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La Schiava Padrona

La Schiava Padrona

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La Schiava Padrona

Lunghezza:
194 pagine
2 ore
Pubblicato:
Jul 18, 2016
ISBN:
9788899906054
Formato:
Libro

Descrizione

Sara scopre un grave disturbo alimentare della figlia adolescente. Per controllarla crea un falso profilo su Facebook, ma ottiene una rivelazione ancora più grave, che riguarda una

sua amica, Alessia. Anche lei usa la rete sotto falsa identità e si fa chiamare in chat "La schiava padrona". Davide è un uomo schiavo dei sensi, che si ritroverà, suo malgrado, al centro di un conflitto generazionale. Sullo sfondo una società priva di punti di riferimento e di un sistema giuridico efficiente, che non riesce ad arginare il dilagante fenomeno della violenza sulle donne tra le mura domestiche. I personaggi, con le loro debolezze, cercheranno di "liberarsi dalle catene dell'anima, che sono ancora più difficili da spezzare di quelle reali".

Pubblicato:
Jul 18, 2016
ISBN:
9788899906054
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

La Schiava Padrona - Anna Maria Somma

casuale.

Sorpresa

- Aspetti un attimo… lasci aperto, per fav...! Sì, vabbè, tante grazie!

Il solito inquilino del sesto piano, quello che non saluta mai nessuno, mi ha appena sbattuto in faccia il portone principale del palazzo. Ora mi toccherà poggiare a terra i sacchetti della spesa e cercare le chiavi.

Non le trovo… accidenti… queste borse più sono grandi e più le cose si perdono inspiegabilmente. Maledetti scontrini del bancomat, te li ritrovi dappertutto! Ma dove si sono ficcate?

- Scusi, è qui che ha lo studio il dottor Marone, il pediatra?

- Sì, al piano terra.

- Possiamo entrare con lei?

Mentre con una mano continuo la mia vana ricerca, alzo lo sguardo e vedo un uomo di bell'aspetto, sulla quarantina, dal sorriso gentile e ben vestito. Poco più in là un donnone enorme (o meglio uno scaldabagno con le gambe) con due bambini attaccati alla gonna, uno a destra ed uno a sinistra, che infastidiscono il terzo figlio, molto piccolo, anzi troppo in confronto alla madre che lo tiene in braccio, mi guarda con aria insofferente e infastidita, mentre dall'angolo della bocca emette sbuffi per cercare di allontanare un ciuffo di capelli ribelli e di due colori completamente diversi a causa della ricrescita.

- Se solo riuscissi a trovare le chiavi...

L'uomo mi sorride, fa qualche battuta, fossi in lui avrei poco da stare allegro con una famiglia così. Poi che ansia gli occhi di questa addosso! Mi sta squadrando dalla testa ai piedi! Non ti preoccupare, nessuno vuole portarti via il marito. Anzi l'anno prossimo fai pure un altro figlio, che hai ancora un braccio libero!

Mentre la mia rabbia trova sfogo nell'offendere mentalmente una povera donna che ha solo avuto la disgrazia di essere brutta e sciatta, all'improvviso vedo qualcosa luccicare sul fondo della borsa. Eccole, finalmente le chiavi! Per la contentezza le tiro fuori con aria trionfante e senza rendermene conto mi porto dietro il filo dell'auricolare del telefonino e come Mary Poppins porto alla luce un mondo intero di oggetti: lo specchietto, che ovviamente si rompe (sette anni di disgrazia… ancora!), due rossetti di tonalità differenti, una matita per labbra, la mia preferita, rigorosamente temperata fino a raggiungere la lunghezza di un centimetro, che a stento riesco a tenerla in mano, ma soprattutto in primo piano, in bella mostra, l'articolo che non può mancare mai nella borsa di una donna: l'assorbente. Eccolo lì, tutto carino nella sua veste rosa a fiorellini, perfettamente ripiegato, sembra un accessorio delle bambole! Dopo aver fatto un triplo salto mortale con avvitamento è atterrato giusto davanti ai piedi dello scaldabagno, che si mette a ridere, divertita, mostrandomi i denti gialli con aria soddisfatta. E certo, tra un figlio e l'altro tu ti sarai dimenticata pure a cosa servono!

Intanto il marito mi aiuta a raccogliere gli oggetti, mentre io vorrei essere inghiottita dalla terra e sparire insieme alle maledette chiavi. Ma poi mi rendo conto che il peggio deve ancora venire: uno dei bambini raccoglie l'assorbente e chiede alla madre cosa sia.

- Non lo so, è della signora, daglielo! - e continua a ridere. (Lo dicevo io che non lo sapeva!)

- Lo voglio io, lo voglio io - dice l'altro fratello, e tenta di strapparglielo dalle mani. Così inizia un tira e molla in cui cerca di intervenire la madre strattonandoli con l'unico braccio libero. Nel frattempo il piccolino inizia a piangere. Io continuo a sprofondare nella mia voragine di imbarazzo e vergogna, e accenno solo a un impercettibile - Lasci stare, sono bambini...

