di ritirarsi nei loro alloggi, Seth si alzò in piedi e prese la parola.

    «Un attimo, scusate, posso avere la vostra attenzione» disse, interrompendo i vari discorsi. Poi quando tutti erano in silenzio, pronti ad ascoltarlo, continuò, «vorrei ringraziare mio fratello e mia sorella per l’accoglienza e per lo splendido banchetto. In segno di gratitudine, ho fatto preparare un dono. Per favore, entrate!». Due servi di Palazzo, che erano stati informati da Seth della sorpresa, entrarono trascinando nella sala uno scrigno ricamato d’oro, dalle grandi dimensioni e dal valore sicuramente incredibile.

    «Ho fatto preparare questo scrigno per tutti voi – disse volgendo lo sguardo a tutti i partecipanti al banchetto – chiunque riuscirà a entrarvi perfettamente, diventerà il suo possessore. Coraggio, provateci!» li incitò Seth.

    Iside restò perplessa, Osiride incuriosito, mentre tutti gli altri che erano a tavola, dopo aver ascoltato l’invito di Seth, provarono uno dopo l’altro a entrare nello scrigno. Il primo fu Apep, un funzionario del Regno che gestiva i lavoratori a Palazzo, ma lo scrigno per lui era troppo grande. Contrariato, se ne tornò a sedere. Poi fu il turno di Sobek, maestro delle armi che insegnava ai più piccoli l’arte del combattimento. Entrò nello scrigno, ma non completamente; era un uomo alto, dal fisico possente, molto robusto, e lo scrigno per lui era troppo piccolo. Uno dopo l’altro tutti i partecipanti al banchetto tentarono la sorte, ma nessuno di loro riuscì a entrare perfettamente nello scrigno. Delusi per la possibilità sprecata, se ne tornarono tutti al loro posto. Soltanto Iside e Osiride non avevano ancora tentato, e Seth cercò allora di incoraggiarli.

    «Sorella, perché non provi, se è della tua misura, arricchirà il prestigio del Palazzo!» disse Seth, guardando Iside.

    «No grazie, abbiamo così tante cianfrusaglie qui, non è il caso» rispose secca lei, che non voleva dare soddisfazione a Seth.

    «Non vorrai che riporti indietro lo scrigno, andiamo pro …» suggerì Seth.

    «Ci provo io!» affermò Osiride, alzandosi da tavola, mentre Iside lo guardò scuotendo la testa.

    «Bene, abbiamo un altro candidato signori, niente meno che il Re in persona. Coraggio fratello …» disse Seth, che sembrava ansioso di vedere lo svolgersi dell’azione. Osiride avanzò lentamente verso lo scrigno, vi entrò con i piedi e le gambe, si distese col busto e appoggiò la testa … il suo corpo entrava alla perfezione nello scrigno. Mentre scoppiò un applauso tra i partecipanti al banchetto, da quella posizione, Osiride disse «Credo di aver vinto, giusto Seth?».

    «Non credo proprio, fratello!» rispose Seth, saltando sul tavolo e lanciandosi verso lo scrigno con uno scatto fulmineo. Sobek fermò da dietro Iside, che a sua volta si era alzata per andare incontro al marito, mentre Apep e Ammit bloccarono le altre persone, che in realtà molto timidamente cercarono di fermare Seth. Ma non ci fu niente da fare, Seth fu più veloce di Osiride, che nel trambusto provò a rialzarsi. Era troppo tardi. Seth arrivò allo scrigno, prese il coperchio … e lo chiuse, serrandolo.

    «Osiride! Osiride! Che cosa stai facendo?» urlò Iside, rivolta a Seth, mentre Osiride tentava invano di aprire il coperchio dall’interno a suon di colpi.

