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Fotografia Digitale per Proscimmie

Fotografia Digitale per Proscimmie

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Fotografia Digitale per Proscimmie

valutazioni:
4/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
309 pagine
3 ore
Pubblicato:
25 gen 2020
ISBN:
9788868622923
Formato:
Libro

Descrizione

SECONDA EDIZIONE AGGIORNATA

Non farti ingannare dal titolo irriverente, in questo eBook troverai un manuale completo sulla fotografia digitale con una panoramica sui diversi tipi di apparecchi fotografici in commercio e sulle tecniche per sfruttare al meglio la tua reflex digitale, ma anche la tua compatta tascabile.
Sfrutta in pieno il tuo pollice opponibile e diventa un fotoamatore evoluto!
Pubblicato:
25 gen 2020
ISBN:
9788868622923
Formato:
Libro

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Fotografia Digitale per Proscimmie - Mick Rock

1. LA FOTOGRAFIA DIGITALE

Nella fotografia chimica dagli anni ’90 in poi non vi sono state grandi innovazioni, ma più che altro migliorie. Contemporaneamente si è però assistito a una strepitosa evoluzione del mondo digitale.

Evoluzione

Verso la metà degli anni ’90 si iniziarono a vedere sul mercato le prime macchine fotografiche digitali. Solo pochi anni prima si pensava che non vi sarebbe stato più nulla di rivoluzionario nella fotografia!

Se si paragonano i risultati delle primissime macchine fotografiche digitali – con risoluzioni a volte inferiori a 640 x 480 pixel e qualità scadente – con le macchine digitali attuali, la differenza è maggiore di quella che esiste tra un dagherrotipo e una fotografia professionale in 6 x 6!

I tempi in cui si è avuta questa impressionante evoluzione sono una decina d’anni per il digitale rispetto a oltre un secolo per il metodo chimico.

Questo lascerebbe pensare che si sia davanti a una rivoluzione della fotografia. In realtà, non è proprio così. La macchina fotografica, se si esamina un modello a pellicola e un modello digitale di pari fascia, è sostanzialmente la medesima. Sono i medesimi gli obiettivi, gli otturatori e le funzioni. Quello che cambia è il modo di fissare le immagini: un procedimento chimico nel sistema tradizionale e un sistema elettronico di rilevamento della luce nelle macchine digitali.

Ciò indica che si è di fronte a un’evoluzione – piuttosto che una rivoluzione – della fotografia. Come tra il bitume usato da Niepce e le lastre argentate di Daguerre vi è una differenza nel sistema di memorizzazione dell’immagine, anche tra il procedimento chimico e il digitale la differenza è solo nel modo in cui le immagini vengono conservate. Il progresso, quindi, procede su due binari paralleli ma disgiunti: da una parte la sezione di acquisizione dell’immagine, ossia il corpo della macchina fotografica e tutte le sue componenti (obiettivo, diaframma, otturatore, esposimetro e parti elettroniche); dall’altra parte il sistema di archiviazione dell’immagine (pellicola o il suo equivalente digitale).

Ciò spiega molto bene perché la conoscenza dei principi della fotografia sia un elemento che accomuna tutti i fotografi, che usino sistemi chimici o digitali.

I principi dell’inquadratura, dell’illuminazione e del colore relativi alla fotografia tradizionale sono i medesimi anche nella fotografia digitale.

Ciò che il professionista o l’appassionato di fotografia dovrà conoscere per entrare nel mondo del digitale sarà solo il nuovo tipo di pellicola, ossia ciò che è collegato alla tecnologia digitale. Egli continuerà a sfruttare le proprie conoscenze tecniche e creative; semplicemente registrerà le proprie immagini in modo differente. Nel sistema tradizionale l’elemento colpito dalla luce è anche quello su cui l’immagine viene registrata in modo permanente, ossia la pellicola. Nel digitale, invece, si hanno dispositivi distinti per il rilevamento dell’immagine e per la sua archiviazione. Questi sono il sensore – la parte che al momento dello scatto è colpita dalla luce – e la scheda di memoria. Spesso si sente dire che le schede di memoria sono la pellicola del digitale, ma questa affermazione è imprecisa.

La pellicola, come detto, riceve la luce e, grazie ai trattamenti chimici, archivia l’immagine. La scheda di memoria è un dispositivo che assolve solo alla funzione di archiviazione dell’immagine e non ha alcun compito in fase di ripresa.

Nel mondo professionale esistono poi apparecchiature da ripresa – dorsi digitali da applicare a banchi ottici – che archiviano le immagini trasmettendole a un computer, senza usare alcun sistema integrato di archiviazione.

