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Lunghezza:
104 pagine
1 ora
Pubblicato:
Sep 22, 2016
ISBN:
9788869631047
Formato:
Libro

Descrizione

Teleki tenta fino all’ultimo di salvare il suo paese: pur revisionista convinto è sicuramente assertore di una Confederazione di stati europea e prevede che il revisionismo a tutti i costi, porterà l’Ungheria a perdere se stessa, in un’Europa che, dalle parole di Teleki stesso, nel suo saggio del 1940 Transilvania, si è scoperta un “piccolo continente”, in balìa di slogan, dove il vitale scontro di culture si è trasformato in annientamento di civiltà. Le relazioni con la Polonia, fino al salvataggio, durante l’invasione russo-tedesca, di centomila profughi polacchi ed ebrei e le trattative segrete polacco-magiare ai danni di Terzo Reich e URSS, l’occupazione della Transilvania e della Transcarpazia (e i rapporti diplomatici con Romania e Cecoslovacchia), la missione di volontari a fianco dei “fratelli finnici”, aggrediti dai russi nel dicembre del ’39, fino al suicidio il 3 aprile 1941, del grande geografo, trascinato in politica dagli eventi, che per primo aveva individuato e difeso le ragioni della nazione curda.
Pubblicato:
Sep 22, 2016
ISBN:
9788869631047
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Anteprima del libro

Teleki Pal - Francesco Bonicelli Verrina

Francesco Bonicelli Verrina

TELEKI PAL

Formazione accademica, culturale, politica

Elison Publishing

Proprietà letteraria riservata

© 2016 Elison Publishing

www.elisonpublishing.com

elisonpublishing@hotmail.com

Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata, compresa la fotocopia, anche a uso interno o didattico.

Le richieste per l’utilizzo della presente opera o di parte di essa in un contesto che non sia la lettura privata devono essere inviate a:

Elison Publishing

Via Milano 44

73051 Novoli (LE)

ISBN 9788869631047

Preambolo

Il 3 aprile 1941 il conte Teleki Pal, nelle prime ore del mattino, verosimilmente fra le 2 e le 2 e mezza, secondo l’autopsia si corica a letto e si spara alla testa, con una Browning automatica di grosso calibro. È rincasato poco prima di mezzanotte{1}, nella residenza formale dei Primi Ministri d’Ungheria, presso il Sandor Palace, sulla collina di Buda, il cuore della nazione. L’ultimo ad averlo visto poco prima di mezzanotte è stato il suo ex-allievo e giovane agente del Ministero degli Esteri, Elemer Ujpetery, mentre a trovare il cadavere sarà il personale domestico. Accorrono, informati, i familiari (non la moglie la quale si trova in un sanatorio, resa inferma da gravi insufficienze cardio-polmonari{2}) e i membri del gabinetto. Il Reggente, ammiraglio Miklos Horthy, viene lasciato circa trenta minuti solo con la salma. Questo deve aver dato ad Horthy occasione per qualche riflessione dal momento che egli stesso era il destinatario delle due lettere lasciate dal Primo Ministro{3}.

Una delle due lettere contiene le parole divenute leggendarie:

Eccellenza,

Noi siamo dei codardi e abbiamo rotto la nostra promessa di eterna amicizia accordata sulla base del Vostro discorso su Mohacs{4}. La nazione sente che abbiamo calpestato il suo onore.

E ancora:

Ci siamo messi con dei furfanti dando retta a un sacco di loro bugie. Non sono state commesse colà atrocità contro gli ungheresi, né tantomeno contro i tedeschi! Sarà come rapinare un morto{5}! Risulteremo la più miserabile fra le nazioni. Non ero d’accordo con Voi{6}. Sono colpevole.

Pal Teleki

La notizia di una tragica morte improvvisa fa subito scalpore nell’opinione pubblica mondiale. Sui giornali la notizia del suicidio fa la sua apparizione soltanto il 4 aprile.

