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Storie di immaginaria realtà - Vol. 3

Storie di immaginaria realtà - Vol. 3

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Storie di immaginaria realtà - Vol. 3

Lunghezza:
332 pagine
4 ore
Pubblicato:
Nov 28, 2016
ISBN:
9788863969504
Formato:
Libro

Descrizione

Una miscellanea di trenta racconti e quindici liriche, che rappresenta un assaggio del meglio che la sesta edizione del Premio Letterario Nazionale Streghe Vampiri & Co. ha prodotto a livello lirico e narrativo.
Pubblicato:
Nov 28, 2016
ISBN:
9788863969504
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Libro

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Anteprima del libro

Storie di immaginaria realtà - Vol. 3 - AA. VV.

Premio

Classifica finale VI ed. Premio Letterario Nazionale Streghe Vampiri & Co.

Sezione Romanzo inedito

1a classificata: Elisabetta Carovani - La bolla di Onar

2a classificata: Alessia Piemonte - L’esperimento

3o classificato: Gualtiero Ferrari - Zeta-Phobia

Premio speciale della Giuria:

Giulio Grigioni - La Notte degli Arcobaleni

Lista finalisti pari merito (in ordine alfabetico):

Annibale Bertollo - L’istinto del vampiro

Antonio Branda - Necronomicon

Valeria Cappelletti - Il sole nero

Mariangela Castagna - La rosa e la croce

Silvano Costantini - Lo spettro

Federico Friede - Il serraglio

Antonio Frosina - Ogni respiro che fai

Marco Giuliani - Il saprofita

Hugo Kleister - Hoffmanstral

Lizbeth Mayer - Equilibrium - Luce e tenebre

Luisa Mueller - Dimmi di te

Julia Ormond - Sangue di strega

Aldo Parisi - I cavalieri dell’Apocalisse

Alessandro Porri - Il cacciatore di sangue

François Rossi - La maledizione del giovane vampiro

Elisabetta Maria Rovai - Il segreto di Anton

Sezione Racconto inedito

1o classificato: Salvatore Santamaria - Pipistrelli

2o classificato: Paolo Arnolfo - Femmine

3o classificato: Marco Martinenghi - La panchina

Premio speciale della Giuria:

Marco Bertoli - Cappello a cilindro

Lista finalisti pari merito (in ordine alfabetico):

Mattia Bagnato - Volti che non puoi dimenticare

Nicola Barca - Il ventre del vampiro

Lorenzo Bernasconi - Sangue di Giuda

Giada Bonaguidi - Incubo

Danilo Cannizzaro - La ballata del fantasma gabbato

Stefano Cherici - N.P.U.

Alessandro Corsi - Io, il non morto

Antonio di Carpegna Falconieri - L’isola incantata

Andrea Di Mastrorocco - Parole al chiaro di luna

Franco Duranti - Il Cimitero di Tabano

Paola Elena Ferri - Starseed - La stirpe regale

Pietro Grilli - Il Sabba

Alessandro Grimaldi - Mistero a Woodlake Bay

Vittoria Silviana Iorio - La Sirena di Sintra

Silvio Marotta - Lo schiavo e la luna

Clara Morelli - Un nano… a caso

Andrea Moretti - La noia. La maledizione del Tilaka

Edoardo Nepa - La maledizione di Azel

Rosario Parisi - Ossimoro d’essenza

Gabriele Rinaldi - Il deserto dei giganti

Francesca Scarpati - Streghe urbane

Patrizia Scialoni - La crudele

Francesca Sedda - L’ultima dei Felpher

Camilla Soncini - La bellezza è il mio mestiere

Lea Valti - Voci

Andrea Zullo - Io

Sezione Poesia inedita

1a classificata: Maria Chiara Boscolo - Séance

2o classificato: Roberto Marsiglia - Reviviscenza

3o classificato: Sandro Fossemò - Il Gatto Nero

Premio speciale della Giuria:

Giusy Vanni - Lo sguardo vitreo

Lista finalisti pari merito (in ordine alfabetico):

Joseph Barnato - La belle dame sans merci

Alessandra Benedetti - Il folletto birichino

Mirella Carrozzino - C’era una volta… il Tempo

Vincenzo Celano - Al comizio le streghe

Chiara Chiozzi - Incontro

Matteo Ferrarini - Medusa

Carlo Frontini - L’estraneo

Nicola Giordano - Poltergeist

Giovanni Ingino - L’Empusa

Hugo Kleister - Nessun rancore

Andrea Moretti - La promessa

Julia Ormond - Dell’insondabile magia dell’ignoto

Elena Angela Pera - Festa nera

Gabriella Pison - L’osmosi degli impossibili

Elisabetta Maria Rovai - Il giaciglio mi chiama

Antonio Tanelli - Il Joker

Poesia

Joseph Barnato

Finalista Sezione Poesia

La belle dame sans merci

[…] the sedge is wither’d from the lake,

and no birds sing.

John Keats

Aggiorna

traspaiono dai veli dell’albore

i tratti del tuo viso

sei bella oltre ogni dire

eppure non ti basta

gareggi col lucore e ti oltrepassi

agli altri ti elargisci nel sorriso

ma lame di perfidia nella forgia

a verde incandescenza dello sguardo

contro a me a annichilirmi surriscaldi

a questo e quello i tuoi favori accordi

di me ti beffi un poco

ma come di sfuggita

e senza porci mente

fai esplodere l’aurora per l’invidia

adesso e in piena luce

t’eclissi nell’abbraccio d’un lascivo

(v’assomigliate -il mistero per voi

d’attrarsi si riduce

a mordere il boccone

del sesso- del piacere

in pasto agli avvoltoi

carcassa di carogna-

il resto lo lasciate)

s’acumina lo spasmo del tormento

nel cuore devastato che soccorri

con l’obolo analgesico d’un cenno

con l’alchimia di parolette in pillole-

placebi surrogati contentini

innamorata da morirne e viva

occorre sia la vittima

per più eccitarti a prolungare il gioco.

Alessandra Benedetti

Finalista Sezione Poesia

Il folletto birichino

Pizzichi di luci,

tremolio di candele,

è scesa la notte.

Vento folle scompiglia le chiome

dei cavalli nelle stalle

dopo le fatiche del giorno.

Sarà il folletto birichino a venir stanotte?

Timor le genti han del Linchetto,

dispetti, fastidi e giochi repentini,

piace allo spiritello batter sul petto

o rovesciar i ricolmi tini.

Intrecciar le trecce alle giovinette

o tirar le coperte alle vecchie zitelle,

corre il burlone giù dallo scalone,

scalpitio di zoccoli e

mulinio di fieno lontani.

Rimedio del vecchio

ramoscello di ginepro

finalmente appeso,

mentre il bambino mangia

pane e formaggio.

"Alla faccia del Linchetto

mangio e caco questo pane

e questo cacio!"

Maria Chiara Boscolo

1a classificata Sezione Poesia

Séance

Quando mi desterò

all’improvviso lume

d’una tavola arcana

sospeso il mio respiro

per desolato fremito

le labbra tue blasfeme

sedotte dalle ombre

come per un vuoto,

diranno di mia notte,

allor ti bacerò,

nel palpito fremente

audace nel ricordo

di luna e sole insieme

eternamente.

Mirella Carrozzino

Finalista Sezione Poesia

C’era una volta… il Tempo

C’era una volta in un paese lontano

un corvo posato su un ramo.

È poi improvvisamente volato

su una torre del castello incantato.

Apriva il becco, gracchiava al vento

era in preda al delirio, era sgomento.

La vita nel castello bruscamente si era fermata

il Tempo giaceva prigioniero dentro un’urna incantata.

Vampiri e Licantropi assediavano il castello

assetati di sangue ne facevano flagello.