    Seth guardò Iside per un attimo, senza dire niente, poi ordinò «legateli e andiamocene, presto»

    Dopo aver eseguito gli ordini, Sobek, Apep e Ammit presero lo scrigno e lasciarono il Palazzo insieme a Seth, mentre Iside cercava con tutte le forze di divincolarsi dalle corde a cui era stata legata. Era notte inoltrata, nessuno girava per le strade a quell’ora, e i quattro si diressero verso il Nilo. Adagiarono lo scrigno sopra un carro che avevano lasciato incustodito dietro un angolo del Palazzo e una volta giunti sulla riva del fiume, Seth lanciò un’ultima occhiata allo scrigno, che racchiudeva il corpo del fratello Osiride, e ordinò «Fatelo!». Sobek e Apep gettarono nel Nilo lo scrigno, che, a causa del grande peso, dopo pochi istanti si inabissò, mentre la corrente fece il resto, facendo sparire in un attimo qualsiasi traccia del Re Osiride.

    «Ha funzionato, signore, ce l’abbiamo fatta» disse Ammit.

    «Certo che ha funzionato – rispose Seth sogghignando – adesso, con Osiride fuori dai giochi, nessuno può intralciare il nostro piano» disse mentre stava ancora guardando verso il Nilo. La sua vendetta era stata compiuta, ma il suo piano sembrava essere più grande, e la scomparsa di Osiride doveva essere solo l’inizio. Sistemato lo scrigno, i quattro si allontanarono dal fiume. Non si diressero però in direzione del Palazzo, ma verso la sponda occidentale dello stesso Nilo, verso la zona delle tombe. Nel frattempo, a Palazzo, Iside e gli altri erano riusciti a liberarsi con l’aiuto di altre guardie, che, sentite le urla, erano corse in soccorse della Regina. Ma ormai era troppo tardi, il danno era stato fatto. Iside corse fuori dal Palazzo e gridò più volte il nome di Osiride, ma le sue urla provocarono soltanto l’uscita in strada di alcuni abitanti del Regno che erano stati svegliati dal frastuono. Non appena si rese conto che Osiride era sparito, e che nessuno aveva visto niente, la Regina si rimise a correre, in direzione di una casa che alla vista sembrava traballante e mal tenuta. Bussò più volte alla porta, gridando «Papà, apri, sono io, Iside, apri, presto!». Un uomo barbuto, un po’ in là con gli anni, ma dall’aria molto acuta, spalancò la porta, e fu travolto dall’abbraccio della figlia, ancora sconvolta dall’accaduto. Si trattava di Geb, il padre di Iside, Osiride e Seth. Era stato sovrano del Regno d’Egitto, ma dopo aver lasciato l’incarico a due dei suoi figli, si era ritirato da Palazzo, e viveva da solo, come un qualunque cittadino del Regno, in una casa un po’ diroccata. Lì si occupava dei suoi animali e del giardino, ma quando i figli avevano bisogno di un consiglio, Geb li riceveva mostrando tutto il suo amore paterno.

    «Iside, calmati, cosa è successo?» chiese Geb.

    «Si tratta di Osiride, e di Seth, è sparito, papà, capisci? È sparito!» rispose affannosamente Iside.

    «Chi è sparito? E che c’entra Seth? Spiegati …» disse Geb, mentre stava versando dell’acqua per la figlia.

    «Papà, Seth è tornato» disse Iside, gelando lo sguardo di Geb, che lasciò cadere l’acqua sul pavimento.

    CAPITOLO 2: BIBLO

    Geb e Iside erano sconvolti. Il padre iniziò a scuotere la testa e ad accarezzarsi nervosamente la barba. Quando ributtò gli occhi sulla figlia e la vide piangere in preda al panico, cercò di scrollarsi l’ansia di dosso per non far agitare ancora di più la figlia, e tantò di parlarle. Iside fece un bel respiro e riuscì a spiegare al padre tutto quello che era successo negli ultimi due giorni, dal ritorno di Seth fino al banchetto, e al modo in cui quest’ultimo si era concluso, «ci ha ingannati, ha rinchiuso Osiride in uno scrigno e poi lo ha portato via, non so dove, ma se n’è andato» disse. Iside si era un po’ tranquillizzata, ma aveva il volto ancora segnato dalle lacrime.

