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La politica italiana e il Nuovo Ordine Mondiale: Storia e misteri della nostra classe dirigente

La politica italiana e il Nuovo Ordine Mondiale: Storia e misteri della nostra classe dirigente

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La politica italiana e il Nuovo Ordine Mondiale: Storia e misteri della nostra classe dirigente

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
96 pagine
1 ora
Pubblicato:
21 nov 2016
ISBN:
9788899301453
Formato:
Libro

Descrizione

La politica italiana nel Nuovo Ordine Mondiale ha come scopo precipuo quello di cristallizzare in modo chiaro e semplice – dunque alla portata di tutti – le connessioni tra politica e finanza in Italia – e non solo – fin dai tempi del fascismo.

Dopo la crisi del ’29 (orchestrata dai banchieri internazionali per saccheggiare i cittadini americani, impossessarsi dell’oro in circolazione ed eliminare – in seguito – proprio la dicitura sulle banconote “pagabile in oro” già di loro proprietà grazie al Federal Reserve Act del 1913) ecco che gli effetti della moneta-debito si fanno sentire anche sul nostro paese: in quegli anni, infatti, importanti fabbriche italiane quali Edison, Pirelli, Fiat, Montecatini negoziano mutui corposi con la finanza americana, ed hanno non poche difficoltà visto che devono restituire improvvisamente molti dei loro debiti. Mussolini, prima della famigerata crisi, si dà alle liberalizzazioni e all’apertura economica, convinto in un do ut des che si sarebbe tradotto con l’esportazione del nostro made in Italy e con la rivalutazione della nostra Lira in quota alla Sterlina. Egli attua politiche deflazionistiche e liberiste, ma quando si rende conto dei giochi della cricca finanziaria internazionale, ripiega su una vera e propria autarchia, rendendo pubblica la Lira nel ‘36 e trasformando lo Stato italiano in imprenditore e banchiere.

Con il Piano Marshall e la NATO, l’Italia entrerà ufficialmente – pur con qualche riserva – nell’orbita degli Stati Uniti, vero e proprio santuario – ancora oggi – di questi poteri. Dal dopoguerra in avanti, la politica italiana dovrà sempre fare i conti con questa finanza predatoria, che cercherà in mille e più modi di occuparci: tra resistenze e connivenze, terrorismo e omicidi politici, il nostro paese si arrenderà solo agli inizi degli anni ’80, quando il famoso divorzio tra il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia (allora ancora pubblica) si consumerà per effetto della collocazione dei titoli di debito all’estero, in pratica versus i grandi banchieri, i quali, cambiali alla mano, potranno esigere le prime “riforme” o meglio i primi pignoramenti.

L’attuale situazione politica vede avanzare un “populismo” che è semplicemente la presa di coscienza da parte del popolo di tutto questo marciume: ecco perché questo è così avversato dalla classe dirigente.

Oggi la politica, la finanza e i media mainstream sono un unicum: è questo il cuore del “sistema”, che bisogna non avversare ma superare. Se c’è una speranza per i popoli, dunque, è proprio questa presa di coscienza: le attuali forze in campo – come i Cinque Stelle – hanno due strade davanti, o farsi fagocitare o fare realmente gli interessi dei cittadini, cosa che li esporrà alla gogna e al pubblico ludibrio ancora per molto tempo. “Siamo il 99%” recitavano gli attivisti di Occupy Wall Street: quando certi concetti diventeranno patrimonio comune, il “sistema” cadrà a pezzi da solo in quanto i cittadini si ribelleranno in mille e più modi… oggi semplicemente inimmaginabili.
Pubblicato:
21 nov 2016
ISBN:
9788899301453
Formato:
Libro

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Per capire appieno i retroscena della nostra politica, la prima cosa da fare è spegnere la televisione. Le tv, infatti, sono solo rumore, scatole di chiacchiere profuse da professionisti della confusione atte a depistare e spaventare la gente, al fine di non far capire sul serio come stanno le cose. Per comprendere il sistema politico è fotografare invece la situazione economica mondiale: se capiremo il cuore dell’economia, avremo sempre più chiaro il ruolo della politica, poiché essa, oggi, dipende in toto dal sistema economico, o meglio dal suo peggiorativo, in altre parole dalla finanza speculativa internazionale.

Capire davvero l’economia significa chiedersi che cosa è diventato il denaro ai giorni nostri: dal baratto alla carta-moneta convertibile in oro, oggi siamo arrivati a una mera convenzione, in quanto le divise mondiali sono state scollegate dal materiale aurifero nel 1971, quando il Presidente Nixon ne ha dichiarato l’inconvertibilità per sovrapproduzione. La moneta oggi – nel gergo – è fiat, nel senso che non ha più valore in sé, se non quello che le riconosciamo come mezzo di scambio.

Come ho già avuto modo di scrivere ampiamente in altri libri come I segreti del debito pubblico o Fuga dall’Euro, a fronte di un 3% di moneta reale (contante, per capirci) esiste un 97% di moneta virtuale: per la prima, il costo è uguale al valore stampigliato sul titolo (e non quello di fabbricazione: parliamo, infatti, di un po’ di carta e inchiostro), mentre per gli importi virtuali il costo è addirittura zero. La domanda che dobbiamo porci a questo punto per capire il cuore del sistema economico è solo una: chi stampa le banconote? A che condizioni le presta?