Tornando alle differenze tra fotografia chimica e digitale, chi si avvicina quest’ultima provenendo da esperienze con la fotografia tradizionale dovrà solo comprendere come valutare e usare le parti che sostituiscono la pellicola, quindi dovrà informarsi sulle caratteristiche dei sensori e dei sistemi di archiviazione.

Chi invece si avvicina alla fotografia digitale senza avere conoscenza della fotografia chimica avrà da acquisire padronanza sia delle tecniche fotografiche generali sia di quelle puramente digitali. Un percorso di crescita che può rivelarsi ricco di soddisfazioni.

Le differenze tra il digitale e il tradizionale

Alla luce di quanto visto fin qui ci si può porre degli interrogativi: con tutta l’evoluzione che c’è stata dalla nascita della fotografia, il digitale ha stravolto tutto? O forse non ci sono grosse differenze tra le più evolute macchine a pellicola e quelle digitali?

La seconda ipotesi è quella corretta.

La macchina fotografica in sé è sempre la medesima; ci sono gli stessi elementi con l’unica differenza della parte elettronica dedicata a rilevare e archiviare l’immagine in sostituzione della pellicola.

In una macchina fotografica a pellicola non c’è uno schermo in cui vedere le immagini appena ritratte, così come in una macchina digitale non si potrà aprire il dorso per caricarla con la pellicola. Troveremo però sempre un obiettivo, fisso o intercambiabile, un mirino e un pulsante di scatto, oltre, ovviamente, ai controlli di messa a fuoco e regolazione del tempo e del diaframma. Anche la luce, sia che si tratti di una macchina tradizionale sia digitale, avrà sempre un percorso simile: passerà attraverso l’obiettivo, il diaframma e l’otturatore per raggiungere la pellicola o il sensore.

Le similitudini non si fermano solo alla macchina; proseguono in ogni momento della fotografia. Le tecniche di composizione, di illuminazione, di ripresa… non cambia proprio nulla! Saranno diversi, però, i processi di trattamento dell’immagine ripresa. Se da una parte avremo processi chimici, dall’altra vi saranno processi digitali. Entrambi saranno però finalizzati all’ottenimento di un’immagine che soddisfi i nostri gusti, così da rendere eterni i nostri ricordi.

2. QUALE MACCHINA FOTOGRAFICA È GIUSTA PER ME?

L’acquisto di una macchina fotografica digitale non si fa tutti i giorni. È vero che ve ne sono alcune che costano anche solo poche decine di euro, ma è meglio valutare i pro e i contro per orientarsi e fare una scelta oculata.

Quali tipologie esistono?

Esistono in commercio vari tipi di macchine digitali, ognuno con vantaggi e svantaggi. Ci sono le compatte, da quelle più economiche a quelle più complete; le reflex, quelle a telemetro e le mirrorless con obiettivo intercambiabile. Ma su quale famiglia conviene stare per essere certi di poter soddisfare le proprie esigenze?

Per rispondere a questa domanda, in questo capitolo vengono prese in esame le diverse famiglie oggi presenti sul mercato. Conoscendo i pro e i contro di ciascun tipo, si potrà capire quale di essi meglio si addica alle proprie necessità. Poi, una volta individuata la famiglia, si potranno esaminare vari modelli simili, così da trovare il più adatto all’uso che se ne vuol fare. Chi ama riprendere panorami cercherà tra i modelli con obiettivi grandangolari; chi ama le riprese sportive cercherà modelli che possono scattare più immagini in rapida successione; insomma, si cercherà ciò che meglio si addice ai propri interessi. Poi c’è anche chi acquista la macchina fotografica digitale per fare un regalo a qualcuno. Per un ragazzo si cercherà un modello semplice, così come per il regalo di Natale da fare alla nonna; per soddisfare un appassionato si sceglierà un modello più versatile. Però, per valutare correttamente modelli diversi è necessario approfondire le proprie conoscenze, così da dare il giusto peso ai molti valori indicati tra le loro caratteristiche.

Dalla panoramica nella Figura 2.1 si cominciano a distinguere le grandi famiglie, ossia le reflex, le macchine a telemetro, le mirrorless a obiettivo intercambiabile e le compatte. A chi ha familiarità con la fotografia digitale sembrerà strano che si stia parlando di tipologie e non si prenda in esame la risoluzione espressa in milioni di pixel o megapixel. È il valore che colpisce di più inizialmente, ma è anche quello meno importante al momento della scelta del modello. Il motivo è semplice: anche la macchina digitale più scarsa, inclusi i modelli giocattolo, può vantare un numero di pixel superiore alle necessità del fotografo amatoriale.