    «Per la miseria, perché non mi avete avvertito del ritorno di Seth? Non ci si può fidare di quel disgraziato» disse Geb, camminando avanti e indietro in segno di nervosismo, fino a quando dette un calcio a un’ampolla poggiata per terra, che automaticamente si frantumò in mille pezzi. Iside fece un sobbalzo. La situazione era tragica. Il Re era scomparso.

    «Conosci Osiride, è un buono, ha voluto dargli un’altra possibilità … e si è fidato!» spiegò Iside.

    «Va bene, ok!» esclamò Geb, cercando di pensare lucidamente «potrebbe averlo portato ovunque. Tra poco sarà l’alba, le gente inizierà a uscire, e noi cominceremo a cercarlo, chiedendo se qualcuno ha visto qualcosa di strano. Lo troveremo, Iside, non ti preoccupare» disse Geb, stringendo le braccia della figlia, per rassicurarla. Iside non rispose ma singhiozzando fece cenno di si con la testa.

    Così all’alba, Geb e Iside, accompagnati dalle guardie del Palazzo, scesero in strada alla ricerca di qualche indizio che potesse condurli a Seth, ma nessuno aveva visto né sentito nulla. Le voci per il rapimento o la scomparsa di Osiride iniziarono però a spargersi in tutta la popolazione di Menphi, man mano che la mattinata trascorreva, mentre i più pessimisti davano già per certa la morte del sovrano, e dibattevano sul possibile sostituto. In tal caso, la scelta naturalmente sarebbe spettata alla Regina, Iside, e per questo i cittadini erano così turbati per la perdita di Osiride, ma tranquilli, perché sapevano che Iside sarebbe stata comunque in grado di fare una scelta oculata e giusta. Dal canto suo, Iside non si dava per vinta, ed era motivata a trovare il marito a ogni costo, anche se la giornata di ricerche non portò alcun risultato tangibile. In giro non c’era nessuna traccia dello scrigno, né di Seth e i suoi compagni. La notte incombeva nuovamente su Menphi, e Iside, accompagnata dal padre, fece ritorno a Palazzo, a riposare, per poi riprendere la ricerca la mattina seguente. Si fermò a osservare il camino, spento. Era Osiride che di solito se ne occupava. Rimase lì, immobile, per qualche istante, piangendo, perché la paura di aver perso il fratello e marito cominciava a salire. Poi si fece forza, pensò che non poteva essere finita così, e andò a riposare, per risvegliarsi più determinata che mai. La mattina iniziò come tutte le altre, i contadini si dedicavano ai campi, i pastori agli animali e i mercanti partivano per i loro viaggi. A mezzogiorno, uno di quest’ultimi, un menphita, fece ritorno a casa.

    «Finalmente amore, com’è andata ieri a Biblo? Ti preparo qualcosa da mangiare?» chiese la moglie del mercante, mentre lui metteva piede in casa.

    «Tesoro, si grazie, ho una fame … – rispose il mercante – a Biblo tutto bene, le solite cose. Anche se … è successa una cosa piuttosto bizzarra!» disse, mentre si stava togliendo i vestiti, sporchi dal viaggio. «Dal mare è spuntato uno scrigno ricamato in oro, lo hanno trovato i funzionari del Re. Sfortunatamente non sono riuscito neanche a vederlo. Mah, chissà chi è quel pazzo che lo ha gettato, varrà una fortuna!» continuò il mercante.

