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DSA - Disturbo Specifico dell'Apprendimento

DSA - Disturbo Specifico dell'Apprendimento

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DSA - Disturbo Specifico dell'Apprendimento

Lunghezza:
117 pagine
1 ora
Pubblicato:
13 lug 2016
ISBN:
9786050478822
Formato:
Libro

Descrizione

DSA- Cosa sono e come possono intervenire i genitori, metodi terapici in famiglia
Breve guida e semplici consigli per genitori ed educatori
Pubblicato:
13 lug 2016
ISBN:
9786050478822
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Libro

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BIBLIOGRAFIA

CAPITOLO I- Il disturbo specifico dell'apprendimento

1.1 Cenni storici

Il primo caso narrato di Disturbo Specifico dell'Apprendimento viene fatto risalire al II secolo D.C in cui Erode Attico detto il Sofista, politico e letterato ateniese, affronta la difficoltà del figlio nell'applicarsi allo studio della lettura e della scrittura, ideando la soluzione di associare le 24 lettere dell'alfabeto greco con 24 schiavi, affinché questi rappresentassero e differenziassero ogni lettera.

Una tecnica geniale che avrebbe risolto le difficoltà associative nella memorizzazione del linguaggio scritto e letto del figlio.

Erode Attico nulla sapeva dei DSA ma aveva applicato delle tecniche tutt'oggi in uso per il sostegno degli scolari con tale disabilità.

Occorre attendere però sino alla metà del secolo scorso per il riconoscimento di uno studio mirato alla categoria dei disturbi specifici dell'apprendimento.

Fino ad allora i DSA sono stati considerati una forma lieve di ritardo mentale con impossibilità di concludere positivamente il percorso scolastico, quindi, nella maggioranza dei casi, sfociavano in vere e proprie forme di disadattamento sociale ed emarginazione del soggetto.

In Italia, il primo studioso che comprese la necessità di formare gli insegnanti affinché potessero riconoscere ed affrontare le difficoltà scolastiche dei bambini fu, nel 1900, il professore Giuseppe Ferruccio Montesano, psicologo e psichiatra, che fonda a Roma la prima scuola magistrale ortofrenica, coadiuvandosi della collaborazione della famosa formatrice e pedagogista Maria Montessori, che passerà alla storia per i suoi metodi di insegnamento innovativi ed efficaci, anche con i bambini che avevano delle difficoltà.

Nel 1925 Samuel Orton, neuropatologo americano, utilizza il termine "dislessia evolutiva" per indicare la difficoltà di apprendimento riscontrata sui bambini che, nonostante un livello intellettivo normale o superiore alla norma, una normale capacità visiva ed uditiva ed un ambiente sociale e culturale adeguato, dimostravano di avere grosse difficoltà soltanto nella capacità di lettura, nella scrittura, o di entrambi i compiti.

La prima definizione specifica di DSA risale al 1990 da parte di Donald Hammill il quale si riferisce alle "Learning Disability definendole come un gruppo eterogeneo di disturbi manifestati da significative difficoltà nell'acquisizione e nell'uso di abilità di ascolto, espressione orale, lettura, ragionamento e matematica, presumibilmente dovuti a disfunzioni del sistema nervoso centrale." ...

"Le LD possono verificarsi in concomitanza con altri fattori di handicap o con influenze estrinseche (culturali, d'istruzione, ecc.) ma non sono il risultato di quelle condizioni o influenze."[1]

In Italia nel 2007, a Milano, la Consensus Conference promossa dall'Associazione Italiana Dislessia elabora delle Raccomandazioni per la pratica clinica sui disturbi specifici dell'apprendimento.

La normativa italiana, in ottemperanza a tali Raccomandazioni, ha emesso il "Decreto n. 5669 del 12 luglio 2011, del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, attuativo delle Legge 170/2010, che riconosce giuridicamente la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia come Disturbi Specifici di Apprendimento e tutela il diritto allo studio di alunni e studenti, valorizza nuove metodologie didattiche e valutative e la formazione dei docenti.

Al decreto attuativo sono allegate le Linee Guida, elaborate in base alle più recenti conoscenze scientifiche e contenenti indicazioni per realizzare interventi didattici individualizzati e personalizzati." [2]


[1] Cornoldi Cesare, Difficoltà e disturbi dell'apprendimento, Il Mulino, Bologna 2007, pag. 10.