Le banche centrali sono le uniche deputate a creare il denaro (come recita lo stesso statuto della BCE all’art. 16), per cui l’Italia chiede moneta – anzi credito – alla Banca Centrale Europea, e questa ci presta la grana solo dopo essersi garantita gli equivalenti con i titoli di Stato, veri e propri pagherò che andranno sistemati sui mercati internazionali al fine di rimborsare gli stessi banchieri.

Dunque, in cambio di soldi, ciascuna nazione emette dei titoli che saranno presi in pegno dalla BCE, la quale, a sua volta, li collocherà sui vari mercati finanziari in modo da essere successivamente rimborsata. Il punto è che, trattandosi di moneta fiat, la Banca Centrale creerà questo denaro dal nulla, mentre noi emetteremo queste garanzie pagando anche degli interessi a chi si comprerà i futuri titoli (in pratica essi stessi pezzi di debito creati altrettanto dal nulla a garanzia di denaro finto). Fateci caso: sia i politici sia i media – che occultano e difendono questo sistema a spada tratta (vedremo successivamente il perché) – sovente affermano che La BCE ha risorse infinite.

Si calcola che per ogni 100 Euro che la BCE ci presta per magia, dobbiamo restituire ai mercati – e quindi al sistema finanziario in toto – circa 106 Euro, cosa che fa crescere perennemente il nostro debito. Ci si potrà mai liberare – mi chiedo – da un simile aguzzino? È come essere in balia degli usurai! Il denaro dunque – lo avrete capito – non esiste; o meglio, sussiste solo la sua percezione, anche se i suoi effetti – vista la gestione – sono così deleteri che stiamo sprofondando negli abissi più cupi. Purtroppo è questo il segreto più nascosto dell’economia e della politica, giacché quando si capisce come nasce il denaro, si comprende, a cascata, tutto ciò che sta accadendo. Provate a chiedere agli economisti in tv o sui giornali chi stampa la grana e come: o v’ignoreranno o – se proprio presi in castagna – svicoleranno e sbiancheranno, sentendosi messi a nudo nella loro falsità.

Chiariamoci su una cosa: non tutti gli economisti sono falsi. Alcuni di loro, infatti, sono talmente indottrinati e istupiditi dal sistema (fatto da numeri, cifre e contorti schemi economici) da non riuscire a cogliere l’essenza della questione. Perfino le università non spiegano questi vitali meccanismi.

Ad ogni modo, tutte o quasi le banche centrali – e questa è un’altra scomoda verità – sono possedute da azionisti comuni, che dirigono l’economia di un intero Pianeta dalle loro scrivanie. A questo punto appare chiaro che conta chi ti presta i soldi e non chi fa le leggi, per le quali – appunto – ci vuole la pecunia.

Tra i maggiori azionisti che pilotano l’economia mondiale troviamo la dinastia Rothschild, titolare –anche – di grosse compagnie speculative, che fanno il bello e il cattivo tempo in Borsa – un altro loro tempio – per distruggere le imprese, scatenare ondate di panico ad hoc per le nazioni e concentrare sempre di più il potere nelle mani di pochissimi. Le tattiche utilizzate sono sempre le stesse: creare confusione così che gli investitori vendano in massa e acquistino in seguito a prezzi bassissimi. Questa concentrazione – ovviamente – si crea anche quando ci prestano i soldi a monte: quando i banchieri aprono i rubinetti del credito, del resto, fanno affluire i soldi alle collettività (per cui la moneta fa girare l’economia e le persone sono invogliate agli acquisti o a mettere su casa e/o nuove attività), poi si arriva ad un evento shock e, grazie a questo, li chiudono, generando una crisi.

Come avrete intuito, dunque, anche l’espansione genera un aumento del debito verso questi signori, mentre con la crisi si fanno restituire con interessi quanto creato dal nulla in precedenza.

Ogni crisi, quindi, è sempre preceduta da un’espansione, e questa è una costante per i banchieri: prima della crisi del 2008, le banche prestavano tantissimo; poi, improvvisamente, costrette dalla cupola del sistema finanziario, hanno chiuso i rubinetti, innescando morte e disperazione.

Il pretesto stavolta è stato quello dei mutui subprime americani, alias prestiti concessi a famiglie povere che non potevano pagare. Non vi sembra quantomeno… sospetto?

Insomma, è elementare: se hai la proprietà e la disponibilità della moneta, puoi gestire i flussi a tuo piacimento, creando cicli economici del tutto artefatti che sembreranno reali solo a chi non sa come funziona il sistema. Ecco perché questa crisi infinita… è finta: essa nasce dalla volontà di chiudere i rubinetti all’origine, innescando una scarsità monetaria che è del tutto posticcia.

La moneta – è sempre bene tenerlo a mente – non è come l’acqua, l’aria o il suolo, in altre parole non è un bene naturale finito: essa è semplicemente una convenzione, e come tale basta crearla. Riflettete bene su questo punto adesso: perché bisogna pagare sempre più tasse ogni anno che passa?

Semplice: se tutto il denaro in circolazione è un debito, il sistema, per sopravvivere e prosperare, deve chiedere e togliere sempre di più, anche se cerca di provare disperatamente il contrario, prendendo quote dei nostri beni e in generale dei nostri averi.

Oggi paghiamo una tassa quando facciamo qualunque cosa: quando nasciamo paghiamo un certificato di nascita, quando moriamo un certificato di morte, e nel mentre paghiamo un’infinità di balzelli, come le imposte su ciò che guadagniamo (sul reddito) su ciò che possediamo, mangiamo, beviamo, consumiamo (IVA) su ciò che vendiamo, quando ci intratteniamo, ci spostiamo, perfino quando ci accoppiamo (come

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