Particolarmente notevole la reazione del britannico "Daily Mail", proprietà del noto magiarofilo Lord Rothermere, uno dei più accesi difensori internazionali del Revisionismo ungherese (non è certo se per mire alla stessa Corona di Santo Stefano{7}, date anche le sue proprietà laggiù), titola con enfasi: "Teleki Refused to Sabotage Pact. Sapendo probabilmente dall’Ambasciatore Ungherese a Londra, Gyorgy Barcza, che i tedeschi stanno già premendo al confine jugoslavo (senza attendere la risposta di Budapest) e che il governo di Budapest ha preso l’impegno di mettere al riparo i numerosi fratelli residenti in Bacska, Baranja e Medimurje{8}, senza spingersi oltre gli antichi confini della Grande Ungheria Millenaria" (ed effettivamente mantenne la parola) e rispettando i serbi{9}. L’articolo prosegue con un augurio che avrebbe dovuto attendere la primavera del ’42{10}: (…) Although an unexpectedly severe attack of mental depression ended a noble and industrious life in the service of his country, the policy of which he was the leader and loyal servant will continue unchanged (…) {11}. Quella tradizione di realpolitik (più certa erede della Duplice Monarchia), fra cauto revisionismo e ricerca di un modus vivendi coi vicini, in politica estera, fra caute aperture liberal-sociali e omaggio alle tradizioni più cavalleresche della Duplice Monarchia, in politica interna, iniziata con il decennio post-bellico del moderato anglofilo Bethlen{12}, interrotta con il mussoliniano Gombos ("Gombolini) (1932-35{13}), il degno e vuoto successore più moderato Daranyi (1935-38) e la breve parentesi del cripto-nazista Imrédy (1938-39), chiamato all’inizio come rinomato economista internazionale e uomo di fiducia degli americani, che lascia il passo a sua volta a Teleki, già Primo Ministro per poco nel ’20. Uomo della Società delle Nazioni, pacato revisionista, di un puerile romanticismo" (a dire di Istvan Bethlen), Teleki è stato anche geografo illustre, professore impacciato nei discorsi parlamentari, ma abilissimo diplomatico, richiamato da Horthy per ridare un assetto moderato e anglofilo al Partito della Vita Ungherese rifondato, di maggioranza, erede del circolo di Bethlen, del quale Teleki ha fatto parte, talvolta criticamente, avendo egli anche fortemente premuto per un sistema sanitario pubblico e una più sostanziosa riforma agraria.

Pare che Lord Winston Churchill abbia detto: "Sarà messa una sedia vuota alla futura conferenza per la pace, in memoria del conte Teleki", ma farà in tempo a dimenticarsene, liquidandolo in poche righe nella sua colossale opera Nobel "The World War Second": "Shortly afterwards shot himself. His suicide was a sacrifice to absolve himself and his people from guilt in the German attack against Yugoslavia. It clears his name before history. It could not stop the march of the German armies nor the consequences."{14}

Capitolo I

Chi era Pal Teleki?

Pal Janos Ede Teleki{15} nasce il 1° Novembre 1879, nel palazzo di famiglia, in Piazza Nador, Budapest, dopo una serie di tentativi falliti, in otto anni di matrimonio, da Geza Teleki e Irén Murati (originariamente Muratis), lui quarto figlio del conte Ede Teleki di Nagybanya (oggi Baia Mare, da dove i Teleki scomparirono fuggendo dalle insurrezioni rumene del ’48), sconosciuto membro della Camera Alta fin dalla fondazione, nel 1848-49, lei di un mercante greco{16} di Pest. Matrimonio inusuale e coraggioso per due gruppi sociali e culturali endogamici come i loro rispettivi gruppi di appartenenza.

Mentre Irén ha da sempre una predisposizione al governo della casa, occupandosi delle proprietà di famiglia, proprie e del marito (piuttosto scarse se paragonate alle altre antiche famiglie magiare), del figlio (per il quale sarà punto di riferimento fino alla tragica fine), delle spese, vivendo a lungo senza alcun domestico, il marito Geza – un erudito che ha già pubblicato molti articoli su svariate materie e ha studiato, senza concludere, all’Università di Agraria di Hohenheim (Wurttenberg), essendo anche figlio della tedesca Matilda Haller – è deputato liberale dal 1875 e sarà Ministro degli Interni del governo di KalmanKalman Tisza del 1889-90, governo fautore del compromesso di Olomuc del ’67, quanto dell’egemonia magiara.

Appena trascorso l’inverno, i Teleki si trasferiscono ogni anno nella residenza di Pribekfalva (Pribilesti), nei pressi di Nagysomkut (Somcuta Mare), dove il giovane Pal, che riceve un’educazione squisitamente luterana (benché cattolico), precocemente poliglotta, impara a parlare il rumeno. Sa già bene, oltre alla lingua patria, il greco materno, parla fluentemente in tedesco, francese ed inglese, ed è in grado di conversare in olandese ed italiano. La biblioteca di famiglia, di cui dispone e che pare abbia catalogato e accresciuto lui stesso, in giovane età (coltivando una passione per i libri e la lettura che lo accompagnerà per sempre), conta oltre tremila volumi e tutte le opere dei vari Teleki. Disegna caricature, si appassiona alla caccia, ai francobolli, alle mappe. Fin dall’infanzia gli amici lo chiamano Boli e tale resterà per gli intimi, come le lettere testimoniano, fino alla morte. Nell’autunno del 1897, su spinta dei genitori, inizia a frequentare i corsi di Scienze Politiche e Legge all’Università di Budapest, ma soprattutto in questo periodo viaggia molto (lo colpisce particolarmente Londra e passa anche da Fiume, Trieste e Venezia). Egli ha infatti uno spiccato interesse per la geografia in tutte le sue sfaccettature, dalla storia delle grandi scoperte alla geografia economica, dalla geopolitica alla geologia, sarà senz’altro (lo approfondiremo

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