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Paolo VI: Fedele a Dio, fedele all'uomo

Paolo VI: Fedele a Dio, fedele all'uomo

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Paolo VI: Fedele a Dio, fedele all'uomo

Lunghezza:
181 pagine
4 ore
Pubblicato:
Jun 8, 2016
ISBN:
9788838244537
Formato:
Libro

Descrizione

«In pagine dense e documentate con ampie citazioni dalle fonti originali, il dott. Giacomo Scanzi illustra brillantemente le tappe dell’esistenza di Giovanni Battista Montini, il valore del suo pensiero, la santità della sua vita, la genialità delle sue iniziative e la grandezza dell’opera da lui svolta a servizio della Chiesa e dell’umanità, nei vari ruoli a cui la Provvidenza divina lo ha chiamato.

Papa Paolo VI resterà nella storia per il ruolo che ha avuto nel Concilio Vaticano II. Se, infatti, è di Papa Giovanni XXIII il merito di averlo indetto e aperto, si deve a Paolo VI l’averlo condotto avanti con mano sicura, rispettando in tutto la piena libertà dei Padri Conciliari, ma intervenendo opportunamente come Papa là dove era necessario intervenire. Egli fu il vero timoniere del Concilio.

Anche se fu poco compreso, Paolo VI resterà anche come il Papa che ha amato il mondo moderno, ne ha ammirato la ricchezza culturale e scientifica ed ha operato perché aprisse il cuore a Cristo, Redentore dell’uomo» (dalla Prefazione del Card. Giovanni Battista Re).
Pubblicato:
Jun 8, 2016
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9788838244537
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Libro

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Anteprima del libro

Paolo VI - Giacomo Scanzi

Giacomo Scanzi

PAOLO VI Fedele a Dio, fedele all’uomo

Copyright © 2014 by Edizioni Studium - Roma

Versione cartacea: ISBN 978-88-382-4299-1

Versione digitale: ISBN 978-88-382-4453-7

www.edizionistudium.it

ISBN: 978-88-382-4453-7

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Ringraziamenti

L’Istituto Paolo VI ringrazia

la Fondazione Carlo Tassara di Breno (Brescia)

per il contributo concesso per

la pubblicazione di questo volume.

Indice dei contenuti

Ringraziamenti

PREFAZIONE

I. UNA RADICE, UNA FEDE

1. La famiglia Montini e Concesio

2. Figli di una Chiesa

II. LA GIOVINEZZA E IL SACERDOZIO

1. La nascita e la prima formazione

2. La vocazione e il sacerdozio

III. LE PRIME LINEE SPEZZATE

1. Da Brescia a Roma a Varsavia

IV. CON I GIOVANI: UNA GRANDE GIOIA, UN GRANDE DOLORE

1. Il Circolo universitario romano

2. La Fuci di Montini e Righetti

3. Un profondo dolore

V. SERVIRE LA CHIESA CON IL LINGUAGGIO DELLA DIPLOMAZIA

1. Al servizio di Pio XII

2. Ricostruire gli uomini, ricostruire gli Stati

VI. VESCOVO DI MILANO: DALLA DIPLOMAZIA ALL’ESPERIENZA PASTORALE

1. Ambrogio e Carlo

2. Missionari a Milano

3. Montini, la politica, il lavoro e la cultura

4. L’Arcivescovo e i giovani: «la malavoglia è divenuta di moda»

5. Montini e il Concilio

6. Montini e Giovanni XXIII

7. Gli ultimi giorni milanesi

VII. «IO SONO PIETRO. IL MIO NOME È PAOLO»

1. La consapevolezza del ministero petrino

2. Innamorato della Chiesa

3. «Il mondo ha bisogno di amore»

4. Il Concilio, un’eterna giovinezza in Cristo

5. Innamorato della vita

INDICE DEI NOMI

Giacomo Scanzi

PAOLO VI

Fedele a Dio,

fedele all’uomo

EDIZIONI STUDIUM - ROMA

A don Enzo Giammancheri

a Giuseppe Camadini

PREFAZIONE

Card. Giovanni Battista Re

Saluto con intima gioia la pubblicazione di questo volume che, con stile agile, delinea con incisività il profilo e la personalità di un Papa che – come disse il Cardinal Gabriel Garrone – «era talmente grande che benché si sforzasse di scendere al livello dei suoi ascoltatori quando parlava, restava sempre un gradino sopra». 

Santa Teresa d’Avila diceva che il suo tempo aveva bisogno di «forti uomini di Dio». Il nostro tempo certamente non ne ha meno di bisogno. Il nuovo beato bresciano, Paolo VI, tratteggiato in questo libro, è stato un forte amico di Dio, oltre che un grande Papa, che ha guidato la barca di Pietro in un momento di venti contrari e di mare agitato.