[2] Tratto dal sito: http://www.liceogiorgione.gov.it/modules/398_linee%20guida%20diagnosi%20-legato%20A.pdf.

1.2 Definizione del DSA

Sono dette "difficoltà specifiche dell'apprendimento" quelle difficoltà connesse ad una serie di problematiche inerenti lo sviluppo cognitivo e l'apprendimento scolastico e che riguardano le tre sole abilità che sono la lettura, la scrittura ed il calcolo.

Tale deficit, se non associato ad altra anomalia del sistema sensoriale o neurologico, può passare inosservato nei primi anni di vita e nei primi periodi scolastici in quanto il bambino presenta delle capacità normali se non addirittura alcuna abilità oltre la media.

Nelle Raccomandazioni elaborate dal Consensus Conference del 2007 si evidenzia come la principale caratteristica delle di difficoltà definite DSA consiste nella specificità del deficit, cioè nel fatto che il disturbo interessa soltanto uno o più aspetti delle capacità scolastiche delle abilità di ascolto, espressione orale, di lettura, di ragionamento o calcolo matematico, e che hanno carattere ed incidenza significativa, rilevante e determinante dell'apprendimento scolastico, nonostante non si riscontrino sul soggetto alcuni deficit biologici, neurologici o disfunzionalità del sistema generale.

La diagnosi del DSA nasce dunque da una rilevante discrepanza tra le capacità intellettive del soggetto, riscontrate come normali e adeguate rispetto all'età e fase evolutiva del soggetto, alla sua maturità ed al generale rendimento scolastico, rispetto a determinate incapacità o difficoltà nell'affrontare determinati specifici compiti quali la lettura, la scrittura ed il calcolo matematico, o semplici attività quotidiane.

Tali difficoltà possono essere rilevate con metodi statistici e scientifici attraverso dei test attitudinali e standardizzati che misurano le capacità di rendimento del soggetto e del suo livello intellettivo e di maturità evolutiva.

Possono, quindi, definirsi come DSA soltanto quelle difficoltà specifiche di lettura, scrittura o calcolo nonostante le rimanenti condizioni cliniche del soggetto siano nella norma ed adeguate al contesto scolastico e sociale.

Le indagini statistiche italiane rilevate sul punto attestano una casistica del 10-15% della popolazione scolastica con difficoltà aspecifiche, generiche o plurime, di questi soltanto il 3-5% dei bambini palesano disturbi specifici da DSA.

Gli studi eseguiti rivelano come nella maggioranza dei casi considerati i bambini abbiano uno o entrambi i genitori affetti da DSA, inoltre i maschi risulterebbero essere più colpiti rispetto alle femmine.

Nel gruppo dei DSA le diverse difficoltà assumono una definizione specifica.

Si parla di DISLESSIA in cui il soggetto presenti delle incapacità nella sola lettura del testo, pur potendo comprendere il significato delle parole, e potendo eseguire una lettura mentale ma non ad alta voce (proprio perché i due tipi di compiti attivano due diversi punti del cervello) che si manifesta con stentatezza, errori fonetici, scambi di lettere, troncamenti delle parole, se il deficit è connesso a fattori dello sviluppo in generale si parla di dislessia evolutiva.

La DISGRAFIA è la difficoltà espressa nella scrittura, nella incapacità a riprodurre correttamente le lettere della parola, nel mantenere uno stile ed una forma adeguata nello scritto, nell'incapacità a mantenere il rigo ed a rispettare margini, punteggiatura, ed investe l'intero contesto spaziale dello scritto.

La DISORTOGRAFIA è una variante della disgrafia e riguarda l'errore nella associazione dei fonemi con i corretti simboli grafici, si manifesta quindi più facilmente quando le lettere si assomigliano sia graficamente che foneticamente ( d invece della b, m al posto della n o della r, ecc.) oppure vengono omesse delle lettere all'interno della parola o non vengono rispettate le doppie quando prescritte.

La DISCALCULIA è l'incapacità di procedere al calcolo e alle operazioni numeriche, al mancato rispetto dell'allineamento e gestione dei soli codici numerici, pur rimando intatte le altre abilità di lettura e scrittura delle lettere.

Di seguito alcuni esempi di scritture in cui sono presenti delle difficoltà connesse alla Dislessia ed alla Disgrafia.

Nelle immagini si nota come la grafia appaia lenta, difficoltosa e non vi sia chiarezza nel modo di seguire il rigo o di occupare lo spazio della pagina.

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