A questo punto interviene il padre, che tira due ceffoni ai figli e mi restituisce quel che resta del trofeo della vergogna, ormai inutilizzabile. Dopo i vari scusi... grazie… sono mortificato… ci mancherebbe… non c'è niente di cui vergognarsi… è una cosa normale… si figuri… non è successo niente, ecc. finalmente infilo la chiave nella serratura, con la testa ancora bassa, tra il pianto dei bambini. Il signore si offre persino di portarmi le borse della spesa fino all'ascensore. Allora gli indico lo studio del dottore, ma sulla porta c'è un avviso:

questa settimana il dottor Marone non potrà effettuare visite presso l'ambulatorio per motivi personali.

Prendo l'ascensore e come sempre mi guardo allo specchio, questa volta per vedere se ho sulla faccia i segni della figuraccia fatta poco fa. Devo raccontarlo subito a Chiara. Che sciocca! Potevo suonare al citofono e farmi aprire da lei, invece di mettere in scena tutta quella pantomima! Pazienza! Magari aveva le cuffie dell'iPod e non avrebbe sentito ugualmente.

Infatti, arrivata alla porta di casa suono il campanello, ma nessuno mi apre. Allora uso la chiave (questa volta ho tenuto da parte il mazzo di chiavi per evitare un'altra impresa), ma dopo aver dato tre mandate, scopro che comunque la porta è bloccata. Allora mi attacco al campanello con insistenza, urlando il nome di mia figlia e battendo i pugni sulla porta.

Vuoi vedere che questa si è portata qualche ragazzo in casa? Sapeva che sarei rientrata più tardi. Ma no, non è così stupida, al massimo avrebbe approfittato quando sono al lavoro. E se invece si è sentita male? Sì, ma perché mettere il lucchetto alla porta?

Comincio a farmi prendere dal panico, ogni tipo di pensiero mi si affaccia alla mente: Chiara è a terra in una pozza di sangue perché colpita da un oggetto oppure è scivolata ed ha battuto la testa. O peggio ancora ha tentato il suicidio, l'adolescenza è un periodo critico e spesso si fanno questi pensieri. Forse la dieta a cui si è sottoposta da tempo la sta stressando troppo, forse…

All'improvviso si apre la porta, ma Chiara non mi guarda nemmeno in faccia e fugge via correndo verso il bagno e piangendo, senza rispondere alle mie domande. È chiaro che in casa non c'è nessun ragazzo, quasi quasi mi dispiace, sarebbe stato più normale per una ragazza della sua età, ma non con i suoi problemi di peso, la sua insicurezza… sì soprattutto la sua insicurezza, perché lo scaldabagno di prima aveva sfornato tre figli con un bel marito, nonostante fosse palesemente più brutta di mia figlia, ma magari si sentiva una fotomodella! L'aspetto fisico conta fino a un certo punto, quel che serve a Chiara è un po' di fiducia in se stessa. Con quel padre, poi! Scommetto che c'è lui dietro tutto questo! Sono sicura che avrà di nuovo fatto la solita telefonata di circostanza e con una scusa avrà detto che è molto impegnato. Non si ricorda neanche più che faccia abbia sua figlia!

Entro in cucina e scopro che in parte avevo ragione. Sul tavolo, senza tovaglia, sono ammucchiati cibi di vario tipo, senza criterio: due pacchi di patatine fritte squarciati e ormai vuoti; barattoli di maionese e ketchup aperti, in uno c'è ancora un würstel infilato dentro; merendine di vari tipi mangiate a metà, oppure con un solo pezzo mancante, un morso e via; al centro di tutto regna supremo il barattolo di Nutella da 750g, con il coltello per spalmare ancora immerso in quel che resta del contenuto; e poi schizzi, macchie, pezzi di biscotti sparsi per tutta la cucina.

Mi lascio cadere su una sedia, dimenticando le buste della spesa con le loro gallette di riso, la Philadelphia light, la lattuga, i pomodori, le mele verdi e le fettine di petto di pollo, il latte scremato e i cereali ricchi di fibre. Lentamente scivola dalla borsa l'assorbente, che rotola per terra silenzioso.

Mi prendo la testa fra le mani, non pensavo che fosse così grave! Anche questo adesso…