In pagine dense e documentate con ampie citazioni dalle fonti originali, il dott. Giacomo Scanzi illustra brillantemente le tappe dell’esistenza di Giovanni Battista Montini, il valore del suo pensiero, la santità della sua vita, la genialità delle sue iniziative e la grandezza dell’opera da lui svolta a servizio della Chiesa e dell’umanità, nei vari ruoli a cui la Provvidenza divina lo ha chiamato.

Papa Paolo VI resterà nella storia per il ruolo che ha avuto nel Concilio Vaticano II. Se, infatti, è di Papa Giovanni XXIII il merito di averlo indetto e aperto, si deve a Paolo VI l’averlo condotto avanti con mano sicura, rispettando in tutto la piena libertà dei Padri Conciliari, ma intervenendo opportunamente come Papa là dove era necessario intervenire. Egli fu il vero timoniere del Concilio. 

Anche se fu poco compreso, Paolo VI resterà anche come il Papa che ha amato il mondo moderno, ne ha ammirato la ricchezza culturale e scientifica ed ha operato perché aprisse il cuore a Cristo, Redentore dell’uomo.

Egli ha apprezzato e amato il mondo di oggi con i suoi progressi, le sue meravigliose scoperte, i vantaggi e le agevolazioni che la scienza e la tecnica offrono, ma anche con i suoi problemi, le sue inquietudini e le sue speranze. Al riguardo dirà nelle Note per il testamento: «Non si pensi di giovare al mondo assumendone i pensieri, i costumi, i gusti, ma studiandolo, amandolo, servendolo». 

La grande ansia di Papa Montini è stata quella di servire l’uomo di oggi, sostenendolo nel cammino sulla terra e indicandogli al tempo stesso la meta eterna, nella quale soltanto può trovare pienezza di significato e di valore lo sforzo che quotidianamente esprime quaggiù. 

La sensibilità alle attese e alle inquietudini dell’uomo moderno portò Papa Paolo VI a cercare il dialogo con tutti, non chiudendo mai le porte all'incontro. Diceva: «La Chiesa e il Papa, aprendosi al mondo, vedono tante persone che non credono; da qui lo stile che deve essere attuato: dialogo con tutti, per annunciare a tutti la bontà di Dio e l’amore di Dio per ogni uomo».

Paolo VI è stato non soltanto un Papa grande e geniale, che ha saputo compiere scelte coraggiose senza preoccuparsi dell’impopolarità che suscitavano, ma fu anche – come ben mette in luce il presente libro – un uomo di una spiritualità genuina e profonda. Per questo la beatificazione, programmata per il 19 ottobre prossimo, è motivo di grande gioia.

Al fondo del pensiero e dell’azione di Paolo VI c’è una vera spiritualità, fatta di preghiera, di meditazione, di sconfinato amore a Cristo, alla Madonna, alla Chiesa. L’attrattiva che aveva per la preghiera liturgica lo portò a curare e facilitare la partecipazione dei fedeli, impegnandosi nella riforma liturgica che porta il suo nome. Egli era una persona apparentemente fragile, fisicamente esile e con continui problemi di salute, ma dotato di una straordinaria intelligenza, di una singolare forza di volontà e di un’alta tensione spirituale, caratterizzata dall’inclinazione al raccoglimento, alla vita interiore e alla riflessione. Vi era in lui una tendenza mistica, che lo portava ad immergersi nel mistero di Dio contemplato e gustato. Questa si manifesta in lui già negli anni dell’adolescenza quando, recendosi a Chiari, saliva al Monastero dei Benedettini e vi restava a lungo, affascinato dalle liturgie dei monaci. A volte egli era l’unica persona nei banchi della chiesa mentre i monaci benedettini erano in coro a salmodiare. 

Fin dai primi anni di sacerdozio, Mons. Montini si rivelò un appassionato educatore che provava un particolare trasporto nel dedicarsi alla formazione e alla maturazione degli studenti e degli universitari. Negli anni in cui, oltre a lavorare in Segreteria di Stato, fu Assistente ecclesiastico della FUCI, egli mirò a formare le coscienze, rendendole capaci di offrire poi una forte testimonianza cristiana, che aiutasse ad avvicinare l’uomo moderno al messaggio di Cristo. Cercò di coinvolgere i giovani nella ricerca della verità, nella fatica del pensare, nell’autonomia di giudizio e nel senso di responsabilità. Si sforzò di formare dei laici che fossero dei protagonisti nell’evangelizzazione della società e coerenti nelle scelte, con la propria appartenenza criprefazione stiana. Anche quando, dopo un decennio, lasciò l’incarico di Assistente Generale della FUCI, continuò i contatti personali con i fucini e con i laureati cattolici. In tal modo egli diede un valido contributo alla formazione di quella che diventerà la classe dirigente cattolica italiana al termine della seconda guerra mondiale. 

