Scopri milioni di ebook, audiolibri, riviste e altro ancora

Solo $11.99/mese al termine del periodo di prova. Cancella quando vuoi.

I Nazisti e il Male. La distruzione dell'essere umano

I Nazisti e il Male. La distruzione dell'essere umano

Leggi anteprima

I Nazisti e il Male. La distruzione dell'essere umano

Lunghezza:
163 pagine
2 ore
Editore:
Pubblicato:
11 giu 2017
ISBN:
9781507142691
Formato:
Libro

Descrizione

Il nazismo spalancò le porte al terrorismo globalizzato. Ideò un male strutturale dove nessuno era in salvo neanche il popolo tedesco. Il nemico: tutti coloro che pensavano con una loro testa in maniera libera e diversa rispetto a coloro che dettavano le regole naziste. Gli ariani erano solo “individui fabbricati”, ideati per la violenza, ossia automi intelligenti disumanizzati. La socializzazione del crimine attraverso la violenza diventata cultura fu uno degli obiettivi raggiunti sia nei campi di concentramento che nella società.

Un libro che mette in luce questioni ancora oggi attuali più che mai.

Editore:
Pubblicato:
11 giu 2017
ISBN:
9781507142691
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Categorie correlate

Anteprima del libro

I Nazisti e il Male. La distruzione dell'essere umano - Ana Rubio-Serrano

Indice

RINGRAZIAMENTI    

PROLOGO

INTRODUZIONE

Prima parte: Globalizzazione del Male

Capitolo I: Il nazismo come Male strutturale   

1. La medicina nazista  

1.1. Igiene Razziale, fondamento bioetico   

1.2. Campi di concentramento, laboratori di medicina criminale     

2. L’ideologia antisemita di Hitler 

2.1. La volontà degli ebrei di dominare il mondo   

2.2. Corruzione sessuale e contaminazione microbica   

3. Religione politica 

3.1. Monoidolatria per monoteismo 

3.2. Etica e culto 

4. L’ordine guridico e il "principio del Führer"

Seconda parte: Globalizzazione delle masse

Capitolo II: Genesi della massa nel nazismo    

5. L’uomo-massa, il suo ruolo e il suo status    

5.1. La massa anonima  

5.2. La massa nobile  

5.3. La massa eccedente  

Terza parte: Il consolidamento del Male globale strutturale nella

società del concentramento

Capitolo III: Il dominio di Auschwitz  

6. Male banale, irriflessività volontaria nell’individuo    

6.1. Violenza alterativa nella massa    

6.2. Esperienza espropriante, artefice di memoria e identità    

6.3. Identità e memoria nel nuovo padrone-schiavo, un aguzzino senza volto   

Quarta parte: La globalizzazione del Male contro il Dio Onnipotente

Capitolo IV: Il dominio di Auschwitz pose fine al Dio Onnipotente? 

7. La massa eccedente si interroga e si risponde

Calde luci nel dominio di Auschwitz

CONCLUSIONE

ABBREVIAZIONI

BIBLIOGRAFIA

In memoria di Antoni Roig i Llivi,

prigioniero 5722 di Mauthausen.

Un uomo  che nonostante la sua esperienza

in un campo concentramento ha creduto fino alla fine dei suoi giorni

che l’essere umano avesse ancora un futuro.

––––––––

Ai miei genitori, senza i cui insegnamenti basati

sull’amore e il rispetto del prossimo,

con speciale attenzione verso coloro che

il mondo sembra aver abbandonato nell’oblio

testimoni muti di ingiustizie e invisibili

agli occhi degli spettatori indifferenti,

questo libro non sarebbe mai stato possibile.

RINGRAZIAMENTI

Vorrei ringraziare tutte quelle persone e istituzioni che hanno collaborato in un modo o nell’altro affinché quest’opera fosse compiuta. In primo luogo, il dott. Norbert Bilbeny, professore di Etica all’Università di Barcellona, per aver accettato di scrivere il prologo di questo libro.

Enrique Rubio-Serrano, laureato in filologia tedesca, per il suo lavoro nella supervisione delle traduzioni dei testi in tedesco qui presenti.

Le istituzioni tedesche come il documentArchiv.de, il Deutches Historisches Museum, l’Institut für Zeitgeschichte e il Goethe Institut di Barcellona per la ricerca e l’invio delle fotocopie dei documenti originali del regime nazionalsocialista.

Colgo l’occasione per ringraziare l’Editorial UOC, in particolare Lluís Pastor, direttore della gestione dei contenuti, per l’ottima accoglienza riservata a questo progetto e anche Emi Fresneda, che sin da subito ha lavorato con lo stesso mio entusiasmo a questo libro.