Grida di orrore, lacrime e fetore

tenebra e crudeltà ne gustavano il sapore.

Il corvo fedele con un codice muto

a streghe e potenti maghi ha chiesto aiuto…

Una danza sopra la cenere ardente

due volteggi su se stesso

sbattendo quattro volte le ali

nell’atteso ritorno del Maestro.

Ed ecco che un’orda nera oscurava il cielo

si muoveva compatta in alto, davvero!

Risate agghiaccianti su scope volanti…

occhi infuocati e voci inquietanti.

Aprendosi un varco tra le mura del castello

combattevano gli spettri con un magico ritornello:

"Cinque dita, essenza di ortica,

serratura svelata, chiave fatata.

Romios Arckyluc Pimius!"

Amuleto della luce! Pugnale d’argento!

Salvate il castello da questo tormento.

Coda di rospo, bava di lumaca

radici e terra della montagna stregata.

Bruciate mostri dentro lingue di fuoco!

Apriti portale! E trascinali nel vuoto!

Luogo stregato senza speranza dove esiste

solo il dolore della propria coscienza.

"Cinque dita, essenza di ortica,

serratura celata, chiave fatata.

Romios Arckyluc Pimius!"

Bacche di bosco per riportare ogni cosa a suo posto

veleno di scorpione per riaprire la sua prigione

capelli di elfo e scaglie di serpente

per ripristinare la vita esistente.

Ecco, in un baleno, il cielo tornava sereno

e mentre il pendolo batteva i rintocchi,

tutti riaprivano gli occhi.

Il Signore del Tempo era stato liberato!

Riprendeva a scorrere la vita nel castello…

non più incantato.

Vincenzo Celano

Finalista Sezione Poesia

Al comizio le streghe

La sera del comizio

alla luce dei fulmini

ballavano le streghe

ai cantoni della piazza.

Repentino fu l’urlo loro

metà cane e metà iena:

Al ciuccio vizioso

hai da dare corda lunga:

s’incappia da se stesso!

Un urlo, d’accordo

un grido pazzo,

ma, in mancanza, come può la smorfia

clandestina color sidro

di chi è lì e non è della partita

brucare anche quel fiato di tempo

a parole che hanno il ghiaccio in tasca? 

Chiara Chiozzi

Finalista Sezione Poesia

Incontro

Precipito in una vuota oscurità

anelando ancora

a quell’ultimo abbraccio,

a quell’ultimo bacio

di ferro e di sangue,

a un’effimera immortalità.

Matteo Ferrarini

Finalista Sezione Poesia

Medusa

Fiore etereo di fanciulla,

clemente non fu quel greve fato

che mutò in bestia il tuo peccato,

martire dell’irata dea bellicosa,

vendicatasi d’una gelosia fasulla.

Dalla tua chioma sinuosa

affiorano terrificanti serpi.

In mezzo a pietrificati corpi

s’ode la paura della morte

di chi mirarti in volto non osa.

L’insidia mise fine alla tua sorte

per mano di chi colpe non aveva.

La testa nelle dita sue cingeva,

falciata da quell’impeto brutale,

triste dono di nozze al re di corte.

Narra il mito del semidio mortale.

Sandro Fossemò

3o classificato Sezione Poesia

Il Gatto Nero

Nel buio pesto

di un temporale,

un fulmine trafigge

come una lancia

il cuore della notte.

Un antico lampione

emerge da mura

isolate sulla strada

bagnata e rocciosa

di un borgo medioevale.

La lampada illumina

un gatto nero

di luce nefasta.

La luna piena scruta

la bestia del diavolo,

mentre cerca riparo

in mezzo a un intrico

di tronchi e rami secchi

d’autunno.

Lo spettro notturno

è una guardia

del regno dei morti.

Sorveglia il vicolo cieco

con due lanterne diaboliche

e il mantello nero,

nel bel mezzo della tempesta.

I suoi occhi mi fissano

con astuzia

e brillano nelle tenebre

di ambra incandescente.