Mons. Montini lavorò anche a sanare la divaricazione tra fede e cultura e a ristabilire un ponte fra la Chiesa e il mondo moderno. 

In un mondo povero di amore e solcato da problemi e violenze di ogni genere, egli lavorò per instaurare una civiltà ispirata all’amore, in cui la solidarietà e la collaborazione giungessero là dove la giustizia sociale, pur tanto importante, non poteva arrivare. 

La civiltà dell’amore da costruire nei cuori e nelle coscienze è stata per Papa Montini più di un’idea o di un progetto: è stata la guida e lo sforzo di tutta la sua vita. 

Per questa nuova civiltà Paolo VI si è speso senza misura, pregando ed operando, rinnovando le strutture della Chiesa, andando egli stesso incontro a tutti gli uomini di buona volontà e cercando tutte le occasioni per diffondere ovunque una parola di speranza, di pace e di invito a superare gli egoismi ed i rancori. 

Nell’orizzonte della civiltà dell’amore va compreso il suo alto magistero sociale, mediante il quale si fece avvocato dei poveri e denunciò le situazioni di ingiustizia. Fu vicino agli operai e fu molto sensibile al problema della fame nel mondo, al grido di angoscia dei senza tetto, alle gravi disuguaglianze sociali e alle sperequazioni nell’accesso ai beni della terra. 

Il pontificato di Paolo VI fu, inoltre, caratterizzato da alcune iniziative e da taluni gesti che meritano di essere ricordati. Alcuni di essi rimangono nella storia e possono essere collocati nella categoria di primati, perché furono compiuti per la prima volta da un Pontefice. È vero che alcuni furono possibili grazie al progresso del nostro tempo, ma ciò non annulla il merito di chi li ha compiuti per primo. 

Egli fu il primo Papa a volare in aereo e il primo Papa a tornare in Palestina, da dove San Pietro era venuto. Fu un viaggio di alto valore simbolico, che esprimeva il suo mondo interiore, la sua spiritualità e la sua teologia. Compiendolo appena sei mesi dopo l’elezione al pontificato e mentre era in corso il Concilio, egli volle indicare alla Chiesa la strada per ritrovare pienamente se stessa ed orientarsi nella grande transizione in atto nella convivenza umana. La Chiesa, infatti, può essere autentica e compiere la sua missione soltanto se ricalca le orme di Cristo. Quel viaggio fu il primo di una serie che i suoi Successori hanno reso lunga e feconda.

Fu il primo Papa che, con gesto significativo, volle rinunciare alla tiara, togliendosela pubblicamente dal capo il 13 novembre 1964 e donandola ai poveri. Voleva, con questo gesto, far intendere che l’autorità del Papa non va confusa con un potere di tipo politico- umano. 

Poche settimane dopo avrebbe intrapreso il viaggio apostolico in India, che tanto influenzò il suo magistero sociale. La rinuncia alla tiara acquistava il valore di un gesto programmatico di umiltà e di condivisione, simbolo di una Chiesa che mette i poveri al centro della sua attenzione e li accosta con rispetto ed amore, vedendo in loro il cristo. Come sapete, la tiara fu poi venduta ad un museo negli Stati Uniti e il ricavato fu portato dal Papa nel suo viaggio in India e donato per i poveri. 

Fu il primo Papa a recarsi all’ONU, dove si presentò come un pellegrino che da 2000 anni aveva un messaggio da consegnare a tutti i popoli, il Vangelo dell’amore e della pace, e finalmente poteva incontrare i rappresentanti di tutte le Nazioni e consegnare loro questo messaggio. Fu il primo Papa a recarsi in Africa, in America Latina e in Estremo Oriente. 

Paolo VI è anche il Papa che ha abolito la corte pontificia e che ha voluto che il Vaticano e la Curia Romana avessero uno stile di vita più semplice e una impostazione più pastorale e più internazionale, così che la Chiesa fosse più che mai al servizio dell’intera umanità.

Auguro cordialmente ampia diffusione a questa pubblicazione, che aiuta a conoscere non soltanto un grande maestro, ma anche un grande testimone, che ha cercato di indicare a tutti la strada che porta al Cielo ed ha operato con instancabile sollecitudine per una società più giusta, più umana, più fraterna e solidale.

I. UNA RADICE, UNA FEDE

1. La famiglia Montini e Concesio

Ogni uomo ha una radice. Talvolta si nasconde. Tuttavia sempre affonda e si ancora, per poi mostrare la sua solidità. Tale radice ha a che fare con le persone, con i luoghi, con gli incontri che determinano il viaggio di una vita. E non si può comprendere la biografia umana e spirituale

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