    «Hai detto uno scrigno d’oro? – chiese la moglie con gli occhi spalancati – presto, dobbiamo avvertire la Regina» urlò mentre già correva verso la porta per uscire, lasciando perplesso il marito. I due giunsero a Palazzo e riferirono la notizia alle guardie, che subito informarono Iside. La Regina volle immediatamente parlare con il mercante, il quale la informò che lo scrigno era apparso dal mare, e si era arenato su un arbusto. Se era lo scrigno contenete il corpo di Osiride, probabilmente la corrente lo aveva trasportato fin lì da Menphi. A trovarlo erano stati dei funzionari del Re di Biblo. Il mercante aveva raccontato anche che, fra lo stupore dei presenti, il cespuglio, a contatto con lo scrigno, si era subito trasformato in un albero, più precisamente un’acacia, e che molto probabilmente per prendere lo scrigno, a Biblo, avrebbero dovuto abbattere l’acacia stessa, ma il mercante non riuscì a essere più preciso di così perché per lui, a quel punto, era giunta l’ora di lasciare la città per far ritorno a Menphi. Iside comunque fu in parte sollevata dalla notizia, perché finalmente aveva una pista da seguire, e dopo aver ringraziato il mercante, partì immediatamente per Biblo, al seguito di funzionari fidati. Geb restò invece a Menphi, su richiesta della stessa Iside, che voleva qualcuno che tenesse il potere e controllasse la situazione nella capitale finché lei e Osiride non avessero fatto ritorno.

    «Fa attenzione, e se ti trovi in difficoltà, sai cosa fare, mi raccomando!» disse Geb, guardando Iside.

    «Certo papà, non preoccuparti. Tornerò presto, e con Osiride!» rispose lei, mentre stava preparando le ultime cose per la partenza. Biblo era un’antica città fenicia, sulla costa del Libano, provvista di un porto, che permise alla popolazione locale di sviluppare in maniera molto intensa le attività marittime e commerciali. Era una città molto conosciuta a Menphi, perché riforniva l’Egitto di legno di cedro, che poi veniva impiegato in tutto il Regno in campo edilizio, sia per la costruzione di colonne, sia in campo delle costruzioni navali. Oltre al legno di cedro, la città forniva al Regno d’Egitto anche molti aromi, olio e resine. Gli scambi commerciali, quindi, erano molto intensi e molto frequenti, e proprio questo aveva permesso che un mercante menphita fosse presente a Biblo durante il ritrovamento dello scrigno. Il viaggio fu molto lungo e faticoso, ma tranquillo. La notte era stellata, e Iside passò gran parte del viaggio in silenzio, a osservare il cielo. Più si avvicinava alla città, più la tensione e la paura crescevano in lei. Osiride era stato chiuso nello scrigno per più di un giorno, o peggio ancora, poteva esserne ancora all’interno. Inoltre, se la storia del mercante fosse risultata vera, e Iside in questo senso aveva pochi dubbi, perché scrigni ricamati in oro e di quelle dimensioni non se ne vedono tutti i giorni, questo avrebbe significato che Osiride, immerso nel Nilo a Menphi, era stato sballottato dalla corrente fino a Biblo. Iside, quindi, ne era consapevole, e sapeva che le speranze di ritrovare vivo il marito erano ridotte al minimo, ma in cuor suo rigettava ogni volta questo pensiero, convincendosi di poter riabbracciare il suo amato Osiride. Dopo essersi accampati per la notte e aver viaggiato per il pomeriggio seguente, il gruppo giunse finalmente alle porte di Biblo, circondata da possenti mura difensive. La città, circa un millennio prima, era stata distrutta in seguito a un attacco, e dopo la ricostruzione, si decise di proteggerla con l’innalzamento di queste grandi mura, che dovevano fornire da linea difensiva. Iside ordinò agli uomini che l’avevano accompagnata di lasciarla entrare da sola, alla ricerca del marito.