PROLOGO

Se parliamo del bene e del male, la partita sembra averla vinta quest’ultimo. Almeno in epoca contemporanea. Questo libro di Ana Rubio-Serrano ci ricorda lo scopo del nazismo. Ma, è sempre stato così? Quando il male ha iniziato a vincere sul  bene?

Bisognerebbe avere, invece, un criterio positivo per il bene. Il criterio classico: tutto quello che è, va bene. O moderno: quello che serve, non è male. Ma è superficiale e sfiora la stupidità. Sebbene il mondo vada avanti e la maggior parte sopravviva fino alla morte naturale, persistono i grandi mali di sempre, come la fame, la malattia e la miseria. E il male stesso: lo spirito contrario al bene. Lo vediamo nell’ingiustizia, nei crimini, nella guerra. Il desiderio, infine, di discriminare e perseguitare, di possedere e dominare. Di usare l’altro come un semplice mezzo, o eliminarlo, come fosse un oggetto.

Forse, a differenza degli antichi, da S. Agostino fino agli epigoni dell’Illuminismo, non crediamo che ci sia il male perché domini il bene, di cui quello sarebbe una sorta di privazione. Altrimenti, al contrario, e molto diverso, che esiste il bene perché è evidente e il più credibile a fronte di tutto è il dominio del male. La teodicea, che ha voluto decifrare il problema del male nel mondo, è diventata antropodicea: dato per supposto il male, creiamo e crediamo al bene. Il bene inizia ad essere una cosa a noi familiare. Meglio un mondo con il bene che uno senza. Il momento più rappresentativo del XX secolo è quello in cui un padre e un figlio sono entrati mano nella mano in una camera a gas. È un’insolenza, un pericolo o peggio pensare a un altro momento più incisivo di questo. In questo modo impariamo la lezione: il bene sarà d’ora in poi una privazione del male.

Tuttavia, quanto tempo è trascorso dalla fine del Terzo Reich fino a quando si è ripetuta questa barbarie? Nemmeno trent’anni, fino al Pol Pot o alle bombe al napalm sul Vietnam. Mezzo secolo, fino all’assedio di Sarajevo, al massacro hutu o alla distruzione di Gaza, nel 2008. Tra il terrore degli uni e l’orrore degli altri. L’orrore, l’orrore, sussurra l’attore Marlon Brando sul finale di Apocalypse now. Dopo tutto ciò, terrore fondamentalista e orrore globalizzato, possiamo solo credere nel bene, per necessità e forse per preferenza. Ci crediamo perché dobbiamo farlo. Se muore un bambino innocente, devo credere al cielo, non possiamo non crederci. Per quanto previsto e desiderato, dobbiamo credere che questo cielo sia un onore per lui e solo per questo. Dov’era Dio quando c’era Auschwitz? Abbiamo il diritto di credere che lì non ci fosse, con il viso pieno di lacrime del bambino che abbraccia il padre nella camera a gas o con la smorfia scomposta dell’impiccato.

Com’è stato umanamente possibile il male nell’epoca del nazismo? Questo libro se lo chiede e lo spiega. Leggerlo ci istruisce e ci sensibilizza. Sebbene il tema sia pungente, è un saggio a tutto tondo: descrive, analizza, fa riflettere e colpisce. Dobbiamo tutto questo alla sua autrice, la filosofa e teologa Ana Rubio-Serrano. È un libro che a molti dà i brividi. Sì: il male, radicale e allo stesso tempo banale, è stato umanamente possibile. L’hanno fatto uomini e donne; l’hanno appoggiato in tantissimi. È stato umano. Ma se l’umanità è qualcosa di più che la specie, il male del nazismo è stato umanamente impossibile e inumanamente possibile.

Perché lì è mancata l’umanità nel senso morale, necessario e irrinunciabile. Il male nazista esemplifica la crudeltà e la villania, le due caratteristiche agli antipodi dell’umanesimo, o semplicemente l’umanità nel senso etico della parola. Paradossalmente, il nazismo ha rinfacciato l’arte e il pensiero degenerati. I suoi crimini ci sembrano, a ragione, estranei al genere umano e ancora più mostruosi se li associamo a soggetti presumibilmente civili. L’atrocità è l’unica definizione giusta. Ci si gela il sangue: lasciano in sospeso, soffocano il nostro giudizio. Se questo è un uomo, scrisse Primo Levi.

Ana Rubio-Serrano parla del Male con la maiuscola. Gli dà la massima importanza, lo riveste di un carattere totale e metafisico. Alcuni non lo pensano in questi termini, perché allontanano il male dal male concreto, da quello che in realtà si prova come danno o minaccia. Ma se in uno sforzo di astrazione, e anche di generosità, parliamo del Bene, più in là del buono, perché non ammettere anche il Male, come idea o essenza più in là del suo manifestarsi concreto? Non è un tema chiuso. Nel caso del nazismo, dove il malvagio si è travestito da verità, bellezza e bontà, come se il male, causare del male o dolore fosse normale e anche auspicabile – soprattutto per tutti coloro che erano diversi – ammetto che si possa e anzi si debba parlare del Male in questo senso superlativo, con la maiuscola. Non è metafisica, reificazione o sustanziazione di una semplice idea, ma denuncia e avvertimento. Siamo in presenza o di fronte a un ricordo impressionante del male più male possibile. Il male come scusa di civiltà.