Il gatto si ingobbisce

e arruffa il pelo

quando l’ombra mia furtiva

pian pian s’avvicina.

Indietro tira le orecchie

e ringhia sotto le carezze mie.

Quel felino maledetto

soffia e morde

le dita con i canini insanguinati.

L’anima mia rabbrividisce

nel funebre pianto delle campane

che annunciano la morte

insieme al gemito cupo del gatto.

Carlo Frontini

Finalista Sezione Poesia

L’estraneo [1]

Scena 1: Interno, immagine antropomorfa sfumata, dissolvenza. Urla lontane in sottofondo.

Voce fuori campo:

È qui, davanti a me,

la cosa che mi fissa.

Orrenda esibizione,

immonda, innaturale,

immobile abominio,

estranea alla realtà.

Scena 2: Antefatto, poca luce, immagini in rapida successione. Sospiri su melodia.

Voce fuori campo:

Lontano dalla luce,

vivevo in un castello,

da sempre, segregato,

eterno prigioniero.

Chi mai mi avrà educato?

Persone come me,

perdute nel ricordo…

Da dove sono nato?

Avevo un desiderio:

poter vedere il mondo.

Scalai la torre nera,

s’alzava su, nel cielo.

Un’ardua arrampicata

su appigli scivolosi,

condusse a una grata,

guardai attraverso e vidi…

Vidi un cimitero.

Non alberi dall’alto,

non stelle o azzurro cielo,

ma solido terreno.

Lasciai la mia dimora,

fra lapidi e colonne,

attraversai un cancello

e presi per i campi.

Davanti a me un castello

un altro, familiare,

e dentro erano luci,

festose voci e balli.

Silenzio di cristallo,

la folla mi guardava,

un attimo e il terrore.

Chi stava dietro me?

Scena 3: Interno, sala feste, piena luce. Urla, a sfumare.

Voce fuori campo:

Girandomi lo vedo,

la mano si avvicina,

in decomposizione,

sussulto al suo respiro.

Ma d’improvviso colgo

la parodia aberrante

di quello che era un uomo

e quale uomo era.

Fu freddo alla mia mano,

schiarendosi i ricordi,

lo specchio in cui guardavo

il volto mio svanire.

[1] *Libera rielaborazione tratta dall’omonimo racconto di Lovecraft. 

Nicola Giordano

Finalista Sezione Poesia

Poltergeist

Da secoli l’ultima nota

si tace ai saloni deserti

eppur continua…

la danza del sudario

del fuoco, dell’armatura

del lembo dell’arazzo

del tonfo, del cigolio:

dovunque saltava il giullare

rollio di sonagli nel vuoto;

si scoprono maldisposte

le panche al ricordo di ieri

e sembrano offerti agli insonni

i calici dal folle tocco.

Giovanni Ingino

Finalista Sezione Poesia

L’Empusa

Multiforme ancella di Ecate,

Mefistofele vanta come parente,

sia molle vacca o perfida cagna,

semina terrore là

dove bellezza regna.

Bizzarria del piede bronzeo,

di quella gamba d’asina,

che tradisce il suo mutarsi demone:

nulla è più suadente del suo apparire

donna lasciva e seducente,

così affabile alla vista e facile

a scivolare nella dolce alcova

dei giovinetti di cui berrà il sangue,

dilanierà le carni.

Volteggia rapida

la zannuta fiera e ondeggia infida,

la pelle pallida, gli occhi cerchiati

di rosso, porta il fuoco nella morte,

l’orrendo volto mostra tra le fiamme.

Hugo Kleister

Finalista Sezione Poesia

Nessun rancore

Un cuore spento

dannato

perseguitato

reietto.

Alla luce dell’oscurità

un calice di sangue.

Nessun rancore.

Roberto Marsiglia

2o classificato Sezione Poesia

Reviviscenza

Perirò con gli artigli

incuneati nella carne,

inchiodati alla pelle,

conficcati nelle viscere.