La schiava padrona

Alessia se ne stava in cucina con la testa china sui libri, come da sempre era costretta a fare insieme al fratello più piccolo, soprattutto quando suo padre era in casa. A differenza di ogni altro adolescente non possedeva ancora un telefono cellulare, così come non aveva vestiti alla moda. E questo non perché la sua famiglia non avesse mezzi economici sufficienti (suo padre era medico e sua madre insegnante), ma perché nella sua casa vigeva uno stile di vita spartano, dovuto un po' all'eccessiva parsimonia della madre, e un po' all'eccessivo autoritarismo del padre. Ma Alessia ormai non ci faceva più caso, perché fin da piccoli lei e suo fratello erano cresciuti sempre in un clima di austerità. Ad esempio non avevano mai avuto una festa di compleanno con invitati e regali da scartare; al massimo, se erano fortunati, la madre stessa preparava una torta con quello che aveva in casa, perché mica siamo stupidi a regalare i nostri soldi alle pasticcerie, che ti fanno pagare oro quello che invece puoi fare da sola a casa, ed è anche più genuino! Senza additivi, coloranti o altre diavolerie. La candelina, se c'era, era stata sicuramente utilizzata più di una volta per sfruttare fino in fondo i cinquanta centesimi del costo iniziale, altrimenti, quando non era più possibile effettuare quest'operazione, se ne faceva a meno, tanto il compleanno si festeggiava tra di loro, e nel migliore dei casi si potevano aggiungere i due nonni anziani e un po' rincoglioniti, che si adeguavano alle richieste della madre di non regalare giocattoli ai suoi bimbi perché sono inutili, sono solo un fastidio per me, invece se mi date direttamente i soldi posso comprare io tutto ciò che è necessario per loro. E così i nonni, senza battere ciglio, anzi grati del fatto di non dover perdere tempo in giro per la città a cercare un regalo adatto, consegnavano le banconote direttamente nelle sue mani ed i bambini non avrebbero mai conosciuto la gioia di un dono fatto col cuore, o semplicemente di scartare un regalo in attesa di scoprire una sorpresa inaspettata.

Per evitare che i bambini, già di indole molto tranquilla potessero avanzare delle pretese e fare delle richieste, veniva loro impedito anche di partecipare alle feste degli altri, e che ci mettiamo a comprare regali e regalini ogni tre giorni! La legge è uguale per tutti: non si può andare da uno sì e da un altro no, quindi tanto vale non andare da nessuno. E poi non ho il tempo di ricucire tanti vestiti, non posso farvi sfigurare e andare sempre con lo stesso abito, e non se ne parla di comprarne di nuovi, con quello che costano!

Infatti un'altra abitudine diffusa in quella casa era quella di riciclare gli abiti in infinite trasformazioni. Un pantalone acquistato quando Alessia aveva tre anni poteva essere indossato fino ai diciotto con un po' di impegno e tanta dedizione. Acquistando della stoffa al mercato (non senza aver prima mercanteggiato per ore sul prezzo finale) la madre, come una sarta esperta, era capace di cucire degli inserti laterali, che correvano lungo la gamba, per allargare la circonferenza del pantalone, poi scuciva e ricuciva l'elastico in vita, sostituendolo con uno più lungo e, se necessario, aggiungeva qualche pezzo di stoffa anche lì. La lunghezza non era fondamentale, perché un pantalone poteva facilmente diventare un pantaloncino o rimanere sotto il ginocchio come è di moda adesso, mica possiamo vestirci all'antica!. E l'affare risultava ancora più conveniente se il vestito in origine era stato regalato o prestato da parenti più o meno lontani. In quel caso la soddisfazione della madre era enorme!

Inutile dire che in nessun caso i bambini avrebbero mai potuto indossare un capo di abbigliamento firmato o con qualche personaggio dei cartoni animati, come tutti gli altri compagni di scuola: Hello Kitty, Winx, Ben Ten, Gormiti, Topolino esistevano solo sullo schermo della TV, quando avevano il permesso di guardarla.

Certamente Alessia ed Emilio (il fratellino) guardavano con tristezza gli zainetti tutti colorati e luccicanti dei loro compagni di classe, che inoltre ne cambiavano uno nuovo ogni anno, anche se quello vecchio era ancora buono, e quasi si vergognavano di tirare fuori dalla borsa il loro portacolori anonimo con il simbolo dell'ipermercato che indicava quell'articolo come il meno caro. Ma tutto questo non veniva fuori a casa. Nessuno dei due si azzardava anche solo ad accennare ad un fatto del genere in presenza dei genitori, soprattutto con la madre, che si lamentava tutti i giorni a pranzo di quanto fosse cara la vita e dei soldi che aveva dovuto spendere per fare la spesa, annunciando ancora una volta una riduzione nei pasti quotidiani, perché anche mangiare il primo a pranzo ed il secondo a cena comportava comunque un esborso eccessivo. La sera si dovrebbe bere solo un bicchiere di latte e andare a dormire. I bambini di oggi mangiano troppo e male, poi si lamentano che il tasso di obesità infantile è in crescita, per forza! Io vedo i miei alunni che a soli sette anni fanno merenda a metà mattinata con la Nutella. Ma ci rendiamo conto? Una cosa è certa: in questa casa la Nutella non ci sarà mai! Non l'ho mai comprata e mai la comprerò, non voglio dei figli obesi!

Una volta a scuola Alessia era stata sul punto di piangere quando una sua amichetta, dopo averla invitata alla sua festa, pur sapendo che non ci sarebbe andata, aveva descritto con aria eccitata tutto quello che sua madre stava organizzando per l'occasione. Avendo a disposizione un giardino, la madre aveva predisposto una zona riservata ai bambini, dove aveva collocato giostrine come scivoli, altalene ed una graziosa casetta per consentire ai piccoli di divertirsi, guidati da due animatori, che a fine serata si sarebbero travestiti dai suoi personaggi preferiti, ed

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