    Dopo aver girato per un po’ la città senza risultati, Iside venne a sapere da un contadino del posto che il Re aveva effettivamente fatto tagliare un albero di acacia, sulla riva del mare, ricavandone una colonna per il suo Palazzo. Ricordandosi del racconto del mercante, Iside temeva che lo scrigno, nascosto nel tronco dell’albero, fosse ora all’interno della colonna che il Re di Biblo, sempre a detta del contadino, aveva posizionato nel punto più alto del suo Palazzo. Iside, decisa a saperne di più, aspettò il momento giusto. Si assicurò che le strade fossero semivuote, girò velocemente in un vicolo, fece un bel respiro e … con un flash fulmineo era scomparsa. Dopo qualche istante, dal vicolo spuntò fuori, librandosi in aria, una rondine dal movimento elegante e dallo sguardo umano. La Regina aveva questo potere fin dalla nascita. Da bambina si trasformava spesso, più per divertimento e per il brivido di volare, ma con il passare degli anni aveva utilizzato sempre meno la sua capacità, limitandola ai momenti in cui ne aveva veramente bisogno, anche perché la trasformazione, una volta terminata, le provocava grande stanchezza. Questo, però, era uno di quei momenti di bisogno. Lo scrigno poteva trovarsi nella colonna posta in cima al Palazzo, e la trasformazione in rondine era il modo più veloce per verificarlo. La rondine Iside ispezionò la colonna da cima a fondo, ma non notò nulla di strano. Non c’era traccia né dello scrigno, né di Osiride, né di qualunque cosa che potesse avere a che fare con la sua scomparsa; presa dallo sconforto, la rondine Iside si mise a lanciare grida sempre più strazianti, alle quali però nessuno rispondeva. Così andò avanti per tutta la notte, ma gli sforzi di Iside furono vani, e all’alba, Iside tornò nel vicolo, trasformandosi nuovamente nella Regina. Si inginocchiò e appoggiò la schiena contro il muro, lo sguardo rivolto verso il basso, le mani sul volto, quasi a voler coprire le lacrime che stavano gocciolando inesorabili dagli occhi. Pian piano si stava lasciando andare, in preda alla disperazione, quando un rumore improvviso la ricongiunse alla realtà: un bambino aveva appena girato nel vicolo, e alla vista di Iside si fermò, guardandola incuriosito …

    «Chi sei? Perché stai piangendo?» le domandò il bambino.

    Iside non sapeva cosa rispondere, ma a un tratto intravide sul collo del bambino lo stemma di Biblo, l’albero verde. Sapeva che quella di tatuarsi sul collo lo stemma della città, era un’antica usanza portata avanti da tutte le città fenicie, che non avevano mai costituito un regno unificato fra di loro. Lo stemma era il simbolo identificativo di ogni singola città, ed era portato con orgoglio. Allora domandò «Ehi, piccolo, sei un membro della famiglia reale? Come ti chiami?»

    Il bambino si coprì subito lo stemma, ma ormai Iside lo aveva visto, quindi, un po’ contrariato, rispose «Bè, ecco, sì … sono il figlio del Re, Hadi. Ma non dirlo a nessuno, non potrei uscire, papà non vuole» disse.

    «E perché non ti fa uscire?» domandò Iside.

    «Ecco … è successa una cosa brutta» rispose il bambino.

    «Coraggio, puoi parlarne con me se ti va!» lo incoraggiò Iside, un po’ più rilassata rispetto a prima.

    «Una sera ero uscito insieme alla mia governante. Ma due viandanti ci hanno aggredito, per derubarci, e lei … lei è rimasta uccisa, per difendermi. Io sono riuscito a fuggire. Da quel giorno nessuna vuole più essere la mia governante, hanno tutte paura, e papà non mi lascia uscire da solo. Per favore, non dirgli che mi hai visto, ti prego» la supplicò Hadi.

    Iside rifletté per un attimo, poi prese la sua decisione e decise di provarci, così … «Non dirò nulla, tranquillo Hadi, anzi, visto che devo restare in città per una settimana, vorrei essere la tua governante per qualche giorno, se ti va bene! Credi che tuo padre accetterà?» chiese Iside.

    «Sono mesi che nessuno si offre. Possiamo provarci, dai andiamo!» rispose Hadi, elettrizzato all’idea di avere qualcuno disposto ad accompagnarlo

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