Perirò con le tue zanne

acuminate e fameliche,

guardando il ridente cielo

con la bocca digrignata;

non supplicherò la vita,

sono già morto da tempo…

Perirò e rinascerò

come demone della notte,

come anima dannata,

come il mellifluo diavolo

che veste elegantemente

in abito scurissimo.

Andrea Moretti

Finalista Sezione Poesia

La promessa

Ho fatto voto di Morte

per bere

il veleno magico

dell’amore;

ho fatto voto di Notte,

di lacrime,

di perle bianche

di rugiada;

ho fatto voto di stelle,

insonni letti distanti;

ho fatto voto di salmi,

di ferite lamentose

trovate tra i soffi sanguinanti

delle foglie;

ho fatto voto

di cenere

per sciogliermi

nel vento grigio

del tuo abbraccio;

ho fatto voto

di solitudine,

di melodie strane,

di ottoni sepolcrali,

per squagliarmi

nel sonno rosso

delle tue promesse.

Ho lasciato tutto,

ho abbandonato la vita,

per strappare cocci d’amore

dai cipressi,

per godermi le labbra

sante di Berenice,

e danzare felice

sotto i sogni pallidi

della luna.

Ho rinnegato le mie felicità,

gettato via le mie certezze

per morire abbracciato

alla bianca terra del tuo seno,

per bere vino,

brindare a festa

sul marmo tetro

dei nostri salotti,

e sprofondare,

eterni sposi,

nella bara eterna

e amorosa

della Notte.

Julia Ormond

Finalista Sezione Poesia

Dell’insondabile magia dell’ignoto

scelgo la quiete che infonde forza

all’abbandono.

Sposa ribelle di un pallido dio

graffio smaniosa le pareti dell’incertezza.

L’eco di un grido senza voce

in una terra senza età

mi ricorda chi sono.

Annuso l’aria e aspetto il tempo.

Non ho paura dell’ombra

vivere è la cosa più rara del mondo.

Quando il vento è caldo e una fiamma è accesa

lascio scorrere la preghiera e il mio corpo

vibra di musica.

Ho artigli d’odio per lottare

lacrime per non dimenticare le sorelle

denudate rasate rapate

trafitte torturate spezzate sulla ruota

sorelle che respiravano più liberamente

avvolte dalle fiamme.

La notte più oscura mi accoglie nera e superba.

Elena Angela Pera

Finalista Sezione Poesia

Festa Nera

La luna è una palla…

né bianca né gialla.

Immobile sta,

come un centrino,

fissa nel cielo color corvino.

Nel sottobosco, leggeri rumori

risate, fruscii… chi salterà fuori?

Gnomi, folletti dall’arcigno sorriso

streghe, stregoni dal cupo viso

nella radura si incontreranno,

canti inquietanti intoneranno

spettri, fantasmi saran richiamati

e i loro lamenti molto apprezzati.

Nella radura, la tetra compagnia…

inizia la festa e che paura sia!

Tu stai lontano

e non ne avrai danno.

Inizia la festa più scura dell’anno!

Gabriella Pison

Finalista Sezione Poesia

L’osmosi degli impossibili

Era il mostro di origine divina,

leone la testa, il petto capra, e drago

la coda; e dalla bocca orrende vampe

vomitava di foco […]

Omero, Iliade, VI

Chimere nate dalla desolazione del nulla

azzerata la geografia della terra

nutrite di cybermatrice

vi sollevate in volo

abet condor dalla resina corrosiva

grifo stambek, gaz gazzelle e falc linci

come stormi di caccia intercettori.

Le pianure risparmiate dalla guerra

nel silenzio inanimato dell’Eschaton finale

tribolate da donne sciacallo,

percorse da leon cavalli dagli artigli come rostri metallici

eder anaconde e aracno tigri dai veleni mortali e fugaci,

sorvolate dalla natura mite della colomba

fusa con quella rapace dell’aquila

e dove un codice genetico aberrato

banchetta a maledizioni

nell’intrico sfinito di ciò che resta.