Parlando di modelli compatti, non di giocattoli, anche i più economici vantano una risoluzione superiore rispetto alle reflex digitali professionali di qualche anno fa. Se si prende come esempio la KODAK EasyShare C143, infatti, la si trova sul mercato anche a meno di 60 € e ha una risoluzione di 12 milioni di pixel, più che sufficiente per ottenere delle stampe da oltre 20 x 30 cm.

Questo discorso sarà approfondito più avanti. Al momento è chiaro, però, che conviene prestare maggiore attenzione a elementi che possono fare la differenza tra scattare foto comuni e avere, invece, possibilità creative più ampie.

Figura 2.1 - In alto a sinistra, la Canon Eos 1DX, reflex con sensore a pieno fotogramma, ossia con dimensioni pari a quelle di un negativo tradizionale da 24 x 36 mm. In alto a destra, la Leica M9-P; macchina digitale a telemetro; può usare gli obiettivi Leica serie M, tra i migliori al mondo per qualità ottica. In basso a sinistra, l’Olympus EP-3, macchina del tipo mirrorless. Consente l’intercambiabilità degli obiett ivi come per le reflex, ma non ha mirini basati su specchi, a vantaggio delle dimensioni e del peso. In basso a destra, la Casio Exilim EX-TR100, una compatta dal design decisamente insolito.

Le reflex a obiettivo singolo

Anche dette SLR, ovvero Single Lens Reflex, sono macchine con un unico obiettivo, che, grazie a un sistema di specchi e prismi, serve sia per inquadrare il soggetto sia per riprenderlo in fase di scatto. Questo sistema fa sì che attraverso il mirino si possa vedere esattamente ciò che verrà ritratto al momento dello scatto. Il sistema di specchi e prismi riflette e raddrizza l’immagine dall’obiettivo al mirino in fase di inquadratura. Al momento dello scatto, lo specchio davanti al sensore si solleva e lascia passare la luce fino all’otturatore, che, aprendosi, consente all’immagine di focalizzarsi sul sensore che la rileverà per inviarla alla parte digitale per le successive elaborazioni. Tra le principali caratteristiche delle reflex vi è la possibilità di disporre di obiettivi intercambiabili, così da abbinare il medesimo corpo macchina a più obiettivi. Questi potranno essere a focale fissa, specifici per una determinata condizione di ripresa, oppure multifocale, comunemente detti zoom.

Gli obiettivi a focale fissa possono essere grandangolari, medi o teleobiettivi. I grandangolari hanno un angolo di ripresa più ampio di quello dell’occhio umano; i medi hanno un campo di ripresa simile a quello dell’occhio umano, mentre i teleobiettivi sono adatti alle riprese a distanza.

Gli obiettivi multifocale, o zoom, consentono di variare l’ampiezza dell’angolo di ripresa, offrendo in tal modo, senza cambiare obiettivo, le caratteristiche di un grandangolare, di un medio e di un teleobiettivo. Alcuni zoom hanno caratteristiche più vicine ai grandangolari, altri ai teleobiettivi, ma sempre offrono un’ampia gamma di scelta.

Essendo a obiettivo intercambiabile, le reflex consentono anche di interporre tra obiettivo e corpo macchina anelli distanziatori, o i cosiddetti soffietti, per poter effettuare delle riprese macro, ovvero quelle in cui elementi di dimensioni ridotte vengono riportati a pieno fotogramma. Inoltre, grazie alle dimensioni generose dei corpi macchina delle reflex, queste dispongono di sensori più grandi di quelli delle compatte. Questo si traduce in una maggiore sensibilità alla luce e in una migliore qualità dell’immagine. Sempre grazie alle dimensioni del corpo macchina, nelle reflex c’è maggiore spazio per l’elettronica, così da avere automatismi più sofisticati rispetto ai modelli più compatti; sui modelli più evoluti e su quelli professionali è inoltre possibile trovare anche alloggiamento per due schede di memoria da usare una dopo l’altra o per far sì che una sia la copia di riserva dell’altra.

Figura 2.2 - In questo spaccato di una reflex digitale (la Canon EOS 500D) è possibile notare il percorso della luce in fase di inquadratura. La luce entra dall’obiettivo e colpisce lo specchio primario (1) per attraversare il vetro di messa a fuoco (2); l’immagine viene raddrizzata dal pentaprisma/pentaspecchio (a seconda dei modelli questo elemento può essere costituito da uno specchio dalla conformazione particolare o da un prisma) per poi essere visibile nel mirino (4). Una parte della luce che colpisce lo specchio primario (1) passa fino a uno specchio secondario (5) e viene inviata al sensore della messa a fuoco (6). È anche possibile notare il filtro anti-infrarossi di colore verde chiaro (7) e il sensore (8). Davanti al filtro anti-infrarossi si nota una parte verticale scura: è l’otturatore, che si

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