Questo lavoro non poteva essere scritto con tentennamenti. Ha il merito, a mio parere, la sicurezza con la quale l’autrice l’ha concepito. Questo fa sì che la sua denuncia sia più credibile, ma anche che i fatti e le argomentazioni che utilizza, per lo più così stringenti, ci arrivino anche in maniera più viva e precisa. Per questo il libro si legge tutto d’un fiato e alla fine lascia la sensazione che sia solo un prologo o un anticipo di molto altro su cui parlare e riflettere. Si aspetta per cento pagine qualcosa di più su quanto trattato da Ana Rubio-Serrano e si intuisce che arriverà. Questo assaggio insufficiente su un tema così complesso, come quello trattato dall’autrice, parla bene, credo, del saggio che abbiamo tra le mani. Io non lo avrei scritto, ovvio, se qualcuno non avesse fatto una bozza di Mein Kampf anni fa. Un libraccio spicciolo. Do completamente ragione al nostro Don Chisciotte, persino nei suoi fantasmi, che scacciano i demoni della nera tradizione spagnola, eccetto quando dice: Non c’è un libro così brutto che non abbia qualcosa di bello, alla fine della seconda parte. Magari Hitler non avesse mai scritto quel libro, che non ha più stile di una caserma.

Il dominio di Auschwitz è dell’altro ieri. È così recente che ancora tolleriamo i campi di concentramento, la tortura e il razzismo nella nostra società, per supposti motivi democratici e di benessere. Maggio del ’68, la Primavera di Praga, le rivolte studentesche contro la guerra del Vietnam sono avvenuti solo ventitre anni dopo la liberazione dei campi nazisti! Il mondo doveva essere un altro dopo quell’esplosione di libertà e creatività. Ma adesso, a distanza di tempo, quarant’anni dopo, capiamo che l’impronta del ’68 non è meno profonda, purtroppo, di quella del lugubre regime nazista. Ancora una volta le masse, l’irrazionalità, la conformità allo stato politico e la riduzione della politica alla leadership tornano a essere presenti nella vita pubblica di oggi attraverso i mezzi di pubblicazione più asettici, come la televisione, internet e il consumismo. Un altro uovo dello stesso serpente.

Quello che vorrei fosse chiaro è che, dopo aver letto questo libro, il male del nazismo, radicale e banale al tempo stesso, non è stato un sintomo inevitabile di uno stato della civiltà o un momento della specie, per cui l’umanità avrebbe perso la nozione di sè stessa e sarebbe caduta in un tremendo delirio lontano dalla sua natura, come se si fosse trattato di un cataclisma. No: il male esiste solo a causa dei suoi responsabili. Non solo perché fa male, ma soprattutto perché c’è l’intenzionalità di farlo. Si obbedisce agli ordini, ma quella è la responsabilità che imprime il carattere di colpa e non solo di danno alle conseguenze di obbedire agli ordini che non si può ignorare e che conducono all’annichilimento di altri esseri. Lo ricorda Ana Rubio-Serrano in questo libro: se si ragiona, non fu qualcosa di fortuito o meccanico; si optò per agire in quel modo.

Successe con il nazismo. Succede oggi, come già detto in precedenza. E non solo con la nostra passività, ma collaborando, in forma fredda e calcolatrice, come tanti dirigenti, funzionari o gente di partito, ai piani di soppressione dei diritti, dei posti di lavoro o di popolazioni intere, in altre parti del mondo. Decidono destini di vittime che non si vedono, o nemmeno si vogliono vedere, e per questo non finisce il sogno del dovere compiuto; un tempo il buon padre di famiglia, oggi il professionista competente. L’uomo valido, aggettivo odioso. Quello che ha prodotto il nazismo è ancora vivo. Per chi vuole capire quest’opera, coraggiosa e riuscita, qui troverà tutto le spiegazioni.

Norbert Bilbeny

Professore di Etica all’Università di Barcellona

INTRODUZIONE

Dopo quasi un secolo dalla salita al potere di Hitler e del terrore che scatenò la sua politica

Hai raggiunto la fine di questa anteprima. Registrati per continuare a leggere!
Pagina 1 di 1

Recensioni

Cosa pensano gli utenti di I Nazisti e il Male. La distruzione dell'essere umano

0
0 valutazioni / 0 Recensioni
Cosa ne pensi?
Valutazione: 0 su 5 stelle

Recensioni dei lettori