La furia cieca dei viventi non ha risparmiato nessuno

l’istinto del male è nel cuore dell’uomo

ma lì sotto terra

nei meandri della disperazione

il virus dell’Apocalisse

-il mostro dei mostri-

attende in un silenzio innaturale

anche un’ultima cellula in vita.

Per replicarsi in tragici cloni.

Per perpetuare all’infinito la sua trasgressione.

Elisabetta Maria Rovai

Finalista Sezione Poesia

Il giaciglio mi chiama

il mio corpo cerca riposo.

Vacillo nelle tenebre della mia anima

soffocata da litanie perverse

sopraffatta dalla brama di sprofondare

nei tetri abissi dell’estasi

stordita da un baccano infernale

uno strepito selvaggio

mi disseto col tuo sangue infetto

mi nutro delle tue membra putrefatte

sazia della tua essenza mortale

mi volgo verso le torbide foci

che circondano il tuo corpo sanguinante

eccitata dai gemiti acuti

delle larve dannate.

Le mie ali legate,

la mia anima oppressa

parvenza di vita essenza di morte

sciogli le catene liberami.

Il pallido candore della luna

mi illumina il viso

un sibilo gelido

un tonfo il mio corpo a terra.

Rifuggo dalla luce

percorro l’oscuro sentiero

sento un suono lontano

la notte è immobile

la nebbia si chiude è già decisa la strada.

Intorno a me solo sangue

il mio cuore non batte

urlo vita

grido morte

chiedo amore.

Ma nessuno risponde.

Antonio Tanelli

Finalista Sezione Poesia

Il Joker

Rido della fedeltà

rido della gioia

rido della vita

rido alla faccia

di chi fa il doppio gioco

bleffando nelle regole

di chi risolve i problemi

divorandosi le carni a letto

imbrattando i sogni

con la rossa vernice dell’inferno

rido nella notte dei secoli

oscuro come le turbe

della ragione

annidato nelle smodate paure

rido alla faccia

del tradimento

della solitudine

della confusione

delle maschere

dei miei e tuoi fallimenti

burlone come Arlecchino

del travestimento

in costumi di carnevale di ognuno

dell’apparenza

della benemerenza

a cui va un inchino

e rido rido rido beffardo rido

con due cannoni a lunga gittata

come occhi

e un assurdo sogghigno

pescato dal mazzo

come un Joker da strapazzo

ahahahah ahahahahah ahahahahahah.

Giusy Vanni

Premio Speciale della Giuria Sezione Poesia

Lo sguardo vitreo

A mia madre

Lo sguardo vitreo

affondava colpi

oltre il tutto

dritto al cuore.

Non spade, solo occhi

accusatori, verdi.

Fossero stati vermigli

materni

sarei morta, senza morire.

Uno sguardo verde

mi amava e uccideva

l’ho lasciato perdente

senza vittoria.

Trofeo misero il mio

distesa, inerme

mi guardi, assente.

Un vampiro ti succhia

il cervello, goccia a goccia

ti ruba tutto

anche la dignità.

Un incubo mi assedia

strapparti gli occhi,

piantarci i miei,

marrone comune,

darti l’ultima possibilità

un grido solo

Non avete vinto

e, con gli stessi occhi

dire a te stessa

Ti ho tanto amato.

Racconto

Paolo Arnolfo

2o classificato Sezione Racconto

Femmine

Anno Domini 1510, montagne dell’alta Lombardia. Tre uomini stanno facendo il loro lavoro. Una donna ne è vittima.

Ludovico è il leader e il più intelligente. Non avrebbe bisogno di tutto questo per procurarsi una donna: è alto, bello e muscoloso. Infatti non le violenta quasi mai e ancor più raramente le tortura: si limita a coordinare i suoi. Però non prova pietà: la visione di donne stuprate e uccise lo lascia indifferente. Queste esecuzioni in montagna non sono il fine ma il mezzo: la strada per sognare una scalata sociale che lo porti ad avere potere e denaro.

Ascanio invece senza questa discutibile attività non avrebbe l’opportunità di avvicinarsi a una donna: è un rivoltante scarto della società, maleodorante e grasso all’inverosimile. Il punto per lui non è la violenza sessuale, che lo interessa ma in modo minore: a lui piace infliggere dolore. Porta fruste, bastoni e altri attrezzi. Lui vuole sentirle gridare e non ha mai fallito. A volte gli altri due, impressionati, gli chiedono di smetterla, di dare il colpo di grazia: quando però lui si gira a guardarli, con la follia negli occhi e le bave che penzolano dalla bocca, capiscono che non è il caso di discutere.

Oliviero ha qualche dubbio su questo lavoro che li impegna da quasi un anno; gli pesa sapere che quelle donne sono innocenti. Sa anche, però, che sono molto belle e che lui non potrebbe mai averle. Le violenta con gusto ma se non si ribellano troppo evita di colpirle. Preferirebbe che le streghe gli si concedessero senza lottare, ma le capisce: stanno per morire, non hanno via di scampo. Cerca di non pensarci troppo mentre prende il suo piacere dai loro corpi martoriati.

Anche questa donna è innocente. Un suo parente ha cercato di violentarla ma lei ha saputo reagire: lui, ferito nell’orgoglio, ha inventato false prove di stregoneria ed è corso a denunciarla. E a cosa vale la parola di una donna, in mezzo a tante parole di uomini? Ascanio le ha spaccato le dita delle mani con un martello. L’hanno violentata e uccisa. Quando hanno finito, hanno acceso un fuoco per lei. In teoria, il rogo è ciò che viene commissionato ai tre boia: ma cosa accade prima non interessa a chi emette la sentenza. Ne hanno bruciate vive un paio, tanto per provare, ma preferiscono fare a modo loro. Si vede che sono contenti del loro lavoro: mentre scendono verso la loro cittadina, Ludovico inizia a cantare un brano da osteria. A breve le voci degli altri due si uniscono. Se non fosse per la balbuzie di Ascanio, sarebbero perfino piacevoli da ascoltare.

L’Inquisitore Edoardo è nervoso: non è da lui.

Il loro datore di lavoro è un uomo calmo e spietato. Le disprezza, le donne: lo si capisce dal piacere sadico che traspare nella sua voce quando legge le sentenze. Da quando lavorano per lui, hanno assistito a molti processi e a pochissime assoluzioni. Questa volta li ha convocati col favore delle tenebre: è una novità. Lei è già legata con una catena, nella stanza del processo. È silenziosa, a differenza della maggior parte delle donne di cui si sono occupati. La notte, rischiarata soltanto dalle torce a vento, non riesce a nascondere la sua straordinaria bellezza. L’Inquisitore li accoglie sbrigativamente. Salta parti della liturgia ed evita di guardare la donna. Persino quando emette la sentenza i suoi occhi sono chini, e sta sudando copiosamente nonostante la frescura della sera.

Melania, col potere conferitomi dalla Santa Chiesa, ti condanno al rogo.

Non ha seguito il cerimoniale, non ha letto le tante parole a cui sono abituati: i tre sono sgomenti, forse più della strega. Lei fissa il volto del suo giudice; forse ha un po’ d’odio negli occhi, o forse sono loro a volerlo vedere. Con ampi gesti della mano l’Inquisitore li invita a riportarla in cella e loro eseguono. Poi, come di consuetudine, tornano da lui: a differenza delle altre volte, sanno che non troveranno un sorriso complice e festose strette di mano. Edoardo infatti li congeda con poche parole e una sorpresa. Le parole sono: La condanna va eseguita domani notte. La sorpresa è: Salirò anche io in montagna. Questa non è come le altre poveracce: è una strega vera.

Mentre si inerpicano lungo un sentiero ripido e dissestato la più serena pare essere la condannata a

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